Quesito non ozioso sulle batterie di vini firmati DRC, cioè Domaine de la Romanée-Conti

Quesito non ozioso sulle batterie di vini firmati DRC, cioè Domaine de la Romanée-Conti

di Alessandro Morichetti

Rientro tra coloro che prima hanno sentito parlare di DRC, cioè Domaine de la Romanée-Conti, poi in un modo o nell’altro hanno infilato il naso nei vini più ricercati della terra. Mai il propriamente detto Romanée-Conti, un paio di La Tache, un paio di Grands Echezeaux e poco altro. Trattasi di vini semi-introvabili ed inaccessibili, tra i pochissimi da meritare report annuali monografici su qualsiasi rivista del pianeta. Non bevendo i vini io leggo i report, tipo l’ultimo su Robert Parker’s Wine Advocate issue 217.

E ogni volta mi colpisce sempre una cosa e solo una: punteggi perfettamente, sistematicamente, scientificamente, organicamente, millimetricamente in linea con la gerarchia dei cru aziendali. Se non sempre nel 98% dei casi. E l’annata 2012 non fa eccezione: Corton 92, Echezeaux 92, Grands Echezeaux 95, Romanée St Vivant 96, Richebourg 97, La Tache 97, Romanée Conti 99.

Prendete per buono questo esempio ma se ne potrebbero fare tanti altri e il mio dubbio è sempre lo stesso: qualcuno di vostra/nostra ha mai assaggiato tutta la batteria DRC alla cieca? Perché il Neal Martin di turno, ad esempio, ha partecipato all’annual agent tasting held by Corney & Barrow, e come la cosa si sviluppi ve lo posso mostrare semplicemente perché uso YouTube meglio di voi :D. Qui Jamie Goode si pappa l’annata 2009, per dire.

Atmosfera un po’ surreale, esatta via di mezzo tra camera mortuaria e Annunciazione del Cristo Salvatore. Ti alzi, prendi un micron di vino alla volta, annoti qualcosa per ricordarti cosa stai bevendo, punteggi, poi ti rialzi e passi ad un altro vino.

Adesso però guardiamoci negli occhi: in questo genere di contesti del vino nel bicchiere cogli il 60/80% al massimo, non di più, spesso di meno. Lo do per assodato questo. Ed è il motivo per cui questi tasting in cui l’ordine dei fattori è sempre rispettato rigorosamente mi puzzano a 19 miglia di distanza. Però DRC è DRC e quando ti capita di averli tutti nel bicchiere di fila, alla cieca e più di una volta?

Insomma, secondo me in una batteria così, blind, qualche curiosità ce la togliamo e qualche sorpresa magari ci scappa. Corollario: delle degustazioni scoperte troppo prevedibili io mi fido ma fino a un certo punto.

[Foto: Spectrum Wine Auctions. Video: Jamie Goode]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

7 Commenti

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Sergio

circa 4 anni fa - Link

Ci sono altre questioni molto simili sul tappeto: gli angeli sono maschi o femmine? è nato prima l'uovo o la gallina?

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angelo

circa 4 anni fa - Link

ottimo articolo !

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Vinogodi Marco Manzoli

circa 4 anni fa - Link

...confermo che è come dici : la gerarchia DRC per il più delle volte è rispettata , ma non sempre. Tutti "vicini uno all'altro" ho avuto la fortuna di assaggiarli solo 4 volte approfittando dell'assegnazione annuale (da oltre trent'anni fino alla 2002) dell'assortimento completo e la buona volontà del solito manipolo di amici con cui facciamo questo genere di esperienze dividendoci la spesa, ma per il resto , anche in contesti "importanti" dei top delle loro categorie, pur sempre ai vertici, non sempre sono state versioni memorabili o al top (recente esempio con Echezaux DRC vicino a quello di Rouget) . "Il" Romanée Conti rimane un fenomeno di finezza ed eleganza , a volte irretito dalla baldanza di La Tache, la proprompente vigoria di Richebourg e la similitudine quasi eterozigote (no omozigote) di Romanée S.Vivant. Proprio quest'ultimo , in annate "classiche" come 2001 e 1998 addirittura meglio del "Roi" Romanée Conti (esempio di domenica , in un approfondimento di Vosne Romanée &C in Bue House, ne abbiamo avuto la riprova, con un Rpomanée S.Vivant 2001 da lacrime e con voti prossimi ai 99/100). Al blind test non credo fino in fondo se non in determinati contesti; ha significatività esclusivamente per chi ha esperienza relativa e scarsa onestà intellettuale di ammettere che non sempre le gerarchie possono essere rispettate, con relativo condizionamento da interpretazione del produttore o annata, nonostante ciò abbacinati da etichetta che stimola più l'ipotalamo che le papille. Chi , ormai, ha superato questa fase e riesce a concentrarsi sul bicchiere per esperienza acquisita (e predisposizione personale) l'assaggio "in chiaro" non rappresenta un limite, anzi , riesccono meglio a mettere a fuoco le variabili del vino di cui , bene o male, si conosce la genesi completa ...

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Vino grazie del contributo. Per il resto però non credo molto al jingle che se uno è onesto intellettualmente ecc. allora riesce a fare astrazione da tutto e tutti. Il campionario di sonore stronzate pensate e dette davanti ai produttori, come il bestiario di castronerie dette alle cene e mai scritte per carità cristiana è troppo ampio per negarne la statistica evidenza. E quel che dici mi sembra confermarlo: perché affermare che quelle dosi omeopatiche da tavolo Corney and Barrow permetta di discernere quell'1/100 che distingue le singole etichette - e casualmente proprio nell'ordine suggerito da DRC e dai secoli di storia - è al limite del sesso degli angeli suggerito da Sergio. Anzi, quasi oltre :D

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Mike Lanzoni

circa 4 anni fa - Link

Fianco a fianco mai più di tre, in alcune annate in momenti diversi ma ne ho assaggiati anche 4 o 5. Per il mio gusto personale Richebourg è quasi costantemente tra i meno buoni, giusto un gradino sopra Echezeaux (che è oggettivamente il meno buono), mentre stravedo per RSV e GE. Ovviamente never covered il big one. Non direi in assoluto che la gerarchia tra loro sia così fissa, anzi, secondo me di fisso c'è solo l'ultimo posto (forse anche il primo, ma, ripeto, il big one non l'ho mai bevuto).

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Sisto

circa 4 anni fa - Link

Non potendo minimamente commentare l'oggetto, mi limito a fare una richiesta, dato che comunque si parla di punteggi. Io, non so voi, ma più partecipo a degustazioni di vino, con scheda e/o punteggio, svolte con associazioni/organizzazioni/contesti diversi, più ci capisco di meno. Non si potrebbe, su Intravino, fare un articoletto e leggere i commenti? Ad esempio: 1) il punteggio è anche relativo alla tipologia di vino in degustazione o è solamente assoluta? 2) nella valutazione la potenziale crescita qualitativa, ovvero lo stato evolutivo, deve essere valutata? 3) la tipicità si deve valutare? Ma se non si conosce denominazione/territorio/vitigni o la si conosce solo sulla carta? 4) le fasce di punteggio/giudizio? Meno di 80 è difettoso? Per alcune scuole si (da 75 a 79 difetti leggeri, sotto 75 difetti rilevanti), per altre no (75-79 vino discreto) 5) perché così rilevante la differenza tra scuole diverse (associazioni, enologi, guide, etc.) dello stesso vino? Chi ha ragione? 6) la degustazione è solo tecnica (parametri codificati) oppure conta anche la soggettività?

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Fedegraziani

circa 2 anni fa - Link

Ricordo molto bene le giornate DRC di Corney &Barrow. Ho partecipato alla presentazione 95 e 97. Io sono rimasto 2 ore ad assaggiare 6 vini e le differenze me le ricordo tutte a quasi 20 anni di distanza. Oltre al micro assaggio c'erano baccarat ampi di ogni vino per sentirne meglio i profumi (solo per annusare, uno per tutti 😂). RC sopra tutti, spiazzante nella finezza. Oggi preferisco RSV a richebourg, cambiano i gusti, credo. E, come scritto sopra il più semplice, GE altalenante nelle annate. LT il più bevuto, difficile a volte giustificare la differenza con RC.
Cioè, hai ragione fino ad un certo punto, l'ordine tiene, poi quanto su è suggestionati dal sapere cosa si beve...

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