Tutti dicono Armagnac. Intravino Bignami: tutto l’Armagnac in 10 bottiglie

Tutti dicono Armagnac. Intravino Bignami: tutto l’Armagnac in 10 bottiglie

di Thomas Pennazzi

Il mondo si divide in due grandi categorie: i lettori di Intravino e quelli che scelgono un vino “a orecchio”. A loro, al 99,9% degli italiani che una volta l’anno sbevazzano, sono dedicati questi post che a confronto Bignami ci spiccia casa. Perché lo facciamo? Perché mentre noi stiamo qui a cercare il pelo nella bottiglia di Romanée-Conti, fuori c’è gente che il Codice Da Vinci lo ha decifrato ma le differenze tra Chianti e Chianti Classico ancora no. Per loro, e solo per loro, Intravino fa scendere in campo una squadra di esperti che a confronto Robert Langdon ci ri-spiccia casa, uomini e donne che la mamma li ha trovati sotto una pianta di nebbiolo a piede franco, altro che cavoli e rose. E allora che negroamaro, Barolo e verdicchio siano, perché la ggente deve sapere. Oggi tocca a:

L’armagnac, il guascone dai bollenti spiriti

L’armagnac è il più antico, rustico, fiero e misconosciuto brandy francese: lo si dice il cugino di campagna dell’altero cognac, noto urbi et orbi. Mentre lui, poveretto, lo frequentano solo i bevitori più smaliziati. Ma non è meno buono.

Chi lo apprezza giura sulle sue qualità, e non possiamo dargli torto. Tuttavia per carattere questo distillato non si concede al primo venuto: il vero armagnac possiede fuoco e vigore. Solo quando riuscirete a tracannarne un bicchierino d’un fiato senza stramazzare, i guasconi vi accoglieranno come loro pari. L’impresa riesce a pochi, credetemi.

La gradazione importante, quasi sempre sopra i 44°, e non di rado intorno a 48°-52°, unita alla robusta concentrazione degli aromi richiedono un palato allenato per coglierne le sfumature e resistere alla gagliarda energia di questo magniloquente e muscolare spirito di vino.

L’armagnac tradizionale (di lui stiamo parlando) è sempre millesimato; reca l’anno di messa in bottiglia; viene imbottigliato direttamente dalla botte (brut de fût) o talvolta diluito di qualche grado appena; l’etichetta indica il nome del domaine da cui proviene anche se è venduto da un négociant.

Tutto ciò lo fa distinguere dagli armagnac commerciali, che sono miscele di annate e/o produttori e/o cru diversi (blended), senza indicazione di millesimo, diluiti con acqua distillata a 40° e di solito leggermente zuccherati e additivati di estratti di trucioli di quercia: questi costituiscono la quasi totalità dell’armagnac che trovate tra enoteche e supermercati.

La reperibilità dell’armagnac tradizionale quindi è bassa, e di frequente minima, da poche centinaia a qualche migliaio di bottiglie/anno secondo che il produttore abbia distillato un paio o qualche decina di barili da una vendemmia; di solito l’acquavite rappresenta una parte modesta del reddito dell’azienda, insieme alle colture, al vino, ed all’allevamento di anatre e oche.

Il terroir non è omogeneo all’interno dei due crus: i vitigni impiegati sono almeno quattro e hanno la loro influenza sul distillato, infine la mano del produttore conta almeno come l’annata. Un armagnac verace può essere quindi difficile da scegliere (e da trovare) quanto un grande vino. Bisogna degustare sempre, anche tra le annate di uno stesso domaine, per capire la variabilità delle vendemmie e la loro evoluzione in botte. Di frequente l’armagnac è imbottigliato a richiesta, per cui continua a maturare finché il produttore vuole. Tutto ciò ne fa uno spirito complicato, ma quando si trova una grande bottiglia le soddisfazioni ripagano in pieno della fatica della ricerca. Per queste ragioni l’armagnac tradizionale è un punto di arrivo anche per l’amatore di distillati, e perciò è snobbato dall’industria, che vuole prima di tutto quantità e costanza qualitativa. Meglio così.

La lista che trovate qui non è certo una classifica: mi farei dei nemici, ed i guasconi è meglio averli per amici. Ma berrete bene, e se siete fortunati anche divinamente, da ognuno di questi domaines.

1. CHATEAU DE LACQUY – Lacquy. Produttore antico e rispettato della regione, al margine estremo del Bas-Armagnac, il conte de Boisséson offre dal 1711 armagnac profondi, complessi e di rara eleganza. Quindici ettari di vigna in sables fauves per poche migliaia di bottiglie tra le più rappresentative della tradizione guascone.

2. CHATEAU DE PELLEHAUT – Montréal du Gers. Enologi e produttori di ottimi vini, i fratelli Béraut sono convinti sacerdoti del vitigno Folle Blanche. Potenti ed espressivi armagnac Ténarèze, nel migliore angolo di questo cru. Per incrinare il mito del Bas-armagnac.

3. CHATEAU DE RAVIGNAN – Perquie. Tenuta nobiliare; spiriti di grande struttura e colore profondo. Frutto, concentrazione, spezie, equilibrio mirabile tra tannini e aromi, per un Bas-armagnac da signori. Nelle annate eccezionali non teme rivali.

4. DARROZE – Roquefort. I négociants che hanno reso famoso l’armagnac in Francia e nel mondo. Con fedeltà alla tradizione, imbottigliano il meglio scegliendo botte da botte tra i produttori di qualità del Bas-Armagnac. Potreste perfino farvi tentare dai loro (buoni) blended. Ma si fanno pagare cara la loro competenza.

5. DOMAINE BOINGNÈRES – Le Frêche. Martine Lafitte è la regina dell’armagnac, ed il suo regno la Folle Blanche. Spiriti focosi, asciutti, battaglieri, dall’enorme frutto e dall’estrema eleganza; tra gli indimenticabili (Grand) Bas-armagnac della regione.

6. DOMAINE D’OGNOAS – Arthez d’Armagnac. Vasta proprietà pubblica del Dipartimento delle Landes, nelle annate felici produce Bas-armagnac dalla progressione impressionante: agrumi, spezie e legno esplodono in un caleidoscopio di aromi. Tasse francesi impiegate al meglio.

7. DOMAINE DE BARAILLON – Lannemaignan. Tipico rappresentante dei produttori rustici, con carattere. Bas-armagnac asciutti e speziati di numerose annate, dal 1900 ad oggi. Un’ottima etichetta per farsi iniziare all’eau-de-vie guascone, senza scialacquare un patrimonio, a meno che vogliate stappare il passato remoto.

8. DOMAINE DE LASSAUBATJU – Hontanx. Nome impronunciabile per una tenuta rustica di immemorabile tradizione nel Bas-Armagnac più occidentale. Spiriti dalla tessitura più delicata e soave della media. Un’interpretazione che vale il suo costo.

9. DOMAINE DE POUCHEGU – Castelnau d’Auzan. Per creare superbi armagnac Ténarèze il domaine usa solo botti nuove e imbottiglia ad alto grado (48°). Tanto frutto nasconde la forza della profumata e fine acquavite. Volevate la prova che non è secondo a nessuno, il secondo cru? Voilà, messieurs!

10. DOMAINES LABERDOLIVE – Labastide d’Armagnac. Chi non conosce il più celebre produttore di armagnac, illustre nome della Francia enologica al pari dei venerati vignaioli bordolesi? Facilmente reperibile, vende grande classe a grande prezzo. Due tenute dal carattere differente, il Domaine de Jaurrey, ed il Domaine du Pillon, riferimenti indiscussi della regione. Nel bicchiere: forza, lunghezza ed armonia unite a razza e prestigio. Vi bastano?

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

5 Commenti

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Pinot Gigio

circa 2 anni fa - Link

Ne mancano, ne mancano..

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Thomas Pennazzi

circa 2 anni fa - Link

... esattamente altri cinquecentoventiquattro: vuole cominciare, o preferisce gigioneggiare? ;)

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Montosoli

circa 2 anni fa - Link

Io ho una bottiglia ciascuna di; Bass Armagnac Delord 1981 Armagnac Saint Philippe 1960 Armagnac de Lojac 1943 Grazie !

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Andrea

circa 2 anni fa - Link

Qualche dritta su dove comprare bene on-line si può avere?!?

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Andrea

circa 2 anni fa - Link

Volevo avvicinarmi allo spirito guascone e mi propongono un acquisto non presente nella vs classifica di Armagnac: chateau de Maniban... Lascio stare?

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