Questo è il nuovissimo disciplinare di produzione del vino naturale VinNatur, riflettiamoci sopra

Questo è il nuovissimo disciplinare di produzione del vino naturale VinNatur, riflettiamoci sopra

di Jacopo Cossater

È passato poco più di un anno da quando per la prima volta avevamo sentito parlare dell’intenzione da parte di VinNatur, la principale associazione italiana di produttori di vino naturale, di redigere un vero e proprio disciplinare di produzione. Un insieme di regole condivise tra tutti i membri relative tanto alle pratiche ammesse in campagna quanto a quelle di cantina. Una sorta di manifesto capace di mettere bene in chiaro quello che si può e quello che non si può fare per essere parte della realtà presieduta da Angiolino Maule (in foto).

Eccolo qui, lo riportiamo per intero, documento figlio di una lunga serie di riunioni e di accese discussioni in seno all’associazione: da una parte chi lo ritiene troppo permissivo e dall’altra, al contrario, chi pensa sia eccessivamente restrittivo e vincolante. VinNatur in questo senso assicura massima attenzione in quei controlli a campione già attivi da molti anni (e spiegati bene qui). Dice Angiolino (dal comunicato stampa): “i controlli sono un punto fondamentale perché, secondo noi, alle parole vanno preferiti i fatti: chi sceglie di bere vini naturali ha il diritto di avere garanzie tangibili su ciò che troverà dentro la bottiglia. Non basta dichiararsi “vignaioli naturali”, è necessario essere realmente consapevoli della grande responsabilità che si ha nei confronti della salute di appassionati e clienti, e agire con trasparenza“. E ancora: “produrre vino naturale VinNatur significa avere il coraggio di affrontare molti rischi senza il conforto di soluzioni pronte e facili, significa accettare impegni e obblighi, anche morali; per questo essere soci VinNatur è una scelta, non un obbligo. Questo disciplinare non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. Il nostro obiettivo è dare vita ad un percorso di crescita, dinamico e vivace, aperto ai contributi del mondo scientifico, che consenta a tutti noi di praticare con consapevolezza una viticoltura sana e sostenibile per l’ambiente e per l’uomo”.


Disciplinare di produzione “vino VinNatur”

L’Associazione VinNatur ha come obiettivo, e scopo statutario, la promozione di “attività dirette alla coltivazione della vite e alla produzione di vini di qualità, secondo metodi naturali legati al territorio, senza forzature tecnologiche”. Coerentemente con questo obiettivo, il vino prodotto dai soci VinNatur è connotato da una fondamentale caratteristica: è esente da ogni tipo di pesticida, ciò è garantito dalle analisi residuali che ogni anno l’Associazione effettua sui vini di tutti i viticoltori associati.

Tutti i vini prodotti dai vignaioli soci VinNatur sono vini:

– ottenuti esclusivamente da uve provenienti da vigneti gestiti direttamente del viticoltore e curati secondo le indicazioni di base di cui al punto 1.
– vinificati secondo le indicazioni di base di cui al punto 2.

1. Nel vigneto

L’agronomia in vigneto persegue l’obbiettivo di allevare piante sane e predisposte ad una elevata resistenza alle avversità (malattie, siccità, carenze), quindi è fondamentale prestare particolare attenzione alla fertilità biologica del suolo, alla tutela della biodiversità e all’equilibrio dell’ecosistema vigneto.

Pratiche ammesse:

  • concimazioni organiche (letame maturo, compost vegetale o misto)
  • concimazioni “verdi” (sovesci o cover crop)
  • inerbimento autoctono
  • ossigenazione e lavorazione autunnale del suolo al fine di migliorare permeabilità e struttura dello stesso
  • gestione dell’erba interceppo con mezzi meccanici (sfalcio o lavorazioni)
  • uso di prodotti a base di zolfo per contrastare l’oidio (limitando ad un massimo di 60 kg/ha di zolfo polverulento all’anno)
  • uso di prodotti a base di rame per contrastare peronospora ed escoriosi (limite massimo 3 kg/ha di rame metallo all’anno) con l’obbiettivo di riduzione dello stesso. Il limite massimo va calcolato sulla media di rame metallo usata negli ultimi tre anni.
  • uso di prodotti di derivazione naturale, corroboranti, a residuo nullo, come ad esempio estratti vegetali, alghe, propoli, funghi o microrganismi antagonisti che permettano di ridurre l’uso di prodotti a base di rame e zolfo, fino ad eliminarli completamente in condizioni favorevoli
  • irrigazione esclusivamente a goccia solo per soccorso
  • vendemmia manuale

Pratiche non ammesse:

  • concimazioni minerali, organico-minerali e chimiche di sintesi
  • diserbi o disseccamenti chimici
  • uso di antiparassitari di origine sintetica, sistemici e citotropici, non consentiti in agricoltura biologica
  • uso di fosfiti
  • uso di insetticidi chimici
  • vendemmia meccanica
  • coltivazione di viti Cisgeniche ed OGM o uso di prodotti di derivazione OGM.

2In cantina

Pratiche ammesse:

  • fermentazione spontanea con uso esclusivo di lieviti indigeni, quindi già presenti nell’uva e negli ambienti di vinificazione
  • possibilità di modificare la temperatura del mosto o del vino al fine di garantire il corretto svolgimento delle fermentazioni
  • unico additivo/ingrediente ammesso è l’anidride solforosa (sotto forma pura o di metabisolfito di potassio). Il vino in bottiglia deve avere un quantitativo di anidride solforosa totale non superiore a 50 mg/litro per vini bianchi, frizzanti, spumanti e dolci e non superiore a 30 mg/litro per vini rossi e rosati. L’impegno verso una riduzione dell’impiego dell’anidride solforosa deve essere costante, fino al totale abbandono.
  • uso di aria ed ossigeno per ossigenazione di mosti o vini uso di anidride carbonica, azoto o argon, esclusivamente per mantenere il vino al riparo dall’aria e quindi per saturare eventualmente contenitori o attrezzature
  • filtrazioni con attrezzature inerti aventi pori non inferiori a 5 micrometri (micron) per vini bianchi e rosati e 10 micrometri (micron) per vini rossi

Pratiche non ammesse:

  • chiarifiche tramite prodotti a base di albumina, caseina, bentonite e carbone vegetale oppure con enzimi pectolitici
  • uso di lieviti selezionati commerciali (anche se consentiti dal Regolamento UE sul vino biologico), enzimi, lisozima e batteri lattici
  • uso di qualsiasi additivo estraneo ad esclusione di anidride solforosa, nei limiti prefissati nel paragrafo sopra
  • pratiche invasive atte ad alterare le caratteristiche intrinseche del vino e a modificarne i processi di vinificazione, ad esempio: dealcolizzazione, trattamenti termici superiori a 30°C, concentrazione tramite osmosi inversa, acidificazioni o disacidificazioni, elettrodialisi e uso di scambiatori di cationi, eliminazione dell’anidride solforosa con procedimenti fisici, micro filtrazioni.

Piano di Controlli

Allo scopo di verificare il rispetto del Disciplinare di produzione da parte degli associati, VinNatur ha redatto uno specifico Piano di Controlli, che sarà applicato da un ente/istituto di certificazione riconosciuto dal MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con il quale verrà attivata una collaborazione.

Identificazione ed etichettatura

L’obiettivo principale di questo disciplinare di produzione è quello di comunicare, con chiarezza e trasparenza, il nostro operato in vigna e in cantina a chiunque acquisterà una bottiglia di vino naturale VinNatur. Per raggiungere questo scopo è necessario rappresentare con un simbolo semplice e riconoscibile le norme produttive che tutti i soci VinNatur si impegnano a rispettare.

Per questa ragione riteniamo molto utile che ogni socio produttore abbia la possibilità, in modo facoltativo, dopo la sottoscrizione, di apporre su tutte le etichette dei vini prodotti le seguenti indicazioni:

  • quantitativo di anidride solforosa totale al momento dell’imbottigliamento espressa in mg/litro, determinato dall’analisi ufficiale per l’esportazione (ottenuta con metodo per distillazione) o in alternativa da analisi ufficiale per l’approvazione del vino a DOC o DOCG
  • simbolo approvato dall’Associazione.

L’Associazione VinNatur precisa che i vignaioli che non intendono, o non possono, sottoscrivere gli impegni e rispettare le norme contenute in questo disciplinare, non potranno essere soci. Essere produttori di vino naturale VinNatur è una scelta non un obbligo.


Edit: i controlli che l’associazione VinNatur sta predisponendo non saranno “a campione”, come indicato nel secondo paragrafo del post, ma regolati da un “piano di controlli” che è in fase di elaborazione in collaborazione con alcuni enti certificatori riconosciuti dal MIPAAF: “ad esso è affidato il compito di far rispettare ciò che è consentito dal disciplinare, che sarà in vigore dall’annata 2017. Ogni azienda associata, almeno una volta l’anno, riceverà la visita dell’organo di controllo che verificherà l’operato del vignaiolo sia in vigna che in cantina”.

[Immagine: Mauro Fermariello]

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per New York e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

42 Commenti

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

La parte introduttiva, con le dichiarazioni di Maule, mi trova totalmente d'accordo. In più di un commento, nel passato, ho usato le sue stesse parole: fatti e controlli rigorosi. Alle mie richieste di consumatore alcuni, nei dibattiti, rispondevano che c'era il richio di burocratizzazione, che bastava una etichetta più dettagliata e così via. Lo stesso Maule non esprimeva nei dibattiti in questo blog le dichiarazioni fatte oggi nella parte introduttiva. Qualcosa è maturato, sia pur con ritardo. Ora si tratta di leggere attentamente il nuovo disciplinare e vedere se gli intenti(v. introduzione) possono essere realizzati dalle nuove regole. E quello che farò per poi reintervenire.

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Giacomo Chierichetti

circa 8 mesi fa - Link

Dal punto di vista enologico lascio la discussione a chi possiede più conoscenze di me. Dal punto di vista puramente terminologico questa definizione mi trova in forte disaccordo e non potrò mai fare a meno di considerare l'espressione "Vino naturale" uno stridente ossimoro.

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

Sono d'accordo.E non si può usare il termine naturale sull'etichetta. Non è vietato usarlo nei discorsi comuni. Uno dei punti di forza del successo di questi vini è proprio in ...quella magica parolina che fa perdere la testa(di alcuni consumatori)più dell'alcol contenuto. E' scorrettissimo usarla ma non vi rinunceranno mai...totalmente.

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Filippo

circa 8 mesi fa - Link

Ciao sergio ! Perche dici che non è giusto usare la parola "naturale"? Sicuramente dal punto di vista delle vendite ha molto appeal , ma a me sembra un aggettivo abbastanza coerente con il prodotto!!!

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Giacomo

circa 8 mesi fa - Link

Hai ragione Giacomo. Infatti il disciplinare così scritto è una serie di luoghi comuni non verificabili, tralascia aspetti fondamentali ed è ridondante su altri.. proprio perché vino naturale significa poco ed è impossibile definirlo.

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Matteo

circa 8 mesi fa - Link

cosa vuol dire non verificabile? il disciplinare parla di un organismo MIPAAF che serve a certificare il prodotto

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landmax

circa 8 mesi fa - Link

Mi par di capire (anche se non è detto chiaramente) che l'uso di lieviti selezionati, purché indigeni, sia consentito: o sbaglio?

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Rita

circa 8 mesi fa - Link

"Fermentazione spontanea"... è già esaustivo.

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landmax

circa 8 mesi fa - Link

@Rita: forse ha ragione, ma ricordo che Vinnatur aveva investito denari in una ricerca volta proprio alla selezione dei lieviti indigeni. Ecco da cosa scaturisce il dubbio.

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giacomo

circa 8 mesi fa - Link

Chiarifiche con PVPP o gelatina sono ammesse?

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giacomo

circa 8 mesi fa - Link

Flottare i mosti è possibile?

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giacomo

circa 8 mesi fa - Link

Usare microssigenatore è possibile?

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

"abbastanza coerente".Tu stesso usi abbastanza. Ed anche il fatto che sia vietato scriverlo sull'etichetta ha un suo perché. Dovremmo partire dal concetto di naturale ed entreremmo in una diatriba filosofica e scientifica. Il semplice fatto, comunque, che la solforosa sia utilizzata, seppur in quantità ridotta, non è...abbastanza coerente...con il concetto di naturale. Mi fa piacere che "naturale" ha anche per te una funzione potente nell'orientare le scelte, specialmente di una certa parte di consumatori. Saluti, Filippo :-) PS Invito chi ha competenze enologiche maggiori delle mie ad intervenire sul delicato argomento dei lieviti selezionati, in particolare sulle problematiche del controllo. Vedi domanda di Landmax. PPS Anticipo una prima impressione dopo una lettura completa: il fatto che l'argomento più importante per me, quello dei controlli, è "ancora" in via di definizione non permette di formulare una valutazione ponderata del nuovo disciplinare.

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MAURIZIO GILY

circa 8 mesi fa - Link

E' proprio vero che ci sono più scrittori che lettori. Leggo domande le cui risposte sono nel disciplinare, basta leggerlo. Quello che ho osservato io è che manca un riferimento all'arricchimento: tuttavia non facendo parte delle pratiche ammesse ne consegue che non è consentito, direi. Esplicitarlo forse sarebbe stato utile. In ogni caso mi pare una cosa positiva e un punto di svolta importante. Sinceramente dubitavo che si sarebbe arrivati ad una disciplina collettiva, visto che nell'ambiente l'ego è piuttosto sviluppato... sono contento di essermi sbagliato. Il marchio Vinnatur (che risolve anche l'impossibilità di usare la parola naturale in etichetta) abbraccerà solo una parte dei produttori di vini cosiddetti naturali, ma sarà una parte rilevante, ed è rilevante che il gruppo di Angiolino Maule abbia fatto da apripista.

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Domenico Resmini

circa 8 mesi fa - Link

Sono veramente felice di brindare al via libera di un enologgo competente. Ora deve farsi pubblicare anche dal "nemico" GamberoRosso.

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Mimmo

circa 8 mesi fa - Link

tutto molto interessante, la certificazione volontaria e non cogente è la via giusta per il miglioramento continuo. Quale ente accreditato si occuperà dei controlli e delle visite ispettive? Buona giornata a tutti

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Wine Roland

circa 8 mesi fa - Link

Con la dirittura morale che lo contraddistingue, Maule ha messo un punto fermo al regolamento interno di VinNatur aggiungendo un sistema di controlli, e questo farà molto del bene ai vini associati ed ai consumatori. Diciamo però che chiamarlo 'disciplinare' forse è un po' fuorviante, dà un'aria di certificazione legale che VinNatur non ha. Può essere un Manifesto, un Protocollo, una Intesa, qualunque cosa, ma Disciplinare per ora sono solo quelli pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

"Il marchio Vinnatur (che risolve anche l'impossibilità di usare la parola naturale in etichetta) ". Secondo me, è un aggiramento della normativa che non dovrebbe essere permesso.

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wine roland

circa 8 mesi fa - Link

mah, è il marchio dell'associazione di cui il produttore fa parte, sennò nessuna associazione con la parola Vin nel titolo dovrebbe essere consentita.

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Alex

circa 8 mesi fa - Link

opero nel settore dei fertilizzanti e mi lascia perplesso il concetto di vietare i fertilizzanti organo-minerali, potrebbe essere più un danno che un beneficio. vero che in questa famiglia ci sono prodotti ottenuti con materie prime di sintesi, e quindi vietabili, ma molti altri, ottenuti con componenti organiche e minerali (non di sintesi), sono permessi in agricoltura biologica, in conformità alle direttive comunitarie. questo perchè alcuni elementi nutrizionali, non sono sempre apportabili, se non in modeste quantità, con il letame e i compost, a meno che non si sia fortunati di avere grandi disponibilità nel proprio terreno.

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Rocco Trauzzola

circa 8 mesi fa - Link

Ancora con l'agronomia vecchio stampo della semplificazione ciò che asportazione la pianta coltivata va restituito al suolo con minerali od organici in maniera sistematica! Come se il suolo fosse un substrato sterile e non autonomo? Lasciamo perdere troppo lunga sarebbe la spiegazione.

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vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...una proposta che ritengo sensata. Una volta avuta la certificazione Vinnatur , dopo relativa ispezione di Terza Parte , gli appezzamenti relativi alle coltivazioni che hanno ottenuto suddetta certificazione non potrebbero essere mappate Pokemon up e associati a Pikachu in persona? Vuoi mettere la visibilità alla ( ormai ) stragrande maggioranza di imbecill ... ahem ... appassionati di vino possessori della dilagante/indispensabile applicazione ?

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Francesca

circa 8 mesi fa - Link

Si, in linea di massima mi sembra un buon punto di arrivo tra le diverse posizioni. rimane l'ipocrisia non sciolta tra conoscenza e tradizione. Perché si all'irrigazione che lascia ampi margini alla forzatura o a rendere vocati terreni che vocati e quindi naturali non sono e no alla vendemmia meccanica? oppure perché si all'utilizzo di pompe meccaniche oppure di filtri e no all'utilizzo di altri sistemi?

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

1 Vino Naturale > Vin(o)Natur(ale) > VinNatur. Come non si fa a capire che VinNatur è un'abbreviazione di Vino Naturale ? 2 Come non si fa a capire che la parola Naturale è strategica, è fondamentale per l'affermazione di questi vini ? 3 Se venisse vietato l'uso della parola naturale anche nei discorsi, come sarebbe giusto, il potere di attrazione di questi vini calerebbe di molto. 4 Consentendo l'utilizzo del marchio VinNatur nell'etichetta si aggira furbescamente la normativa e si raggira una parte di Consumatori-Sensibili-al Naturale. PS E chissà, tra questi, che amano giocare a Pokemon. “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre” Frank Zappa.

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Giacomo

circa 8 mesi fa - Link

Sfido chiunque a fare viticoltura in suoli costituzionalmente poveri di potassio, senza mezzi per apportarne!

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Valeria

circa 8 mesi fa - Link

Non capisco il fastidio di alcuni alla definizione vino naturale. Il vocabolario Traccani dice Vino: bevanda derivata dalla fermentazione alcolica, completa o parziale, del mosto dell'uva. In effetti chi aderisce a movimenti come vinnatur e simili ha dovuto ricordarci, aggiungendo la parola naturale, cosa sia il vino. Semanticamente parlando potrebbero farne a meno a patto che gli altri rinominino correttamente il proprio prodotto "vino industriale".

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

"Semanticamente parlando potrebbero farne a meno a patto che gli altri rinominino correttamente il proprio prodotto "vino industriale". Penso che il tuo commento illustri in modo esemplare le aberrazioni semantiche dovute alla RETORICA del Naturale che ha dominato mediaticamente nell'ultimo decennio. Retorica alimentata dal marketing, si badi. Chi fa vino convenzionale fa vino industriale, con industriale che ha chiaramente una valenza fortemente negativa. I vini "cosiddetti" naturali lo sono(naturali) ...per Definizione...della Treccani. E' ipotizzabile che su consumatori più "semplici" e manipolabili le aberrazioni siano ancora più estreme.Ed industriale, ad esempio, equivale a spazzatura.

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maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Appunto. La fermentazione alcolica del mosto in natura non accade. E nemmeno esiste il mosto, esiste solo l'uva. Il vino è un prodotto culturale.

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vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...dico solo : "beata ignoranza" , che è quella per cui chi ha grande disponibilità di risorse da spendere per la comunicazione, riesce a far "bere" qualsiasi cosa al 99,999999 (n periodico) % della popolazione . Compresa l'alimentazione di psicosi oppure di "verità" confezionate pro domo l'orientamento ideologico dello scrivente. Ma questo succede non solo per il vino, sia ben inteso. Certo , nell'alimentare in genere è molto più impattante rispetto ad altri aspetti della vita quotidiana considerati marginali. Partiamo dall'assunto che il vino "naturale" non esiste. Il vino è un prodotto tecnico per eccellenza, con punte di altissimo valore con la spumantizzazione. Il vino "industriale" non va contrapposto al "naturale" ma , semmai , a quello "artigianale" , i cui confini sono assai fumosi e difficilmente quantificabili. Tolta l'aberrazione terminologica di "naturale" , assai cara a coloro , appunto, che vogliono comunicare un qualcosa non sempre con finalità chiare , rimane tutto ciò che è necessario sviluppare in vigna e cantina lasciando da parte le pratiche invasive supportate da chimica spinta, non solo per la salute pubblica nell'immediato, quanto per la sostenibilità "generica" del sistema ecologico che ci circonda. Partendo dal presupposto che non esistono sistemi "chiusi" all'interno di sistemi "convenzionali" , perché la natura non accetta confini "virtuali" , che siano il vento o le acque reflue o gli insetti o gli uccelli o la fauna in generale. Quindi il singolo che si professa "bio/natural/ecc" in un sistema convenzionale ha poca credibilità e l'azione va perpetrata collettivamente facendo sistema e sperando in uno sviluppo generalizzato del concetto di sostenibilità agricola e di trasformazione. Il termine "naturale" usato per solo scopo commerciale mi manda in bestia, perché è una doppia truffa...

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

La notizia è, comunque, rilevante. Mi sono chiesto: cosa ne pensano i blog di vino e, tra questi, i più importanti? La mia è stata una lettura veloce e, quindi, posso anche sbagliarmi. Ho individuato due atteggiamenti prevalenti: 1 Riportare la notizia senza un'analisi critica approfondita. Magari anche con una valutazione complessiva favorevole. 2 Non dare ancora la notizia. Sono rimasto un po' deluso perché avrei voluto leggere il parere argomentato di esperti di vino.

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

Sui Lieviti Selezionati, che è un argomento importante, nessun esperto è intervenuto sulla mia domanda(v 3 giorni fa). Allora mi rispondo da solo, anche se non sono un esperto: è questo è un rischio visto come viene trattato chi può fare domande o affermazioni da principiante.(Non sono un principiante ma un dilettante-appassionato di vino, nel senso letterale e nobile della parola dilettante).Mi avvalgo, quindi, per ridurre il rischio, dell'opinione di un bravo enologo ,Franco Giacosa il quale in un'intervista ha detto: Domanda: "Esiste un metodo per comprendere con un buon grado di oggettività se sono stati inoculati lieviti selezionati? Per esempio cercando nel vino i metaboliti degli apiculati che in questo caso dovrebbero mancare o essere molto pochi?" Risposta di F Giacosa: "Per quanto ne posso sapere io non esiste un metodo affidabile per determinare in modo obiettivo se un vino proviene da fermentazione spontanea o da fermentazione con lieviti selezionati. Nei vini ottenuti con l’ausilio dei lieviti selezionati, normalmente, la fermentazione non avviene mai in completa purezza e nei vini a fermentazione spontanea vi è una estrema variabilità nello sviluppo dei vari ceppi di lievito per cui risulta molto complicato trovare dei marcatori sicuri. Risulta forse meno difficile la valutazione nel caso di mosti dove, all’esame del DNA, si potrebbe avere un’idea della biodiversità dei lieviti che hanno partecipato alla fermentazione alcolica molto estesa nel caso di fermentazioni spontanee"(FG). Se non ho capito male è molto difficile o addirittura impossibile stabilire se un vino abbia utilizzato o meno lieviti selezionati.Ricordo ancora alcuni commenti, qui nei dibattiti, che sostenevano di "affidarsi" soltanto al proprio palato per valutare anche questo aspetto. Il controllo, invece sui mosti, dovrebbe dare risultati certi, almeno se ho capito bene il pensiero di Giacosa. Conclusione: il discorso dei controlli diventa centrale nella valutazione di questo nuovo disciplinare. Ed è necessario che venga illustrato più dettagliatamente ai consumatori. Io penso, inoltre, che c'è un metodo molto semplice che può convincere più di mille parole: stabilire delle conseguenze pesanti per chi non segue il disciplinare. Ma, da quello che mi sembra di aver capito, non è una priorità.

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maurizio gily

circa 8 mesi fa - Link

Sergio, la risposta è no, non è possibile, per n motivi. In quanto a coloro che riconoscerebbero a naso e palato i vini da fermentazione spontanea è pura millanteria. Quello che però si può dire è che certi vini molto "tecnologici" frutto di progetti molto specifici difficilmente derivano da fermentazioni spontanee perché in questi casi si cerca di ridurre al minimo le variabili. Ma fare ipotesi su un vino classico, tipo un Barolo o in Brunello, non è una cosa seria.

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Luca

circa 8 mesi fa - Link

Qualche mese fa ho provato ad iscrivermi a questa associazione. Mi hanno bocciato alla commissione assaggio senza fare alcun esame chimico. Dicono che i miei vini hanno scarso legame col territorio da cui derivano a causa di pratche enologiche troppo invasive. Ho chiesto più volte in cosa consisterebbero queste pratiche che avrei adottato e quali vini di pigato e rossese posso prendere a riferimento o modello al fine di orientare i miei sforzi. Ovviamente non mi hanno mai risposto. Mi astengo dal riportare pubblicamente cosa penso di lor esimii signori...

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Massimiliano Montes

circa 8 mesi fa - Link

http://gustodivino.it/home-gusto-vino/la-lenta-marcia-verso-un-disciplinare-del-vino-naturale-condiviso-il-disciplinare-del-vino-vinnatur/massimiliano-montes/17037/

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

@ Maurizio Gily. Devo confessare che ho pensato a lui quando parlavo di esperti: questo è un suo articolo del 2010, uno dei più importanti, per me, per capire. http://www.porthos.it/il-blog/approfondimenti/577-la-rivoluzione-dei-vini-naturali . Lo ringrazio per la risposta e lo saluto cordialmente. @ Massimiliano Montes. Per me è la prima, seria ed argomentata analisi critica del nuovo disciplinare. Complimenti. Saluti.

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

Stanno uscendo sul web nuove opinioni sul disciplinare di VinNatur. Quella di Corrado Dottori è una dura critica allo sforzo di Maule di dotare VinNatur di un nuovo disciplinare la sua associazione. Fra i commenti segnalo quello di Massimiliano Montes che condivido. http://ladistesa.blogspot.it/2016/07/fine-dellinsurrezione.html?m=1 Dottori esprime una concezione che è lontanissima dalla mia, come CONSUMATORE. Il tentativo di Maule è nobilissimo: egli non vuole correre da solo come alcuni principi solitari. Egli vuole, però, garantirsi dai furbi che si avvantaggerebbero dell'appartenenza alla sua associazione e vuole garantire sempre meglio anche i consumatori. Io penso che vadano fatti ulteriori passi verso questa direzione ma...certamente...è molto più apprezzabile, Maule, di alcuni principi solitari che non devono certificare nulla: basta la loro parola.

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maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Sono punti di vista diversi, entrambi rispettabili. Uno è autocentrico, sono il produttore naturale anarco-insurrezionalista, chi mi ama mi segua al fuori di ogni schema. L'altro è eterocentrico, si pone dalla parte del consumatore che non si accontenta, o non può praticare, un rapporto fiduciario diretto con il produttore e quindi considera positivamente una certificazione di prodotto di cui è possibile conoscere le caratteristiche, anche se non conosce di persona il produttore. Il primo può sembrare più simpatico e romantico. Ma richiede al consumatore un atto di fede, in lui o in qualche guida o suggeritore, al quale non tutti sono disponibili.

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luca

circa 8 mesi fa - Link

ma porco di quel porco!!!! .... devo cancellare quello che mi vien da scrivere.... maurizio, sergio e non solo, ci sono anche i fatti e quello che ho raccontato poco sopra non so come si possa ignorare beatamente....

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maurizio gily

circa 8 mesi fa - Link

Altro discorso, che non c'entra col disciplinare. Come si possa dare simili giudizi sulla base di una degustazione è cosa che ignoro. O sono io che sono scarso come degustatore o i motivi sono altri.

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luca

circa 8 mesi fa - Link

..... scriviamo in merito alla Sua candidatura all'associazione VinNatur. La commissione d'assaggio ha degustato i vini delle aziende interessate a partecipare all'associazione. I Vostri vini purtroppo non hanno convinto la maggioranza dei degustatori che hanno riscontrato scarso legame con il territorio da cui derivano; complici probabilmente possono essere alcune pratiche enologiche troppo invasive. Pertanto, siamo molto dispiaciuti, ma per quest'anno non possiamo accettare la Vostra domanda di ammissione. Possiamo ben capire gli sforzi che si stanno per fare in azienda, siamo certi che sono in atto cambiamenti positivi nell'approccio di produzione. Confidiamo pertanto nelle vendemmie future, e rimaniamo in attesa il prossimo anno di assaggiare i vini delle successive annate, nella speranza di per poter dare un giudizio positivo. cordiali saluti -------------------------------- Gentile Associazione VinNatur, al fine di meglio orientare i miei sforzi chiedo cortesemente di spiegarmi in pratica in cosa consiste lo "scarso legame con il territorio da cui derivano" i miei vini "complici probabilmente possono essere alcune pratiche enologiche troppo invasive". Cioè quali sono le pratiche enologiche troppo invasive che avete riscontrato e che devo evitare? Quali vini Pigato e Rossese di quali aziende sono da prendere come riferimento/modello per il forte legame con il territorio da cui derivano? Grazie e saluti Luca ----------------- attendo risposta da 3 mesi.....

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sergio

circa 8 mesi fa - Link

Comprendo l'irritazione di Luca e ci avevo anche pensato scrivendo il mio post ma poi è prevalsa la polemica contro Dottori ed il fatto che l'esperienza negativa da te vissuta è qualcosa di diverso come più autorevolmente Maurizio Gily ha detto. Ricordiamo che tu, Luca, credevi in questa associazione e volevi entrarci: altra cosa sono i criteri d'esclusione che M. Gily contesta anche se ha dato, nel suo primo commento, un giudizio complessivo positivo sullo sforzo di Maule del nuovo disciplinare. Non so se mi sono spiegato e invito Maurizio G. a correggere le interpretazioni che lo riguardano. Un saluto ad entrambi :-)

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MAURIZIO GILY

circa 8 mesi fa - Link

In effetti fissare delle regole vuol dire anche fissare dei criteri di inclusione e di esclusione non arbitrari. Per cui se uno rispetta le "regole" e l'organismo di controllo non riscontra anomalie rispetto ad esse mi pare che diventi un po' difficile dire "tu sei fuori perchè i tuoi vini alla degustazione non rispecchiano il territorio". Altrimenti la logica di fissare delle regole sfugge.

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