Tutti dicono Dolcetto. Intravino-Bignami: tutto il Dolcetto di Dogliani in 10 bottiglie

di Pietro Stara

Il mondo si divide in due grandi categorie: i lettori di Intravino e quelli che scelgono un vino “a orecchio”. A loro, al 99,9% degli italiani che una volta l’anno sbevazzano, sono dedicati questi post che a confronto Bignami ci spiccia casa. Perché lo facciamo? Perché mentre noi stiamo qui a cercare il pelo nella bottiglia di Romanée-Conti, fuori c’è gente che il Codice Da Vinci lo ha decifrato ma le differenze tra Chianti e Chianti Classico ancora no. Per loro, e solo per loro, Intravino fa scendere in campo una squadra di esperti che a confronto Robert Langdon ci ri-spiccia casa, uomini e donne che la mamma li ha trovati sotto una pianta di nebbiolo a piede franco, altro che cavoli e rose. E allora che negroamaro, Barolo e verdicchio siano, perché la ggente deve sapere. Oggi tocca a:

Il dolcetto, questo ex sottovalutato.

Questa è una classifica scritta col senno di poi. Me ne sarò pentito appena verrà pubblicata. E’ del tutto inaffidabile tali e tante sono le implicazioni soggettive: scomparirà dal vostro schermo 15 minuti dopo la sua prima apparizione. Il vostro computer farà la stessa fine, a meno che non la giriate ad almeno 10 persone.

  1. Cursalet di Gillardi. Farigliano, frazione Corsaletto. Parto dal mio paese, in maniera totalmente campanilistica. Venendo da Carrù si entra dalla strada principale del paese, quella che fa sbattere in faccia alla chiesa. Sulla sinistra, a metà strada, un bar. Dei vecchi paesani solcati dalle rughe indossano il vestito buono della domenica.
  2. San Fereolo di San Fereolo (Nicoletta Bocca). Ha conosciuto la Langa doglianese dai racconti del padre. L’ha amata da lontano. Poi ci si è insediata e ha messo radici talmente profonde che quando salgono su nel vino gli donano terra, corpo e succo.
  3. Briccolero di Chionetti. Thomas Kuhn definì il paradigma come “un risultato scientifico universalmente riconosciuto che, per un determinato periodo di tempo, fornisce un modello e soluzioni per una data comunità di scienziati”. Uno vino esemplare, quindi, per una comunità di vignaioli.
  4. Sorì Dij But di Anna Maria Abbona. C’è chi c’era; c’è chi è venuto; c’è chi è tornato. Ci si ripresenta freschi, profumati di viola, di melograno e frutti di bosco. Quando la Langa diventa Alta.
  5. Pirochetta Vecchie Vigne di Cascina Corte. Se scegli di ristrutturare la cascina, edificata sopra il corpo di un precedente monastero, del fu Carlo Giuseppe Ignazio Maria Corte, conte di Bonvicino (nel 1746), insignito della gran croce dei SS. Maurizio e Lazzaro (14 ott. 1779) e gran cancelliere dei Regi Stati (22 maggio 1789) non puoi certo permetterti di fare un dolcetto qualsiasi. Biologico, guarda con stima e reciprocità al biodinamico. Tannino nobiliare tanto quanto il ribes e la liquirizia.
  6. Vigna Tecc di Poderi Einaudi. Ennio Flaiano (Corriere della sera, 18 agosto 1970): «Alla fine di una cena al Quirinale il maggiordomo recò un enorme vassoio… con delle pere molto grandi. Luigi Einaudi guardò un po’ sorpreso… poi sospirò. Io, disse, prenderei una pera ma sono troppo grandi, c’è nessuno che vuole dividerne una con me? Tutti avvertimmo un attimo di sgomento e guardammo istintivamente il maggiordomo: era diventato rosso fiamma… Tuttavia lo battei di volata: io, presidente… Il presidente tagliò la pera, il maggiordomo ne mise la metà su un piatto e me la posò davanti come se contenesse la metà della testa di Giovanni Battista…» Austero come fu Luigi.
  7. San Matteo di Eraldo Revelli. Loro pensano che il vino parli. Che tutti lo sappiano. Basta chiederlo all’indovina all’angolo della strada, all’ospite che non è stato invitato alla festa di nozze, allo scemo del villaggio. (Joanne Harris dal sito Revelli). Ma non tutti sanno che San Matteo è di prugna, di mora e d’amarena.
  8. Clavesana della Cantina sociale di Clavesana. Dicono di essere dolcetto: “Noi siamo dolcetto”. Vorrei ben vedere con 32 padri fondatori! Nel maggio del 1959, quando successe di tutto un po’. Mille giornate a favorire questo vino. E una giornata in Piemonte vale 3.810 m²: quello che riusciva ad arare una coppia di buoi. In conferimento totale. Buono come le ciliegie quando si fanno spiritose.
  9. Garino di Gallo Ivan Aldo. Nel 2008 andiamo a festeggiare il mio sposalizio, celebrato nella sala comunale di Farigliano, all’agriturismo “il Palazzetto” di Clavesana. Tutto davvero buono. Gli anni successivi me lo ricordo. Il vino di Gallo.
  10. Papà Celso di Marziano Abbona. Celso, il padre di Marziano, piantò le barbatelle una ad una, più di sessant’anni fa. Si fa il vino che porta il suo nome, la sua tenacia, la sua pazienza e si torna, come d’incanto, al punto 1)
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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

13 Commenti

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Antonio

circa 3 anni fa - Link

Inserire un Dogliani di una cantina sociale e trascurare almeno uno dei tre cru di Francesco Boschis è peccato mortale. Stara rimandato al prossimo articolo:-)

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Pietro Stara

circa 3 anni fa - Link

Verissimo. Nella mia bozza iniziale Boschis aveva trovato il suo posto e un numero accanto. Ma poi, posso solo dirti che "questa è una classifica scritta col senno di poi. Me ne sarò pentito appena verrà pubblicata. E’ del tutto inaffidabile tali e tante sono le implicazioni soggettive..."

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bruno

circa 3 anni fa - Link

Un plauso a questo modo di comunicare il vino. Sono decisamente da questa parte, la parte di chi cerca qualcosa di diverso dall'elenco di marcatori e descrittori vari. Spero che questa modalità venga seguita sempre di più.

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Andrea Zarattini

circa 3 anni fa - Link

Io ci metterei anche Flavio Roddolo e Ca'Viola

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jack vincennes

circa 3 anni fa - Link

quello che mi risulta inspiegabile è come possano coesistere storicamente nello stesso territorio (langhe) un vitigno come il dolcetto che si devasta con le escursioni termiche con il nebbiolo che ne esce invece esaltato. probabilmente uno dei due è di importazione

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Pier Paolo

circa 3 anni fa - Link

Nessuna classifica sul Dolcetto sarà mai esaustiva senza Flavio Roddolo.

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Pietro Stara

circa 3 anni fa - Link

carissimi centromediani metodisti Flavio Roddolisti, chi potrebbe non concordare con voi? Soltanto che io ho fatto un post esclusivamente sul Dogliani, quello con la D maiuscola, mentre Roddolo produce quello d'Alba, con la d apostrofata e la A maiuscola. E così pure Ca' Viola Tenuto conto che su questo pianeta siamo tutti d'importazione, il1593 è la data del primo documento conservato negli archivi di Dogliani in cui viene nominato il vitigno dolcetto. Si tratta di un'ordinanza emanata dalla Municipalità di Dogliani nell'agosto 1593, in cui veniva disciplinata la raccolta dell'uva per impedire l'errore di una vendemmia anticipata. Si faceva infatti divieto assoluto di staccare dalle viti le uve che non fossero ancora giunte alla loro piena maturazione, in caso contrario la pena sarebbe stata severissima: la confisca dell'intero raccolto. - "Ordini per le vindimie. Niuno ardischi, al di qua della festa di San Mateo (21 settembre) vindimiar le uve, et se qualcheduno per necessità o altra causa dovrà vindimiar qualche dozzetti o altre uve dovrà prender licenza dal deputato, sotto pena della perdita delle uve..." - il Nebbiolo è ricordato ancora prima, ovvero alla fine del 1200

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Pier Paolo

circa 3 anni fa - Link

Allora chiedo scusa...

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Thomas Pennazzi

circa 3 anni fa - Link

Complimenti Pietro. Questo si chiama "il racconto del Vino"! Ognuno ne pensi quello che vuole, ma un vino può far parlare di sé anche prima di bagnarvi le labbra, per umile che sia. Con buona pace di "bicchieri" , "avvocati" ed eno-fanfaroni prezzolati.

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Francesco

circa 3 anni fa - Link

Trovo Tutti quelli che sarei aspettato: chionetti, bocca, cascina corte. Manca Pecchenino... Più che una osservazione critica, un doveroso riconoscimento a bravi produttori e a doglianesi (?) attenti alla valorizzazione del loro territorio

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Alberto R.

circa 3 anni fa - Link

Ma di A.M. Abbona come mai il "base" Sorì Dij But e non i due cru ottuagenari ;-) Majoli e San Bernardo? (OK, per il secondo la risposta forse la so...perché fa barrique...)

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FULVIO

circa 2 anni fa - Link

Interessante vs commento.

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Domenico Piacenza

circa 1 anno fa - Link

Da vecchio langhetto condivido il giudizio complessivo dell'esperto dr. Pietro Stara, che non conoscevo essere di Farigliano; tuttavia mi permetto precisare che l'ordine non mi convince troppo perché occorrerebbe anche tener conto del rapporto qualità-prezzo. Sono d'accordo anche per l'inserimento della Cantina di Clavesana, non eccelsa, ma sicuramente meglio delle altre limitrofe. Faccio solo notare a quell'interlocutore che parla di non sopportabilità delle escursioni termiche del Dogliani (dolcetto) rispetto al nebbiolo, che non è vero (esperienza personale di un ottantenne) perché dipende tutto dal terreno della vigna, dall'esposizione e dai derivati tannini. Basta conoscere bene la collina di Cornole (Farigliano) o altre colline di Dogliani, Clavesana e anche Bastia e bere dolcetti di trentanni fa' per convincersi.

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