Qualcuno mi spieghi perché i vini migliori non sono mai in commercio

Qualcuno mi spieghi perché i vini migliori non sono mai in commercio

di Giovanni Corazzol

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. La seconda regola del Fight Club è che non si parla di un vino che non esiste. Insomma quante volte, andando per cantine, avete sentito la frase: “e poi ecco, assaggia questo, non è in commercio eh? È un esperimento, un gioco, uno scherzo”. Vini di cui è inutile parlare o scrivere, perché irriproducibili, nicchia della nicchia, puro esercizio di stile fine a se stesso. Vini che restano nella fantasia, nell’immaginazione, nel desiderio di quei vignaioli a cui non è passata la voglia di giocare, di sperimentare; a cui è rimasto quel po’ di follia e di insoddisfazione che li spinge ancora a cimentarsi con qualcosa di tanto diverso.

Uno spumante per chi fa solo vini fermi, un vino fermo per uno spumantista, un rosato per un rossista, o magari un bianco da uva Favorita per uno dei vignaioli feticcio del Barolo: Flavio Roddolo. “Ma sì, ho piantato qualche filare nel 1990, ma un po’ la mangiano i cacciatori, un po’ mio fratello mi chiede di prendersela, insomma mai fatto niente. Poi un giorno ho fatto una damigiana, non mi ricordo bene l’annata, forse 2003, ma penso il 2004, ho fatto 200 bottiglie, ma è un esperimento, un gioco, uno scherzo”. L’uva Favorita è coltivata soprattutto nel Roero e in Valle Belbo dove prende il nome di Furmentìn, ma è soprattutto conosciuta col nome di Vermentino (in Liguria, Toscana e Sardegna), Pigato nella Riviera Ligure di Ponente, mentre in Corsica è il Vermentinu o Malvasia e in Francia si chiama Verlantin, Roll o Malvoisie.

Sia quel che sia questo di Roddolo è un vino meraviglioso. Il colore è oro antico, al naso evidenti note di pasticceria, di nocciola, mandorla, crema, agrumi canditi, panforte, scorza di limone, miele millefiori; poi siepi mediterranee odorose, rosmarino, salvia, ginepro, alloro e timo limone; note che ricordano un Traminer Aromatico, un Moscato secco molto evoluto; in bocca stacca decisamente dalle sensazioni olfattive ed è fresco e sapido, con un leggerissimo residuo zuccherino, quasi impercettibile; riempie la bocca e lascia sensazioni pulitissime di fieno, camomilla, nocciole tostate, pietra focaia, quel po’ di idrocarburo. E poi non finisce mai.

Ecco, se dovessi fare oggi una guida dei vini che non esistono, questo di Flavio Roddolo avrebbe i 3 bicchieri invisibili, i 5 grappoli fantasma, i ventiventesimi ultraterreni. Ma grazie al cielo questo vino non esiste, io non l’ho assaggiato e questo post non l’ho scritto. Poi se anche a voi è accaduta un’esperienza impossibile, beh dai, meglio parlarne tutti assieme e confrontare le nostre esperienze, può servire per stare alla larga da Tyler Durden.

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

7 Commenti

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damiano

circa 2 anni fa - Link

Ma una damigiana invisibile fa 54invisibollitri. 200 bottiglie invisibili da 25invisibollitri ?

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Giovanni Corazzol

circa 2 anni fa - Link

molto giusto Damiano, molto divertente anche, davvero, wow.

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carolaincats

circa 2 anni fa - Link

io sono piena di esperimenti in cantina, di giochini imbottigliati e da imbottigliare... mi diverto... poi se esce qualcosa di buono si fa una bottiglia.

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damiano

circa 2 anni fa - Link

Ops... 25invisibolCENTIlitri...

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Lorenzo

circa 2 anni fa - Link

Ma non è favoloso il marketing ? Uno spara quello che vuole, e subito una tonnellata di blogger a scrivere e qualche decalione di consumatori a crederci subito. Favoloso, davvero!

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Andrea'S

circa 2 anni fa - Link

E' proprio vero... Molte bevute indimenticabili sono legate a vini inesistenti... E che soddisfazione quando il produttore ti concede il privilegio di assaggiarne qualcuno.

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Matteo Brilli

circa 2 anni fa - Link

Spero di aver correttamente letto l'ironia nella prima parte del post. Viva dio chi sa fare vino sperimenta e "sacrifica alla scienza" qualche centinaia di litri di mosto per approfondire, scoprire, rendere ancora più espressiva la propria produzione. Sono anche convinto che più di qualche volta, sapientemente, vengano usati questi esperimenti come pretesti pubblicitari... anche da questo punto di vista non ci vedo proprio nulla di male...

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