Tornando da Natural European Wines a Zurigo ho pensato a don Lorenzo Milani

di Alessandro Morichetti

La foto che non ho scattato è quella in cui Franco Giacosa, direttore tecnico per oltre un decennio di Casa Vinicola Zonin, stringe affettuosamente la mano di Natalino Del Prete, bioviticoltore pugliese, dopo avergli detto qualcosa del tipo: “Buoni Anne (Negramaro) e Nataly (Primitivo del Salento) ma Il Pioniere 2009 (Salice Salentino rosso) ha del brett (odore di cuoio, cavallo e anche merdino spesso riconducibile ad un difetto di igiene durante la vinificazione, ndr): fallo analizzare perché così non va bene”. L’approccio di Giacosa – tecnico puntuale ma cordiale, umano e profondamente appassionato – alla problematicità del vino cosiddetto naturale mi piace e lo sposo.

Sono stato a Zurigo per Natural European Wines qualche settimana fa e non perdermi per l’Europa, in macchina, senza navigatore e senza capire una cippa di tedesco è uno dei successi più gloriosi della mia storia recente. Trovarmi sistemato in un hotel modello-Dubai con i pesci nel laghetto della hall e con 4 receptionist è una roba che contrasta fortemente col mio spirito scout prestato al naturismo e vedere la faccia stupefatta del regista e relatore Jonathan Nossiter all’ingresso ha confermato la mia percezione. Dettagli di contorno, comunque.

Angiolino Maule e VinNatur hanno chiamato Isabelle Legeron – Master of Wine specializzata in vini naturali – a condurre una conferenza con interventi molto interessanti: su tutti, ricordo Claude e Lydia Bourguignon, fondatori di un laboratorio di analisi microbiologica dei suoli, consulenti un po’ ovunque nel mondo e incaricati di affrontare il concetto di terroir, e Federico Giotto, che da qualche anno fa ricerche sulle fermentazioni per sapere qualcosa in più dei benedettissimi lieviti che ci regalano il vino. Platea internazionale, traduzioni in cuffia, pubblico attento e domande copiose alla fine di ogni esposizione. La pausa pranzo ha minato il contributo di Tarje Meling, buyer istituzionale norvegese, e con Nossiter ho avuto il piacere di scambiare due parole a margine del suo intervento. Uno che ha diretto Mondovino, docufilm che ha sdoganato il mondo del vino presso il grande pubblico, stravolgendo i canoni del racconto impomatato e facendo discutere anche noi qui, ha già messo la sua pietra miliare nei secoli dei secoli del piccolo enomondo.

Il convegno ad interventi alterni è durato fino a metà pomeriggio e uno degli esperimenti più didattici è stata la degustazione tattile (dégustation du gourmet) guidata da Lydia Bourguignon – che l’ha appresa dal “maestro” Jacky Rigaux – assaggiando 2 Barolo 2007 di Ferdinando Principiano, Ravera e Boscareto, con l’attenzione focalizzata sul tatto in bocca più che sull’olfatto. Col senno di poi, diversa grana e matericità di sabbia e argilla si ritrovano nella progressione dei liquidi sul palato. Consistenza, morbidezza e acidità, interpolate con la gamma aromatica del liquido, offrono una chiave di accesso degustativa alla natura del terroir, tutta da studiare. Che i francesi abbiano molto da insegnare in materia è facile da intuire: la figura del “gourmet” nei testi ufficiali compare nel 1270 e già nell’XI secolo i monaci cistercensi volevano strutturare le pratiche di vinificazione in maniera tale da valorizzare il mosaico di terroir in loro possesso. Questi rudimenti di storia hanno gratificato il mio ego di ghiottone errante con una prospettiva storica nobile e fascinosa.

Ragionare per 6 ore di suoli, pratiche agricole, terroir, clima, analisi chimiche e formazione di agricoltori “nuovi” è stato un sollievo, un po’ come sentirsi a casa indagando l’essenza del prodotto-vino, elaborazione culturale e filtro che ammalia col gusto raccontando una storia di territorio, piuttosto che mera materia commerciale, incrocio di domanda e offerta passando per analisi di mercato, brand, marketing e questioni d’etichetta. Gli interventi sul palco si sono incastrati ad assaggi vari e questo conduce al secondo aspetto della trasferta svizzera, certamente non secondario.

Premettendo che ogni generalizzazione va presa con le pinze, il gusto dei vini che mi capita di assaggiare alle fiere “naturali” è spesso riconoscibile per una pluralità di motivi: pratiche di vigna accorte e un limitato interventismo in cantina (controllo di temperatura variabile, tendenzialmente nessun inoculo di lieviti selezionati né utilizzo di prodotti per “aggiustare” il vino, dosi minime di anidrire solforosa) portano a prodotti più spontanei e veri, non di rado riconoscibili, talvolta problematici. La produzione industriale ha esigenze di omogeneità e controllo che l’artigiano può mettere tra parentesi: questo implica sovente l’adozione di pratiche atte a standardizzare il processo, prevenendo ogni possibile deviazione della materia. L’artigiano corre il rischio di rispettare ad oltranza il liquido assistendolo e assecondando annata e terroir piuttosto che irregimentandolo a piacere. Quando questo impulso è supportato da solide basi tecniche o da un approccio non fideistico, il prodotto finale è pulito, territoriale e godibile. Quando, invece, uno o più nodi della trafila produttiva vengono affrontati con superficialità o poca cura, il prodotto ne risente.

Modulare il proprio gusto sui vini c.d. naturali è spiazzante ma significativo perché cambia la prospettiva di analisi dei vini c.d. convenzionali: precisi e impeccabili ma col rischio di risultare meno coinvolgenti ed entusiasmanti. Il rovescio della medaglia è un panorama naturale in cui il confine tra carattere e difetto è ancora tutto da discutere. Il rischio è che tra fautori del naturale, l’intenzionalità del produttore venga sostituita quasi in tronco al giudizio sul prodotto. Non sono d’accordo con l’approccio per cui il vino debba essere naturale e poi buono. Piuttosto, direi l’inverso, ben sapendo che quando si ridefiniscono i parametri di analisi, salta anche il concetto di “buono” comunemente inteso.

Per la scuola enologica, “buono” significa privo di difetti codificati. La tecnica offre fior di strumenti, più o meno invasivi a seconda dell’approccio, per evitarli. Per la scuola naturale, “buono” significa spontaneo, territoriale, riconoscibile, non artificiale, avendo maglie più larghe su cosa è difetto e cosa no: ossidazione, acidità volatile e zucchero residuo non voluto sono il Satana del vino tecnologico mentre in ambito naturale sono aspetti tematizzati e discussi con approcci spesso discordanti. Uno degli elementi più interessanti è effettivamente scoprire l’articolato mondo del pensiero naturale al di là dei proclami di facciata. C’è il mondo dietro, e questa è una delle cose che mi avvicina sensibilmente a un universo così umanamente sfaccettato.

Non menzionerò questo o quell’assaggio perché non sono andato a Zurigo ad assaggiare vini che per il 90% trovo ogni anno a Villa Favorita, fiera parallela al Vinitaly organizzata da VinNatur. Come sempre, sorprese e delusioni non cambiano il senso del ragionamento e la bonaria severità di Franco Giacosa con uno dei vini di Natalino Del Prete offre lo spunto per alcuni considerazioni di carattere generale.

Gli intenti di Angiolino Maule e VinNatur sono nobili. Focalizzarsi sui vini di territorio, realmente espressivi del genius loci, ha varie implicazioni positive. Limitare l’inquinamento dei suoli coinvolgendo la ricerca scientifica per non abbandonarsi a ritornelli confortanti ma infondati scientificamente è una strada necessaria per il progresso della conoscenza: questo significa mettere in conto risultati futuri che potrebbero incrinare parte dell’impalcatura attuale. Se una vite OGM permettesse di azzerrare l’uso di pesticidi e fertillizzanti preservando il terroir, affrontare ideologicamente la questione sarebbe quanto di peggio. L’esempio non è casuale ma evoca uno spauracchio che i produttori “naturali” pensano di conoscere meglio di quanto forse non sia realmente. Maule è un trascinatore e tanti dei produttori presenti gli devono qualcosa: scelte di vita importanti meritano il massimo rispetto.

Detto questo, le criticità non mancano. Maule è un accentratore, a fin di bene ma accentratore, e avrebbe potuto rispondere diversamente alla domanda di Gianpaolo Di Gangi (ex Porthos): “Perché chiede ai giornalisti presenti di farsi sentire nelle sedi opportune per dare voce ai piccoli produttori schiacciati dai grandi interessi politico-economici quando voi stessi, divisi in 3 o più associazioni, dimostrate di aver smarrito un dialogo fecondo che può farci crescere e contare politicamente?”. Rispondere che le diverse associazioni siano in realtà utili a mantenere il pluralismo non mi accontenta neanche un po’.

Il movimento naturale sarà adulto quando si dimostrerà capace di affrontare problemi centrali con maturità scevra da personalismi. Essere in accordo nel disaccordo è una prerogativa delle associazioni capaci di guardare oltre il proprio orto per avanzare istanze centrali per un’intera comunità. L’Italia dei partiti e partitini non ha bisogno di inimicizie, dispetti e primogeniture sterili anche nel vino naturale, altrimenti si spaccia per ecumenico un approccio corporativo. Alla lettura di Steiner e compagnia, le menti illuminate di ogni frangia del vino naturale dovrebbero sostituire le parole di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana: “Uscire insieme dai problemi è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

63 Commenti

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Mammamsterdam

circa 8 anni fa - Link

Non hai idea di quanto ti invidi, mi sarebbe piaciuto esserci, anche solo come interprete prima che come sommelier.

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

ora che hai messo OGM e vini naturali nello stesso post, non stare li ad aspettarti che babbo natale ti porti dei regali quest'anno.

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M.Grazia (Soavemente)

circa 8 anni fa - Link

Alessandro, grazie per questo bellissimo articolo e per la citazione finale di Don Lorenzo Milani. Buone Feste. MG

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olimarox

circa 8 anni fa - Link

Non mi piace citarmi, ma la vite ogm come rimedio per i vini naturali, giusto o sbagliato che sia, è stato il tema provocatoriamente sollevato dal sottoscritto proprio su I.V. parecchio tempo fa, in tempi non sospetti, quando ancora non ero bannato. Olimarox

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A3C

circa 8 anni fa - Link

e bravo moricchia...sinceramente un bell'articolo..

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Alessandro Maule

circa 8 anni fa - Link

OGM + Zonin all'interno di un post così... chi l'avrebbe mai detto?? Bravo Ale, un'ottima lettura del contesto e molte critiche giuste! verranno valutate, garantito!

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Nel cesto natalizio che è questo post pesco uno dei tanti argomenti offerti con generosità da Morichetti. "...la produzione industriale ha esigenze di omogeneità che l'artigiano può mettere tra parentesi..." "...adozione di pratiche atte a standardizzare il processo..." Esiste una categoria intermedia fra il vino prodotto in quantità, appunto "industriali", di livello medio-basso, vendemmia dopo vendemmia e il vino prodotto da piccole parcelle, lavorato da una famiglia volonterosa di 4-5 persone, con un volume annuo non superiore alle 15.000/20.000 bottiglie? Secondo me sì, sì e ancora sì. Aziende familiari o di un paio di soci e addirittura anche piccole cooperative, affatto "industriali" come mentalità, che col vino ci vogliono campare ma senza vendersi l'anima. Questi ci mettono la faccia e il futuro del loro lavoro cercando di offrire ai loro clienti-estimatori, la garanzia di un prodotto onesto rispetto al prezzo, caratteristico del/dei vitigno/i e del luogo dove sono piantate le viti, e anche di un'annata, senza la brutta sorpresa di una bottiglia super e un'altra schifo, come va, va. Non lo chiamerei processo di standardizzazione, bensì coerenza produttiva.

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Ho inteso le categorie "artigianale" e "industriale" più da un punto di vista filosofico-qualitativo che quantitativo, cioè di dimensioni. Quello dei numeri è un aspetto ulteriore ma non l'unico, direi.

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

uno può fare anche 20mila bottiglie in maniera industriale (lieviti, filtri, osmosi, solforosa, chiarifiche, correttori di acidità), così come farne 300mila ma con un'etica corretta!

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Annalisa Motta

circa 8 anni fa - Link

..oppure la chiamerei professionalità, cioè quella cosa che ti fa lavorare al meglio sempre, non secondo i capricci del caso e della fortuna :-)

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Annalisa Motta

circa 8 anni fa - Link

O no, mi volevo agganciare al commento di Nelle Nuvole, ma sono finita due commenti dopo....

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Il buon Natalino è un bravo contadino che va avanti nonostante sia in Puglia e pochi lo considerino, lavora bene ed è un brav'uomo, umile come i suoi vini. mi spiace vederlo all'inizio del post additato così, ma è pur vero che fa vini a volte un po' rustici...puzze particolari mai sentite però! va beh, grazie morichetti, bel post, belle analisi. vediamo se si scatena un po' di sana discussione...

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Persona adorabile, con un pizzico di aiuto e controllo in più il buon Natalino farebbe prodotti ancora più buoni. E' il caso di rivalutare il ruolo di certi enologi, tecnici coscienziosi che sanno rispettare l'approccio di chi li chiama fornendo un aiuto reale. Mi sembra un argomento da sviluppare prossimamente: il ruolo dell'enologo consapevole e di territorio. Non è un ossimoro.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

BEL POST, VERAMENTE! ora però la butto in bagarre, sono di erbanno e in dialetto ci chiamano Hargagn (attacabrighe): che differenza c'è tra me un naturale? l'uso di un sistemico all'anno? e se vi dicessi che con quel sistemico io faccio meno trattamenti?se vi dicessi che quel sistemico mi fa usare meno rame, meno gasolio, etc? io continuo a credere che le divisoni non servano a nulla, l'unica cosa che occorre in agricolura è la testa e non le ideologie. la storia ci insegna che le ideologie sono cose belle, ma alla fine nella migliore delle ipotesi rimangono idee. Sono convinto che il vino lo faccia l'uomo, sono convinto che per farlo buono abbia bisogno di una terra buona, sono convinto che se lavori bene e hai uva sana, in cantina non hai bisogno di niente che non siano una botte, una diraspapigia, tanta acqua e tanta buona volontà. sono convinto che sia ora di lasciarci alle spalle distinzioni, credi e ideologie, sono convinto che sia ora di parlare di persone!

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Marco De Tomasi

circa 8 anni fa - Link

Mi trovi pienamente d'accordo !

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Parole sacrosante. Al suo elenco di ciò che serve aggiungerei tanta igiene, ma forse é pleonastico. Ma perché chi ama e rispetta la terra e fa il suo lavoro con coscienza si deve per forza dividere in categorie? Sarebbe ora che si capisse che l'unica distinzione vera é tra chi è legato alla sua terra e chi no, il resto sono solo chiacchiere datate.

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gian paolo

circa 8 anni fa - Link

Grande Enrico è lo stesso discorso che facevamo a Piacenza alla FIVI-cavolo però voi di Intra almeno una scappatina ce la potevate fare oppure un 'articolino :) và be che non uso il cavallo per arare però... :) -. Per riattaccarmi al pensiero io non mi considero naturale ma neanche industriale,ho pochi ettari di vigna faccio del mio meglio ;uso la solforosa , faccio un sistemico anch'io all'anno a cavallo della fioritura ,che da noi piove sempre come Dio la manda. Raccolgo a mano , la chiarifica se serve la faccio , insomma forse si dovrebbe prima "sentire" un vino poi parlare, le domande fatte a priori del tipo "sei bio ? sei naturale sei là sei qua?" ecco io solitamente rispondo in malo modo... però alle enoteche adesso se richiesto fornisco anche le analisi dei vini oppure consiglio la visita in azienda. è ora di finirla con le chiusure o falsi pregiudizi,ora vi saluto che vado a trainare con i buoi il mio SUV... terroir :) scherzo ovviamente Av salut GP

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Franco Giacosa

circa 8 anni fa - Link

Ottimo articolo Alessandro! Mi è piaciuto perchè non ha un taglio compiacente ma neanche polemicamente critico. Descrive con precisione come si è svolto un grande evento come il "Natural European Wines" mettendo il evidenza gli argomenti più attuali. Volevo solo precisare per quanto riguarda la qualità dei vini degli oltre 100 produttori presenti che ho riscontrato un netto miglioramento sulla loro piacevolezza e sulla loro personalità. Se in alcune rare degustazioni ho trovato qualche raro difettino, si trattava di un difetto veniale come in quello del Pioniere 2009 del bravissimo Natalino Del Prete. E' vero che si coglieva un percettibile carattere di Brett che parzialmente nascondeva l'eccellenza di un Signor Vino ma pensiamo anche come molti produttori Francesi hanno associato tale carattere al "terroir" che, ancora oggi, è ricercato da diversi consumatori. E' anche vero che in passato lo sviluppo del lievito brett in molte cantine era causato da una scarsa igiene dei tini e delle botti ma, nel caso di Natalino Del Prete, sono sicuro che ciò sia avvenuto solo perchè nelle fermentazioni senza solforosa, senza lieviti selezionati e senza nutrienti, proprio nei vini più ricchi, a volte rimane un piccolo residuo di zuccheri a causa di una fermentazione non completa e sono proprio quelli che possono essere più facilmente soggetti ai Brett (lieviti indesiderati).

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Stefano Legnani

circa 8 anni fa - Link

Grazie Alessandro, grazie di cuore per averci creduto e grazie per aver partecipato alla manifestazione di Zurigo. Ho letto con attenzione quanto hai pubblicato e ho apprezzato il taglio e i contenuti del tuo articolo. Abbiamo proposto un convegno, ci siamo impegnati e ne siamo soddisfatti. Cito dal tuo articolo: "Gli intenti di Angiolino Maule e VinNatur sono nobili" "Maule è un trascinatore e tanti dei produttori presenti gli devono qualcosa" "Maule è un accentratore, a fin di bene ma accentratore.." ”Uscire insieme dai problemi è la politica, sortirne da soli è l’avarizia” Non voglio essere polemico, ne fare l'avvocato di nessuno, me ne guardo bene. Voglio fare alcune precisazioni che possono permettere di meglio leggere il percorso degli ultimi anni di VinNatur e l'evoluzione nostro Presidente. VinNatur ha intenti sicuramente nobili e il nostro Presidente Maule interpreta puntualmente le volontà espresse dal Consiglio Direttivo di VinNatur. Angiolino Maule è la nostra voce, la voce di VinNatur. Sicuramente ha avuto, e avrà ancora per molti anni, un ruolo di primo piano nella vita della nostra Associazione. Gli dobbiamo molto, ma credimi, lo ripaghiamo mettendolo nelle condizioni di svolgere al meglio il suo importante ruolo di Presidente. I produttori di VinNatur gli devono molto, quasi quanto lui deve a tutti noi. Mi dispiace contraddire il tuo scritto ma sappi che il Maule di oggi non è più il Presidente accentratore di un tempo, caso mai è la voce forte, presente e attenta della nostra Associazione. La nostra Associazione non attua politiche "avare", prova ne sia l'invito a partecipare alla manifestazione di Zurigo, inoltrato a tutti i Presidenti delle Associazioni tra produttori di vino naturale europei. Invito naturalmente esteso a tutti i produttori di vino naturale, senza nessuna limitazione. Certo si è trattato di una manifestazione voluta, pensata e portata avanti da VinNatur come da mozione della nostra Assemblea Generale. Avremmo potuto fare di più, avremmo potuto fare meglio? Queste alcune delle domande che ci porremo durante il prossimo Consiglio Direttivo. Ancora grazie per il tempo che c hai dedicato e a presto Stefano Legnani

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Rocco Trauzzola

circa 7 anni fa - Link

Ciao, sono un giovane agronomo e cantiniere "enologo" ed è da 6 anni che faccio vino, prima per gli altri e secondo i dettami imposti dagli enologi consulenti, mentre è da due anni che stò sperimentando vinificazioni sempre meno interventistiche (più naturali). Io stò umbria dove ho 7 ettari di vigneti insieme ad altri 2 amici...piccola azienda agricola in biologico già da 5 anni e da un anno stiamo iniziando a sperimentare qualche pratica biodinamica, essendo fortemente affascinato e consapevole della verità insita nella scienza-spirituale avviata da Rudolf Steiner. Travasi e operazioni colturali a seconda dei cicli lunari, energie connesse con le costellazioni ed elementi connesse ad esse come la silice (quarzi). Vorrei rispondere che come giovane vigneron che si stà avvicinando alla biodinamica (con basi solide universitarie) mi piacerebbe vedere e partecipare ad una unica associazione di vini biodinamici all'interno dell'associazione italiana per l'agricoltura biodinamica (nata nel 1947). Sono stato al convegno a Cerreto Guidi di Luglio 2012 dell'associazione di viticoltura biodinamica moderna (Leonello Anello) ed è stato molto interessante, anche se mi è dispiaciuto constatare le divisioni tra quest'associazione , Demeter, Vini veri e vin natur. Mi sembrano basate su delle piccolezze tecniche di poco conto rispetto al restante mondo del vino industriale-chimico. Mi piacerebbe vedere unite tutte queste associazioni e persone che lavorano e vivono con un intento comune molto nobile. Uniti si ha più forza per cambiare veramente la società dal basso, con la passione e l'amore che è uno degli elementi fondamentali per fare del buon vino! Un abbraccio a tutti Rocco

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Scusa Alessandro ma stavolta non riesco proprio ad accodarmi alla lunga fila di complimenti per il post. Io che a Zurigo non c'ero e che potrei essere interessato a capire di cosa si è parlato, francamente non trovo nulla. Trovo un albergo di lusso, trovo due chiacchiere con Nossiter, trovo la consueta trita e ritrita contrapposizione fra artigiani e industriali e l'ancor più trita polemica sulle "divisioni del movimento", ma non trovo l'unica cosa che mi sarei aspettato dal post su un incontro scientifico (o conferenza): tesi o risultati discussi in quella sede; novità pratiche per i produttori; andamento dei dibattiti e dei seminari. Boh... Cioé, cosa è uscito di nuovo rispetto a ciò che già sappiamo (o non sappiamo)?

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

e bravo il Dottori!

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Roberto

circa 8 anni fa - Link

Non mi pare sia una novità che su questo blog non si parli di nulla... IntraFuffa lo chiamerei io ma che è quel condizionale? non essere timido, sei tra amici. torna quando l'acidità di stomaco è passata. [f.s.]

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

"Il movimento naturale sarà adulto quando si dimostrerà capace di affrontare problemi centrali con maturità scevra da personalismi". Parole molto tranquille per dire, sacrosantamente: "Il movimento naturale sarà adulto quando alcuni di loro cominceranno a tirarsela un po' meno".

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

”Uscire insieme dai problemi è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. che dire Alessandro, non ripeto quello che ci siamo detti durante quelle giornate, la tua chiosa finale, tua citando don Milani, mi sembra il grido di tanti produttori soffocato da pochi produttori. Mi son rotto di due cose: aver abbandonato la voglia di discutere per stare insieme. Mi si dice che non si può trovare una sintesi comune perchè troppo faticoso. Ma la democrazia è fatica, il dirigismo è più facile uno decide e gli altri obbediscono, allora la fatica che mettiamo in vigna per non utilizzare diserbi e scappatoie tecniche in cantina, mettiamolo anche nel non rassegnarci a vederci divisi. quello che è stato fatto in questi anni è stato di impulso incredibile per il mondo enologico e agronomico. Alcune aziende stanno dimostrando di poter fare grandi vini con un rispetto totale dell'ambiente e con un esempio per gli altri agricoltori. Partiamo da qua non ci facciamo fagocitare dalle logiche delle fazioni, di chi è bio, biodinamico, spiritualesoterico... e non giustifichiamo più i vini che son fatti male, è vero la frase di veronelli che il miglior vino industriale è peggiore del peggior vino contadino è romantica e affascinante, ma il brett puzza e non è sinonimo di naturalezza ma è un difetto del vino, la rifermentazione non voluta in bottiglia è un difetto del vino, le puzze di cane mollo se piacciono a qualcuno non so, io non le sopporto neppure quando è il mio cane ad esserne "coinvolto". Quello che maule cappellano la Morganti e gli altri hanno fatto con il primo "vini veri", va onorato continuando con quella rivoluzione del mondo del vino (che Corrado Dottori spero che spieghi presto nel suo blog). Cito un trafiletto su pagina 152 di (espresso o panorama non ricordo) si parla di un accessorio per natale, un ossigenatore per il vino :" L'attrezzo che ossigena il vino mentre lo si mesce (dai 18 ai 45 euri)ne esalta il bouquet e l'aroma. ANCHE QUANDO SI TRATTA DI ETICHETTE SENZA PRETESE E DEI NON FACILI VINI BIODINAMICI...ecco l'idea che i vini senza pretese e i (non esistenti) vini biodinamici abbiamo problematiche simili dovrebbe far pensare molto tutti quanti....forse è l'ora di farla finita e di dar volore all'artigianalità della produzione più che a se uno è bio, naturale o biodinamico...categorie forse già superate. Detto questo il quadro scientifico che ne è uscito fuori secondo me è stato un pò poverino, nulla di nuovo quando mi aspettavo tanto di nuovo... riproviamoci!!

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luca ferraro

circa 8 anni fa - Link

C'è anche da dire Stefano che se si continua a portare avanti il fatto che i difetti fanno parte del naturale, prima o dopo anche l'appassionato di questi ultimi si stancherà e alla fine di questo periodo roseo svanirà. A quel punto tutti , proprio tutti (biologici, biodinamici, spiritualisoterici) cadranno in un baratro buio e profondo. Proprio al mercato della fivi abbiamo bevuto un vino naturale dove in etichetta era riportata acidità volatile a 0.94 (limite massimo per legge 1.02) c'è qualcosa che non quadra in tutto ciò non credi? Luca

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

..ma sai luca riguardo alla volative di 0,94 sarei più cauto, alcuni grandi vini del Gambelli si dice avesero volatili del genere, dipenda da come è il vino, dal suo equilibrio, insomma in quel caso si parla dell'esperienza di un grandissimo, ma non si può generalizare...certo se poi oltre ad esser scritto in etichetta poi la volatile si sente al naso...cambia la storia. Qulacuno dirà che è sintomo di naturalità, io penso che ne è una derivazione, a volte può accadere ma sempre come difetto e mai come virtù e come tale andrebbe trattato.

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Alessandro Maule

circa 8 anni fa - Link

caro Luca, se non si era capito, noi stiamo lavorando per cercare di eliminare o arginare questi difetti (che poi, anche questa parola è discutibile, a mio avvviso per esempio anche la troppa limpidezza, o la solforosa è un difetto non da poco). Al NEW abbiamo voluto far capire anche questo, oltre a far capire il tipo di approccio con cui vogliamo affrontare il problema.

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luca ferraro

circa 8 anni fa - Link

Alessandro, vero, quello che per me può essere un difetto per te è un pregio. Solo che se la mettiamo sotto questo punto di vista non ne usciremo mai. Come facciamo quindi a catalogare i "difetti del vino" Si è detto che la volatile non può essere valutata analiticamente, in certi vini si sente in altri no a parità di dato chimico, verissimo anche questo. A me la solforosa infastidisce parecchio, nel senso che mi irrita il naso ;) però se usiamo lieviti indigeni dobbiamo mettere in preventivo di avere tendenzialmente delle dosi più alte di so2 totale a pari so2 libera (che è quella che protegge il vino) Date regole certe altrimenti ognuno farà quel che vuole, spaccerà aceto per vino naturale e a rimetterci saremo tutti, dal biologico al biodiamico.

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Ma qualche volta, giusto così, per amore di verità, lo vogliamo dire che ci sono in commercio una caterva di vini "convenzionali" con volatili alte, brett, ossidazioni, ecc. ? Io capisco tutto, ad esempio che dia molto fastidio far vini buoni senza troppa chimica. Però questa storia dei vini bio difettati ha veramente scassato. Dai facciamo un passettino oltre...

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

bravo corrado, il fatto è che ora come ora se uno sbaglia ed è convenzionale è un cane, se è bio qualcosa è terroir, carattere, tipicità! basta dai, diciamo le cose come stanno, se uno sbaglia sbaglia e basta. credo che ognuno di noi si prenda i propri rischi per ottenere il meglio, mai il massimo, a volte va bene a volte no e quando non va bene bisogna avere il coraggio e l'onestà di dirlo. etica e morale sono concetti che stanno al di sopra di tutto, non possono essere sempre piegati a proprio vantaggio!

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stefano amerigi

circa 8 anni fa - Link

condivido quello che dici corrado e condivido quello che dice enrico togni, "basta dai, diciamo le cose come stanno, se uno sbaglia sbaglia e basta"... partiamo da qua!!!

luca ferraro

circa 8 anni fa - Link

Stefano, Corrado,Enrico, anche io sono pienamente d'accordo con voi. Ma in base a cosa si decide che un vino è buono e un'altro cattivo? Secondo me dobbiamo dare valore oggettivo ai difetti non a seconda dei gusti personali. Sbaglio?

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filippo ferrari

circa 8 anni fa - Link

alla fine vedi che stanno uscendo parole costruttive. sono dell'avviso che le categorie siano superate in tutti i sensi. sono altrettanto convinto del fatto che la natura produce uva per fare altro dal vino. senza uomo quindi, poco ne esce. mantenere sane le nostre vigne e tutto ciò che ci circonda è una necessità attuabile come il bere vini senza amine biogene, etil-fenoli, volatile, solforose, bretta, ecc. parliamo dei risultati e facciamo decidere anche a chi questi vini li deve bere, magari tutti i giorni. facciamo troppo spesso per noi e poco per il consumatore che alla fine si fida solo di quello che gli piace o gli fanno piacere. sempre di piacere però si parla....

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

@francesco maule: dì qualcosa ti prego, non puoi limitarti a congratularti con Alessandro e fare sarcasmo (fuori luogo oltretutto) sul commento di dottori, dicci qualcosa, confrontiamoci per Dio, cresciamo e facciamolo insieme!

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

scusa, ho internet incasinato in sti giorni. e rispondo al tuo primo post: - se usi anche un sistemico all'anno quello resta nel vino e tu e i tuoi clienti se lo bevono. - se usi quel sistemico sono quasi sicuro che poi usi anche lieviti selezionati per far partire la fermentazione, e perdi buona parte del tuo territorio. - la ricerca che guarda avanti e che abbiamo iniziato a portare avanti è eliminare rame e zolfo, non solo i sistemici. - più che di persone io parlerei di fatti, questi servono per crescere insieme come associazione di viticoltori naturali e diventare più bravi. - io sono convinto che più che l'uomo sia l'uva a fare il vino, l'uomo dovrebbe solo stare attento a non fare danni.

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gian paolo

circa 8 anni fa - Link

Scusa Francesco ma se non uso rame,o altro cosa uso?Mi piacerebbe un giorno incontrarti per poter parlare un po' , magari con anche Enrico .Le cose che dici posso essere anche giuste ma bisogna valutare diverse cose -almeno questa è la mia opinione-se le metti giù così c'è poco dialogo. Sei proprio sicuro che se faccio un sistemico a cavallo della fioritura mi rimane nel vino ? hai fatto delle prove?Se devo usare più rame, siamo sicuri che questo non rimane nel vino oppure ancora peggio vada chissà dove....Penso di poter parlare anche a nome di Enrico quando dico che siamo contadini praticanti non per hobby, ci teniamo anche noi alla salute dei nostri cari e sopratutto alla nostra TERRA. Ci si potrebbe incontrare e magari parlarne di questi temi. Ciao Gian Paolo

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filippo ferrari

circa 8 anni fa - Link

gian paolo, oggi volendo i mezzi a disposizione per abbattere rame, zolfo, sistemici e altro molecole di origine sintetica, sono molti. puoi spaziare dalla profonda comprensione della natura con la biodinamica, applicando i suoi principi e seguendo qualche regola, oppure fare un buon biologico dimezzando le dosi di rame e magari usando zolfo di miniera sempre dimezzato, insieme a microrganismi utili e/o efficaci. potresti usare prodotti corroboranti, anche se non ammessi come lotta antiparassitaria, hanno un efficacia estrema. il punto forte però, è quello di avere un'ottima e tempestiva gestione del verde, non parlo di cimature meccaniche ma di operazioni manuali volte all'arieggiamento dei grappoli. a mio avviso molte aziende hanno mezzi troppo grossi per i trattamenti e quindi magari il rischio di usare + gasolio è possibile ma il parco macchine con la dovuta cautela può essere sempre perfezionato. utilizzare un sistemico o un concime chimico o un diserbo, influisce sulla vitalità della pianta e del terreno; dalla morte delle micorrize al disequilibrio delle forse della pianta, fino alla scomparsa quasi totale di sostanza organica e al conseguente bisogno della pianta di essere in dialisi di concimi e sistemici e magari anche acqua. cambiare certe abitudini semplifica davvero la vita. basta iniziare e piano piano ci si rende conto di quanto siano gesti naturali e giusti; i risultati parlano chiaro. buona giornata

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gian paolo

circa 8 anni fa - Link

ciao Filippo , grazie per la bella risposta! Ti dico che sul verde agisco veramente drasticamente ,con una scacchiatura di quella da far west :) .. a parte gli scherzi fecendo una potatura alla " maniera soffice" - me l'ha insegnata il mio agronomo il quale ha fatto il corso Sirch e Simonit- e di conseguenza eseguo un diradamento drastico diradamento dei germogli produttivi e se all'invaiatura vedo due grappoli che si toccano, uno fà una brutta fine...insomma dirado anche i grappoli per avere una produzione di circa 60 80 q.li /ha anche sui lambruschi. Non irrigo , diserbo è un po' che ho smesso...per il resto bisognerebbe riuscire a toccare con mano quelle belle giornatine con umidità stile sukunvit road di bangkok con pioggie random ..insomma è un gran casino però sicuramente bisogna fare di più..anche se quando parli di "gesti naturali" ..insomma non mi piace molto- te lo dico con il sorrso sia ben chiaro!-Hai mai visto un contadino , ti dico un contadino non un'arricchito diventato viticoltore per hobby,fare una cosa non naturale o contro la sua terra che suda e lavora tutti i giorni ? Ciao e lo stesso invito lo estendo anche a te ..così magari vieni a vedere se il verde è gestito bene o no? ciao Gian Paolo P.S: lo dico piano tanto non ci ascolta nessuno biologico un pensierino ce l'ho fatto , ma sul biodinamico , massimo rispetto ma non lo conosco molto e non posso eprimere giudizi , ma è molto distante dalle mie idee. Ripeto massimo rispetto per chi è bio-dinamico.

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filippo ferrari

circa 8 anni fa - Link

gian paolo, con gesti naturali inetendevo proprio quello....ritrovare la sensibilità che i nostri nonni o bis nonni ci insegnavano...per quanto riguarda il biodinamico concordo con l'idea che sia una scelta molto ampia per sua natura e quindi richiede tempo e dedizione ma ti assicuro che steiner era una che ci vedeva dentro e non un visionario...non si potrebbe parlare di biodinamica imponendo questa scelta...è solo una delle tante percorribili e certe volte può semplificare il percorso, senza integralismo, da un lato o dall'altro! buon lavoro! f

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

bene, grazie della risposta. su alcune cose non sono assolutamente d'accordo e credo che si debba avere una visione realistica della cosa e non cercare di avere un tornaconto personale. 1-residui nel vino non ne ho, analisi alla mano, altrimenti non lo berrei, non lo farei bere a amici e parenti e non lo venderei! 2-le fermentazioni sono spontanee ed è sempre stato così, non lo dichiaro e ufficialmente non lo dichiarerò mai perchè il vino devo e voglio venderlo perchè buono, non perchè figlio di una dottrina o di un'ideologia. se fosse come sostieni tu in valle i contadini hobbisti avrebbero sempre e solo prodotto succo d'uva e mai vino, loro usano molto i sistemici ed è una cosa sbagliata e una mentalità che un pò alla volta cerchiamo di cambiare, ma non sanno cosa sono i lieviti selezionati e il vino l'hanno sempre fatto, quindi per la mia esperienza posso garantirti che non è vero che i sistemici impediscono le fermentazioni. 3-sulla ricerca sono con te, ma come dici tu stesso devo essere i fatti a parlare, per cui aspetterò che escano i risultati della ricerca. 4-i fatti sono che non tutti operiamo in condizioni facili, @filippo ferrari sotto parla di parco macchine, il mio non posso dimensionarlo meno di così, le mie macchine si chiamano destra e sinistra e sono le mie mani, quando tratti 4 ha a spalle, quando cimi 4 ha a mano, quando decespugli il sottofila di 4 ha, hai voglia a dire non usare sistemici, non diserbare, etc.i fatti sono che la fatica è tanta e i costi di più. in queste condizioni sono l'etica e la coscienza dell'uomo a determinare i fatti! 5-certo il vino lo fai con l'uva, il sidro con le mele, la marmellata con la frutta, ma l'uva non si dirada da sola, i grappoli non si arieggiano da soli, i germogli non sono autoscacchianti, tutto, tutto in viticoltura ed in agricoltura è frutto delle scelte di un uomo, il sistema vigneto in natura non esiste perchè in natura la monocoltura non esiste, parlate di osservare:guardate un bosco, un prato, una foresta, sono il frutto della convivenza di più specie, la monocoltura è un'idea dell'uomo che rispoonde a sue precise esigenze. questo è quello che penso, ogni giorno lavoro per migliorare ed essere meno impattante possibile, le mie conclusioni le ho già tratte ed ho già cominciato a realizzarle e ti assicuto che presto vi stupirò con effetti speciali, Gian Paolo sa di cosa sto parlando, a presto coi miei fatti, che hanno tappo bottilglia de etichetta! con profonda stima e gratitudine per aver accettato il confronto. enrcio togni viticoltore di montagna

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Annalisa Motta

circa 8 anni fa - Link

Condivido in pieno quello che dici, perché questa è anche la nostra esperienza (di mio marito e mia) di tutti i giorni. L'idea di fare vino di territorio, con metodi artigianali, è bellissima e non dove scomparire: portiamola avanti con onore e cerchiamo di spiegare le differenze a chi beve i nostri vini. Evitiamo però di danneggiarla con estremismi inutili, con distinguo, sette e guru e quant'altro. Rischiamo veramente che venga a noia, di ridurla ad un espediente commerciale, svutandola dai veri contenuti. Così la condanniamo ad una vita effimera che dura il tempo di una moda oppure la rinchiudiamo nel recinto degli estremisti, del "famolo strano", guardato con sospetto dai più. Ora c'è chi scrive che oltre a non usare mai i prodotti sistemici, non userà più neanche rame e zolfo. La terra è bassa e la vite non si coltiva da sola ed è soggetta a diverse malattie che prima in Europa non c'erano, ma con le quali dobbiamo fare i conti dall'Ottocento in poi: non vendiamo idee estremizzate e fasulle. Non mi importerebbe nulla di tutto ciò se questo atteggiamento non rischiasse di danneggiare noi altri produttori. Infatti, se i consumatori sentono una campana che dice che si può coltivare la vigna senza usare nulla di nulla, è logico che pensino male di noi che non lo facciamo (ovvero che siamo masochisti, sia nell'aumentare il carico del lavoro che nello spendere soldi inutili, o peggio ancora incapaci). Passa una comunicazione sbagliata, oltre che fuorviante. Scrivo delle proposte al limite dell'assurdo, per un mondo enologico migliore: 1. che gli appassionati di vino si studino qualche testo di fisiologia della vite e malattie, così da capire quando noi produttori le spariamo grosse. Oppure che seguano un anno di lavoro nella vigna, vedendo cosa fanno veramente i vignaioli ogni giorno; 2. che le certificazioni si basino su controlli molto più accurati e fatti al momento giusto (perché non escono dopo un periodo continuo di piogge a vedere cosa si fa in vigna?) e non solo sulla "carta" o quasi com'è ora; 3. che invece che dai proclami si parta dai risultati: cioé dalle analisi dei vini, per verificare l'assenza dei residui anche in chi lavora bene ma senza estremismi ingiustificati. (anche nelle nostre analisi, come per Enrico, si testimonia la mancanza di residui).

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gian paolo

circa 8 anni fa - Link

@Enrico "Gian Paolo sa di cosa sto parlando" e in più stò anche aspettando di berne a litri. @Annalisa quoto-si dice così ??? :) - ogni parola e centimetro del tuo pensiero.In più aggiungo che avendo frutta ,produco pere, che fortunatamente vengono esportate sono controllato fino dentro le mutande sia dalla mia cooperativa che mi ritira le pere sia le aziende estere che acquistano..e sulla frutta non si scherza.ciao GP

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filippo ferrari

circa 8 anni fa - Link

i fatti sono che non tutti operiamo in condizioni facili, @filippo ferrari sotto parla di parco macchine, il mio non posso dimensionarlo meno di così, le mie macchine si chiamano destra e sinistra e sono le mie mani, quando tratti 4 ha a spalle, quando cimi 4 ha a mano, quando decespugli il sottofila di 4 ha, hai voglia a dire non usare sistemici, non diserbare, etc.i fatti sono che la fatica è tanta e i costi di più. in queste condizioni sono l’etica e la coscienza dell’uomo a determinare i fatti! lavoro in aziende anche più grandi di quello che scrivi e molte cose si fanno a mano come dici ma con meno incazzatura e con più sistema, perchè invece di pagare fior di soldi un sistemico, paghiamo le persone e una risata ci scappa sempre... il fattore monocoltura ormai è un dato di fatto anche ai più ignari. sul fatto che in ogni santa annata che qualcuno mette sulla terra, tu non abbia mai problemi di fermentazione, vorrei parlare...dopo aver assaggiato il tuo vino!

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

qunado vuoi, sempre pronto al dialogo, attento però che poi voglio assaggiare io i vostri perchè allo stesso modo io posso avere dubbi sul fatto che ogni santa annata i vostri vini vadano bene. e con me le storie del tipo "no, ma il vino va capito, devi uscire da una concezione normale del vino, etc." non attaccano! il vino va bevuto, non capito, e un difetto non te lo fa bere! Vedi qual'è il problema, tu pensi che io sia incazzato, SE e dico se lo sono, lo sono con voi che dipingete tutto quello che fate come bello e buono "lavoro in aziende anche più grandi di quello che scrivi e molte cose si fanno a mano come dici ma con meno incazzatura e con più sistema, perchè invece di pagare fior di soldi un sistemico, paghiamo le persone e una risata ci scappa sempre…", e quello che fanno gli altri come il male supremo. primo: se spendi per le persone quello che spendo io per i sistemici, la sfrutti non la paghi! secondo:Se non hai ancora capito, da numerosi interventi è uscito un appello: siete veramente più bravi, veramente avete il segreto del successo, veramente lavorate a impatto zeto e riparmiate pure, allora invece di fare le sette e additare gli altri come retrogradi e cavernicoli della viticoltura insegnateci. Gesù ha mandato gli apostoli nel mondo per evangelizzarelo, non ha aspettato che i fedeli venissero da lui, oggi il vaticano aspetta che siano i fedeli ad avvicinarsi alla chiesa e quella resta vuota. inoltre dice bene @annalisa, fate una comunicazione al limite della trasparenza e soprattutto della lealtà: ma che senso ha dire che forse hai residui nel vino, forse te li bevi tu e i tuoi clienti, forse usi lieviti selezionati,facciamo le cose con più sistema ed allegria, etc. MANCO MI CONOSCETE, NEMMENO SAPETE DOVE E COME LAVORO E MI GIUDUICATE! adesso sono veramente incazzato, prima di parlare di rispettare la natura sarebbe il caso che imparasre a rispettare le persone e il loro lavoro, che è duro e difficile tanto quanto il vostro se non additirrura di più in alcuni casi! e imparate a rispettare veramente il consumatore, meno balle e più trasparenza!

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

e poi che la monocoltura sia un fatto anche ai più ignari non è assolutamente vero, quando la gente mi chiede se sono bioligico o biodinamico, una dele morivazioni che utilizzo per spiefare le mie scelte è proprio il concetto di monocoltura e spesse, se non sempre, la gente mi dice che non ci aveva mai pensato. ripeto, i fatti vanno raccontati, etica e morale non vanno piegate ai propri scopi. troppo facile glissare sui punti deboli vero!? avete fatto la stessa cosa coì difetti in questo post "per gli appassionati dei difetti, tra qualche settimana VinNatur pubblicherà un video in cui Terje Meiling (relatore al New di Zurigo) elencherà in ordine di importanza quali sono i difetti dei vini che più destano problemi presso i mercati dei paesi scandidavi!!" che tradotto vuol dire: vi diciamo noi quali sono i difetti importanti per noi! poi ragazzi mettetevi d'accordo perchè tu dici "sono altrettanto convinto del fatto che la natura produce uva per fare altro dal vino. senza uomo quindi, poco ne esce." @francesco maule dice "io sono convinto che più che l’uomo sia l’uva a fare il vino, l’uomo dovrebbe solo stare attento a non fare danni." io aspetto veramente con ansia i risultati del convegno, ma ho come il dubbio che non ne uscità niente di nuovo, te lo ripeto e lo dico a tutti, venite in valle!

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filippo ferrari

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno Enrico, scusa se non ho più risposto ma sono stato un pò preso. ho incollato sotto una bozza del "manifesto" che seguiamo nelle aziende alle quali facciamo consulenza in questo momento. Solo per dire, il modo in cui operiamo, senza convinzioni di essere + bravi e + buoni, solo molto appassionati del buon vino e della bella natura. credo che se lo leggerai, capirai che non siamo troppo distanti, quello che dico sempre e ripeto, è che oggi i mezzi e le conoscenze per fare meglio ci sono, basta darsi da fare e magari creare una rete di scambio sincera. come dicevo sopra, fazioni e integralismi servono davvero a poco. fammi sapere cosa ne pensi. buon lavoro filippo ViniEtici & Dinamici ® www.vinietici.it “Il Manifesto” Nel Gennaio del 2010, dopo aver vissuto il mondo del vino con esperienze di tipo disparato, abbiamo deciso di denominare la nostra attività in modo chiaro ed evocativo. La vite, la vigna e il vino fanno parte dell'uomo da secoli, il cammino che l'uomo ha dovuto compiere per arrivare ad ottenere ottimi vini già nel XIX° secolo, non può essere dimenticato e annullato. Una vigna è sana o non lo è. Un vino è buono o non lo è. Assaggiare vini uccisi dalla tecnologia delle cantine come vini massacrati dalla ricerca del non far niente, ci sembra la stessa offesa rivolta alla natura. Come vedere terreni privi di fertilità e biodiversità non può farci credere che solo l'agricoltura con chimica di sintesi, sia la risposta. Siamo sicuri del sostenere che il vino buono è quello che si fa da solo, sempre dai lieviti indigeni? Abbiamo sempre voglia di bere amine biogene, etil-fenoli, ecc.? Siamo sicuri nel dire che il vino in affinamento non ha mai bisogno di controllo termico? Siamo sicuri di voler accettare bozze di disciplinari di vinificazione dove si fa di tutto per non diminuire l'uso di solforosa, vietando l'acido ascorbico e i tannini estratti dall'uva e le forme di controllo più semplici, volte a limitare l'uso di allergeni come la solforosa? Siamo sicuri di condannare l'uso dei legni nuovi a prescindere? Non accettiamo queste semplificazioni, vogliamo andare in fondo alle cose e cercare le strade più efficaci e con il minore impatto (sul vino e sull'ambiente), per avere vigne sane e bere ottimi vini, sempre partendo dagli impulsi di Rudolf Steiner adattati alle condizioni attuali. Questo si traduce nel diminuire al massimo l'impiego di Rame e sostiture allo Zolfo di estrazione petrolifera, quello di miniera. Si traduce nell'applicazione di prodotti e operazioni fisiche volte a stimolare la vita; uno splendido mondo, dalla Biodinamica alla Tecnologia EM. Si traduce nella ricerca di un vino in cui non si percepisca il lavoro di cantina, né inteso come tecnologia pura né inteso come nullafacenza pura, dove non si debbano dimostrare virtuosismi enologici, dove si possa sentire solo il sapore dell'uva di quel Terroir (non inteso come note negative di cui qualcuno si vanta dicendo che sono proprie delle sue uve del suo metodo di lavoro, solo i pregi sono personali, in un vino i difetti sono uguali per tutti). Si traduce nel non utilizzare solforose sulle uve e nel cercare di andare in bottiglia con max 20mg/lt di libera e 80mg/lt di totale, sia per i bianchi che per i rossi. Parlando di vini giovani i valori sono quasi dimezzati. Ogni anno, con un po' più di esperienza i valori migliorano nettamente. Si traduce nel non utilizzare irrigazione, sostanze azotate, vitamine, tannini di legno o derivati, proteine animali, concentratori, ecc. Si traduce nel limitare l'uso delle etichette, delle capsule e del vetro pesante. Nello scegliere tappi sempre e solo di sughero, prodotti con basso impatto e recupero di scarti come il tappo Diamante o il sughero di prima scelta per le produzioni di rilievo. Nella scelta di carta e cartone riciclati. Si traudce nell'obbietivo di vendere ogni vino in tutto il mondo. Filippo Ferrari & Cristian Giorni insieme a Tenuta Lenzini – Lucca Fattoria Sant'Andrea a Morgiano – Firenze Ornina – Casentino Piombaia – Montalcino

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

Come potrei dire che non mi piace, mi piace eccome! vedi che alla fine sono le stesse cose che faccio io, che fa gianpaolo, che facciamo in tanti, vedi che barricarsi dietro nomi, associazioni, integralismi non serve a nulla, serve solo a fare il gioco degli industriali! ricordiamoci che una nota multinazionale HA CREATO UN PROGETTO CHE SI CHIAMA OASI ECOLOGICA!

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

@Luca: guarda che c'è un modo semplicissimo di sapere se un vino è buono ed è quello della "bottiglia vuota". Tutto il resto sono gran chiacchiere. Anche il vino più complesso e identitario del mondo alla fine deve dar gioia e piacere, altrimenti parliamo del nulla. Ma volatili, ossidazioni, riduzioni, brett e compagnia bella sono difetti solo quando il vino perde la sua natura... Personalmente amo i vini piuttosto puliti ma ho assaggiato grandi Bordeaux (convenzionali) con note di brett pronunciate che nel contesto del vino ci stavano e davano beva, specie in abbinamento. Il Cabernet, d'altronde, coi suoi pH si presta particolarmente... Non capisco perché ci possiamo innamorare di donne "alla Picasso", amare formaggi puzzolenti e però essere razzisti nei confronti dei vini. La storia dei "difetti" è una conseguenza del pensiero unico del gusto.

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Massimiliano Montes

circa 8 anni fa - Link

Io sono un convinto difensore della naturalità nella produzione del vino, sia in vigna che in cantina. Vengo spesso criticato, più o meno ironicamente, per queste convinzioni (e vado giù di fioretto rispondendo adeguatamente alle critiche ;-) ), quindi penso di essere al di sopra di ogni sospetto di essere "anti-natural-bio-qualcosa". Detto questo i difetti sono difetti. Sia in un vino convenzionale che naturale. Mi trovo assolutamente d'accordo con Enrico Togni, ed a Corrado Dottori dico che a me il Brett fa schifo, sia che lo sento in un grande Bordeaux convenzionale o in un meno noto Cerasuolo naturale, cambia poco. Esistono splendidi vini biodinamici e naturali assolutamente privi di difetti. Un errore è un errore, punto e basta. Bisogna lavorare per cercare di capire perché certi errori accadano e come porvi rimedio. Non sperare che il pubblico si abitui, perché non si abituerà mai. E' ovvio che se io devo scegliere tra l'acquisto di due vini biodinamici, uno eccellente e l'altro acetoso o che puzza di stalla, sceglierò sempre il primo.

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Alessandro Maule

circa 8 anni fa - Link

per gli appassionati dei difetti, tra qualche settimana VinNatur pubblicherà un video in cui Terje Meiling (relatore al New di Zurigo) elencherà in ordine di importanza quali sono i difetti dei vini che più destano problemi presso i mercati dei paesi scandidavi!! (abbiate pazienza ma c'è un lavoro di sottotitolatura complesso!!) Siete contenti??

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

mi piace!

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

lui si che parla bene: http://www.youtube.com/watch?v=DeuciqMuy1I&list=UUALBZyovt_6e7L9oBljbAwA&index=3&feature=plcp E' un produttore di VinNatur tra i più virtuosi per non uso di pesticidi in vigneto, rame, zolfo e solfiti in cantina.

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Il Togni vuol rimanere nella sua Valle ed aspettare i risultati del convegno e della ricerca che fanno gli altri...piu' di 100 produttori sostengono anche economicamente e ci devono essere i personaggi che criticano, sparlano e aspettano. ah, L'Italia!

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

A dire il vero, apprezzamenti e critiche argomentate sono prerogative di ogni paese civile, non solo dell'Italia. Anche aspettare dei risultati scientifici con cui confrontarsi lo è. Togni si fa un culo tanto per lavorare bene le sue vigne e usa argomentazioni più raffinate di tanti che invece appiccicano bollini bioqualcosa dappertutto, dalla bottiglia alle chiacchiere che fanno. Direi che aspettarsi rispetto per il proprio lavoro implichi rispettare il lavoro degli altri, non pensi Francesco? E se Enrico non rispettasse il vostro non sarebbe curioso di conoscerne gli sviluppi.

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Penso, penso si'. Condivido quello che dici, ci mancherebbe. Mi piacerebbe stimolare il Togni a mettersi in gioco con noi, prendendosi piu' rischi e scendendo dalla valle! Ha sostenuto un dibattito costruttivo e' vero, ma qualche battuta mi suonava come un "armiamoci e partite". Che venga anche lui con la moschetta sotto braccio, se vuole il confronto vero e non virtuale!!! E comunque, io scrivo e intervengo magari un po' duro, ma sono assolutamente rilassato e in pace con me e con tutti voi. Anzi, assaggerei volentieri il vino di montagna del Togni, ci mancherebbe. Sono sempre assetato! Alla fin fine siamo solo su Intravino, no? Buone feste!

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

Vedi Francesco, dico di venire in valle per vedere e sapere cosa faccio in campagna, te lo ripeto, ci sono cose che potrebbero stupire te e gli altri 100 produttori che citi, solo che prima di parlare è necessario aspettare che i fatti siano frutto di prove, dati e risultati certi, non del caso. noi le prove le abbiamo fatte, i dati ci sono, i risultati anche, quest'anno sarà l'anno di volta, divulgheremo e faremo assaggiare. se chiedi in giro e vieni a vedere capirai che "mettermi in gioco" è l'ultima delle mie paure, combatto ogni giorno contro pregiudizi e ignoranza, non ho alle spalle un territorio con un nome, non ho coleghi con cui confrontarmi direttamente, però ho passione, amore per la mia terra, persone fidate che hanno deciso di credere in me. di rischi ne prendo più di quanti tu possa immaginare, qui dicono tutti che sono matto, poi vedono, assaggiano e stanno zitti! in valle ci vivo e lavoro, ma son sempre in giro come il buon morichetti potrà testimoniare, il mio vino lo avresti potuto assaggiare ,come hanno fatto in tanti, in diverse occasioni, aspetterai la prossima. un abbraccio sincero e un altrettanto sincero buon natale

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Bravo! non te lo dico mai e anzi, appena posso, ti rompo la minchia... allora quanto detto un paio di settimane fa... :-)

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Catine

circa 8 anni fa - Link

..... e io, contadina "convenzionale","retrograda e cavernicola" domani mattina andrò a potare in vigna, felice (anche se il gelo mi irrigidirà le guance). Grazie a @Annalisa e @Enrico, siete riusciti ad esprimere tutto ciò che sentivo dentro.

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Annalisa Motta

circa 8 anni fa - Link

Grazie @Catine, buon lavoro!

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Io posso dire che i vini di Enrico, sono veramente molto buoni da bere, nel frattempo continuo a leggervi :-))

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filippo ferrari

circa 8 anni fa - Link

enrico, a dire il vero, non mi sembra di aver detto che uso sistemici o che amo le fazioni....tutto il contrario...comunque mi fa piacere che almeno su qualcosa siamo d'accordo... buon lavoro f

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

Sul blog di Scanzi gli ultimi due post alzano il livello, sul tema vini naturali. Uno e' la risposta di Jonathan Nossiter, stimolato dallo Scanzi (e un po' da me) la scorsa settimana. http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/ Se volete andare sullo specifico, tenetevi aggiornati sul sito di VinNatur, a breve alcuni video del convegno. E un'altro convegno in programma, per febbraio. http://www.vinnatur.org/

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