Riccardo Baldi. Il Verdicchio ha il suo golden boy

Riccardo Baldi. Il Verdicchio ha il suo golden boy

di Giovanni Corazzol

Si ritorna dall’annuale pellegrinaggio a Loreto Aprutino. Nel bagagliaio manzonianamente sbatacchiano Trebbiano, Cerasuolo e Montepulciano, intrufolati in un’armata Brancaleone di contenitori dalle molte fogge e dai molti colori. Sulla cima del colle, sotto al castello in mattoni, da una porta aperta su scalette medievali, si son scambiate voci con gente venuta da ogni dove per infilar cannette in dame e damigiane. S’è intrecciato sapienza con vinai, s’è ardito parole con personaggi noti, s’è fatta stretta di mano una conoscenza elettronica.

Si viaggia giocherellando col retaggio prandiale di un trebbiano d’abruzzo del 2007, ammettendo con villana ritrosia la giustezza della vulgata trasversale: il trebbiano embouteillée di Valentini del 2007 è vino grande.

L’auto reclama tappe che non si annotano in fasulle moleskine d’accatto. Mette la freccia ad Ancona Nord, prende la ss 76 per Roma, fiancheggia l’agonistica Jesi di ciuffi pallonari o schermitrici tutte pedana, ostetricia e antipatia, e infine semicerchia tornanti fino a Staffolo, duemila anime, quindici produttori di verdicchio.

A Staffolo c’è Riccardo Baldi, ventitré anni, pantaloni giallo Dortmund, bei sorrisi e parlata svelta abbinata a volteggiar di mani. Viene considerato il golden boy del Verdicchio dei Castelli di Jesi senza avere – ai severi occhi del bolso e cinico redattore del testo – l’antipatia brufolosa del secchione da banco in prima fila o la falsa modestia di un mezzosangue babbano.

L’azienda di circa sei ettari e mezzo convertiti alla biodinamica sotto lo sguardo di Lucio Canestrari ed il lavoro in cantina di Umberto Trombelli, si chiama La Staffa, toponomastico richiamo a leggende fondative del paese. Dalla nuova cantina in Contrada Castellaretta escono circa ventottomila bottiglie: oltre al verdicchio classico La Staffa (quindicimila) e classico superiore Rincrocca (cinquemila), viene prodotto un IGT Marche Rosso da uve Montepulciano chiamato Rubinia (tremila).

Il verdicchio classico superiore Rincrocca (circa 15 euro in enoteca) proviene da una vigna impiantata nel 1972 il cui clone genera grappoli particolarmente grossi e compatti. Il Rincrocca 2011 affinato sei/otto mesi in cemento, è un vino con profumi lievi e fini con note leggermente mentolate e di camomilla a cui  si aggiungono lentamente i sentori tipici del varietale, inizialmente non così riconoscibili. In bocca l’attacco è lieve, ma si allarga presto con bella profondità, buon corpo ed una certa grassezza ben equilibrata da freschezza e netta sapidità. E’ un vino di quattordici gradi con un piccolo residuo zuccherino ben sorretto da una spina acida che rende equilibrata la beva. Il 2010 – assaggiato alla Grotta del frate davanti ad un piatto di cordoncini (anch’essi) del frate – marca ulteriormente questo carattere divertendo assai nel contrasto tra dolce, salato e acido.

Il verdicchio classico La Staffa (sui 9 euro in enoteca) proviene invece da vigne più giovani piantate tra il 1995 ed il 2005, vede solo acciaio ed assomiglia più del fratello maggiore allo stilema tradizionale. Al naso spicca la pietra focaia, il fieno, in bocca la sapidità prevale senza però umiliare il frutto ben presente, la chiusura è molto fresca e netta.

Più complesso il Rincrocca, più dritto il La Staffa, comunque due gran bei vini. Prima di ripartire si contempla il paesaggio dal balcone di Staffolo, si vede tutto fino al mare, prima giallo di girasole, poi azzurro di adriatico. Si saluta vietando l’ascolto del corregionale Giovanni Allevi e si riparte, l’auto reclama altre tappe. Nel bagagliaio manzonianamente ora sbatacchia pure del verdicchio.

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

6 Commenti

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spirito

circa 6 anni fa - Link

Ottimi vini quelli de La Staffa come rapporto qualità prezzo, anche se io ricordo un verdicchio se non sbaglio di nome Ganimede affinato in legno veramente buono.

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Giovanni Corazzol

circa 6 anni fa - Link

il Ganimede mi risulta non venga più prodotto. da due anni escono solo i tre vini citati nel pezzo.

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OsteRobi

circa 6 anni fa - Link

Grande Giovanni!! pero' un appunto..le keykeg nn le hai menzionate!! :) Ci vediamo domani.. Grazie

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Gabriele

circa 6 anni fa - Link

Il Rincrocca fu l'unica bottiglia che comprai a Terroir vno quest'anno. Gran bel verdicchio.

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Francesco Romanazzi

circa 6 anni fa - Link

Giovanni, non ho mai assaggiato i vini della Staffa, e non ti conosco, ma chi vieta l'ascolto di Allevi non può che essere una persona affidabile. Inoltre diversi marchigiani autorevoli mi hanno parlato bene di questa azienda, lancio loro un invito ad intervenire. Saluti.

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Michela Pallonari

circa 6 anni fa - Link

Sono marchigiana mi piace la buona musica..anzi è una buona parte del mio lavoro e l'ottimo vino fatto soprattutto dagli amici come Riccardo e proprio per tutto questo non ascolto Allevi...ma detto tra noi quest'ultimo che lavoro fa'?

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