La Toscana si presenta fronte mare. E il Sangiovese ha un ombrellone in prima fila – prima parte

di Alessio Pietrobattista

Stanchi delle anteprime toscane? E non dite che mi tarpate le ali!
Bella e davvero riuscita Terre di Toscana, annuale manifestazione che riunisce un folto numero di aziende che, dopo le varie anteprime, presentano i propri gioielli di ultima annata e non. Il tutto grazie alla meticolosa organizzazione dai quei ragazzacci dell’ Acquabuona, coadiuvati dallo Studio Umami (con una Roberta Perna in prima linea malgrado i malanni stagionali). La Location dell’ UNA Hotel Versilia è suggestiva, ampia e, cosa non da poco, ben arieggiata anche nei momenti di maggior affollamento.
Che volere di più? A voler cercare proprio il pelo nell’uovo, non sarebbero male dei seminari di degustazione a tema (oltre agli interessanti approfondimenti culinari di Golosizia), con panoramiche su zone e sottozone per poter gustare comodamente seduti e con buona concentrazione. Ma sono dettagli, da appassionato e meticoloso bevitore. E’ comunque un successo nei numeri sia di semplici avventori che operatori del settore (aspetto fondamentale visto il momento).
Il successo più eclatante però è quello del Sangiovese, vero vincitore della manifestazione, protagonista assoluto che ha calamitato la mia attenzione: una qualità media ottima, capace di mettere in ombra la quasi totalità delle divagazioni alloctone, soprattutto tra vini di una medesima azienda.
I grillini direbbero: “Arrendetevi!”, a me sembra solo evidente che, nei terroir adatti al Sangiovese, un’altra uva non possa competere allo stesso livello.

N.B: per queste note nessun produttore è stato maltrattato, malgrado siano stati resi ostaggi del sottoscritto. Alla domanda: “Cosa vuoi/vuole assaggiare?” semplicemente ho risposto: “Tutto.”.

Le Ragnaie: ottima la performance dell’azienda di Riccardo Campinoti, ormai una certezza ilcinese. Si passa dal Chianti Colli Senesi ’11 (un Rosso mancato per via dell’altitudine delle vigne) tutto rotondità e frutto rosso, al Rosso ‘11, più serioso ed erbaceo ma che mantiene caratteristiche di immediatezza dell’annata. Sui Brunelli si vola alto: un “base” ‘08 pirotecnico e cangiante, dalla beva assassina, poi lo scontro fratricida tra il Vecchie Vigne ’08 e il Fornace ’08 che per me vede vincitore quest’ultimo per via di una completezza maggiore, soprattutto dal punto di vista gustativo. Il Fornace pinotteggia assai, tra incenso e lampone, bocca di equilibrio perfetto, meno spigolosa e più piena rispetto al Vecchie Vigne.

Montevertine: Martino e Liviana hanno piazzato l’artiglieria pesante, con un’anteprima dei 2010 davvero entusiasmante. Si parte però con un Pian del Ciampolo (o del Ciospolo come un avventore ha chiesto) ’11 mai così pieno, carnoso e ricco. E’ figlio dell’annata signori, l’alcol c’è ma la bevibilità è sempre un suo punto di forza. Poi Montevertine e Pergole: silenzio. Si ferma tutto, sparisce il vociare, parlano solo loro. Splendidi, giovanissimi. Da mettere in cantina e dimenticare, ma vale la pena di stapparne una per capire che razza di vini possano scaturire tra quelle vigne di Radda. Non saprei chi scegliere, forse adesso Montevertine un filo più leggibile ma il Pergole ha fragolina e frutto chiaro al naso, con una bocca fresca e acida da far tremare i polsi.

Poggio di Sotto: con lo spirito de vero talent scout, non ho potuto far a meno di passare da questa azienda sconosciuta. Beh il Rosso ’08 come al solito sembra Brunello ma non è, serve a darti l’allegria! Delizioso, sottile, gustoso. Il Brunello ’07 è la solita goduria di arancia, liquirizia e frutto dolce che fa tanto Serralunga e tanti degustatori ha fregato. Bocca carnosa, ilcinese fino al midollo, senza dover aggiungere altro se non la richiesta di un altro sorso.

Stefano Amerighi: una divagazione alloctona tra le più interessanti . Si parte con un Syrah ’10 ancora selvaggio, pepatissimo, speziato all’inverosimile che sfoggia una bocca fresca e piacevole, lunghissima. Da vedere in prospettiva sicuramente ma già adesso ha le doti del campione. Doti amplificate dall’ Apice ’10 in anteprima, selezione di Syrah dal vigneto più alto dell’azienda, dal frutto chiaro-scuro e dalla freschezza strabiliante. Il ragazzo si farà, mentre viaggia spedito l’Apice ’08, dalla bocca setosa, lunga e carnosa, con un naso da Rodano serissimo.

Le Macchiole: i vini di Cinzia Merli, coadiuvata dall’ottimo Gianluca Putzolu, valgono un passaggio (e un assaggio) sempre. Si parte con lo Paleo Bianco ’11, tutto pesca e frutto della passione a dichiarare l’alta percentuale di Sauvignon, e si prosegue col Macchiole Rosso ’11 dal bel frutto croccante e dalla bocca fresca e gustosa. Poi i tre tenori conquistano la scena: Paleo ’09, dall’erbaceo fine ed elegante ma con una materia importante che deve ancora trovare una piena amalgama, Scrio ’09, in una versione assai convincente, meno su toni silvestri per lasciar spazio maggiore al frutto e alla macchia mediterranea con una bocca rilassata e godibile, e infine il Messorio ’09, uno dei pochi Merlot italiani che le mie papille riescano ad apprezzare, con mix di prugna e pepe davvero coinvolgente.

Monteraponi: Michele Braganti e Alessandra Deiana stanno col banchetto proprio alle spalle di Montevertine. Gemelli diversi? Coincidenza? No, semplice ordine alfabetico ma sembrano davvero due facce della medesima medaglia. Il Chianti Classico ’10 è delizioso, uno di quei vini per cui il secchio è l’unità di misura adatta, con l’olfatto chiaro e fresco a far da contorno ad un sorso agile e sottile. Il Campitello ’09 gioca invece un altro campionato: più pieno, complesso, terroso, scuro e con una bocca dal tannino indiavolato ma sempre molto godibile. Il Baron’ Ugo ’09 è quasi l’opposto, una scintilla, un lampo di luce: naso minerale, sassoso, sembra di aver spaccato una pietra a metà. Profondità olfattive da Gevrey Chambertin di razza, frutto chiaro, cristallino e bocca salata, lunga, sottile. Ne vedremo delle belle.

Le Cinciole: il romano Luca Orsini, trapiantato in quel di Panzano, è con la moglie Valeria alla guida di questa azienda bio molto interessante. Si parte col Cinciorosso ’10, classico vino da merenda tutto frutto e freschezza, per poi passare al mio preferito, il Chianti ’10, dove la freschezza del frutto e la prorompente mineralità, giocano a braccetto con una bocca sapida e rocciosa, da leggere in prospettiva. La riserva Petresco ’08 invece è più cupa, introversa senza perdere in dinamismo. Interessante l’alloctono Calamaione ’07 con una evidente rotondità al sorso.

Mastrojanni: a tutto Brunello ovviamente la gamma proposta dall’azienda della famiglia Illy. Il Rosso ’11 è accattivante tra toni di anguria e fragola, bocca piena e calda ma di buona dinamicità. Il Brunello ’08 convince per freschezza, lungo e saporito come ci si aspetta dall’annata, di livello superiore il Vigna Loreto ’08, Brunello di scintillante fattura, roccioso e sapido, sottile e succoso. Fuori programma con lo Schiena d’Asino ’07, grand cru dell’azienda, fedele specchio dell’annata:  rotondità mostrate con classe, proporzionato in ogni componente, tannino che scalcia e allunga il sapore.

Castell’ in Villa: la storia di Castelnuovo Berardenga. Il Chianti 2009 è vino di frutto dolce e bella rotondità, tannino minuto e bevibilità pericolosa. La Riserva 2008 è burbero, incazzoso nel tannino e nell’acidità, un vino a tinte forti che solo il tempo potrà addomesticare. Poggio alle Rose ’08 è più rotondo, con tannini più dolci e docili ma mantiene i caratteri freschi dell’annata, per me meno interessante il Santacroce ’08, un buon Cabernet chiantigiano.

Podere Fortuna: il distaccamento borgognone in quel del Mugello. Il Greto alla Macchia ’10 è un curioso blend di Chardonnay (85%) e Pinot Nero vinificato in bianco (15%) che gioca sui toni dolci della mela su una buona tessitura sapida ma di impatto glicerico. Il Pinot Nero ’10 è fedele all’annata: un vino rilassato, disteso, fresco, dal sorso delicato e tannicamente minuto. Più fruttato, strutturato e complesso il MCDLXV ’09, con una bocca più ampia e lunga.

Pietroso: gamma ristretta ma centrata per questa azienda dal q/p sempre interessante. Il Rosso ’11 è un vino tutto visciola sia al naso che in bocca, dove si percepisce il calore dell’annata. Il Brunello ’08 gioca sulla prontezza, subito bevibile, di bella eleganza speziata.

Lisini: gran bella batteria e mi sto candidando al Nobel con la scoperta dell’acqua calda. Il San Biagio ’10 è vino fresco, sapido e beverino, il Rosso ’11 ha una struttura mica male e un frutto rosso evidente. Il Brunello ’08 è ancora chiuso a riccio, nervoso, tutto sulle erbe aromatiche, bocca tannica, saporita. La Riserva ’07 è accogliente, speziata, frutto più scuro e toni terrosi e un sorso ampio e potente, più fresco e complesso l’Ugolaia, con un frutto chiaro di pesca e al sorso un tannino elegante. Lunghezza gustativa mirabile. Chapeau.

Duemani: i vini proposti dall’azienda biodimanica di Luca D’Attoma hanno come fil rouge una bocca di spessore e potenza, sorretta da acidità e tannino a volte, in questa fase giovanile, un po’ troppo scalpitante. Si comincia con il Cifra’11 dove a dominare è la mora, si passa ad Altrovino ’10 dove i toni verdi di friggitello e la prugna incontrano la grafite. Bocca acida e possente, come quella del Duemani ’10, col naso sempre sul tono di friggitello tipico del Cabernet Franc ma con un fruttato più potente e caldo. Si chiude col Suisassi ’10, syrah di stampo mediterraneo, ampio e speziato con una bocca ancora irruenta.

[immagine: acquabuona.it]

8 Commenti

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AG

circa 8 anni fa - Link

La solo cosa (perdono) migliore del Pergole '10 era quella bellissima ragazza bionda con giacchina bicolore. t-shirt bianca, jeans e texani che ha allietato col suo incedere il pomeriggio della domenica. Un brindisi al ricordo della signorina!

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Il chiaro

circa 8 anni fa - Link

È dagli assaggi di botte del gennaio 2012 che predico che baron'Ugo è un sangiovese coltivato a Gevrey. Un Chianti così francese mai l'avevo assaggiato, nemmeno il mitico 200 e il massiccio 2007.

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Alessio Pietrobattista

circa 8 anni fa - Link

Chiaro sono testimone e hai perfettamente ragione. :-)

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ilmoralizzatore

circa 8 anni fa - Link

...definire "SCONOSCIUTA" l'azienda Poggio di Sotto mi sembra a mio dire...dilettantesco!!!

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Alessio Pietrobattista

circa 8 anni fa - Link

Essì che invece l'ironia è sconosciuta. :-)

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ilmoralizzatore

circa 8 anni fa - Link

...comunque bell'articolo...sono d'accordo su tutto o quasi!

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Alessio Pietrobattista

circa 8 anni fa - Link

Grazie, e se me lo dice il moralizzatore posso ritenermi soddisfatto! :-D

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Anna

circa 7 anni fa - Link

Bell'articolo davvero, Panterone!!! :-)

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