Retrospettiva di grandissimi Barolo 1989: per molti ma non per tutti

Retrospettiva di grandissimi Barolo 1989: per molti ma non per tutti

di Francesco Oddenino

Nella filastrocca delle grandi annate che ci insegnano da piccoli qui in Langa (’58, ’61, ’64, ’71, ’78, ’85, ’89, ’90) – da imparare rigorosamente prima delle tabelline – la 1989 è avvolta in una specie di mito. Soppiantata e quasi schifata all’uscita dalla bellezza sexy e debordante della ’90, ha guadagnato sul campo posizioni in graduatoria, degustazione dopo degustazione, diventando per alcuni la migliore annata mai fatta in questo fazzoletto di terra.

L’ennesima conferma di questo dogma c’è stata qualche weekend fa in quel di Parma, dove un manipolo di temerari si è riunito per bere il meglio del millesimo, spaziando tra ex modernisti, ex tradizionalisti, neo tradizionalisti, neo modernisti e compagnia cantante.

 

Questi i vini bevuti:

Barolo Riserva selezionata delle Brunate 1989, Giuseppe Rinaldi
Primo bicchiere e si parte col botto: inizia polveroso, tira fuori al naso subito un gran balsamico, quasi canforato, poi di dispiega su note fruttate ancora presenti, pepe rosa, vegetale e terroso. Si concede splendidamente per cinque minuti, pieno in bocca, con un tannino oramai a punto, estratto e lungo. Dopo cinque minuti si richiude, la bocca vira al metallico, la frutta sparisce e il naso si incupisce e tramonta in fretta. Peccato, ma quella sveltina di cinque minuti è stata proprio bella. 92/100

Barolo 1989, Bartolo Mascarello
Si sente appena versata una maggiore evoluzione, con note di curry e scorza di arancia secca. Ogni tanto capita che dopo alcuni minuti questa specie di ossidazione sparisca ma non è questo il caso; dopo averci fatto sperare con qualche sentore di cenere e di mentuccia, esce il marsalato in tutta la sua potenza. La bocca è leggermente più giovane del naso, ma alla fine la bottiglia non può essere giudicabile. SV

Barolo Cannubi Boschis 1989, Luciano Sandrone
Nella radicata mentalità enotalebana, iper tradizionalista, mangiamortista, Luciano Sandrone e i suoi vini sono da sempre considerati alla stregua del diavolo. Ora mi rendo conto del motivo, dopo l’ennesima (dis)conferma di questa bottiglia: è possibile coniugare un grande Barolo con una scuola di vinificazione più moderna, tecnica e precisa, senza perdere l’eleganza della terziarizzazione del nebbiolo, anzi aggiungendo sostanza e ampiezza. Forse il diavolo è tentatore, perché in questo tipo di bottiglie vacilla il dogma per il quale solo il grande Barolo tradizionale possa ben invecchiare. Parte subito sul floreale, prima appassito, prendendo via via più definizione si pulisce, lasciando spazio solo in fase di assestamento a cannella e anice, per poi esprimere al naso tutta la potenza e il calore dei Cannubi. L’acidità in bocca è sempre viva e pulita, il vino mantiene una sensazione di energia residua ancora da sviluppare, nel contesto di un naso più espresso, più convesso rispetto alla media degli altri Barolo ’89. In bocca, da buon Cannubi, non allunga e rimane di media lunghezza ma pulizia estrema e definizione sono da podio. 94/100

Barolo Sorì Ginestra 1989, Conterno Fantino
La prima snasata fa capire che in quel periodo tanti produttori, in cerca di visibilità e di un posto al sole, abbiano forse esagerato con le spinte in vinificazione. È questo il caso, con sentori di barrique ancora ben presenti ed evidenti. Non che il vino sia malfatto, tutt’altro: il naso è floreale, dolce, ancora fruttato. Note vegetali lo arricchiscono, ma il legno è ben presente in ogni fase degustativa, con il tropicale che esce al naso e un tannino che chiude polveroso in bocca. In una sera a cena da solo me lo sarei bevuto con gusto, ma in effetti stasera sconta il fatto di essere più internazionale e meno Barolo degli altri. 87/100

Barolo Ciabot Mentin Ginestra 1989, Domenico Clerico
Al naso è una via di mezzo tra i due vini precedenti, si sente ancora un po’ di legno, ma anche sentori più nobili di mentuccia, che vira sull’After Eight, per poi finire sul fondo di caffè. Tutto però viene chiuso in fretta dall’ossidazione che prende il sopravvento abbastanza in fretta, lasciando un fondo di alcol al naso, e chiudendo sul metallico una bocca che in una certa fase aveva anche raggiunto una bella dolcezza. Da stappature meno recenti lo ricordavo più vivo, quindi magari la bottiglia non era al 100%. 85/100

Barolo Riserva Granbussia 1989, Aldo Conterno
Il Granbussia degli anni ’80 è una certezza, ogni bottiglia è la copia della precedente magari bevuta anni prima, il vino rimane immutato nella sua algida nobiltà. Il tempo non passa quindi per questo nobile di Langa, figlio di una visione più tradizionale e meno interventista (in cantina) di ora. Il naso è splendido tra la menta, il balsamico fresco, qualche nota vegetale ma tutto in un contesto di frutto ancora vivo e dolce. Minerale, forse per la prima volta in questa degustazione, con una bella presa in bocca, largo e intenso, non lunghissimo ma pieno di vigore. Bottiglia che non tradisce mai, durerà ancora 20 anni tranquillamente ma rimane la sensazione di qualcosa che poteva dispiegarsi ma non lo ha ancora fatto e forse non lo farà mai. 95/100

Barolo Cascina Francia 1989, Giacomo Conterno
In tanti si chiedono come mai non sia mai uscito il Monfortino in una grande annata come l’89 e spesso i detrattori ignoranti di Conterno dicono che sia riuscito a cannare la grande annata. In realtà nell’89 una pesante grandinata prese la vigna di Cascina Francia distruggendo il 90% dell’uva. Giacomo Conterno salvò solo una piccola parte della produzione, imbottigliando 2/3000 bottiglie di Barolo “base”. Forse per la prima volta in questa degustazione il terroir viene fuori con forza, il marino salmastro di Serralunga apre il naso, ben presente, seguito dalle classiche note vegetali e fresche del Cascina Francia. Forse in questo caso ancora più fresche e più vegetali vista una forse minore maturazione complessiva. Il vino è ancora integro, vivo, con un profilo molto freddo al naso ed una bocca ancora non del tutto espressa. Sicuramente l’annata è minore per questo vino, ma i grandi vini nelle annate minori rimangono sempre grandi. 94/100

Barolo Cerequio 1989 Marengo Marenda
Mannaggia! Peccato, un vero peccato. Un vino che non esiste più, assorbito insieme alle vigne in una grande azienda di Langa, fatto da un vinificatore dalla mano fatata, che nonostante fosse solo un dipendente di una famiglia di proprietari lontani ci teneva, si prendeva dei rischi spingendo per raggiungere il massimo della qualità. I Cerequio di Marco Ferrero (l’enologo tuttofare della cantina) sono i più grandi vini mai fatti a La Morra. Emblema di un tempo che non c’è più, di qualcosa che qui in Langa forse ci sta lasciando, della bellezza artigiana autodidatta, dell’orgoglio di chi amava il proprio lavoro, di chi faceva grandissimi vini ottenendo grandezza per sottrazione, raggiungendo il massimo con la semplicità. A parte la riduzione iniziale che sparisce in fretta, il naso è una sinfonia di floreale fresco e secco, con una dolcezza di frutto e di spezie quasi golosa, la bocca è dolcissima, il tannino è vivo così come l’acidità. Un hint vegetale rinfresca e allunga, la bocca rimane prensile, lunga e larga. Un grande Nebbiolo insomma, con tanta vita davanti. 97/100

Barolo Falletto di Serralunga d’Alba 1989 Riserva, Bruno Giacosa
Ci risiamo! È la quarta bottiglia che bevo di questo vino ed è la quarta bottiglia (da provenienze diverse) pesantemente ossidata. Immagino sia una partita di tappi sbiancati o dalla pessima tenuta, anche perché di Santo Stefano ’89 e Collina Rionda ’89 delle stesse provenienze ne ho bevuti tanti con molta soddisfazione. SV

Barolo Monprivato 1989 Giuseppe Mascarello
Tutte le volte che incrocio questa bottiglia per me è sempre festa. Perché il Monprivato 1989 è l’essenza del nebbiolo maschio. Perché il Monprivato 1989 è tutto ciò che si può chiedere ad un Grande Barolo Tradizionale in grande annata fredda: mineralità piccante, mascolinità, fittezza, intensità, definizione, pulizia. Bocca di enorme potenza e leggerezza, è un monello sfrontato che non vuole invecchiare, che se ne frega dei decenni che passano. Immutato e freschissimo, è un vino che ci seppellirà. È forse l’unico vino (insieme al Monprivato 1970) per cui sarei disposto a spendere qualsiasi cifra per comprare delle bottiglie ben conservate. Non sarà mai un vino da 100 punti perchè manca alla fine di una dolcezza riequilibrativa, ma sfido chiunque a non rimanerne ammaliato. 98/100

Barolo Arborina 1989 Elio Altare
Venire dopo il Monprivato ’89 non è mai facile ma questa bottiglia ha visto tempi migliori: il vino infatti è duro, astringente, anche legnoso, già rovinato da un ossidazione presente. Non morto ma morente. SV

Dopo questa degustazione le certezze relative all’annata rimangono immutate:

–        il Monprivato 89 spacca
–        Cascina Francia, Cerequio, Granbussia non sono così lontani
–        l’annata ’89 è più un’annata da nebbiolo che da terroir
–        i modernisti all’epoca rischiavano tanto, ogni tanto il rischio pagava, ma spesso tanti vini sono rimasti sovradosati, estremizzati e invecchiano male (ma non tutti)
–        tappo happens
–        per me, la migliore annata mai fatta in Langa non è l’89 ma il ’78. Ne riparleremo.

19 Commenti

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amedeo

circa 9 mesi fa - Link

http://www.intravino.com/grande-notizia/vedendo-barolo-boys-penso-a-mio-padre-marco-ferrero-e-a-come-davvero-e-andata-a-finire-quella-storia/ La storia di Marengo Marenda e del Cerequio '89 è scritta qui, in questo pezzo ispirato e illuminante. Una storia che non si dimentica.

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luis

circa 9 mesi fa - Link

Tre brevi considerazioni: - su 11 bottiglie, 3 sono da lavandino ed un quarta (Rinaldi) ha vita brevissima nel bicchiere. Una percentuale inaccettabile (anche dopo oltre 20 anni dall'imbottigliamento) su vini di questo pregio e costo; - l'uso spregiudicato del legno non ha ancora finito di fare danni; - a queste serate non mi invitate mai!

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Francesco Oddenino

circa 9 mesi fa - Link

considera che per le annate 89/90ci furonoo molte partite di tappi in Langa sbiancate con il perossido che hanno prodotto trasversalmente una marea di vini ossidati. Concordo anche io che 3 bottiglie da lavandino sono troppe, ma qui secondo me era piu' un problema di tappo/conservazione che di vino in se'

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luis

circa 9 mesi fa - Link

Anch'io immagino si sia trattato essenzialmente di un problema di tappi. Ciò non toglie che se spendo 80-90 euro (facendo una media approssimativa) per una bottiglia di un grande barolo, la conservo gelosamente in cantina per 20 anni, e quando la stappo il vino è irrimediabilmente ossidato, poco mi importa che il produttore è stato poco avveduto nell'acquisto dei tappi: sai che giramento di ... Ma qui si aprirebbe l'enorme capitolo sulle chiusure alternative e non mi sembra questo l'argomento trattato. Grazie comunque per le descrizioni dei vini, che vanno nella sostanza senza troppi voli pindarici da sommelier.

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Cardellino73

circa 9 mesi fa - Link

Luis, concordo pienamente con quanto commenti. E' inammissibile che il 27% del campione, dopo "soli" 20 anni, sia imbevibile. Si raggiunge il 36% del campione considerando anche Rinaldi ("una sveltina di 5 minuti" è troppo breve). Ma il Barolo, e soprattutto questi Barolo, non hanno una longevità stimata di 40/50 anni? Qui non siamo neanche alla metà. Io amo la poesia del sughero, me se questi sono i risultati cambiamo approccio.

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Francesco Garzon

circa 9 mesi fa - Link

Degustazione scorrevole e coinvolgente, letta con immedesimazione, mi figuravo di essere li, quasi vedevo scorrere l'alternarsi delle bottiglie, percepivo gli aromi dei vini e i tempi delle loro persistenze. Ed ho pensato maledizione !!!, al presentarsi della defaillance della bottiglia di turno. Prezioso anche per chi non può provarle ma vuole capire e carpire, rubando con gli occhi. Mi interessava avere un'indicazione sul servizio di questi vini, (generalmente taciuto perchè probabilmente ritenuto troppo rutinario), apertura, eventuale decantazione o immediato servizio nei calici, attese? Grazie

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Marco

circa 9 mesi fa - Link

Una domanda: che ossigenazione è stata data ai vini prima di berli? Ho letto che la decantazione è pericolosa per vini così vecchi, d'altra parte credo che soprattutto il nebbiolo abbia bisogno di molto tempo per dare il massimo, quindi quale è la soluzione che avete adottato o che si adotta in questi casi? PS: invidia!

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Ale

circa 9 mesi fa - Link

io credo che il problema sia più che altro offrire una superficie di contatto vino-ossigeno troppo grande ma aprire la bottiglia qualche ora (direi 3/4 ore) prima di berla vada fatto, sbaglio?

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Francesco Oddenino

circa 9 mesi fa - Link

Non ero io il padrone di casa, le bottiglie sono semplicemente state stappate un paio di ore senza altre "manovre". (es scolmature, double decanting, decanter vari...). Io mi trovo bene con il double decanting: se devo fare una degustazione a pranzo la mattina presto stappo, sposto velocemente il liquido senza fondo in un contenitore a parte, butto via (in teoria, magari me lo bevo) il fondo, lavo velocemente la bottiglia con acqua, ci rimetto il vino dentro e ritappo. In questo modo arrivi a tavola a pranzo con un ossigenazione giusta e puoi servire le bottiglie senza patemi del fondo. il bicchiere completa il resto

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Sir. P

circa 9 mesi fa - Link

Mi accodo ai complimenti, sembra davvero di essere li con voi a bere. Per me la migliore annata in langa è la 78 se escludiamo dal campionato la 96 ;-)

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vinogodi

circa 9 mesi fa - Link

..le annate migliori in Langa in generale, che io ricordi , sono la 1922 , 1931, 1947 , 1961 e 1971 e in certe zone la 1978 e 1985. Recentemente la 1996 , la 2004 e per quel che sta producendo in alcune punte (Monfortino, Crichet Pajé , CàD'Morissio) anche la 2006 . Di queste elencate ho bevuto parecchio e con grandissima soddisfazione (anche recente) . Recentissimamente un Enrico Serafino 1947 , Monfortino 1947 e Borgogno Riserva 1947 hanno mostrato irreale integrità e vertice assoluto qualitativo tanto da reputarla , personalmente , l'annata "della storia" langarola . Annate considerate solo "buone " , causa durezza eccessiva all'uscita, si stanno rivelando magnifiche , come 1958 - 1967 - 1970 (soprattutto a Barbaresco) - 1982 - lo stesso 1989 (se conservato a dovere) 1999 e 2001 . Qualche delusione su annate celebrate (in termini di scontata rilassatezza) come 1990 e 1997

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vinogodi

circa 9 mesi fa - Link

...ah ... il mitico 1964 a fasi alterne ...

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Ale

circa 9 mesi fa - Link

ah ecco!

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Max Cochetti

circa 9 mesi fa - Link

Complimenti. Belle descrizione, chiare ed immediate. E grandi vini. Sul 47 e 58 do pienamente ragione a Vinogodi. Stappato delle vecchiette di Borgogno e Conterno negli ultimi 5 anni ed erano da cappottarsi

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Montosoli

circa 9 mesi fa - Link

Eccellente lavoro...Grazie ! Speriamo che simili report arrivino in futuro...

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Francesco Sarri

circa 9 mesi fa - Link

Bella bevuta !!! Grandi vini !!! sono storia, piacere e chissà futuro, almeno io vorrei fosse così. Lieto di aver conservato 2 bottiglie per ognuno dei primi tre classificati, condivido in toto anche la classifica. Il Monprivato 89 ha la purezza cristallina e splendente di un diamante. MI spiace di non aver mai bevuto la riionda 89 di Giacosa ... ci sarebbe stata bene anche in questa bevuta

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Francesco Annibali

circa 9 mesi fa - Link

Non trovo correlazione tra descrizione e punteggio in Rinaldi. Ma soprattutto: 4 vini su 11, credo perfettamente conservati, di annata a ***** se ce n'è una, di produttori super, andati? Una débâcle, no?

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Tommaso Armano

circa 4 mesi fa - Link

Buongiorno, sarebbe utile a mio avviso poter conoscere le modalità di conservazione delle bottiglie degustate. Mi sembra, da puro neofita sulla questione, che senza questo dettaglio tutti le elucubrazioni in merito lascino un po' il tempo che trovano. Posizione bottiglie, luce, temperatura, umidità? Grazie

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Tommaso Armano

circa 4 mesi fa - Link

Anche se talvolta debbo ammettere che la conservazione è un parametro relativo. Esperienza dicembre 2015 stappato con il Cavalier Accomasso un suo barolo 1978 (senza etichetta quindi non saprei dire se rocche o rocchette) tenuto nel sottoscala, sì al buio ma mi ha detto che lì d'estate a 25 gradi arriva tranquillamente, semplicemente favoloso, subito pronto, una minima roteazione del calice e quella quasi impercettibile punta ossidativa e di zolfo subito scomparsa. Colore anche vivo e limpido, nessuna nota aranciata nè mattonata. Subito sentori terziari, un po' terroso ma senza dubbio ancora un gran bel giovanotto. Io sulla diatriba modalità conservazione getto la spugna, è stato per me oggetto di disquisizione con enotecari, produttori, gente che ha speso 7.000 euro per coibentare la cantina con polistirene estruso e avere 18 gradi d' estate, non sono mai giunto a certezze in merito.

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