Quintarelli, un anno dopo

di Gianpaolo Giacobbo

E’ passato poco più di un anno da quando Giuseppe Quintarelli ci ha lasciati, ma del Maestro dell’Amarone rimane qualcosa di grande. Quando si parla di Valpolicella si tende a dividersi tra i modernisti e i tradizionalisti, con gli inevitabili contrasti tra le due fazioni. Quintarelli sembra segnare il passo senza schieramenti ma rappresentando un esempio grandissimo di ciò che questo territorio può donare. Un luogo magico incastonato tra il lago di Garda, la pianura padana, le alte vette a nord dove la cultura del vino lascia un’impronta precisa.

A casa Quintarelli con il nipote Francesco che porta avanti fedele la tradizione, assaggio tutta la linea con le nuove annate nella cantina nel sotterraneo lì dove, qualche anno fa, mi accoglieva in un religioso silenzio il “Bepi” più famoso del mondo. Il nipote Francesco assomiglia davvero molto al nonno, nella gestualità, nel rispetto del vino e mi piace pensare che ciò che Giuseppe Quintarelli ha costruito con tanta passione e determinazione possa essere ora in mani sicure. La luce è soffusa, i rumori sono lontani e ancora una volta mi faccio cogliere da una profonda emozione pur essendo oramai “di casa”.

Bianco Secco 2011. Forse tra i meno conosciuti dei vini di Quintarelli è un bianco prodotto in acciaio a base di Garganega, Trebbiano, Chardonnay, Sauvignon e Saorin, un vitigno autoctono. E’ un vino di estrema naturalezza e piacevolezza, fresco e molto bevibile dal finale persistente e delicato.

Primofiore 2009. Anche questo vino di solito rimane in sordina. Uvaggio di 50% Corvina Veronese e Corvinone, 50% Cabernet Sauvignon e Franc è il vino ottenuto dalle prime uve vendemmiate. In fase giovanile evidenzia molto le note vegetali del Cabernet apparendo così un vino di semplice fattura ma essendo concepito per essere consumato giovane, le bottiglie dimenticate ci rivelano sensazioni davvero sorprendenti. I sentori vegetali si attenuano e lasciano spazio al terroir della Valpolicella con sentori speziati e di frutta rossa secca.

Valpolicella 2004. La Valpolicella di Quintarelli mi ha sempre sorpreso per il suo equilibrio a trecentosessanta gradi. E’ silenzioso e delicato, soffice non si lascia mai andare a scatti o ad esuberi incontrollati. E’ un vino respirato che si muove in punta di piedi. Delicato sull’attacco di bocca, sapido e fresco nel contempo note di spezia e frutta rossi si incastrano perfettamente con la liquirizia e il sottobosco. Bicchiere da cui si viene rapiti dai primi istanti.

Rosso del Bepi 2002. Giuseppe Quintarelli è sempre stata una persona estremamente esigente così nelle annate piccole o più sfortunate, come quelle della tempesta del 2002, decide di non fare l’Amarone e destina tutta la produzione al Rosso del Bepi, declassando il vino a IGT. Come spesso accade però il tempo ridimensiona tutto e questo 2002 è sorprendente, alla faccia dell’annata piccola. Mantiene tutto il suo patrimonio aromatico, fresco e fruttato con note di liquirizia, marasca e tabacco. Fine, elegante e soffice, estremamente piacevole. I tannini sono dolci e avanzano delicatamente, molto lungo sul finale.

Amarone 2003. L’annata 2003 la ricordiamo tutti per il caldo torrido iniziato a maggio e finito ad ottobre, escursione termica assente e vigne in stato di stress. Eppure in questa annata l’Amarone Quintarelli ne esce alla grande mantenendo concentrazione e freschezza. Il naso è balsamico di eucalipto, marasca, note di cacao in polvere, pepe bianco, cannella, chiodi di garofano e al palato disegna con maestria il territorio. Lo stile Quintarelli detta il ritmo a questo meraviglioso Amarone che noncurante dei suoi 16,5 gradi richiama al bicchiere di volta in volta.

Alzero 2001. L’Alzero forse è il meno Quintarelliano tra i vini di Quintarelli, gioca su concentrazioni alte, intensità gustativa e un fare ammiccante che strizza l’occhio alla cultura a stelle e strisce. Tuttavia questo 2001 affascina con un entrata piacevole e suadente che poi si lascia trascinare verso note minerali e liquirizia intriganti. In equilibrio assoluto è un vino piacevole ma non piacione che si fa immaginare con un Vezzena di 36 mesi proveniente da qualche bella Malga.

Recioto 2001.  Un passito da bere e ribere. I suoi ottanta grammi di zucchero residuo si fanno accogliere generosamente per poi farsi in disparte in presenza dell’acidità e sapidità che lasciano il palato pulito e ricoperto di note frutta secca. Molto evidenti la prugna, la ciliegia ma anche sentori di mallo di noce delicati e una freschezza balsamica con note di tabacco dolce e di viola secca. Piacevolissimo e succulento, molto lungo sul finale.

(foto credits: Telegraph)

4 Commenti

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Cristiana Lauro

circa 7 anni fa - Link

Leggo col sorriso questo ricordo del maestro. Ho aperto pochi giorni fa l'Amarone 03 ed è proprio Quintarelli, va ben oltre l'annata torrida, è fra i pochi vini italiani del 2003 che amo molto. La Valpolicella 2004 ha un garbo e uno stile imbattibili. È vero, Gianpaolo, questo vino incede in punta di piedi e ciò che si propone con grazia vince sempre sulla lunga distanza. Nella vita, mica solo nel vino! Complimenti per questo ricordo.

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Gianpaolo Giacobbo

circa 7 anni fa - Link

Grazie Cri!

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Roberto Gatti

circa 7 anni fa - Link

Grazie per avere ricordato questo Grande ed altrettanto umile produttore, scomparso nel 2012 ! Non ho fatto in tempo a conoscerlo e poco dopo la sua morte, sono stato in cantina dal nipote Francesco e cosi' ne avevo scritto : http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=7405

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marco

circa 7 anni fa - Link

Andai in cantina un anno fa, un esperienza incredibile, giù in cantina quasi a lume di candela;Oltre ai vini sopra citati assaggiai anche l'amabile del cerè piccola perla rara del grande maestro. Mi emozionai quando Francesco mi fece aprire l'amarone '03 per bere l'ultimo bicchiere insieme.

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