Se io fossi l’organizzatore del padiglione vino all’Expò 2015, leggerei questo articolo

di Pietro Stara

Le esposizioni internazionali.
Un grande impulso alla diffusione e alla divulgazione delle conoscenze tecnologiche, non solo nel settore vitivinicolo, viene dato dalle Esposizioni universali che, a partire dal 1851, con la prima grande esposizione di Londra, accompagnano e comunicano al grande pubblico innovazione, prodotti, cultura ecc.

Sebbene sia l’Inghilterra ad ospitare il primo di questi grandi eventi, alla Francia va il credito della concezione delle prime esposizioni. Già nel 1798, infatti, Parigi organizza l’Exposition publique des produits de l’industrie Française, con la quale lo Stato francese si dota di un nuovo strumento per promuovere l’identità nazionale, per iniettare nella società e nell’economia nuove idee e nuovi valori di progresso e per creare consenso coinvolgendo il pubblico in grandi eventi e cerimonie. Da allora si susseguono numerose esposizioni fra cui quelle ‘Napoleoniche’ del 1801, 1802 e 1806 che affiancano i criteri della concorrenza agli obiettivi didattici: da un lato si paragonano le numerose invenzioni industriali nazionali, dall’altro si presentano, in modo enciclopedico, i nuovi luoghi e settori dell’industria e dell’economia. Inoltre, con lo scopo di valorizzare l’eccellenza e dare un vantaggio economico ai migliori imprenditori, viene introdotto un sistema di premi che resterà uno dei marchi delle esposizioni moderne.

Le esposizioni italiane.
Alle esposizioni internazionali si affiancano quelle italiane: la prima si tiene a Firenze nel 1861, a cui seguono quelle di Torino nel 1870, nel 1884 e nel 1898, di Milano nel 1871, nel 1881 e nel 1894, di Palermo nel 1891 e di Genova nel 1892 ed altre locali, a rilevanza regionale, nazionale o addirittura internazionale.

Nel campo vitivinicolo, oltre alla presenza del settore ed agli spazi dedicati nelle grandi esposizioni nazionali ed internazionali, fanno da sostegno formativo al settore le scuole enologiche ed i congressi enologici: alla scuola di Conegliano, che deve servire il Veneto e la Lombardia, fanno infatti seguito quelle di enologia di Alba[1], per il Piemonte e la Liguria e quelle di Avellino e di Catania per l’Italia meridionale e la Sicilia. Le prime, nate con un interesse formativo costante, servono ad istruire i nuovi enotecnici, mentre i congressi hanno la funzione di «studiare e discutere le questioni più vitali della produzione vinicola[2]

L’Esposizione nazionale di Milano, che precede di qualche anno la memorabile di Parigi del 1889, venne aperta dal 6 maggio al primo novembre 1881 tra i giardini pubblici di Porta Venezia e Villa Reale. L’esposizione venne finanziata, come per le mostre inglesi, da un sistema misto pubblico/privato, registrando entrate per 3.800.000 lire e un milione e mezzo di visitatori.

L’ Esposizione Universale di Parigi del 1889, ad esempio.
Viene ricordata per la costruzione della Torre Eiffel. Ma non solo. La sezione dedicata alle “Bevande fermentate”, la famigerata Classe 73 non era soltanto la più importante tra le varie sezioni agricole, ma anche la più grande attraverso cui ben 8315 espositori, di cui 3580 Francesi e 2,080 provenienti dalle colonie algerine e tunisine, poterono esporre 13.770 differenti vini. L’afflusso di vini fu talmente imponente da rendere necessaria, nell’Esposizione Parigina del 1900, la costruzione, all’esterno del Padiglione “Palazzo de Cibo”, una struttura apposita che contenesse la rinomata (e famigerata) Classe 60 dedicata ai “Vini e ai distillati”: una vera e propria città dei vignaioli che potesse contenere gli oltre 10.000 espositori convenuti. Numeri che fanno pensare alla disponibilità ad accogliere piuttosto che a quella di escludere. Feticci permettendo.

I conti dall’oste.
L’idea che le esposizioni universali dovessero attingere il più possibile dai paesi di provenienza, e non esserne l’ostacolo principale, ci giunge dal protocollo firmato dai paesi partecipanti alla riunione di Parigi del il 22 novembre 1928. Il Protocollo[3] d’intesa dice, per il secondo, terzo e quarto voto, quanto segue:

2° voto
La conferenza esprime il voto che non si esiga imposta alcuna di carattere fiscale dall’espositore a causa dell’attività commerciale che svolge nel suo padiglione, a condizione tuttavia che questo espositore non faccia operazioni di vendita sul posto, ma che si limiti ad assumere ordinazioni.

3° voto
La conferenza esprime il voto che i dazi doganali non siano riscossi, durante i sei mesi che precedono l’apertura dell’esposizione e fino alla chiusura di essa, sugli oggetti atti ad essere esposti, e che non sia applicato alcun aumento di detti dazi su qualsiasi merce importata durante il termine di un anno dopo la chiusura dell’esposizione, in seguito ad ordinazioni prese e debitamente registrate presso il commissariato dell’esposizione.

4° voto
La conferenza esprime il voto che non siano ammessi all’esposizione gli oggetti e i prodotti recanti falsamente come indicazione di provenienza il nome di un paese, di una località o d’una città determinata, e che il rappresentante dei paesi interessati sia autorizzato a chiederne l’esclusione.

I voti, le giurie, i premi.
Questione non semplice da documentare, né da affrontare in tutti i suoi aspetti. Vi rimando qui ad un’interpretazione abbastanza genuina degli anni Trenta: “Nelle esposizioni più antiche, i giudici erano per lo più designati dai governi e dai comitati ufficiali; più tardi si fece strada il principio elettivo, e i giurati furono spesso scelti dagli espositori stessi. A Chicago, nel 1893, si volle cambiar sistema, designando un unico giudice per ciascuna classe; sistema che, data anche la differenza nei criterî seguiti, provocò un vero malcontento, specie tra gli espositori stranieri (i francesi rifiutarono qualsiasi premio). D’altra parte, anche il sistema di avere giurie numerose, i cui membri cedevano spesso a considerazioni d’indole personale e consideravano piuttosto l’importanza delle ditte espositrici che la bontà e il merito intrinseco degli oggetti esposti, e il numero eccessivo dei premî distribuiti, ha indubbiamente contribuito a screditare l’importanza dei premî stessi. Nelle ultime esposizioni tenute nel dopoguerra, tuttavia, si può notare anche in questo campo una vivace reazione e una maggiore oculatezza. I premî sono generalmente costituiti da medaglie (d’oro, argento, bronzo) e da diplomi o attestati, secondo gradazioni variabili; gli espositori che vengono designati a far parte della giuria sono messi “fuori concorso” e possono servirsi di questa classificazione[4].”

Ciò che cambiò radicalmente fu, a partire da quelle grandi esposizioni internazionali di fine Ottocento, il ruolo del moderno consumatore: non solo più mero ricettacolo delle più disparate tecniche di vendita, ma soggetto decisionale attivo. Al pari dei processi di democratizzazione politica e dello sviluppo urbano, il consumatore viene chiamato ad esprimere, nelle “public product trials”, un suo parere sul prodotto provato[5].

Conclusioni. Al netto delle posizioni personali relative alle Expo Internazionali, quello che si evince dal listino prezzi del Comitato scientifico presieduto dall’enologo Riccardo Cotarella, è che si vada più o meno forzatamente verso la proposizione di una gigantesca cena di gala, con pochissimi prodotti e ancor meno invitati. D’altra parte quelli del Comitato scientifico sanno bene che “il lavoro nobilita. Il denaro facilita.” (cit. Paperon de’ Paperoni)

Si ringrazia Gianpaolo Paglia per l’ispirazione


 

[1]    Mio nonno, Pietro Stara, si diplomò presso la Scuola Enologica di Alba nel 1913.  Cfr. A.A.V., La scuola enologica di Alba. Nel centenario della Fondazione 1881-1981, Famija Albeisa, Alba 1981 pag. 213

[2]    Lettera del direttore della stazione enologica di Gattinara al Ministero dell’Agricoltura (1874), in Assunta Trova, I congressi enologici italiani nell’Ottocento, in La vite e il vino, vol. II, cit. pag 801

[3]http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/EXPO_2015_DICA/normativa_expo_2015/Convenzione_%20Parigi_22%20novembre_1928.pdf

[4] http://www.treccani.it/enciclopedia/esposizione_res-a1a668a9-8bae-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia_Italiana%29/

[5] Cfr. Van Troi Tran, Grapes on Trial: Wine at the Paris World’s Fairs of 1889 and 1900, in http://ulaval.academia.edu/VanTroiTran

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

8 Commenti

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gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

grazie a me? e che ho fatto? Ma non ti sei dimenticato del 1855 :)?

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Pietro Stara

circa 6 anni fa - Link

"Grazie a te", perché mi è stato segnalato questo articolo: Van Troi Tran, Grapes on Trial: Wine at the Paris World’s Fairs of 1889 and 1900. Poi mi sono dimenticato di un sacco di cose, anche se devo dire che l'articolo originale sbrodola almeno tre volte tanto: credo che non si adattasse perfettamente allo stile Intravinico!

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Antonio Tomacelli

circa 6 anni fa - Link

Per la pulce nell'orecchio :D

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Gianni Morgan Usai

circa 6 anni fa - Link

Si vede che al Governo non studiano... e dire che sono tutti boy.scout, lupetti, coccinelle.. e palle varie.. Apro la colletta per un Contro-EXpo da tenersi davanti alla Stazione Centrale... ( giorno e notte..)

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Marco

circa 6 anni fa - Link

Soltanto per il rispetto della verità vi informo che il listino prezzi del padiglione del vino Expo e' di esclusiva competenza di Verona Fiere cioè del presidente Riello e il direttore Mantovani. Il Comitato Scientifico invece, ha la responsabilità di organizzare solo eventi istituzionali completamente gratuiti in quanto a carico dei Ministeri dell'Agricoltura.

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Pietro Stara

circa 6 anni fa - Link

La ringrazio della segnalazione anche se sul sito ho trovato quello che può leggere più in basso (sotto la guida dicono). Immagino, comunque, che, visto il livello di integrazione operativa tra il Comitato e Vinitaly, si siano parlati a lungo delle rispettive strategie e del progetto comune e non mi sembra siano emerse delle divergenze significative. Biblicamente parlando la mano sinistra sa cosa fa la mano destra e, aforisticamente parlando, entrambe lavano la faccia. "La passione è il veicolo per arrivare al vino Il progetto del Padiglione è stato messo a punto dal Ministero e da Veronafiere con Vinitaly sotto la guida di un Comitato scientifico nominato ad aprile e presieduto da Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi. “Nessun’altra bevanda al mondo contiene tanta storia e cultura come il vino – dice Cotarella – vogliamo comunicarlo attraverso il Padiglione. Vogliamo far appassionare i visitatori. La passione è il veicolo per arrivare al vino, senza si beve acqua o una bibita”.

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