Sigari e Chianti, la nuova via dell’abbinamento passa da Cuba

di Andrea Gori

Di vizi non ce ne manca nessuno. Quindi quando abbiamo letto che il Consorzio Chianti (quello grande, grandissimo, con la C girata a forma di sorriso) sarebbe stato sponsor del prossimo Habanos Festival a Cuba aspettavamo a momenti con il “compagno” Leonardo Romanelli l’occasione per accendere un bel sigaro in compagnia di alcune proposte enoiche local. Puntuali, a meno 12 giorni dalla grande festa di San Valentino alla ex Manifattura Tabacchi che lancerà il nuovo hashtag #chiantilovers, in un pomeriggio freddo ma solare ci siamo aggiornati su coltivazione e tecniche di produzione dei nostri sigari del cuore.

Ebbene sì, per quanto la bandiera dica toscano in tutte le sue declinazioni, Cuba è sempre la Francia (o la Borgogna) del fumo, quando chiama lei tutti gli altri paesi abbassano la voce nonostante Repubblica Dominicana e Nicaragua, recentemente, abbiamo prodotto sigari di livello eccelso. E pure se i prodotti nostrani non siano mai stati così azzeccati e qualitativi.

Due ore di lezione con un esperto del tabacco di Habanos SA (sorta di CIVC del sigaro che raduna coltivatori produttori e grossisti spagnoli della distribuzione mondiale dei cubani) e poi due sigari abbinati in doppia combinata con Chianti, Chianti Riserva e due Vin Santo del Chianti di categoria superiore.

Gli abbinamenti erano gli stessi che saranno presentati poi come “maridaje” del festival a Cuba, quindi il Sigaro “Montecristo – Open Eagle” abbinato a Chianti Superiore Cerretello 2011 – Pieve de’ Pitti e Chianti Rùfina e Riserva Lastricato 2010 – Castello del Trebbio. Probabilmente non serve dire cosa sia Montecristo, una delle tre più conosciute e rinomate case cubane (che con l’Edmundo raccoglie premi a raffica in tutto il mondo). Spendiamo semmai due parole su questo Open Eagle. Il sigaro è del genere cubano decisamente tosto: incalzante, con una fumata pepata, ricca, corposa e speziata fin dall’inizio, indice di una “liga” (ovvero l’assemblage di tipi di tabacco da diverse piantagioni cru) davvero ben realizzata. Molto dolce e quasi caramellato, con un’idea di brioche alla marmellata di frutti di bosco nel secondo tercio per poi chiudere in eleganza. Si rivela ideale per l’abbinamento vinoso a patto che si scelgano vini di buon corpo e non troppo aggressivi, altrimenti i tannini e l’acidità eccessiva appesantiscono il palato. Invece sia il Cerretello che il Lasticato hanno succulenza e corpo ben equilibrati pur non essendo affatto leggeri o freschi: sono due Riserva Chianti che rappresentano molto bene la categoria e non sfigurerebbero in tante degustazioni di denominazioni più blasonate.

Tutt’altro passo l’abbinamento con l’ “Hoyo de Monterrey – Le Hoyo San Juan” proposto con il Chianti Colli Fiorentini Il Castelvecchio 2011 e il Chianti 2012 Riserva Vigna 54 dell’Azienda Agricola Pugliano. Il sigaro era la novità più attesa del Festival dello scorso anno perché segnava l’esordio, nella serie Le Hojo, di un sigaro dal calibro più massiccio (cepo 54) per venire incontro alla nuova (e disdicevole per noi amanti dei lanceros lunghi e stretti) imperante moda dei sigari più grassottelli. E in effetti la critica non ci ha pensato due volte a bastonarlo in vari blind test, in cui è apparso eccessivamente erbaceo con note terrose anche troppo evidenti, nonostante venga dichiarata una tripa esclusivamente di tabacco da San Juan y Martinez, praticamente lo Chambertin di Cuba. In realtà dipende un po’ dalle abitudini di fumata: se tenete la combustione regolare e leggera le note predominanti sono sì quelle tostate e terrose, ma emergono anche dolcezze ed una certa eleganza che ne fanno un sigaro tutto sommato fine più che di potenza. Ecco perché per questo sigaro si è preferito un Chianti meno corposo e più fresco come il Castelvecchio e il Vigna 54, vini dove finezza e precisione e soprattutto meno materia e sostanza, risultano più armonici con l’Hoyo.

Entrambi i sigari poi sono stati abbinati, come coccola finale, con due Vin Santo: il Fattorie Parri Vin Santo del Chianti Montespertoli Riserva 2002 e il Fattoria Sant’Appiano Vin Santo del Chianti Divinum 2006: in questo caso il piacere è molto più simile a quello di un abbinamento col Rum (anzi Ron) delle loro terre, e nonostante la volatile possa cozzare con le tracce di ammoniaca che spesso escono dai sigari ai primi puff, si tratta di un modo eccezionalmente stimolante di passare il tempo. Tempo è la parola chiave, perché per fumare e godersi un cubano ne serve sempre tanto: quando mai abbiamo un’ora liberi da pensieri, preoccupazioni e impegni, e possiamo dedicarlo a fumare? A noi pare un bellissimo regalo che ogni tanto possiamo farci, e anche un modo per pensare a tutto il lavoro completamente manuale, dal campo alla scatola, che ci vuole per confezionare un Habanos. Molto vicino a quello che ci vuole per fare un grande vino.

[Foto e testo sono anche a cura di Leonardo Romanelli].

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Leonardo Romanelli

circa 4 anni fa - Link

Tra i fumi dei sigari io e il Gori ci siamo persi, io con il Montecristo( e ne valeva la pena!). Nel perdersi due vini mancano all'appello: Il Chianti Riserva 2011 Cantine Leonardo ha dalla sua piacevole avvolgenza ed una pienzza non stancante, che comprime e poi espande l'aromaticità del sigaro mentre il Chianti Castello di Montauto 2013 di Cecchi è il più giovane della disfida e la mancanza di tannini permette di non rinforzare le spigolosità del tabacco, regalando inusuali gustosità

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rampavia

circa 4 anni fa - Link

Ottimo post. Si parla di abbinamenti diversi e più stimolanti rispetto ai consueti con grandi distillati. Farò i compiti a casa sostituendo gli habanos con i nostri sigari. Al riguardo ho già più volte goduto del matrimonio tra Vin Santo e Doge (il nuovo sigaro veneto fatto a mano, che senz'altro conoscerete).

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

Ottimo invero il Doge! meno frequentato e più raro ma all'ultimo Pitti Immagine (in trasferta quindi) ha convertito molti alla via del Brenta. Il nostro Gianpaolo Giacobbo ha accompagnato le fumate...

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rampavia

circa 4 anni fa - Link

Visto che siamo maledetti fumatori inevitabilmente condannati a goderci la vita meglio degli altri, mi permetto di suggerirvi un possibile argomento: ristoranti che siano adeguatamente attrezzati per ospitare i tabagisti. Personalmente ne conosco pochissimi. Anche su Internet la ricerca è assai difficile. Quando ne trovi uno e telefoni per prenotare, ti dicono, dispiaciutissimi, che non hanno più il locale.

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