Sagrantino di Montefalco, I suppose

di Jacopo Cossater

Prima di tutto un inciso: questo è post che sulla carta sarebbe dovuto uscire diversi mesi fa. La prima degustazione organizzata con il preciso scopo di accendere i riflettori sulla denominazione umbra risale infatti alla scorsa primavera. Quello fu però un momento di confronto non definitivo cui seguì la decisione di aspettare e di tornare ad aprire gli stessi vini a distanza di un po’ di tempo. Un po’ per lasciar sedimentare alcune delle idee emerse durante il primo assaggio, un po’ per vedere quanto pochi mesi di bottiglia in più avrebbero potuto incidere sulle note di degustazione (non così tanto, in realtà).

Introduzione alla degustazione

La sensazione, ed è uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere questo post, è che in questi ultimi tempi Montefalco ed il suo Sagrantino si siano trovati in una posizione un po’ defilata rispetto a quelle che sono le conversazioni più mainstream. Se ne parla poco, o comunque meno di un tempo. E guardate, più ci penso più non riesco a farmene una ragione precisa. Se è vero infatti che fino a qualche anno fa era molto difficile parlare di un movimento omogeneo a causa delle tantissime cantine nate nei primi anni zero è anche vero che oggi quelle stesse aziende stanno trovando una propria logica produttiva ben precisa, fattore assolutamente positivo per tutto il territorio. Ecco, territorio. Il punto è tutto qui, è infatti davvero possibile parlare di differenze territoriali a Montefalco? O è meglio, più prudentemente, parlare dei produttori e dei rispettivi stili? Provando ad assaggiare diversi Sagrantino alla cieca ed ordinando i bicchieri in base alle diverse aree di provenienza appare evidente un’oggettiva difficoltà nel trovare tratti comuni, sembianze che possano riportare questo o quell’assaggio ad una determinata posizione geografica. Cosa, questa, che permette di guardare alla denominazione come ad un tutt’uno con uno sguardo di rara ampiezza.

La degustazione

Il disciplinare di produzione (qui il testo completo, apre pdf) prevede che tra maturazione ed affinamento il Sagrantino di Montefalco non possa essere commercializzato prima di tre anni a partire dal gennaio successivo alla vendemmia. Tuttavia sono molte le cantine che preferiscono aspettare ancora, cosa che porta ad avere sul mercato sempre e comunque almeno due differenti annate (affiancate da pochissime altre cantine con millesimi anche più vecchi). In questo caso la degustazione ha visto protagonisti la 2007 e la 2008, assaggiate come detto in due differenti momenti, sempre alla cieca.

DA BERE E DI CUI GODERE

Adanti “Arquata” 2007 – Ammaliante anche dal colore, spicca per un ventaglio di profumi caldi, accoglienti ed invitanti. Succoso e caratterizzato da una trama tannica mai invasiva ed anzi perfettamente integrata all’assaggio è Sagrantino meravigliosamente spontaneo nell’esprimere la sua naturale profondità.

Antonelli 2008 – Elegante e raffinato, questo millesimo di Filippo Antonelli si inserisce di diritto tra i più bei Sagrantino di San Marco mai assaggiati. Stupisce per la perfetta integrazione tra tannicità e freschezza, un equilibrio che si trasforma in slancio e che chiude con lo stessa finezza con cui era iniziato. Vibrante.

Paolo Bea “Vigna Pagliaro” 2008 – Assaggio che è uscito sulla distanza, continuando a crescere con il passare delle ore. Scuro e sfaccettato, è certamente paradigmatico nell’esprimere un profilo olfattivo tanto definito quanto invitante ed accogliente. In bocca stupisce per la morbidezza di una trama tannica perfettamente integrata ad un assaggio gratificante come pochi altri, che invita continuamente a tornare sul bicchiere. Meraviglioso.

Tenuta Bellafonte 2008 – Alla prima uscita, anche se con solo poche migliaia di bottiglie, il Sagrantino di Peter Heilbron dimostra di aver già raggiunto una profondità non comune. Si tratta infatti di assaggio fresco, definito, che sicuramente ambisce ad una certa eleganza e la cui trama tannica risulta tanto evidente quanto ben proporzionata.

Arnaldo Caprai “Collepiano” 2008 – Profondo e complesso, giocato su note scure il cui ruolo del frutto, in confettura, appare in secondo piano. In bocca è appagante, equilibrato, potente. Tutte caratteristiche definite, ben ancorate ad un binario che le trasporta fino ad una chiusura di grande pulizia. Inconfondibile e buonissimo.

Tenuta Castelbuono 2007 – La famiglia Lunelli è atterrata a Montefalco con le idee chiare, e questo Sagrantino lo dimostra. È scuro, autunnale, una traccia balsamica fa da sottofondo ad un frutto mai invasivo, vagamente passito. In bocca poi conferma questa sua anima austera nonostante un certo calore che sembra fare capolino durante l’assaggio. Dall’animo nobile, chiude con un finale piuttosto elegante.

Fattoria Colsanto 2008 – Un Sagrantino certamente sui generis, quello della famiglia friulana Livon. Con quel colore così scarico e con quel profilo olfattivo così fresco, aereo ed anche (sorpresa) floreale. A quei profumi così fragranti segue un assaggio elegante e di ampio respiro, completamente diverso per peso specifico rispetto agli altri vini in degustazione. Appagante e di gran beva, una vera sorpresa.

Fratelli Pardi 2008 – I Sagrantino che escono dalla cantina di Montefalco della famiglia Pardi sono sempre più buoni, così misurati ed eleganti. Questo 2008 stupisce per una certa vocazione mediterranea, in particolare all’olfatto, e per il suo straordinario equilibrio. Potente ed elegante al tempo stesso, è uno di quelli da bere a sorsate generose.

SARANNO GRANDI

Milziade Antano 2008 – Piuttosto concentrato, ancora un po’ verde e certamente molto austero. In fondo però si intravede un’anima nobile, come se davvero fosse solo una questione di tempo. In bocca è “tosto”, ha stoffa da vendere ed un tannino che scalpita. Richiede concentrazione ed attesa, no pain no gain.

Arnaldo Caprai “25 Anni” 2008 – Elegantissimo e scuro, esprime un’ampiezza ancora misurata, in particolare se confrontato al cugino “Collepiano”. È potente -certo- ma al tempo stesso è complesso, in particolare stupisce per la definizione del gusto che lascia dietro di sé. Sarà il tempo a darci una risposta, ma questo è certamente un “25 Anni” di incredibile stoffa, forse tra i più grandi di sempre.

TUTTI GLI ALTRI

Paolo Bea “Vigna Pagliaro” 2007 – Appagante e piacevole, una certa maturità del frutto introduce ad un assaggio in cui il tannino sembra perfettamente integrato e da cui emerge una certa idea di calore. Chiude con grande coerenza, con la stessa complessità con cui era iniziato.

Le Cimate 2008 – Assaggio disteso, molto piacevole nel coniugare una certa freschezza ad un corpo mai invasivo. Bello anche il ritorno del frutto sul finale, lo impreziosisce di eleganza.

Lungarotti 2008 – Bello, con questo frutto così preciso ed espressivo. In bocca poi è equilibrato, bilanciato, mai stanco. Sul finale paga qualcosa in termini di slancio gustativo rimanendo però Sagrantino molto piacevole.

Omero Moretti 2007 – Dal profilo olfattivo interessante ed originale, con note quasi affumicate che affiancano un frutto molto maturo, stupisce in particolare per la sua intensità. Un’importante nota di calore lo accompagna lungo tutto l’assaggio, piacevole e ben bilanciato.

Perticaia 2007 – Una traccia balsamica, anche di liquirizia, accompagna profumi fruttati che tendono verso una certa dolcezza, lontanamente vanigliata. Un Sagrantino ben definito, la cui trama tannica tende ad asciugare a scapito di un certo allungo.

Romanelli 2008 – Molto frutto per un assaggio fresco e profondo. Una certa complessità si affianca ad una trama tannica importante ma ben definita prima di una chiusura appena asciutta.

Scacciadiavoli 2007 – Concentrato e poliedrico, da cui emerge un terziario ben misurato. In bocca perde qualcosa in termini di allungo, tornando però in modo didascalico su quel frutto maturo che ne caratterizzava i profumi.

Spacchetti “Colle Ciocco” 2007 – Abbastanza elegante, con quei profumi che riescono ad esprimere tutta la tipicità della tipologia. In bocca si avverte un certo calore, ma è elemento che non stona e che anzi sembra aumentarne la tonalità.

In degustazione anche: Di Filippo 2008, Novelli 2007, Romanelli 2007, Terre de la Custodia 2007, Tudernum “Fidenzio” 2007.

Quindi

La primissima sensazione, ampiamente confermata anche dal successivo assaggio, è stata quella relativa all’andamento stagionale e alla sensazione di un’uva, il sagrantino, che riesce a regalare vini più vibranti in annate generalmente più fresche. È il caso della vendemmia targata 2008 (millesimo che anche il Consorzio ha premiato con cinque stelle, il massimo): i Sagrantino di Montefalco in degustazione hanno dimostrato forza ma al tempo stesso finezza, un tannino ben integrato, in generale un’idea di eleganza ben definita. Vini caratterizzati da uno slancio praticamente impossibile da trovare nei 2007 (millesimo valutato forse troppo generosamente dallo stesso Consorzio con quattro stelle). Poi, come già detto, il dubbio che a fare davvero la differenza non sia tanto la zona di provenienza (mi riferisco in particolare alle diverse aree geografiche di Bevagna, di Montefalco, di Bastardo, etc.) quanto la capacità e la consapevolezza di ogni produttore. La sua sensibilità in campagna prima ed in cantina poi. O, ancor meglio, la sua personale idea di Sagrantino. Tante le conferme -era prevedibile- e qualche sorpresa, a dimostrazione di una denominazione nel complesso piuttosto vivace. E poi la sensazione che in fondo non sia solo una questione di affinamento in bottiglia. Se ne è parlato tanto, ricordate? Tutta colpa di questa tannicità così violenta, nel peggiore dei casi sgraziata. La necessità a detta di molti di aspettarlo, di affinarlo in bottiglia ancora ed ancora cercando una sorta di naturale assestamento. Ma ancora, impossibile parlarne genericamente: dipende dal produttore. Perchè, sorpresa, assaggiando questi 2008 ci si è imbattuti in bicchieri particolarmente equilibrati, bicchieri nei quali il tannino è già oggi ben integrato, fine e piacevole in particolare se contestualizzato alla struttura che lo circonda. Una degustazione che quindi nel cercare eventuali differenze territoriali si è ritrovata ad accendere i riflettori sulle singole peculiarità dei produttori.

Ma non è tutto. A partire da venerdì e fino a lunedì 23 settembre Montefalco ospiterà infatti il consueto appuntamento con Enologica, rassegna interamente dedicata al Sagrantino. Tante le degustazioni, i convegni, le visite in cantina. Aspettatevi ulteriori aggiornamenti.

Questo post non sarebbe stato possibile se non grazie alla straordinaria disponibilità del Consorzio Tutela Vini Montefalco ed in particolare alla gentilezza di Maruska Passeri. Ai produttori che hanno poi messo a disposizione le bottiglie un altrettanto grande e sentito ringraziamento.

Immagini: Consorzio Tutela Vini Montefalco.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

14 Commenti

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Daniele R.

circa 5 anni fa - Link

E Tabarrini? Il suo CAMPO ALLA CERQUA è il più grande sagrantino da me assaggiato.

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Marco

circa 5 anni fa - Link

forse non era tra i presenti in degustazione, ma non posso non notare l'assenza di Tabarrini...

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Jacopo Cossater

circa 5 anni fa - Link

È presto detto. Per recuperare le bottiglie mi sono volutamente interfacciato solo con il Consorzio, di cui Tabarrini non fa parte. Così facendo sapevo che sarebbero venuti a mancare alcuni vini di assoluto spessore, tra cui i suoi, ma vale quanto lasciato intendere nel post: questa voleva essere una panoramica sul territorio e sulle annate, a prescindere dai produttori in degustazione.

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Marco

circa 5 anni fa - Link

grazie!

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MG

circa 5 anni fa - Link

Grazie per la spiegazione. Per curiosita', sai perche' sono fuori dal Consorzio? Comunque d'accordissimo che il Sagrantino dovrebbe avere piu' visibilita'.

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Jacopo Cossater

circa 5 anni fa - Link

Purtroppo no, non di preciso almeno.

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MG

circa 5 anni fa - Link

peccato non ci sia stato anche Tabarrini, mi sarebbe interessato sapere dove li metti, visto che han ben 3 "cru"

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Mattia

circa 5 anni fa - Link

Non sono d'accordo su Milziade Antano. Molto più Sagrantino di quanto non lo sia Antonelli.

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Jacopo Cossater

circa 5 anni fa - Link

Nessuno dei due lo definirei più "Sagrantino" dell'altro. Mi sembra di aver però rilevato una maggiore chiusura tannica in quello di Antano, e non è la prima volta. Anzi, direi che mi sembra un po' un suo timbro, ed infatti i suoi sono vini che sulla distanza escono magnificamente.

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silvana biasutti

circa 5 anni fa - Link

Complimenti per la scelta fotografica di apertura. Non sono un'addetta né una conoscitrice. Però bevo e la foto mi ha fatto venire voglia di assaggiare il Sagrantino. Guarda un po' che scherzi fa - a volte - un bel paesaggio... detto da una che non vive certamente nel brutto.

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Jacopo Cossater

circa 5 anni fa - Link

Grazie Silvana.

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lorenzo72

circa 5 anni fa - Link

bella panoramica per noi cuori umbri.mi fa piacere vedere segnalato e comunque apprezzato da te il 2007 colle ciocco che ho in cantina.da piccolo ad oggi mi hanno formato il gusto per quanto riguarda l'olio,quindi non ho potuto che seguirli con affetto da quando producono anche vino.

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