Sono stato alla Madonnina del Pescatore quando (quasi) tutti mi suggerivano Uliassi. Il racconto

di Alessandro Morichetti

I primi a giocarci di fondo sono loro, perché avere due bistellati a Senigallia è una chicca unica. Incerto tra Uliassi e Cedroni, ho scelto la Madonnina del Pescatore e una cosa è certa: si mangia decisamente bene. Tre ore e mezza – non poco – sul menù degustazione sono scivolate via facili sorprendendo il mio commensale, culone come me. Le sedie ergonomiche sono comode e quando uno studio di architettura lavora egregiamente senza strafare è un piacere.

Il mare è oltre la strada, l’apparecchiatura leggera e il tanto vetro intorno introducono alla cucina ricercata e non cervellotica di Moreno Cedroni, uno chef mediatico ma consistente. Come mio solito ho scelto il menù degustazione (130 euro). Al momento dell’ordinazione ci accordiamo con la signora Mariella (moglie di Moreno) che avremmo valutato più avanti se inserire il Petto di piccione marchigiano con brodo di crostacei e anice stellato più avanti. Capisco che 230 kg spalmati su due pesciaroli seduti e vivi siano una ottima garanzia di vittoria sul pistacoppo morto ma alla fine il piatto (molto buono) è arrivato arbitrariamente.

Peccato, perché l’unica nota stonata alla Madonnina è un servizio poco affettuoso e in certi frangenti approssimativo: se chiedo il pane per me e il mio commensale è a secco, non va bene che venga bellamente trascurato. È un dettaglio, ovviamente. Nessuno è mai morto per assenza di pane ma a questi livelli l’accortezza è gradita. Vade retro smancerie, formalismi e quant’altro (che non ci sono), sia chiaro. La trazione femminile di sala ha una sua grazia piacevolissima e intorno a noi ho intuito vari aficionados [Si, io sono uno di quelli per cui il 30/40% del piacere nell’alta ristorazione è sbirciare i tavoli altrui, è una indagine antropologica infinitamente soddisfacente la mia] ma ecco, un po’ di calore e qualche parola non di prassi in più avrebbero giovato.

Capitolo menù. All’incirca, abbiamo mangiato queste cose qui, tutte tra il buono e il buonissimo.

L’Americano Solido del 2002 è oggi un Margarita Ghiacciato (con tequila, lime, sale e peperoncino) e iniziare con una deliziosa Ricciola, salsa di porro e lemon grass, viola del pensiero, basilico ed amaranto fritto assesta il livello di piacere parecchio in alto.

La sequenza dei piatti offre gusti raffinati e senza sbavature. Forse senza un acuto memorabile, di certo senza cadute di tensione. Io avrei ricominciato da capo, tra Sedanini al nero, seppioline, funghi enoki, salsa di rucola e basilico ed alga kombu, Ostrica con panna acida, Zuppa di vongole e mandorle, Gelato di topinambur.

Abbiamo scelto tre bottiglie di vino buono praticamente da casa, consultando la carta online: Valdobbiadene Prosecco Superiore 2012 Nature di Silvano Follador (30 euro), Verdicchio di Matelica 2010 Vertis di Borgo Paglianetto (30 euro) e COF Rosso 2006 Sacrisassi di Le Due Terre (45 euro). Ecco, anche due parole sui vini le avrei condivise volentieri, mica sermoni eh. Specie quando senti il cliente dietro di te scandire testualmente (che dio lo perdoni): “Vorrei bere un barricato, bello corposo che sembra olio”.

Carta dei vini buona, non particolarmente ricercata e con ricarichi civili, servizio corretto e puntuale. Bonus: il viso della signorina jolly di sala: tra il 9,5 e il 10-. Spesa comprensiva di acqua e caffè: 430 euro.

[Credits foto ambientali: CpiuA]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

5 Commenti

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Simona Cerruti

circa 7 anni fa - Link

Spinta dalla mia personale curiosità enogastronomica, la scorsa estate ho cenato da entrambi, in due sere successive. Due serate indimenticabili. Da Mauro Uliassi la perfezione, in tutto, dal menu al servizio, deliziosissimo lui e tutto lo staff. Ma il colpo di fulmine, e ciò è fattore assolutamente personale, l'ho avuto con Moreno, con la sua cucina che mi ha strabiliato, con la gentilezza di chi si è occupato di noi per tutta la sera, con le chiacchiere finali insieme a lui, arrivato al nostro tavolo con quel fantastico grembiule...

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Dan Lerner

circa 7 anni fa - Link

Sono stato alla Madonnina il 5 agosto, dunque praticamente in contemporanea. Il menù, salvo piccole variazioni dettate dalla allegra fantasia della cucina, il medesimo. Nè tu né io siamo "critici gastronomici" e dunque -se Dio vuole!- ci asteniamo entrambi dall'autopsia dei singoli piatti: mi limito a dire che ho grandemente goduto, molto grandemente goduto. Moreno & Co. in cucina giocano ma senza mai eccedere: in ogni piatto sai cosa stai mangiando e soprattutto perché attorno all'ingrediente principale si sviluppa un gioco creativo mai esibizionista o fine a se stesso. Ma ho goduto anche -e qui dissento totalmente dalle tue parole- per un servizio tanto affettuoso quanto preciso. Ogni sera è diversa ed ogni ospite è diverso, ma nella mie esperienza il sorriso e l'attenzione di tutta la sala sono state ingredienti fondamentali di una grande serata, compresa la tenera timidezza di Mauro Scarponi, il sommelier.

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nico aka tenente Drogo

circa 7 anni fa - Link

l'anno scorso a luglio, per il compleanno, ho cenato al quadristellato Maureno Cedriassi, ovvero mi sono regalato entrambi Uliassi mi ha sorpreso meno perché ci ero già stato siamo a livelli, per l'appunto, stellari Cedroni è stato un coup de foudre: veramente in grandissima forma ho un ricordo straordinario dell'ostrica

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Piero

circa 2 anni fa - Link

Bella recensione, bei commenti. Che dire?! Anche le troppe attenzioni danno fastidio. Ultimamente in un altro stellato, in Romagna, ci sentivamo un po' oppressi dalla solita domanda dopo ogni piatto: - Tutto beneee?

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Elisabetta

circa 6 mesi fa - Link

Beh, i Romagnoli chiedono sempre "tutto bene" e vogliono solo la risposta affermativa! Non accettano nessuna nota o piccola critica.

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