Sono stato da Leroy

di Vincenzo Donatiello

Vosne Romanée per noi incalliti è una specie di apoteosi: una miriade di microterroir in cui il pinot nero raggiunge l’Olimpo: Romanée Conti, La Tache, La Romanée, Richebourg, Romanée Saint Vivant, Cros Parantoux, Les Chaumes, Les Malconsorts, Clos de Reas, Clos Goillotte, Les Gaudichots. Nomi che il vero appassionato manda a memoria come fossero i grani del rosario a maggio.

Storia nella storia, l’intricato legame di rapporti, parentele, contratti di metaiage, vendite ed eredità: i vari Rion e Confuron, i Noellat e i Ligier, tutte le diramazioni dei Gros. Roba da far impallidire anche gli sceneggiatori di Beautiful.

 

De Villaine e Leroy. Uno step più in alto di tutti svettano loro, due nomi che hanno scritto come nessun altro la storia di questi luoghi e dei vini qui prodotti. Due famiglie da sempre vicine, che intrecceranno i propri interessi commerciali nel 1942 quando Henry Leroy convinse i De Villaine a cedergli metà del Domaine de La Romanée-Conti.

Tutta la storia, con intonazione da pelle d’oca, l’ha raccontata Armando Castagno qualche anno fa. Rivederlo è sempre un piacere.

 

 

Se, come dice Castagno, è più facile giocare una partita a burraco con il Papa che vedersi aperte le porte del Domaine de la Romanée-Conti, non è più semplice entrare da Leroy. Madame Lalou ama farsi desiderare, come i suoi vini.

Dopo ripetuti tentativi andati a vuoto, arriva il messaggio che non ti aspetti: “Ciao Vincenzo, chiamami al più presto, Leory ci ha dato una data”.

Lunedi 29 giugno 2015, ore 10: siamo davanti all’ingresso del Domaine Leroy, di fronte al Clos de Reas ed a pochi passi dalla Mairie di Vosne Romanée.

Ad accoglierci e guidare la visita in cantina sarà Frédéric Roemer, un passato da sommelier alla corte di Ducasse ed ora fido braccio destro di Madame Leroy qui a Vosne. La sua compagna è regisseur del Domaine d’Auvenay. Sicuramente non bevono male a casa.

Si respira una profonda precisione e cura dei dettagli in cantina, come se tutto fosse stato appena rassettato per la nostra visita.

Frederich ci regala una bella chiacchierata sulla storia di M.me Lalou, sulla scelta dei vigneti quando vennero acquistati, ed un excursus didattico sulla vinificazione a casa Leroy: si vinifica esclusivamente con il grappolo intero e si pigia ancora tutto con i piedi. Giorno dopo giorno si effettua un leggero rimontaggio per spostare il poco succo che si produce e solo dopo una ventina di giorni i mosti passeranno nella pressa: in vendemmia, 45 persone fanno si che tutto sia svolto alla perfezione, dalla raccolta alle table de tries, due table separate sulle quali non marceranno mai contemporaneamente due parcelle differenti. Le barrique per l’affinamento sono nuove tutti gli anni, “l’usato garantito” passa al négoce dal secondo anno in poi e tutto quello che avverrà dall’imbottigliamento in poi lo deciderà solo Madame.

I millesimi escono dal Domaine solo quando M.me Lalou deciderà che sono pronti per essere apprezzati ed il loro ordine di sortita non è mai dettato da ragioni di business. Per questo è facile imbattersi spesso in capolavori firmati Leroy – non certo vini a buon mercato – ma ogni appassionato sarà disposto a fare follie per accaparrarsene almeno una bottiglia nella vita.

Nel Domaine nulla è lasciato al caso ma a questa spasmodica ricerca della perfezione fa da contraltare un’umanità disarmante che percepisci nelle parole e negli occhi di vive la quotidianità tra queste quattro mura.

Gli assaggi in anteprima dell’annata 2014 rivelano un millesimo che ha sviluppato al massimo l’essenza di ogni singolo terroir. Un’annata toccata fortemente dalla grandine e terribilmente umida fino a metà agosto, che ha trovato la propria via solo nell’ultimo mese e mezzo, segnato da un sole splendente e calura costante che hanno fatto si che ogni singola parcella abbia sviluppato al massimo i propri caratteri di singolarità.

Nel bicchiere si susseguono Les Genaivrières da Vosne Romanée e il Pommard Les Vignots, villages di una classe innata che dimostrano come la semplicità di un appelation comunale possa trasformarsi in semplice perfezione nelle mani di una vera artista. Si cresce con le sensazioni di frutto ed eleganza del Vosne Romanée Les Beaux Monts e si vira poi verso l’assaggio dei Grand Cru.

Qui si gioca veramente un’altra partita: ancora timido e grossolano il Corton Renardes, quasi nebbioleggiante il Clos Vougeot caratterizzato da un tannino ancora ruggente, è seta pura il Romanée Saint Vivant, ma è sul Richebourg che si rischia di perdere la parola: un vino maestoso e dalla grinta pazzesca, che gioca di fioretto e di spada, ti ammalia e stordisce.

Nel mentre arrivano a sorpresa due bottiglie senza etichetta, dove il gesso scappato via lascia intravedere un paio di caratteri di riconoscibilità: Romanée Saint Vivant 2007, vinificazione esemplare di un millesimo tra i più difficoltosi della storia recente di Borgogna, senza le note verdi che hanno caratterizzato una percentuale bulgara dei vini prodotti anche dalle mani più abili e poi lui, Chambertin 2009: al solo pensiero del valore della singola bottiglia (circa 4000€ tasse escluse)… Per me, per i miei assaggi, rappresenta il vino definitivo, fatto di precisione stilistica e di selvaggia interpretazione del territorio, un mix esplosivo di sensazioni dove tutto però si mostra misurato e composto, maschio nel carattere e femmina nel fascino che emana. Una bottiglia che mi auguro ancora di incontrare nella mia vita.

Esco dalla porta del Domaine e penso che tra qualche giorno avrò trent’anni (per la cronaca è oggi, quindi fatemi gli auguri!) e non potevo chiedere regalo più bello.

Merci beaucoup, Madame Lalou.

7 Commenti

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MG

circa 4 anni fa - Link

Complimenti! e auguri :D

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suslov

circa 4 anni fa - Link

noi italica gente dovremmo recarci in ginocchio da madame Lalou e supplicarla di darci lezioni in "teoria e tecnica avanzata del desiderio" prima mi nego. poi ti arriva la mail. corro. madame Lalou non si palesa ma la sua presenza aleggia tutto il tempo. lei decide tutto. tu intanto hai letto valanghe di recensioni inneggianti alla purezza/grandezza/miracolosita' biodinamica dei suoi vini. il prezzo enorme ti ipnotizza cosi' che quando accosti la boccuccia allo chambertin non puoi che essere davvero convinto di bere "il vino definitivo" ... un genio davvero - e sia detto senza ironia alcuna.

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Landmax

circa 4 anni fa - Link

@suslov: io ho avuto la ventura di bere una sola volta lo chambertin di Lalou Bize (peraltro in degustazione comparata con quelli di Rousseau, Dugat Py, ed altri eccelsi, tutti di pari annata): non ero presso il domaine Leroy, ma ti assicuro che ciò che ipnotizzava non era di certo il prezzo.

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suslov

circa 4 anni fa - Link

va bene, d'accordo. non dico che siano vini banali, ci mancherebbe altro. non sono cosi' primitivo. sicuramente sono vini eccezionali. dico solo che nei 5,000 euro piu' tasse e' compresa una grandissima parte di 'narrazione'. che in questo mondo disincarnato e virtuale ormai e' cio' che conta realmente. e dico 'conta' in modo letterale. e sia chiaro: chapeau a chi riesce a narrare cosi' bene

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

...casualmente , di quella bicchierata si da evidenza proprio oggi su Doctor Wine...

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Roberto

circa 4 anni fa - Link

Grande articolo vincenzo Bravo davvero e grazie di aver condiviso con noi questa tua esperienza

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camillako

circa 4 anni fa - Link

C'é tanto da imparare dai francesi. A tutti i livelli

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