Super verticale dell’agognatissimo Meursault-Perrières di Comtes Lafon. Bere per raccontarla

Super verticale dell’agognatissimo Meursault-Perrières di Comtes Lafon. Bere per raccontarla

di Alessandro Morichetti

Avevo molto desiderio di partecipare perché la grande Borgogna bianca è nelle mie corde a settimane alterne e troppo raramente nel bicchiere. Torino, Palazzo Carignano, lunedì 24 novembre, manifestazione In Bianco (opera prima di ArtevinoStudio sui vini bianchi), ore 14,30, verticale in 4 annate del Meursault-Perrières di Comtes Lafon: 2011, 2010, 2009, 2008. Conduzione: Giampaolo Gravina.

Breve sintesi irriverente e centrata del Domaine Comtes Lafon. Dominique Lafon è uno che nella vita ha avuto culo e ha pure saputo metterci molto del suo per diventare veramente un gran figo dei grandissimi bianchi di Borgogna. Veronelli non avrebbe usato proprio queste parole ma credo che il concetto sia arrivato ben chiaro. Vigne eccezionali condotte in biodinamica (conversione tra il 1995 e il 1998) e una storia che affonda le radici nel collezionismo illuminato di vigne da parte del poliedrico Jules Joseph Barthélémy Lafon. Figuratevi se ho la pazienza di copincollare la storia dalle origini a oggi, la trovate in inglese sul sito aziendale.

Il parco attuale dei possedimenti fa paura e vi basti lo specchietto pescato su Great Domaines of Burguny di Remington Norman e Charles Taylor MW.

Sì sì, ok, la foto fa più schifo del solito ma la luce artificiale del sabato pomeriggio di pioggia e nebbia non è esattamente come quei raggi di sole che ti illuminano gli occhi e il sorriso a Campo dei Fiori mentre stai andando a pranzo da Roscioli per rilassarti come iddio comanda.

Quindi per favore non perdiamo altro tempo con storia e pippe varie tipo dimensioni dei cru, esposizioni ecc, le trovate comodamente e dette meglio sui libri seri. Passiamo ai vini, perché mica sono andato a una verticale così per apprezzare il nuovo taglio della barba di JP Gravina eh.

Titolo: Meursault 1er cru Perrières, quanto di più vicino a un grand cru. Dal più giovane al più vecchio.

2011: i primi tre vini hanno colore praticamente identico, un paglierino continuo e brillante. Qui il naso è tenue, embrionale ed introverso: pera dolce, burro fresco, zucchero a velo, foglioline di insalata e fiori, confetto. Invitante.
La bocca è buona, salata e dai bei rimandi di calore, non tridimensionale ma compatta e godibile. Il sorso è scorrevole e dal finale limonoso. NON luminoso, limonoso, perché i vini luminosi hanno rotto il ca’. Nel complesso il vino mi ha trasmesso una idea di calore contratto, più tirato e forse magro del 2010. Ritroso a concedersi, in qualche modo. In una parola: Riflessivo. 17,5/20

2010: sarà il campione del giorno, va detto in anticipo anche se all’esame Ais sparare la qualità prima del colore è da bastonata sui denti. Ampio, floreale, dolce, invitantissimo, espressivo: glicine, torta di mele, fiori di arancio: meno intenso e più complesso.
In bocca il vino è sferico, succoso, ha una trama nervosa eccellente ed è nel complesso buonissimo. Annata eccezionale + vigna eccezionale + mano eccezionale = 19/20

2009: al primo naso, il 2009 presenta una tostatura più evidente, buona ma vivace. Più intenso e meno dettagliato, profuma di burro e salvia (abbinamento perfetto?), bacca di vaniglia e un fondo di erbe aromatiche.
In bocca è volumico, ha un grande avantreno accompagnato dal felice tocco boisé che non stona, semmai rende più difficile una compiuta articolazione del gusto. In una parola: nocciolone. 17/20

2008: colore che si smarca nettamente dalla batteria, dorato. Naso maturo di meringa, albicocca, burro fuso e pesca. Toni evolutivi che non conquistano e su entrambe le bottiglie stappate, praticamente identiche. Bocca larga, un po’ floscia, il vino è cremoso, richiama una buona pasticceria, però manca stranamente di ritmo. L’unica bottiglia che certamente non avrei comprato, così. 15-/20

Verticale eccellente. Per un approfondimento sulla qualità delle annate rimando al thread BORGOGNA sul Forum del Gambero Rosso. Attenzione soprattutto ai commenti di cascinafrancia, almeno fino alla terza pagina trovate materiale molto interessante.

Bonus Track: sarà l’annata, sarà la vigna, sarà il vignaiolo, ma se proprio volete farmi un regalo per Natale, vi lascio solo un suggerimento e non fatevi ingannare dalla faccia di gomma di Jean Marc Roulot. Meursault-Charmes 2010 Domaine Roulot vino della serata alla cena domenicale di In Bianco, una robba spaventosa e che Dio benedica il Jim Carrey dei vigneron (JM, questa dichiarazione di amore vale come prenotazione della visita al prossimo viaggio in Borgogna, ok?).

 [Vini punteggiati secondo la scala adottata da The World of Fine Wine]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

3 Commenti

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camillo favaro

circa 4 anni fa - Link

Concordo con i giudizi, salvo i punteggi dati a 2011 e 2009, che avrei esattamente invertito. La 2009, annata generosa che in questa fase cede in termini di dettaglio, sono convinto che prenderà più slancio con il tempo. Questione di sfumature.

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Spanna

circa 4 anni fa - Link

Nel prologo alla degustazione, Giampaolo Gravina aveva avvisato i presenti che i vini che avremmo assaggiato non avrebbero incarnato lo stile tipico dei Meursault "morbidezza burrosa"( è una mia sintesi non le esatte parole di Gravina neh! ) Ha sostenuto che nella sua esperienza non ci si ritrovava in quella definizione del Mersault che gli sono sempre apparsi come vini agili, diritti anche nervosi. La degustazione ha confermato le sue parole e a me, che nella modesta esperienza sui Mersault, il luogo comune era apparso conservare una qualche fondatezza, i vini assaggiati hanno dato da riflettere. Lo dico subito con il petto offerto al fuoco nemico , il 2011 e il 2010 non mi sono piaciuti. Più precisamente non sono vini che berrei oggi. Darei un appuntamento di almeno 2/3 anni.Mi piacciono i bianchi verticali, dinamici nella progressione ma per me c'è un limite nell'espressione della parte sapido-minerale. Oggi dire che un vino è salato vuol dire fargli un complimento! Io faccio fatica invece a godere di vini così. Ho anche voglia di un po' di ciccia in un Mersault( si può dire ciccia, siamo su intravino) e nel 2011 soprattutto ma anche nel più equilibrato 2010 a mio parere mancava. Oggi mi berrei il 2009 e l'autunnale e decadente 2008 lo finisco anche da solo se a voi non piace!

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Leonardo Fi

circa 4 anni fa - Link

Nella mia esperienza di Meursault devo dire che lo stereotipo "burro e nocciola" non è generalizzabile. In particolare il climat oggetto di degustazione è uno di quelli meno rappresentativi di questa categoria. Le Perrieres (in particolare la parte bassa, dessous) dà vini solitamente piuttosto minerali che guadagnano complessità, equilibrio e una certa dose di "morbidezza" col passare del tempo. Le annate in gioco sono veramente molto recenti e in alcuni casi difficili da interpretare (per me per esempio la 2011 è ancora un mistero, in generale in Borgogna ma soprattutto per i bianchi). Va detto che io non amo i vini eccessivamente morbidi e burrosi, se sbilanciamento deve esserci lo preferisco verso le componenti minerali e fresche. Non ero presente alla degustazione ma immagino che Gravina abbia fatto riferimento al fatto che questi vini sono comunque davvero una buona, se non ottima traduzione del climat da cui provengono. Sfortunatamente vanno aspettati. Altro discorso, per me assai doloroso, sarebbe quello dei prezzi dei vini di Borgogna e un certo appiattimento stilistico nei bianchi, soprattutto verso Puligny e Chassagne (mia modestissima opinione, sia chiaro)... Ma passiamo oltre.

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