Sui premi delle guide, i blog che ne parlano, e quel che ci sta in mezzo

di Fiorenzo Sartore

Dedicato solo ai distratti: questo è il periodo in cui le guide anticipano i premi assegnati ai vini italici. Il Gambero Rosso scodella i premiati coi tre bicchieri, Slow Food preannuncia le sue chiocciole, l’Espresso ha le eccellenze – per citare i principali; se ne scordo (sicuramente) qualcuno, lo faccio (probabilmente) apposta. La liturgia è nota, l’enomondo reagisce a suo modo. Prendiamo ad esempio alcuni gruppi principali.

I produttori. Alzi la mano chi, addetto o no ai lavori, non ha sentito dire da chi produce vino “ormai i premi non tirano più come una volta”. L’avranno detto di certo in buona fede, tuttavia è sufficiente l’assegnazione del premio più sgalfo per far scrivere comunicati stampa festosi o – se è un vignaiolo down to earth senza pierre – per segnalare l’evento sulla sua pagina Facebook. (Oppure per andare in acido se non arriva nemmeno mezzo premio). Perché lo fanno? Non è incoerenza, è che di ‘sti tempi qualunque cosa possa significare un vago appiglio di marketing, vale oro. Anche il premio che non tira più come una volta. Quindi, per come la vedo, hanno ragione. Poi certo, anche spazzolarsi l’ego ha sempre il suo perché, ma questo arriva in seconda battuta, direi.

I blogger. Se è vero che la comunicazione digitale sta sorpassando a destra l’editoria classica, come mai i blog (non tutti, alcuni) si affannano a pubblicare quasi ogni lenzuolata di premiati dalle guide? (E sì, naturalmente ce l’ho con Intravino, pure). Non crediate che l’incongruenza non venga sollevata, nel lieto quartierino di questo blog. Poi alla fine si decide di pubblicare, eccome. Perché lo facciamo? Perché siamo illuminati dalla fulgida realpolitik: i premi delle guide piacciono da matti, ai nostri lettori. E molti lettori vogliono la lista, the real thing, per discuterne online. Per quanto suoni bizzarro, a volte ci chiediamo “che cosa interessa, all’audience?” come fossimo un canale TV qualsiasi. L’audience premia in termini di accessi, che spazzolano l’ego del blogger ma soprattutto di ‘sti tempi danno valore sul mercato degli sponsor, quando arrivano. Ovviamente questo vale l’autoassoluzione.

La stampa mainstream (scusate la parolaccia). Dato lo scenario, almeno gli editori delle guide avrebbero qualche ragione di contentezza: i produttori li blandiscono, alcuni blogger apparentemente castigamatti li rilanciano. Tuttavia, fossi un editore, non sarei tranquillo. Passi l’atteggiamento tipo autobus del produttore che ti prende quando gli servi salvo scendere arrivato a destinazione; ma anche questa specie di liaison dangereuse col bloggume non è una gran cosa: in definitiva l’oggetto del lavoro dell’editore, lungo un anno intero, si brucia in una veloce anticipazione in cui conta solo il risultato, che si usa appunto come mezzo di marketing o come palestra per allegre (insomma) discussioni su chi c’è e chi non c’è. Perché lo fanno? Per autopromozione, credo, che di ‘sti tempi (sempre quelli), eccetera eccetera. Eppure il gioco delle anticipazioni dei premi è solo un altro segno di cedimento della stampa mainstream: dà via con voluttà quel che l’audience richiede, ma esaurito il breve partouze, non nasce l’amore.

E già che siamo in vena di domande: come andrà a finire? Una possibile risposta è: visto che funziona solo the real thing, sopravviveranno solo le liste di premiati. Senza le guide.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

6 Commenti

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Mi manca tanto la lista dei premiati della guida che riunisce i produttori che non mandano campioni alle guide.

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Federico

circa 6 anni fa - Link

Scusa, ma la guida che riunisce i produttori che non mandano campioni alle guide come fa a fare la guida se i produttori non hanno mandato campioni alla guida?

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Marco De Tomasi

circa 6 anni fa - Link

Gosh !

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Quanta fretta di sapere tutto. Questa guida l'ho appena inventata. Ai dettagli ci si sta ancora lavorando :-)

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Montosoli

circa 6 anni fa - Link

Tanti soldi e tempo buttati quasi per nulla I produttori che hanno qualche vendemmia sulla pelle.....lo sanno benissimo che l'unico mercato che va adesso e l'Export........e li di bicchieri, chiocciole, grappoli non se ne fanno un bel nulla... Alla fine se vuoi vendere sul Estero ti devi fare recensire dai soliti, Parker, Wine Spectator, Decanter, Wine Enthusiast etc.

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gabriele succi

circa 6 anni fa - Link

Non sempre così amico con nome della collina più famosa di montalcino.... In paesi come il Canada, dove c'è il monopolio che regola gli acquisti (per farla breve eh...è inutile che spieghi i dettagli) una cosa che guardano sono proprio le guide...

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