Nascono i Degustatori di Valdobbiadene. E il Prosecco Colfòndo va salvato, aggiungiamo noi

di Gianpaolo Giacobbo

Arriva una ventata d’aria fresca tra le colline di Valdobbiadene. Alcuni giovani produttori di Prosecco si sono associati sotto il nome Degustatori di Valdobbiadene. Hanno tutti tra i 25 e i 35 anni con una vigna di proprietà di famiglia e, generalmente, hanno produzioni piccole e sono legatissimi al proprio territorio. È la nuova generazione di produttori di Valdobbiadene e molti di loro si sono laureati alla Scuola Enologica di Conegliano. Sono ragazzi che girano il mondo, si confrontano, parlano l’inglese, sono curiosi e grandi lavoratori. Durante il loro ultimo incontro, che aveva come invitato speciale Mario Pojer della Pojer & Sandri (enologo e ricercatore di rara sensibilità e professionalità), hanno chiesto a noi di Intravino di essere presenti.

Durante questo primo incontro si sono confrontati sulle tematiche del Prosecco Colfòndo, quello della loro tradizione e dei loro nonni che hanno sempre visto e bevuto a tavola.

L’Associazione Degustatori di Valdobbiadene, presieduta da Gianni Lucchetta, ha avuto il suo il riconoscimento ufficiale del Comune di Valdobbiadene, rappresentato dal Sindaco Bernardino Zambon, che si è dimostrato molto attento al progetto. Erano presenti alla serata anche il Vice Sindaco, l’assessore provinciale alle Attività Produttive Michele Noal e il Presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco Innocente Nardi. Abbiamo approfittato di questo bendidio di autorità per mettere sul tavolo l’importanza di un riconoscimento ufficiale del prosecco Colfòndo, affinché questa tipologia tradizionale possa essere a disposizione dei produttori. Serve, infatti, una presa di posizione istituzionale per ridare dignità a questo vino che è la più antica espressione del territorio. La luce che abbiamo visto negli occhi di quei ragazzi non può essere tradita e salvaguardare il Prosecco Colfòndo significa salvare un territorio. Per sua natura è un vino che soffre gli spostamenti e il trasporto lontano dalla terra di origine e quindi, per assaggiarlo comprenderlo e capirlo, occorre venire tra queste colline, conoscere questi ragazzi, le loro storie, mangiarci magari assieme una bella soppressa con il torbido nel bicchiere. Vi pare poco?

Per l’occasione è stato organizzato un concorso per decretare il migliore produttore del Colfondo dell’anno. Ovviamente il concorso era un pretesto ma, per la cronaca, il premio Degustatori di Valdobbiadene 2013 va a Martino Tormena, 26 anni, dell’azienda agricola Mongarda di Col San Martino.

41 Commenti

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Riccardo Selezionati

circa 6 anni fa - Link

Buongiorno Sig. Giacobbo, visitando il sito dell'azienda agricola Mongarda di Col San Martino, il Col Fondo è un bianco colli trevigiani. Se il sito è aggiornato - e gli altri prodotti riportano la dicitura Valdobbiadene quindi dovrebbe esserlo - il vino premiato non è un Prosecco, da quello che capisco, visto che in etichetta non sarà scritto. Sempre se è così, diventa poco credibile sostenere un concetto di territorio. Magari il Col Fondo del Sig. Tormena è un Valdobbiadene docg e quindi tutto diventa coerente. Grazie ed a presto, Riccardo

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Martino Tormena

circa 6 anni fa - Link

Buongiorno, chiedo scusa ma il sito non è aggiornato, da quest'anno tra l'altro in etichetta non riporto nemmeno la dicitura igt. Per classificarlo Valdobbiadene docg dovrei utilizzare il tappo a fungo che per ora escludo perchè ottengo un prodotto diverso dal voluto. Sono d'accordo con Gianpaolo. Servono regole precise per tutelare e dare allo stesso tempo valore al vino col fondo. Chi lo conosce già non si ferma all'etichetta, ma questo non basta.

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Fabio poloni

circa 6 anni fa - Link

Da venditore e appassionato posso capire l enorme confusione ci sia attorno a questo colfondo o sue lies si tratti, ma conoscendo di persona Martino e l azienda Mongarda posso assicurare a tutti i lettori di intravino che nel suo colli trevigiani c è molto più territorio di Valdobbiadene che in altri docg ultra bicchierati e/o ultra grappolati di varie guide... Purtroppo una mancanza di chiarezza e di regole sta portando una gran confusione al consumatore finale.

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Ecco per questo che serve un po' di chiarezza. Ma se poi ci fermiamo a queste cose non andiamo da nessuna parte.

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

serve un discipliare e delle regole precise che ora non ci sono. Ma se si fa sempre finta di nulla si perde anche questo.

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Riccardo Selezionati

circa 6 anni fa - Link

Buongiorno, perdoni ma non riesco a seguirla. Secondo me le regole chiare e precise ci sono. Sta al produttore seguirle o meno. A quali cose ci saremmo fermati mi scusi? Grazie, Riccardo

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Le regole chiare ci sono? Si riferisce forse a quelle sul millesimato (che forse significa mille interpretazioni possibili)? Sul Colfondo credo abbia ragione Gianpaolo.

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Giampi Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Mi scusi, ma dell'articolo che ho scritto le sembra che il problema principale sia il fatto che l'etichetta riporti bianco dei colli trevigiani? Qui rischiamo di perderci un prodotto importantissimo poi che venga chiamato come vogliono, non sta a me deciderlo. I problemi sono sulla chiusura della bottiglia per esempio che deve assolutamente essere a tappo corona per garantire la chiusura ermetica dato che siamo in presenza di lieviti. Quindi non si può denominare docg cosa facciamo? Facciamo a meno di produrlo perchè non ha il tappo a fungo? insomma mancano regole e bisogna intraprendere una strada seria in questo senso. Il Prosecco Colfondo è un segno distintivo del territorio della Marca Trevigiana a cui non si può rinunciare. Io almeno non ci rinuncio!

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Luca Ferraro

circa 6 anni fa - Link

Giampi, posso dire che non sono d'accordo col "deve assolutamente essere a tappo corona per garantire la chiusura ermetica dato che siamo in presenza di lieviti" ?

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Certo che puoi ma ti assicuro che ho fatto numerosi test con varie tipologie provenienti da varie parti il tappo sughero ha sempre ceduto qualcosa i tappo corona non ho mai avuto problemi la percentuale di successo era assoluta. Cmq si tratta di trovare una soluzione se dici che il tappo fungo ti garantisce la chiusura ermetica ben venga ma anche in questo caso non è qui il punto

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Stefano Dall'Acqua

circa 6 anni fa - Link

...e come hai detto bene tu Giampaolo l'altra sera, se vogliamo far assaporare alla gente tutto il meglio che un prodotto come questo può offrire, dobbiamo farla arrivare nel luogo di produzione. Ogni dubbio poi sarà automaticamente risolto

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

E' necessario! Possiamo chiamarlo come vogliamo ma deve essere bevuto qui per essere capito fino in .... fondo!

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Andrea Miotto

circa 6 anni fa - Link

Tanto per fare chiarezza l'associazione "Degustatori di Valdobbiadene" non è nata con lo scopo unico di degustare vini col fondo o valutare il Valdobbiadene DOCG nello specifico. È un gruppo di giovani che ha deciso di riunirsi con lo scopo di allargare i propri orizzonti conoscitivi, culturali e professionali attraverso confronti tecnici con altre zone vitivinicole, altri produttori o altri esempi di imprenditoria. Detto questo nella serata di sabato si è fatta una degustazione di vini col fondo dei produttori. Le commissioni hanno scelto il prodotto migliore, si sono confrontate sulla tipologia parlando anche del futuro di questo vino. C'è ancora tanta confusione ma solo attraverso il confronto e lo scambio di idee si può trovare una soluzione ottimale per tutti.

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Luca Ferraro

circa 6 anni fa - Link

Quindi come possiamo fare in modo che in consumatore non cada in confusione davanti ad un vino con mille nomi, con diversi tipi di tappature e diverse denominazioni (igt,doc,docg)? Lancio anche 2 piccole provocazioni, -è giusto che venga chiamato colfondo qualsiasi vino rifermentato in bottiglia? -La zona del prosecco si è allargata a dismisura creando i problemi che tutti noi conosciamo, sarebbe corretto secondo voi riuscire a delimitare l'area di produzione all'interno delle docg (Asolo, Conegliano e Valdobbiadene) o al massimo nella provincia di Treviso?

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Andrea

circa 6 anni fa - Link

Ha, ha, ha, bravo, delimitare l'area di produzione del Prosecco. Vallo a dire ai produttori del Carso Triestino: http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2013/10/07/news/festa-del-prosecco-snobbati-i-vini-del-carso-1.7874354

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Luca Ferraro

circa 6 anni fa - Link

Scusami Andrea, mi sono spiegato male, volevo dire di limitare l'area di produzione per il Colfondo non per il Prosecco.

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Giampi Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

io avrei un'idea più ampia

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Giacomo

circa 6 anni fa - Link

Non ho capito Andrea il senso della tua frase. A me pare che Zidarich sia uno dei maggiori oppositori alla doc Prosecco che non ha nessun senso di esistere sul Carso (più o meno parole sue). Credo sarebbero ben contenti di una differente delimitazione di tale doc, sia per la tipologia Colfondo o meno.

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Andrea

circa 6 anni fa - Link

Era volutamente sarcastica. Luca parlava di delimitare la zona (poi ha chiarito che intendeva solamente Colfondo), mentre i produttori veneti del Prosecco hanno fatto le capriole per inglobare il comune di Prosecco (comune del Carso triestino e distante 130 km da Conegliano) al fine di tutelare definitivamente l'uso della denominazione. Visti i benefici derivati ai produttori del Carso da questa DOC interregionale, una qualsiasi proposta di delimitare la zona di appellazione del Prosecco, per ricondurla alla Marca Trevigiana, come minimo verrebbe accolta con manifestazioni di giubilo.

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Enrico

circa 6 anni fa - Link

Luca , secondo me colfondo dovrebbe essere una metodologia di produzione,come il martinotti, e il metodo classico. Anche fuori della zona prosecco nel passato producevano colfondo con altri vitigni, solo che poi hanno continuato a farlo solo per alcune tipologie di vitigni preferibilmente bianchi perche' i gusti nel frattempo sono cambiati, dando piu spazio al metodo classico o al charmat.. ma mio nonno , ed il papa' di mio nonno producevano cabernet colfondo, che adesso sarebbe impresentabile!!

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Luca Ferraro

circa 6 anni fa - Link

Vero Enrico, io peró stavo pensando al marchio colfondo, il resto dei vini potrebbe essere identificato con altri termini tipo "sui lieviti" "metodo ancestrale" e così via.

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Giampi Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

la mia idea è questa: premesso che il Prosecco come detto ha bisogno di regole e di riconoscimento con il colfondo ma mi piacerebbe il fatto che il colfondo come concetto si possa applicate a tutta Italia con il lambrusco la bonarda il trebbiano mantovano, il gutturnio, a breganze c'è il pedevendo, la sampagna, il vespaiolo, l'asprino, basta ricercare l'Italia è piena di queste meraviglie!

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Mi piace la tua idea. mi vengono in mente anche Ortrugo, Fortana, Monterosso, Pignoletto.. Tutto un mondo in via d'estinzione da preservare assolutamente. Roba che per l'AIS non esiste, e che se esiste è considerata difettosa proprio perchè torbida.

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michele

circa 6 anni fa - Link

L'idea di gianpaolo è interessantissima. La creazione di un "riscoperto" metodo sur lie italiano corrisponde in effetti alla realtà dei fatti: in ogni zona d'italia, praticamente con tutti i tipi di vino, è diffusissima la vendita in damigiana a pasqua col conseguente imbottigliamento primaverile che produce poi bollicine e deposito: non è dunque una prerogativa del solo prosecco. Pertanto, si potrebbe definire un tipo di lavorazione con regole precise e condivise. Quanto al nome, escluderei di chiamarlo metodo "colfondo", in quanto questa espressione è tipica della zona di valdobbiadene. In altre zone, per lo stesso metodo, si usano altri termini: nel lazio dicono che il vino ha "la posa", in altre zone parlano di torbidi, in altre ancora di fondacci, mutuando termini letterari dalla propria cultura dialettale in altre ancora di metodo "contadino" etc. Ma nessuna zona, tranne il valdobbiadenese ha un termine che suona come "vin col fondo". Pertanto, pur condividendo la proposta di catalogare i rifermentati in bottiglia col deposito nell'alveo di un "metodo" comune, riserverei, all'interno di questa tipologia di rifermentati, la parola "colfondo" solo al rifermentato in bottiglia della zona valdobbiadenese perchè anche questo corrisponde esattamente alla realtà storica e attuale dei fatti.

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Vino sui lieviti

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

"Sui lieviti" si usa anche per indicare l'affinamento su fecce fini che non corrisponde univocamente alla rifermentazione in bottiglia.

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michele

circa 6 anni fa - Link

.............espressione delicata e giusta direi: d'accordo!

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

Discussione interessante. L'idea di Giampaolo mi pare buona, potrebbe essere una nuova menzione aggiuntiva delle denominazioni di origine, come superiore o classico. forse ai produttori di prosecco potrà sembrare un allungare il brodo, un regalo fatto ad altri territori. Io però credo che, sulla base della progenitura che potranno sempre vantare, ne avrebbero alla fine più vantaggi che danni.

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michele

circa 6 anni fa - Link

................ purchè il "col fondo" resti a valdobbiadene!!!

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Alberta Follador

circa 6 anni fa - Link

Penso che la cosa più importante sia prima di tutto fare un vino buono. Basta puzze, lieviti selezionati, fretta d’imbottigliare, fretta di venderlo, viticoltura invasiva e poco rispettosa di un suolo e delle piante stesse. Giustificazioni. Necessità di nascondere il vino dietro un marchio che faccia chiarezza. La cosa più chiara e di cui noi produttori dovremmo andare fieri è quella di appartenere ad una denominazione. Torbido o non torbido, metodo classico o charmat (scusate…martinotti), ancestrale o semplicemente rifermentato in bottiglia, sono solo dei metodi. E’ il vino che conta e ha tutta la forza di arrivare da solo al consumatore. L’importante è che esprima al meglio il territorio e il vitigno. Sta al cliente finale apprezzarlo o meno. Troppo spesso accade che la parola Col Fondo sia molto più forte della denominazione e del vino stesso. C’è un disciplinare che in maniera molto chiara lo specifica e lo distingue. Non vedo dove sta il problema. Sul tappo in sughero? Mettere in commercio un vino con tappo corona è una cosa per me bruttissima e inguardabile. Nessuno vieta nel farlo rifermentare con il tappo corona e poi stapparlo e ritapparlo con il tappo in sughero. Perché questo non viene fatto? Il col fondo è la tradizione, è il vero prosecco, è il vino naturale, ma dove sta scritto tutto questo? Perché parlare di naturalità dal momento in cui in vigneto molto spesso c’è tanta chimica e in cantina quasi tutti fermentano con lieviti selezionati, per dirne solo una. Perché parlare di fermentazioni naturali se questo non accade. Perché riempirsi la bocca di mille concetti, parole, “tradizioni”, e non lasciare che sia il vino, il solo vino a raccontare?

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Trovo questo intervento un’occasione sprecata. Intanto un’agricoltura rispettosa della natura, pur essendo un prerequisito (ovvio per me) non è comunque tema della discussione di questo articolo. Poi che il Col Fondo sia già sufficientemente protetto e coperto adeguatamente da denominazioni e disciplinari mi pare notizia nuova, ma evidentemente mi manca qualche info fondamentale (e a questo punto anche a tanti che hanno scritto da queste parti). Lasciare parlare il vino nel bicchiere è proprio ciò che ha portato ad avere vini con più chimica che uva. E poi se i disciplinari ci sono e vanno bene, allora cos’è che spinge a dire “basta puzze, lieviti selezionati, fretta d’imbottigliare”? Il prosecco così com’è fatto oggi piace e vende in tutto il mondo, rende felici produttori e consumatori, mentre la tipologia sui lieviti resiste grazie solo a pochi appassionati. Avanti così, finchè ci saranno appassionati. Anche sul tappo non sono per niente d’accordo, a me consumatore, il sughero garantisce soltanto che prima o poi (spesso) troverò una bottiglia che sa di tappo.

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

cito "Il col fondo è la tradizione, è il vero prosecco, è il vino naturale, ma dove sta scritto tutto questo?" non fai tanta fatica prova a chiederlo a tuo papà, chiedilo a tua nonna o a qualche vecchiotto che gira per le strade e chiedi quante autoclavi c'erano nel 1960 senza andare troppo lontano. ......

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Giampi Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Premesso che la prima e seconda fermentazione con i lieviti indigeni sarebbe un obiettivo auspicabile per tutti e qui non ci piove (oggi si). Ma Alberta ci sono alcuni punti oscuri nelle tue dichiarazioni . cito: " La naturale (lieviti indigeni) fermentazione che a causa del freddo poteva lasciare una presenza di zucchero naturale all’ interno del vino faceva si che con la primavera il vino rifermenrasse naturalmente in bottiglia. Poteva accadere o non accadere, non volevano di certo fare un prosecco sur lie." Non lo trovi meraviglioso? Il fatto che non riuscisse ogni tanto o che fosse inconsapevole pensi che non sia tradizione? Accordiamoci sul termine tradizionale a questo punto .

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Giampi Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Comunque sia giusto per chiarezza non vi è alcuna demonizzazione nei confronti dell'uso dell'autoclave ci mancherebbe, come dici tu Alberta ognuno ha la sua visione e l'autoclave ha contribuito notevolmente alla diffusione e al successo del Prosecco. Detto questo non dimentichiamo il ruolo che ha avuto la fermentazione col fondo. Facciamo 99 bottiglie in autoclave? Benissimo! Ma quella bottiglia piccolina che probabilemente a sto punto mi berrò io e pochi altri difendiamola! Continuate a produrla! Perchè che lo vogliate o no quella è la tradizione il punto da cui tutto ha avuto inizio e a cui noi tutti dobbiamo qualcosa. Non dimentichiamolo mai!

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michele

circa 6 anni fa - Link

Purtroppo gli interventi di parte rischiano di offuscare la realtà: peccato. Troppe incongruenze nel discorso di alberta follador. peccato. Il tappo corona è il non plus ultra, e questo tutti lo sanno, anche il legislatore stesso, tant'è che è arcinoto che il sughero viene usato solo per motivi di "immagine" ma non certo per maggiore qualità!!! (vino rosso a parte). E allora facciamo parlare il vino o l'immagine??? Alberta Follador si chiede dove sta scritto che il colfondo è un vino naturale? Ma lo capisce anche un bambino: il colfondo viene imbottigliato a zero di solforosa libera e rimarrà così fino al consumo. Gli altri, sia charmat che champenoise, hanno tutti solforosa libera, vuoi per compensare l'entrata di ossigeno al momento della sboccatura, vuoi per compensare la dissoluzione di ossigeno attraverso il sughero, vuoi perchè mancano i lieviti che creano un ambiente riducente per l'appunto "naturale" che è il massimo per conservare perfettamente il vino. Chiunque si interessi di vino sà benissimo che la solforosa fa più male di qualsiasi altro pesticida (i quali sono comunque da bandire, per carità).

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michele

circa 6 anni fa - Link

............ ma la domanda che lascia più sbigottiti è quando la follador si chiede dove stia scritto che il colfondo è il vino della tradizione............... Ho letto molto sul colfondo, da ferraro a giacobbo, a marchiori persino a molti spumantisti affermati e, non per ultimo, alessandro carlassare, credo non ci possano essere dubbi in proposito. penso che dire una cosa del genere sia un'offesa a tutti i viticoltori della zona.

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alberta follador

circa 6 anni fa - Link

Forse le fonti di confronto sono state differenti, ma mettere in bottiglia un vino per necessità, per una miglior conservazione non la vedo tanto una tradizione. La naturale (lieviti indigeni) fermentazione che a causa del freddo poteva lasciare una presenza di zucchero naturale all' interno del vino faceva si che con la primavera il vino rifermenrasse naturalmente in bottiglia. Poteva accadere o non accadere, non volevano di certo fare un prosecco sur lie. Se questa è la tradizione, beh, mi sembra che oggi il col fondo sia fatto per il 99,9% fermentare con lieviti selezionati e fatto rifermentare aggiungendo quel che si sa. Concordo appieno sul valore della solforosa che il sur lie può avere, ma non credo basti per parlare di vino naturale. Trovo che ogni metodo sia rispettabile se al meglio riesce a far esprimere un vitigno e un territorio, ma beviamo vini, non concetti e parole. Non trovo un senso nel volersi a tutti i costi etichettare dietro un marchio che identifica un metodo e non produrre semplicemente un prosecco docg come tutti fanno e farlo con il metodo nel quale più crediamo dato che il disciplinare lo prevede.

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Rolando

circa 6 anni fa - Link

E andiamo, no? Uniformatevi tutti, che il prosecco docg lo si vende in tutto il mondo.

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michele

circa 6 anni fa - Link

........... è proprio questo il punto: colfondo, charmat o champenoise, non si tratta di imbottigliare un vino per "necessità" (commerciale più che conservativa direi io!!!): il vino col fondo è una precisa scelta produttiva che, guarda caso, è anche il metodo più genuino che ci sia. Quanto alla tradizione, beh, ritengo che pur se ognuno, comprensibilmente, porta acqua al suo mulino, quando per cercare di affermarsi si tende a criticare il lavoro o il prodotto altrui in modo così sterile, abbiamo proprio toccato il.............."fondo". Oltretutto c'è una nutrita schiera di giovanissimi produttori che si stanno spendendo anima e corpo (anche con un pizzico di sana competizione) per arrivare a migliorare costantemente il proprio "colfondo" elevando, di conseguenza, lo standard qualitativo di tutto il prodotto della zona. Semmai, la vera battaglia è quella da combattere per ottenere il tappo corona sul docg, facendo veramente parlare "il vino" e non il ........ "contorno" che a volte............... non corrisponde per nulla alla realtà, ma è solo apparenza.

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alberta follador

circa 6 anni fa - Link

Caro Michele, un differente punto di vista non penso sia affatto una critica. Comunquesia ho commentato e firmato nome e cognome perchè è il mio personale pensiero da amante del vino verso il quale mi pongo con massimo rispetto, difronte ad ogni vitigno, metodo e dimensione aziendale. Per quanto riguarda l'azienda, che continui a tirare in ballo straparlando, chi ci conosce sa bene che non abbiamo mai cercato tali canali di comunicazione per farci conoscere e darci visibilità. Anzi, in silenzio stiamo lavorando.

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michele

circa 6 anni fa - Link

forse hai frainteso; nessuno ha parlato della "tua" azienda, nè tantomeno che la tua azienda non lavori bene. il tema della discussione è il vino col fondo e non capisco in che modo centri la tua azienda. per accedere al forum mi pare sia richiesto il nome. il fatto è che sei piombata come un fulmine a ciel sereno chiedendo dove stava scritto che il colfondo è il vino della tradizione. ..........questo in effetti era in linea col tema della discussione....... ......tanto per chiarezza.

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