Podere Fortuni e l’eresia del Pinot nero in terra toscana

di Leonardo Romanelli

Fino a qualche anno fa, parlare di una verticale del vino del Mugello era considerato un’eresia. Secondo la voce popolare, per bere un vino della zona bisognava essere in due, uno che lo beveva  e l’altro che lo arreggeva, da quanto il prodotto fosse acido, tannico e poco equilibrato. Poi c’è stato l’incontro tra un lucido visionario come Alessandro Brogi e un enologo come Andrea Paoletti ed ecco che l’impossibile si è trasformato nella realtà oggi conosciuta come Podere Fortuni. Nel 2001 sono state piantate barbatelle di Pinot Nero e si è dato così inizio ad una nuova avventura che può cominciare a prendere il nome di tradizione. Altri produttori si sono aggiunti ed i risultati sono stati indubbiamente migliori di molte altre parti della Toscana: i tentativi di coltivare Pinot Nero in Chianti Classico, tanto per fare un esempio, hanno avuto scarso successo.

Il Podere Fortuna era della famiglia de’Medici, che, originaria del Mugello, era proprietaria del Castello di Cafaggiolo: il podere era parte del Castello. La produzione di vino è documentata dal 1465. Amerigo Vespucci riceve  una lettera del 20 giugno 1488 nel quale il fattore si complimenta per la vendita di 200 barili di vino vermiglio. Nel 1688 lo stemma del podere Fortuna presenta grappolo di uva rossa quindi non solo uve bianche erano quelle che si trovavano in zona. Tre i Pinot Nero prodotti, nel Podere Fortuni, Fortuni, Coldaia e MCDLXV. La verticale riguarda la prima etichetta.

Fortuni 2004 – Primavera piovosa e temperature più basse della media fino a luglio poi condizioni regolari vendemmia, avvenuta l’ 11 Settembre. Vinificato in acciaio ma già allora clone per clone.
Porpora non troppo brillante, limpido. Confettura di frutti di bosco variegati, piccoli spunti di erbe aromatiche, anche mentolato. Piacevoli sentori ferrosi e salini. Bocca da impatto morbido, quasi cremosa con acidità in buona evidenza, retrogusto di cioccolato e liquirizia. Finale mediamente prolungato. 87

Fortuni 2005 – Giugno asciutto e caldo, Luglio nella norma, agosto più fresco e piovoso della media. Vendemmia 6/9 Vinificato in acciaio ma già clone per clone. Allungate le maturazioni.
Rubino, molto limpido, chiaro poco concentrato. Profumi ben netti, spiccati, di mirtilli e ribes. Lieve speziatura, anche cannella. Bocca non troppo larga, fluida, acidula, cerca molto la gola, non troppo presente. Finale corto 84

Fortuni 2006 – Giugno regolare, luglio caldo e asciutto, agosto fresco e piovoso, vendemmia 12/9. Inizia la vinificazione in tini in legno troncoconici. Eliminati i rimontaggi, macerazioni con poco delestage, 20 24 giorni.
Rubino con riflessi appena granati, molto limpido. Naso fresco, molte erbe aromatiche di macchia mediterranea, poco frutto come mora e mirtillo. Bocca solida, saporita, da sali minerali in evidenza. Lungo e sostanzioso, tannini fusi ma presenti. Finale in crescendo 89

 

Fortuni 2007 – Prima parte dell’estate calda e asciutta, agosto mite con un po’ di pioggia. Vendemmia 28/8 La paura era quella di fare un vino piatto, alcolico, senza anima. Iniziate cofermentazioni, ovvero, i cloni fermentati insieme nello stesso tino.
Rubino, limpido, riflessi porpora. Frutto variegato, lampone, ciliegia, poi spezie ed erbe aromatiche. Bocca sostanziosa, larga, piena, buona profondità di aromi, salina, sapida, di bella nervosità. Finale in crescendo 88

 

Fortuni 2009 – Estate calda e asciutta con impennata delle temperature ad agosto e maturazione anticipata. Vendemmia 31/8.
Porpora, limpido più cupo. Naso concentrato, ricco, di confettura di more, mirtilli e ribes nero. Erbe aromatiche e un po’ di spezia. Bocca soda, corposa, molto ricca, spessa, quasi stancante. Lungo, tannini molto ben definiti, anche se presenti. Scomposto, non nel momento migliore adesso 86

Fortuni 2010 – Estate nella norma, rottura del tempo con la pioggia a Ferragosto e finale fresco. Vendemmia 12/9
Colore chiaro rubino, molto trasparente. Naso fresco, leggero, sfumato, intenso e incisivo. Frutti piccoli e molte erbe aromatiche. Bocca corposa, solida, molto decisa, tannini delicati. Finale in crescendo 87

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

4 Commenti

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Fabio Cecchini

circa 5 anni fa - Link

Mai verità fu più vera ! Sono nato al castello del Trebbio, dirimpettaio dell'azienda Fortuna, e sicuramente nel passato non si poteva bere del buon vino nel Mugello, ma finalmente ora c'è chi con coraggio ha dato nuova vita e lustro a questa terra ache con il vino, BRAVI !!

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Andrea Pagliantini

circa 5 anni fa - Link

Mi piace la storia, mi piace la bottiglia (le bordolesi le reggo malvolentieri, specie quelle pesanti e specie dopo aver visto, la settimana scorsa delle bottiglie del '700 soffiate a mano a due passi da Siena.... manco a dirlo borgognotte) mi piace l'etichetta, è intrigante il vitigno ignorante quanto il sangiovese..... e mi riprometto di assaggiare il vino perchè a quanto leggo ha la leggiadria di un passo di danza. Bel post Leonardo.

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Hamlet

circa 5 anni fa - Link

"eresia del Pinot nero in terra toscana" orami il pinot nero in Toscana è poco eretico, pensa che il Pomino pinot nero è persino doc!

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Franklin

circa 5 anni fa - Link

Interessante articolo e giusto riconoscimento a una vera gloria locale... di una zona ben poco considerata per la produzione di vino. Personalmente concordo anche sul primato del 2006 benché anche il 2007... Tutto bene, ma... l'azienda non si chiama "Podere Fortuna"?

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