Se alla voce “scandalosa burocrazia italica” mi venisse in mente Valoritalia si offende qualcuno?

di Vittorio Manganelli

Detta in breve, è una situazione insopportabile. Faccio solo alcuni esempi verificatisi in Piemonte, ma vi sono altre situazioni simili in diverse parti d’Italia. Si presenta Valoritalia in cantina (a ruota seguita dall’ICQ, ex Repressione Frodi) e contesta irregolarità di questo tipo relative alle diciture utilizzate su confezioni e registri:
– c’è scritto vino da tavola e non solo vino, come prevedono le nuove norme;
– il nome della zona utilizzato in etichetta è sì quello ufficiale del Comune, riportato anche sulle paline stradali, ma non corrisponde esattamente a quello indicato dalla Menzione Geografica Aggiuntiva;
– si è scritto di Acqui anziché d’Acqui;
– sulle cassette c’è scritto Piemonte, cosa che costituisce illecito;
– in etichetta è riportata la provincia, il che è un altro illecito;
– sui registri di cantina vi è una discrepanza di 3 litri di un certo lotto;
– in etichetta c’è scritto: Langhe Dolcetto Denominazione di Origine Controllata, anziché Langhe Denominazione di Origine Controllata Dolcetto.

E via contestando. E ad ognuna di queste contestazioni segue la relativa sanzione pecuniaria, quando non il blocco di una partita di vino, di bottiglie già etichettate, di casse in legno da mandare al macero.

Senza scomodare discorsi politici, etici o sociali sul rapporto tra Stato e cittadino, non credo che questo sia il modo di operare. Quello che servirebbe è invece un organismo che collabori con i produttori e spieghi loro come comportarsi e che cosa fare in relazione all’intricatissima, e sempre incredibilmente crescente, rete di norme burocratiche a cui devono attenersi. E, tranne che in casi di evidente falsità o malafede, inviti il produttore ad adeguarsi a partire dalla prossima vendemmia, senza buttare via nulla e senza pagare alcuna multa.

Il livello di angherie è tale che in molti stanno pensando di rivolgersi al proprio avvocato, seguendo il noto spirito individualistico che caratterizza i produttori. Ma non sarebbe il caso che le organizzazioni che si occupano di agricoltura promuovessero un’azione collettiva che ponga fine a questa insopportabile situazione? Che cosa ne dicono i Consorzi di Tutela (i più colpevolmente responsabili della situazione), i sindaci, Confagricoltura, Coldiretti e l’Unione Italiana Vini, tanto per ricordare qualche interessato, e che cosa stanno facendo i partiti politici, sempre che qualcuno li abbia informati di questo endemico disastro?

Questo è quello che vedo io andando in giro. Sarebbe sicuramente interessante che qualcuno raccontasse, “dal di dentro”, come si è arrivati a questo scandalo e come si potrebbe rimediarvi.

13 Commenti

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gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

lo scandalo e' frutto dell'ubriacatura da controllo venuta ai consorzi negli anni duemila, alla quale poi e' seguita la presa di coscienza che "il controllore e il controllato non possono essere lo stesso soggetto", dopo che, sentito con le mie orecchie, molti nei consorzi pensavano che "chi meglio puo' controllare le produzioni che il produttore?". Naturalmente poi nel classico uso italiano si produce una burocrazia minuziosa e implacabile (e costosissima, io verso letteralmente migliaia di euro al mese a valore italia). Meglio quando c'erano loro, la famigerata repressione frodi? molto meglio.

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Vignaioli Indipendenti FIVI

circa 5 anni fa - Link

Gentile Sig. Manganelli, intervengo solo per ricordare che FIVI - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti - denuncia il carico burocratico che pesa sulle PMI del settore vitivinicolo da almeno due anni. Non solo, ha elaborato il DOSSIER BUROCRAZIA con proposte concrete per la soluzione del problema, come ad esempio il Testo Unico Agricolo. Il Dossier è stato presentato al MIPAAF, oltre che recentemente consegnato da Matilde Poggi Presidente Fivi direttamente nelle mani del Ministro dell'Agricoltura, e ora è la base sulla quale stanno lavorando le istituzioni per creare una legge volta alla semplificazione. A questo link l'abstract e il testo completo del Dossier http://www.fivi.it/2012/dossier-burocrazia/ Grazie. Laura Sbalchiero/Ufficio Stampa FIVI.

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Eufemia

circa 5 anni fa - Link

A leggere di queste agghiaccanti "avventure" c'è da ammirare tantissimo gli imprenditori che eroicamente vanno ancora avanti, hanno ancora voglia di progredire nel loro lavoro ... si vede che il maalox è efficace ! Scherzi a parte: tutta la mia ammirazione a chi ancora"fa impresa" in Italia.

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Ozziaccio

circa 5 anni fa - Link

Agli imprenditori che si lamentano rammento che dietro Valoritalia (che non è l'unico ODC ma sicuramente il più grande) si cela nient'altro che FEDERDOC, che a sua volta rappresenta i Consorzi i Tutela, che a loro volta rappresentano le imprese consorziate. Ricordo che un Consorzio di Tutela, per essere riconosciuto, necessità dell'adesione da parte di più della metà delle imprese presenti sul territorio, ovvero la maggior parte. Ricordo che le associazioni di categoria agricole (Confagricoltura, Coldiretti e CIA) sono rappresentazione stessa delle imprese. I piagnistei all'italiana, ahimé, spesso lasciano il tempo che trovano.

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gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

infatti, io mi lamento proprio per questa commistione che di fatto rappresenta un ennesimo conflitto di interessi. Tra controllore e controllato non vi devono essere legami neanche alla lontana, come succedeva con repressione frodi, che di fatto poi esiste ancora e ancora effettua i controlli in duplicato con valoritalia.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Tutto vero, ma permettemi di fare l'avvocato del diavolo. In ufficio conservo una "Galleria degli orrori" con un Brunello di Montalcino bianco di una nota grande azienda, un Brunello di un anno fatto a Pisa (come dichiarato in etichetta), un vino di uva fragola con etichetta regolare più altre simili amenità. Senza quei controlli quanti sgorbi come questi finirebbero sugli scaffali?

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gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

tutto vero, ma ci deve essere "proporzionalita'" sia nel tipo dei controlli sia nelle sanzioni, lo richiede la legge. Il vizio italico di attaccarsi alla virgola per poi non vedere l'illecito macroscopico e' tutto nei dettagli, come il diavolo.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Parole sante. Ma, dato per nostra disgrazia (e colpa) l'Italia è quella che è, purtroppo la domanda inevitabile in questo caso è; quale dei due mali è il peggiore?

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LA MONACESCA

circa 5 anni fa - Link

Sinceramente, udite udite, in qualità di produttore non sono del tutto d'accordo con quanto si scrive nell'articolo...la mia esperienza marchigiana mi dà un quadro ben diverso di collaborazione e buona volontà sia da parte di Valoreitalia che dall'ICQ locale. Inoltre per quello che leggo due appunti : perchè prima di realizzare un'etichetta non ci si informa su quale debbono essere le diciture corrette di legge , si stampa con grande leggerezza salvo poi lamentarsi delle vessazioni degli organi preposti al controllo? Inoltre, relativamente allo sbecco di tre litri su un registro di un prodotto, a me risulta che le differenze tra giacenze in cantina e carta del registro sono sanzionabili quando superano il 1,5% della massa totale e non m sembra un'eresia, chiaro che il caso suona strano perchè evidentemente la giacenza del prodotto in questione era intorno ai 230 litri

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Monacesca, tocchi un altro aspetto, non meno delicato, con le tue osservazioni. Il fatto che in questo, come in molti altri casi di organismi decentrati sul territorio, il comportamento sia di molto variabile da territorio a territorio. Nel mio piccolo ho pure seguito una tesi di laurea riguardante la differente applicazione della normativa "emissione fumi" tra provincie confinanti da parte dei due competenti organismi ARPA. Non mi sorprende che nel tuo caso vi sia un buon rapporto e una applicazione non ottusa della normativa. Dovrebbe essere di spinta perche' anche altrove il rapporto non sia alla maniera del film "Non ci resta che piangere". Ricordi, vero, il gabelliere sul ponte? Ci sono ancora uffici che si comportano cosi', oime' :)

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LA MONACESCA

circa 5 anni fa - Link

Ma sicuramente Paolo...ciò non toglie che se una cosa funziona bene perchè non sottolinearlo e perchè non sottolineare che talvolta la nostra categoria affronta con un pò troppa leggerezza certi aspetti legali (vedi etichettatura dei vini) salvo poi lamentarsi delle vessazioni dei preposti ai controlli ?

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Infatti, Monacesca, ho scritto sopra che il tuo esempio dovrebbe essere di spinta, di esempio, per instaurare un rapporto che non sia quello di suddito-barone.

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Romano

circa 5 anni fa - Link

Sono un ex ispettore del Servizio Repressione Frodi (quello di una volta, non di quello attuale) che, da molti anni, faccio il consulente per molte aziende vinicole in Sardegna. Pertanto ho un'esperienza diretta sia sull'operatività di Valoritalia e di altri enti di certificazione operanti in Sardegna (3 delle 4 CCIAA), oltre che dell'ICQRF. Dopo aver letto l'articolo ed i commenti, posso precisare che non è solo Valoritalia che spacchi il capello in quattro, ma anche l'ICQ e, consentitemelo, anche i consulenti di alcune GDO che si avvalgono di consulenti se vogliamo ancora più pignoli dei due citati organismi, anche perché, giustamente, non devono mettere in pericolo la GDO da sequestri e sanzioni anche da parte di ispettori pignoli ed a caccia di verbali per fare bella figura con le statistiche di fine anno. Intendo pertanto dire che: 1)le norme non vengono scritte da Valoritalia o dagli enti di certificazione, ma da parte delle Organizzazioni e, quindi, dagli stesi produttori. 2) il campo dell'etichettatura è in effetti il campo dove si emettono più non conformità di altre, proprio perchè è un settore molto complesso ed articolato e sempre in continuo cambiamento.Molte aziende non solo non si aggiornano, ma spesso mi accusano di essere eccessivamente pignolo, oppure non ascoltano i miei consigli o, per non avere dei pareri negativi per certe diciture "azzardate", preferiscono stampare etichette rischiando verbali. 3) Valoritalia e gli enti di certificazione, nell'ambito dei loro controlli, fanno semplicemente rispettare la normativa comunitaria e nazionale, oltre a quella dei singoli piani di controllo. 4) Devo purtroppo evidenziare che spesso volte manca il ruolo dei Consorzi e delle associazioni di Categoria che sono gli unici enti che possono fare azioni supporto delle aziende, nei confronti del legislatore comunitario e del legislatore italiano, spesso e volentieri più realista del re, inserendo nella legislazione italiana norme più restrittive di quelle comunitarie. 5) La situazione è sicuramente diversa da Regione e Regione e, per quanto riguarda la Sardegna, diverse aziende che producono delle DOC la cui certificazione è passata da Valoritalia alle CCIAA dicono che forse si stava meglio prima, soprattutto per le risposte immediate su prelievi e certificazioni, ed anche per cercare di risolvere con i produttori i dubbi normativi. 4) Gli enti di certificazione, a loro volta, sono soggetti ai controlli dell'ICQRF, che spesso richiede la segnalazione di difformità grave anche quando, per delle inezie, potrebbero essere difformità lieve. Purtroppo, da parte dei funzionari alle volte manca quel sano buonsenso che non li consideri come degli automi simili a dei computer, ma persone umane. Esempi ne abbiamo molti, a cominciare dai burocrati, ai funzionari delle stesse banche che hanno perso quel dialogo con il cliente, guidati solo, nei giudizi, dai freddi risultati di una macchina.

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