Sorsi di Alto Piemonte. Nebbioli supervulcanici a Genova e nomi nuovissimi da segnare

Sorsi di Alto Piemonte. Nebbioli supervulcanici a Genova e nomi nuovissimi da segnare

di Pietro Stara

A Genova capita pure di imbattersi in una degustazione di vini organizzata dal Rina (Registro navale Italiano) perché una sua branca, Agroqualità, si occupa di certificazione della qualità nell’agroalimentare e, tra le sue grinfie, è capitato pure il Consorzio di tutela dei vini dell’Alto Piemonte.

Niente di meglio che presentare quei vini, provenienti da vigne abbarbicate su sedimenti marini o rocce vulcaniche, nella maggiore delle tre cisterne del Palazzo Ducale, anticamente adibita a raccogliere le acque piovane del soprastante cortile maggiore. Ventotto sono le cantine rappresentate intorno ad otto pilastri di pietra sormontati da volte a crociera: non tutte, ma abbastanza per farsi una buona idea del territorio. Ed è da quello che vorremmo partire.

Dopo una serie di assaggi randomizzati seguendo delle ipotetiche linee casuali, il dialogo, tra me e Fiorenzo, si struttura sostanzialmente così: “il territorio (terreno, esposizione, composizione edafica, vento, sole, montagne e vulcani, marmotte e via cantando) prevale sullo stile”. Prevale, non lo annulla, lo vivifica. Prevale, ovvero lo conforma a sé. Tutto questo è seducente, perché si intuiscono le infinite variabili al di là da quella. Territorio al plurale naturalmente, non sia mai: Coste della Sesia, Gattinara, Lessona, Bramaterra, Colline Novaresi, Ghemme, Boca, Fara, Sizzano e valli Ossolane.

Si parte dai sedimenti marini adagiati su fondi alluvionali o porfirici delle Coste della Sesia; si saltella come stambecchi sui porfidi di origine super-vulcanica del Bramaterra per poi rituffarsi, nei margini occidentali e meridionali, nei depositi marini cari al Lessona. Gattinara rinfaccia al suo dirimpettaio blocchi di porfido ocra-bruno, duri e compatti, ma friabili solo in superficie; di là Ghemme, Fara e Sizzano tirano in faccia ghiaia e acqua ricche di ferro e magnesio. Solo Boca e le colline Novaresi rispondono porfido a porfido: ma povero di humus, di colore rosa acceso e tanto friabile da diventare polvere. Infine l’Ossola che si terrazza con graniti fino giù, al fiume Toce. Magmi cristallini, granitici, materiale fuso, porfidi, sabbie, morene spingono le acidità del nebbioli verso le vette inusitate del Monte Rosa da cui traggono venti freddi ed escursione notturne profonde. I nebbioli (spanna), le vespoline, le uve rare (bonarda novarese), le barbere, le croatine, l’erbaluce, che qui non si può chiamare così, hanno lo sguardo delle altezze, la profondità terrestri che vanno giù sino a 25 km dal suolo abitato e quelle degli oceani che baciavano la terra a venire.

TORRACCIA DEL PIANTAVIGNA
Ghemme 2004. 90% di nebbiolo e 10 % di vespolina. Un grande vino, sorprendentemente armonico: tiene a bada un tannino giovanile e impaziente e lo avvolge in una struttura elegante e calda. Gli occhi parlano al naso e la bocca sorride, a lungo.
Gattinara 2009. 100% nebbiolo. Vulcanico. Esplosivo. Raggiunge le vette di una freschezza che solo porfidi, sieniti e quarzo possono conferire ad un nebbiolo aristocratico.

LA PALAZZINA
Se dovessi rendere la ragione per cui mi hanno colpito questi vini dovrei addurre una motivazione simmetrica e opposta a quelli descritti sopra. Si tratta di uvaggi, in maniera consistente, dove il nebbiolo viene sapientemente amalgamato da croatina, vespolina e uva rara. Tutte vinificate separatamente. Il vulcano è più affabile: sabbioso incorniciato da argille che rendono i vini meno potenti, ma superbamente gentili. Il Monte Rosa guarda appagato.
Coste della Sesia Rosso 2010. Nebbiolo (spanna) 50%, croatina 25%, vespolina 15%, uva rara 10%. La sapidità è marcata, poi ferro e pietra nera, pepe, a mala pena raggiunti dai boschi soprastanti. I tannini se la ridono. L’alcol si compiace dei suoi 12,5%.
Bramaterra. Nebbiolo (spanna) 70%, croatina 15%, vespolina 10%, uva rara 5% . Il nebbiolo cresce in percentuale e potenza tanto da far pensare a ciò che un tempo scrisse Mario Soldati: “potente, gustoso e pieno di amaro integro”. Sosta in continua mutazione per ben mesi 48 in botti da 30 hl. Poi si infila in bottiglia per altri sei mesi. Esce snello, con un alcol sempre ben bilanciato (12,5%) e poi si apre: cacao, tamarindo, liquirizia. Il vulcano è lì sotto: fresche rocce rimandano ad un tempo di inopinata potenza.

FRANCESCO BRIGATTI
Colline Novaresi Nebbiolo doc 2011 Mötziflon. Nebbiolo 85%, uva rara 5%, vespolina 10%. Nel dialetto del comune di Suno “Möt” significa collina e “Ziflon”, zufolo, il canto degli uccelli. Tannini fitti lasciano spazio all’incedere di spezie piccanti, fiori appassiti, liquirizia e chiodi di garofano. La ciliegia, infine, in tipicità variabile e composita, esprime suadente il senso ultimo del bere.
Colline Novaresi Nebbiolo doc 2011 vigna Mötfrei. Solo nebbiolo. Qui si aggiunge il termine dialettale “Frei”, funghi porcini. Terreno limoso, rossastro e sciolto, dove la sabbia si impadronisce del frutto, lo leviga e nobilita: lamponi e ciliegie. Poi le evoluzioni balsamiche, l’incenso. Un preghiera per il palato.

ROVELLOTTI
Dopo un’amabile discussione in stile comunale (d’altra parte la loro cantina sorge nell’antico ricetto di Ghemme), sull’impossibilità per i novaresi di definirsi o piemontesi o lombardi e, dopo aver appurato la scarsa lungimiranza degli abitanti di Caluso, per aver impedito ai feudi confinati l’uso in etichetta del vitigno erbaluce, o greco di Novara (non vi dico cosa ha detto dei Biellesi e dei Vercellesi), il simpatico signor Antonello Rovellotti (credo fosse lui) ci ha versato il suo prezioso nettare.
Vino bianco “Vitigno innominabile” 2013. Uno splendido erbaluce: agrumato al naso, si apre successivamente con impressioni di mora e ribes in bocca. Sapido quanto basta e fresco per quello che serve.
Passito Valdenrico 2011. Un passito di erbaluce, ma “non ne abbiamo più”. Vendemmia a fine settembre in cassette di legno basse. Uve appassite fino a febbraio-marzo dell’anno successivo: poi l’uva viene pigiata, torchiata ed il mosto illimpidito posto a fermentare lentamente in piccole botti di legno. Uva passa, fiori secchi, in un allungo pregevole. Per i fan della gorgonzola un mantra salvifico.
Colline Novaresi Morenico 2012. Nebbiolo o spanna, vespolina o uvetta di Ghemme e uva rara o bonarda novarese. Un nome, una descrizione: detriti ghiaiosi annegati in una abbondante matrice argillosa di un ghiacciaio che fu. Acciaio e bottiglia. Finezza, limpidezza e frutti rossi. Piccoli, se non molto piccoli.
Ghemme docg Chioso dei Pomi 2007. Nebbiolo 85% e vespolina 15%. Grandi botti di rovere di Slavonia per i primi 12 mesi ed in tonneaux da hl 5 di rovere Allier per i successivi 18. In bottiglia(cl 75 150 e 300) per almeno 9 mesi. Entra largo e potente come le botti che lo hanno ospitato. Senza spigolature, affanni ed incertezze: tannini fitti, ma non ingombranti. Poi il nebbiolo che vi piace immaginare.

Fin qui, i miei appunti. Quelli successivi vengono dal taccuino di Fiorenzo Sartore.

MAZZONI
Lo assaggio per primo, un po’ per caso, e resterà tra gli assaggi migliori del giorno. Attiva il mood “se il buongiorno si vede dal mattino”, e per me rappresenta una specie di benvenuto alla manifestazione genovese. L’azienda ha in degustazione due differenti Ghemme, e la mia preferenza va subito al Mazzoni 2011 dal naso suffuso di spezie e cuoio, ampio. Nel bicchiere annuncia il colore scarico ma luminoso, allo stesso tempo, che sarà un po’ la cifra cromatica generale di tutti gli assaggi a base nebbiolo della giornata. In azienda costa sui 15 euro. Il Ghemme Ai Livelli 2010, una riserva non dichiarata in etichetta, ha una caratura di maggiore austerità e forse solo questo fa virare la mia personalissima preferenza verso il primo rispetto al secondo, ma il livello è davvero molto alto. In azienda costa 22 euro.

PARIDE IARETTI (niente sito, segnatevi Via Pietro Micca, 23/b Gattinara, VC – Cell. 340 3191157 parideiaretti@libero.it)
Per quanto mi riguarda vince il premio “vino che comprerei” del giorno con il suo grandioso Gattinara Pietro 2010, da vigne molto vecchie (minimo 60 anni). Forse è l’affinamento in tonneaux da 400 litri a determinare quella vena iniziale di liquirizia, molto composta, che troverò irresistibile. Questo elemento però si completa con note olfattive eteree, eleganti, di flemmatica finezza, ed un finale con tannini fieri ma non rabbiosi, per un vino che in enoteca costa intorno ai venti euro. Anche la Riserva 2006 si fa notare per un naso di terra (tartufo?) ed una bocca segnata da tannini qui forse un po’ più mordaci ma comunque formidabili.

ANTONIOLO (idem no sito: Corso Valsesia, 277 Gattinara, VC – Tel. 0163 833612)
Non c’è forse gloria a segnalare Antoniolo, che nel gruppo di vigneron dell’alto Piemonte ai miei occhi rappresenta un po’ il primo della classe – detto senza togliere nulla agli altri. Etichette come il Gattinara Osso San Grato (qui assaggiato nell’annata 2009) sono semplicemente un punto di riferimento per tutta la denominazione. Questo cru, peraltro, è in una fase di tale imponenza da rendere quasi più confortevole, in questo momento, l’assaggio del Gattinara 2010, che è una specie di quadratura del cerchio tra delicatezza ed intensità, sia al naso che in bocca. Altra prova indimenticabile è il Gattinara San Francesco 2009, che smista magicamente pepe, spezie, e un ricordo di frutta scura.

GARRONE
Merita di essere segnalato in quanto super-estremo: la cantina si trova in Val d’Ossola, e raccoglie le uve tra appezzamenti su altitudini che variano tra i 300 e i 590 metri. Qui l’azienda si occupa del recupero del prünent, un clone locale di nebbiolo, coltivato per lo più a pergola, da viti in parte ancora a piede franco. Il Prünent 2012 (poco sopra i 20 euro in enoteca) al naso mostra solo qualche chiusura, ma in bocca trionfa con una personalità spiccata, utile a definire un’altra volta le qualità di razza ed eleganza che, assieme, sono il tratto saliente di questi nebbioli settentrionali. Di Garrone voglio infine consigliare il loro rosso di apertura, Munaloss 2013 (nebbiolo, croatina, barbera). Un vino montagnino, lieve già a partire dal tono alcolico sui 12 gradi, per chi ama il genere del vino leggiadro. Però la frutta delicata, e il tannino da nebbiolo, conferiscono serietà e beva invitante, per un vino che in enoteca sta sugli 8 euro.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

5 Commenti

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Barbara Summa

circa 5 anni fa - Link

Il passito di Ravellotti l' ho assaggiato ad Amsterdam e per me che sono un' amante dell' Erbaluce di Caluso in tutte le sue manifestazioni è stata una bella esperienza. Di Boca, nebbioli e vespoline novaresi novaresi ne conoscevo alcune e adesso mi avete fatto venire la curiosità di assaggiarne altre. Che mi dovrò stanare uno a uno, visto che qui i vini che interessano a me non è che si trovino facilmente. Grazie.

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Spanna

circa 5 anni fa - Link

Ogni mattina, dalle finestre della sala, vado a vedere se si riesce a scorgere, quasi una forma di saluto. In queste giornate così terse mi emoziono a vedere che le sue vette sono le prime a ricevere la luce e come,lentamente, si veste di rosa. Tra Novara e il Monte Rosa un manipolo di persone è riuscita a salvare una viticoltura che si stava perdendo e a restituirci vini che "profumano" della terra da cui provengono. La lista dei produttori da provare è, chiaramente, ancora più lunga: Franchino,Petterino e Caligaris a Gattinara; Proprietà Sperino a Lessona; Colombera e Antoniotti col Bramaterra; Cantalupo e Ioppa col Ghemme; Le Piane ma anche Barbaglia,Montalbano,Carlone,Terrini a Boca. Se potete, camminate le vigne del Ghemme in giornate come queste: lo spettacolo delle Alpi con di fronte il Monte Rosa è impagabile.

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Montosoli

circa 5 anni fa - Link

D'accordo per Franchino, Iaretti, Caligaris......tra I migliori prezzo/qualita' Grazie

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Vincenzo M.

circa 5 anni fa - Link

già assaggiati in una manifestazione simile qualche mese fa, si confermano le impressioni positive. podio personale per unicità e stile dei vini è: 1)Antoniolo,2) Rovellotti, 3) Garrone, qualità comunque generalmente alta. Certo che li bevi in queste occasioni e poi, a parte alcuni, reperirli è un casino, cari produttori non posso comprarne a quantitativi smisurati per farmeli spedire!!!!

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marziano

circa 5 anni fa - Link

di ritorno da una gita all'alpe devero ho trovato i vini di garrone e me li sono comprati ed assaggiati! ottimo con il bettelmatt della per una volta sono arrivato prima di intravino! ottimi davvero e onestissimi. il prunent 2012 non l'ho ancora aperto però. aspetto!

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