Perché non mi piace il miglior Sauvignon del mondo?

Perché non mi piace il miglior Sauvignon del mondo?

di Emanuele Giannone

Ho conosciuto Roberto Snidarcig da Dolegna e ne sono molto contento. Gli ho detto che il suo Tiare 2013, premiato come miglior vino al 5° Concorso Mondiale del Sauvignon, non è il vino per me. Il giudizio inerisce al gusto personale, non allo zelo e alla credibilità del produttore; e non contesta il titolo del vino a conseguire un riconoscimento del genere, ché il Tiare è, nella flessione internazionale del paradigma-sauvignon, correttissimo e coerente.

Di più: auto-evidente per fedeltà varietale e qualità totale, nel suo senso proprio (gestionale) di conformità alle specifiche tecniche e agli standard (organolettici) stabiliti in vista della soddisfazione del cliente; e in funzione di questa verificati e ridefiniti periodicamente da tecnici delle ricerche di mercato. Altrimenti detto, il Collio Sauvignon Tiare 2013 è un’espressione particolarmente efficace di tutto quel che si sa, si può e si attende da questa varietà nel paradigma della best practice dalemiano-cotarelliana, cioè nella sua morfologia de-territorializzata. Secondo il mio gusto personale, questo è tipicamente Sauvignon e al contempo poco tipico, perché è molto varietà e poco Dolegna (e molto D’Alema).

Ma a chi e a che cosa serve il mio gusto personale? A niente e a nessun altro all’infuori di me. Certamente non può, né vuole servire a determinare in alcuna misura il giudizio comune o il successo commerciale del vino, fattori che sono, piuttosto, inferibili dall’onestà del produttore e dei suoi collaboratori, nonché dalla loro trasparenza nel dichiarare di far vino secondo il loro gusto e cercando di intercettare quello del prospect: il consumatore medio di sauvignon a forte impronta varietale, principalmente straniero (Snidarcig esporta infatti la parte maggioritaria). Lo spiegano senza raggiri o fumisterie, dettagliando per fasi la successione tecnico-procedurale che ha prodotto esattamente quel che si ricercava. Zero defect, zero loss.

I fatti danno loro ragione. Il vino si vende tutto, tra l’altro a un prezzo che è lungi dall’esorbitare dai limiti dell’umano dolore. Ma proprio ai fatti di questa natura si fa spesso e speciosamente ricorso per dirimere, da veri grossisti o pantofolari dell’enoclique, le questioni di gusto: è buono se/perché si vende tutto. Se è proprio così, se per la questione di bontà è dirimente il mero riscontro commerciale, allora i migliori descrittori del vino sono nei manuali dell’ISO 9001. E nessuno sa descriverlo così bene come gli esperti di meccatronica o kaizen (prescindendo per decenza dagli estensori di articoli insalivati). Ecco: il Sauvignon Tiare 2013 non faticherà a ottenere il consenso dei certificatori e degustatori patentati, quelli del «… fiuto poliziesco in grado di scovare il grado di conformità agli standard dell’enologicamente corretto… ».

Roberto Snidarcig è persona schietta, affabile e gentile. Di più: il vino lo fa, non lo chiacchiera o scribacchia come noi, quindi gli è dovuto per principio più rispetto di quanto noi potremmo mai guadagnarne. Io gliel’ho attestato spiegandogli le ragioni per le quali il suo Sauvignon non è il mio vino. Lui me l’ha reso più che proporzionalmente, ciò che mi ha molto gratificato, ascoltando con attenzione. Forse intuendo che, quand’anche poco utile, una vocina di brillo parlante fuori programma è quanto meno più divertente delle cortigianerie da certificatori di programmi di conformità e del vociar dei loro vocioni osannanti. Quindi, congratulazioni Roberto. E grazie. Congratulazioni per aver eseguito meglio di tutti un esercizio ad alto coefficiente di difficoltà, regolando tu, da Dolegna, titolati ginnasti neozelandesi, statunitensi e d’altri 19 paesi. E grazie ancora per la tua attenzione.

Sì, ma il vino? Ecco, andiamo subito alle dolegne note: in fondo a tutto quel che sai e ti aspetti, quindi dopo che l’uomo-Conad ha scelto per te nottetempo i piccadilly con foglia d’ordinanza, e poi il verde dei più bei pomi e peperoni e lime e limoni, facendo di alcuni persino canditi e confits e gelées; dopo tutto il profluvio gialloverde, dopo la transustanziazione del mojito e dello sciroppo di sambuco, dopo le dosi metodiche e prammatiche di zibetto e bosso, passate la sferza acida e quella amaricante, ebbene, ecco che succede. È come la scaglia sottile di una roccia che si sfalda, o come sabbia. La senti quando tacciono gli anelli aromatici semplici e i cannoni di canditi, i giochi senza frontiere e il nuovo ordine mondiale. La senti quasi crocchiare sotto i denti. È una traccia flebile e velata ma capillare, che ammonisce: qui sotto giacciono le mentite spoglie. Ecco, la vocina fuori campo canta da ben sotto il campo, finalmente, le dolegne note, fuggite al vociar di vocioni, zibetti e limoni. E si sente, eccome.

Fine della licenza. Tiare 2013 è un taglio di masse da uve raccolte in parte precocemente e  inoculate con lieviti indigeni, in parte a piena maturazione e inoculate con lieviti selezionati. Le macerazioni avvengono rispettivamente a 4 e 8 °C. La fermentazione malolattica è limitata al 20% delle masse. In ambo i casi si pratica la chiarificazione. Chissà se Roberto Snidarcig ha ricavato nella sua bella cantina un unico e segretissimo stambugello dove nascondere al cotarello, il sempiterno e ubiquo demone ordinatore, caratelli, dame e boccioni dei suoi esperimenti, i vini matti e le prove d’autore fatti divinamente bene razzolando male, senza danno economico ma a dispetto dei predicatori. Io, che conto obiettivamente poco e senza cleuasmi lo rispetto molto, nutro per me questa speranza. A lui restano tutte le certezze, tutte meritate: premi, export, epinici e prosodi.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

38 Commenti

avatar

michelangelo

circa 5 anni fa - Link

Come non essere d’accordo Emanuele. Il Sauvignon Tiare 2013 è la didattica, è il metodo Stanislavskij; poi c’è anche bisogno del talento e della fantasia, che per altro ho subito trovato assaggiando il Tiare 2009 (molto Dolegna e per niente D'Alema). Tanto per tornare sul solito discorso del malinconico sacrificio di alcuni bianchi d'annata, comunque comanda il mercato.

Rispondi
avatar

Fabio

circa 4 anni fa - Link

Un anno dopo...... http://www.intravino.com/grande-notizia/frode-aromatica-per-il-sauvignon-friulano-ecco-come-forse-ti-vinco-il-concorso-e-i-tre-bicchieri-ma-non-freghi-intravino/

Rispondi
avatar

Stefano De Santis

circa 5 anni fa - Link

Comunque grazie: dopo quello di D'Alema un altro vino da provare.

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 5 anni fa - Link

Il mercato,questo sconosciuto. Il consumatore finale, un uomo senza volto. Andare incontro al mercato, cercare la soddisfazione del gusto del consumatore finale. Un mantra ripetuto più e più volte. Non conoscendo né il vino, né il produttore, mi sono soffermata su questo. C'è un limite sottile fra l'interpretazione armonica di un luogo e di un vitigno che possa piacere a tanti, se non a tutti, e l'assoggettamento a regole fissate altrove. Si tratta di scelte. Posso solo dire, in base alla mia esperienza, che è sempre rischioso buttarsi nella rincorsa di un gusto che cambia, di un mercato schizofrenico. Subire la competizione e non seguire il proprio istinto di vignaiolo, che dice "E no caro, qui da queste parti il Sauvignon non viene proprio così, come vogliono gli altri." Se si fanno centinaia di migliaia di bottiglie è auspicabile e comprensibile, ma se la quantità è limitata a qualche decina di migliaia si può anche provare a dire di No. Il mercato comanda fino ad un certo punto.

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

si capisce quello che vuoi dire, ma non si capisce a cosa serva. Serve a dire che il "mercato" e' meno sofisticato del tuo gusto da appassionato/intenditore? E se anche fosse, quale lezione se ne dovrebbe ricavare? Certo, e' orribile che il consumatore, e se per questo anche il giudicatore, medio si faccia attrarre da vini che hanno il merito (o la colpa), di essere semplicemente ben fatti. Persino buoni. Ma almeno, il consumatore medio, o mediocre, il vino lo paga.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Buonasera Gianpaolo. Mi sfugge un nesso: quello tra capire il senso di un testo (cosa voglia dire) e, al contempo, non capire a cosa serva (cioè quale senso abbia). Ma è una questione di logica formale. Possiamo andare oltre. Il mio testo non serve a niente poiché non si propone intenti didattici o didascalici. Oppure serve a poco: a me, innanzitutto, perché è il racconto di una degustazione, quindi di un evento che per me corrisponde a modalità variabili tra esercizio e passione. Serve un poco, volendo, anche a chi legge e condivide con me il concetto di degustazione come esercizio del gusto: critico, edonico ed estetico. Non serve di sicuro a Roberto Snidarcig; né tantomeno al mercato, che è per me entità appartenente al dominio dell'ineffabile. A scanso di qualsiasi equivoco, non trovo affatto riprovevole, o anche solo criticabile a priori, la categoria del vino ben fatto; né la fascinazione che provoca e il seguito di cui gode. Non domino l'enotecnica, ovvero non lascio che mi domini, al punto da eleggerla a primo principio per il giudizio sulla bontà di un vino. Un vino mi piace molto, poco o per nulla per mero giudizio di valore, senza pretese di fatto: cerco di articolare il giudizio come meglio posso solo perché mi interessa discuterne con chi è interessato a discuterne. Poscritto: se la fruizione contro corrispettivo in denaro è l'elemento qualificante, io appartengo a pieno titolo alla categoria dei consumatori medi, anzi mediocri. Andavo a mie spese a trovare vignaioli in Carso, sulla via del ritorno sono stato invitato a una festa - perché tale era, e a buon diritto: c'era da festeggiare un premio - e sono felice d'esserci andato.

Rispondi
avatar

Giorgio

circa 5 anni fa - Link

Anch'io sarei d'accordo sul dare valore al vino del territorio e probabilmente questo vino che tu descrivi e che io non conosco sarebbe più bello se si potesse chiamarlo "Dolagna bianco" anzichè Sauvignon. Però ricavo anch'io un'opinione, anzi ad essere precisi una sensazione, spiacevole dal tuo articolo, forse per l'uso, il cui intento spero volesse essere giocoso ma invece mi appare altezzoso, di una terminologia finta aulica. Come se tu dicessi: "io il vino non lo so fare, ma a scrivere invece sono capace, e gioco con le parole per dire vezzosamente che un vino perfetto-standard invece non mi piace". Scusa se questa traduzione è sbagliata, ho sempre tradotto male anche al liceo, ma la sensazione di fighettismo che ne esce è pari a quella che si voleva mettere alla berlina. In un'occasione diversa è successo a me un episodio curioso: assaggiato alla cieca un sauvignon della Cantina sociale di Cembra, nessuno degli (altri, perchè io non lo sono affatto) esperti presenti l'ha riconosciuto, è stato scambiato per un Mueller Thurgau, qualcuno ha detto perfino Chardonnay! Probabilmente in quel caso i produttori hanno provato a sacrificare la tipicità del vitigno in favore del territorio, ma il consumatore in questo modo secondo me viene tratto in inganno, perchè se prendo un vino chiamato sauvignon mi aspetto di trovare quello che tu critichi nel post. Dov'è che sbaglio? Mi sono inserito in questa conversazione magari impropriamente in quanto consumatore mediocre pagante. Un saluto ferragostano.

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

Emanuele, io credo che se uno scrive per un pubblico, piccolo o grande, pagante o gratuito, qualche idea sullo scopo del suo scritto probabilmente ce l'ha, altrimenti perché farlo? Certo, uno può anche scrivere quello che pensa a briglia sciolta, magari troverà anche dei lettori che sono interessati, specialmente quando scrive con grande ricercatezza, come te. Per quanto mi riguarda, il messaggio che colgo io nel tuo scritto è molto semplificato (forse per la mia indole di "simple mind"): questo vino è buono, quasi perfetto tecnicamente, ma a me non piace perchè gli manca il legame con il territorio. Piace quasi a tutti, ma non a me. Ecco, ripeto, oltre che a pensare "wow", rimane insoddistatto l'anelito a comprendere il senso della cosa. Bisogna smetterla di fare vini buoni, troppo perfetti? Bisogna che un vino sia meno che perfetto per essere buono e rappresentativo del suo territorio? Ma sopratutto, se alla fine sono tutti contenti: giudici, produttore e consumatori, tranne te, è una notizia? Scusa se sono molto diretto, forse al limite di essere sgarbato, ma rimane anche a me il dubbio di fighettismo: non quello dell'evento di cui parli, ma il tuo.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Giorgio, qui la traduzione è libera per principio, quindi la tua è per principio ammissibile e al tempo stesso opinabile. Sull'interpretazione, invece, posso dissentire per un dato di fatto che vado a spiegare. Il gusto è, o dovrebbe essere, un piacere a largo raggio, non solo quello del gourmet (è una variazione sulle parole di un saggista statunitense, Wendell Berry). E il vino è, nei fatti, un piacere a largo raggio: vario, variabile, imprevedibile. Non è solo quello delle guide, delle mode, delle élites di enofili doviziosi, delle denominazioni omnibus all'italiana, della caccia ai premi et cetera. Quello che tu definisci fighettismo mi sembra afferire alle idee del gusto come dominio esclusivo dei gourmet e del vino quale fenomeno o prodotto di élite. Nel caso della festa a Dolegna, a ispirare i padroni di casa c'era tutto, tranne pose, snobismi e glamour. Nessun fighettismo. Se vi fosse stato, forse ne avrei offerto un resoconto parodistico: specularmente pseudo-fighettistico. Non essendovi stato, non avevo di che parodiare. Nulla e nessuno, per usare la tua metafora, da mettere alla berlina. Oltretutto, io non sono un gourmet. Tutt'al più un viaggiatore cerimonioso. Molto semplicemente, scrivo come penso e parlo, so di esser criticabile e le critiche non sono un rischio ma uno spunto di riflessione ulteriore su contenuti e forme, specialmente se sono garbate come la tua. Quanto all'episodio curioso che citi, provo a spiegare così il mio punto di vista, diverso dal tuo. Io non "mi aspetto di trovare" perché l'aspettativa è un limite. È un test che limita tanto il rispetto per il lavoro del produttore, quanto la possibilità di affrontare senza condizionamenti il piacere, o l'esercizio del gusto. Per me, per giunta, la fedeltà dell'espressione varietale non è un riferimento; anche perché quella fedeltà, presunta tale perché asserita in testi o comunque da personalità di rilievo, quindi assimilata a dato obiettivo e infallibile, è in realtà declinazione di un sistema sensoriale, o estetico, pari al tuo o al mio per dignità. Quindi, "ut melius, quidquid erit", disporsi a gustare, raccontare secondo gusto, confrontare con altri racconti di gusto. Grazie per il tuo "inserimento improprio" nella conversazione. Chiamarlo così è un mezzo cleuasmo (autocitazione, brutta cosa). Di questo, sì, potevi fare a meno ;-)

Rispondi
avatar

Giorgio

circa 5 anni fa - Link

Condivido molto di quello che ho successivamente letto, e ti ringrazio. Il vino come dovrebbe essere, quantomeno grosso modo, serve per gli abbinamenti, specialmente per i poco esperti (penso a qualche amico che non ha la passione del vino e lo compera secondo i consigli di abbinamento che trova in fondo alle ricette o anche nei libri di Sangiorgi aggiungerei io). Poi anche a me piace essere il supremo giudice del mio foro interno e decidere con sovranitá assoluta quali sono i vini migliori, e che ricompreró, rispetto agli altri. Ultima cosa: davvero nessun cluasmo, voleva semplicemente esser un modo -con evidenza malriuscito dunque, e me ne scuso- di ricollegarmi anche all'intervento precedente di Giampaolo.

Rispondi
avatar

Michelangelo

circa 5 anni fa - Link

Cleuasmo? Ma come parlo sto ragazzo :). Per la serie "assaggiando mi aspetto di trovare..." ricordo il Sauvignon 2009 di Miha Batic, spiazzante, travolgente, scomodo, in grado di cambiare facili punti di vista. Per contro però se la logica vigente è la necessità della conferma del "mi aspetto di trovare ..." il Sauvignon Tiare 2013 è per l'appunto il campione del mondo! La prospettiva, mi ripeto, cambia con il Sauvignon Tiare 2009, chi già ragione? Tutti!

Rispondi
avatar

Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

e tu come scolpisci! :-)

Rispondi
avatar

michelangelo

circa 5 anni fa - Link

Forse l'ho capita adesso, dopo 10 giorni :)

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Gianpaolo: io scrivo quasi sempre a briglia sciolta. Anche per questo posso dire di pensare, parlare e scrivere più o meno allo stesso modo. E il messaggio, per come lo cogli tu, è effettivamente (succintamente) quello che pensavo di trasmettere. Però il mio intento si ferma prima del tuo "wow" (o del "bleah"). Il senso della cosa - del blog, della degustazione - è nel suo stesso racconto e nella sua capacità di evocare immagini e commenti, senza ricercare questi ultimi ad ogni costo. Per me funziona così, attraverso il mezzo del vino assai meglio che con altri. Mezzo, ho detto. Tale considero infatti il vino: mezzo potente, sfuggente, intoxicating. E non fine, quale è ad esempio per te, o per Snidarcig: fine per ragioni economiche, di vita, di mestiere. Anche per questo, lo ripeto, pongo a priori il mio giudizio in posizione subordinata rispetto al lavoro e alle scelte del produttore: tu operi, io parlo. Tu hai ragioni, io opinioni. Ciò detto, mi permetto di ricusare le tue domande circa la bontà e la perfezione tecnica. Lo faccio nel nome dell'indipendenza e della pariteticità del giudizio: buono è, per me, quel che io giudico tale. Il mio giudizio vale quanto quelli altrui, o meglio: quelli di chiunque sia disposto a mettere i propri a confronto, in discussione. Se vuoi, puoi riconsiderare la tua (legitima) suspicione de fighettismo alla luce di quanto ho giusto spiegato: quel che tu chiami fighettismo, forse, io lo chiamo identità e lo oppongo a "identicità". Proprio per questo amo vini che trovo identitari, non identici. Dimenticavo: ecco, per me il fighettismo è piuttosto una categoria associata alla mancanza di garbo, rispetto, etica del lavoro e cultura. Questo spiega anche perché - ti rassicuro - non trovo affatto sgarbato il tuo commento.

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

ti ringrazio della risposta e della garbata discussione. Alla fine e' probabile che davanti una bottiglia di vino le nostre opinioni su di esso possano persino convergere.

Rispondi
avatar

Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Anche il tuo vino non serve a niente se non a te che lo vendi (o è quantomeno superfluo per tutti gli altri), eppure è buono (per molti) e può contribuire (paradosso), come la prosa di Emanuele, a farci stare meglio :-)

Rispondi
avatar

Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Segnalo un paio di parti con cui non sono d'accordo perché credo di aver colto il senso del post (evento!!): Ma a chi e a che cosa serve il mio gusto personale? A niente e a nessun altro all’infuori di me. Certamente non può, né vuole servire a determinare in alcuna misura il giudizio comune o il successo commerciale del vino. Qui il buon Sangiorgi ti avrebbe detto che pecchi di "timidezza". Scrivendo in pubblico offri un tuo giudizio - qual che sia - a chi lo legge (io che bevo o sempre io che compro). Basta una persona. A me il post è servito a capire di che vino si tratta e se può interessarmi a qualsiasi livello e a questo servono i post. Se qualcuno cerca questo vino su Google ha la tua opinione argomentata à la Giannone e poi decide se comprare o meno. Io ad esempio posso fidarmi più della tua che di un concorso, ad esempio. Lo faccio spesso con le persone di cui conosco più o meno il gusto: smuovo lo 0,0000000000001% del mercato ma la cosa non ha alcuna rilevanza teorica. Altro punto su cui dissento: Il vino lo fa, non lo chiacchiera o scribacchia come noi, quindi gli è dovuto per principio più rispetto di quanto noi potremmo mai guadagnarne. Dissento totalmente da questo principio: un vino prodotto merita lo stesso rispetto di una idea prodotta, né più né meno. Lo stesso vale che si parli di letteratura italiana, storia delle figurine o radici culturali dell'anestesia. Tu produttore meriti rispetto per il tuo lavoro e tu giornalista, critico autoproclamato, blogger o quel che sei meriti esattamente tutto il rispetto che spetta alla tua serietà. Produttori e scriventi poco seri stanno sulla stessa barca.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Va bene: questo post andrebbe reintitolato "food for thought". Alessandro: è ben detto, offro un mio giudizio. Aggiungo: un giudizio argomentato. Però insisto: non vi è alcuna intenzione di determinare i giudizi altrui o gli indirizzi dei prospect. La mia funzione si esaurisce nel commento. Al quale può aggiungersi, in posizione residuale, un racconto. Anche ammettendo che proprio le mie valutazioni determinino quelle di qualche potenziale acquirente, restiamo nell'ordine di grandezza di quello zero-virgola da te citato. Quindi c'è il mercato, ci sono io, siamo grandezze incommensurabili e la mia si misura in nanometri. Sulla tua seconda obiezione: in linea teorica sarei d'accordo con te; in questo caso, tuttavia, dissento e lo faccio richiamandomi a una pur sommaria analisi dei profili di rischio. Tanto un produttore, quanto un critico possono meritare e guadagnare rispetto (o autorevolezza, o credibilità); la misura del quale deve però essere ponderata secondo il rischio che l'uno sopporta nel fare, l'altro nel dire. Io vedo nel primo dei due casi l'evidenza e l'esigenza di un maggior fattore di ponderazione. Trovandomi invero d'accordo sulla tua chiosa: produttori e scriventi poco seri stanno sulla stessa barca. E come certi implausibili docenti di gestione del panico, con quella barca fanno inchini. E disastri.

Rispondi
avatar

Diego

circa 5 anni fa - Link

Troppa timidezza anche per me, mi unisco ai punti di disaccordo espressi da Morichetti (più un altro punto che aggiungerò poi). Io il vino l'ho assaggiato e devo dire che è imbarazzante: un Sauvignon friulano che sembra neozelandese, mah... La cosa che mi lascia più perplesso e' che venga premiato da esperti (il concorso di Bordeaux del miglior Sauvignon del mondo e' serio)! Mah...(repetita iuvant). Ultimo ed "originale" punto di disaccordo: l'autore tace sul fatto che questo Sauvignon e' prodotto con la tecnica della crio macerazione che ha ormai stravolto il panorama bianchista nostrano (e non solo).

Rispondi
avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Dall'ombra del mio giardino (formale, ovviamente) di Scansano leggo ammirato questo scambio di affondi di fioretto degno delle Relazioni Pericolose. Complimenti Emanuele, hai settecentizzato persino quel bieco materialista del Moricchia!

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Diego: no, Snidarcig non sottace nulla. Sulla macerazione a freddo parla e pubblica informazioni, riportate da buona parte dei siti che hanno lanciato la notizia del premio. Ne trovi menzione anche nell'ultima parte del mio post. Se sulla timidezza possono valere le stesse repliche ad Alessandro, così sia. Altrimenti fammi sapere.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Gianpaolo: a presto. Tra l'altro è da un po' che cerco di trovare il tempo di prender l'Aurelia e svoltare a un certo punto a destra. Stefano: pensando a Morichetti settecentizzato e ai suoi natali, immagino un corpulento esattore di tributi per le casse della Santa Sede. Michelangelo: come si parla? Variazione su Feuerbach: man ist, was man liest. Nic Marsèl: Vigna del Fiore,

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

quando vuoi sei il benvenuto. Magari avvertimi prima a info at poggioargentiera dot com

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Sarà fatto.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

... pardon: Vigna del Fiore, annata a tua scelta.

Rispondi
avatar

Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Mi bastan questi scambi a colpi di fioretto ;-)

Rispondi
avatar

Gasperuccia

circa 5 anni fa - Link

Dopo oltre 2 giorni di discussioni e commenti vari, emerge con prepotenza un dato di fatto incontrovertibile: nessuno, e sottolineo nessuno, che si sia fatto avanti per chiedere dove è possibile reperire il vino in questione ed il relativo prezzo allo scaffale. A mio modo di vedere questa è un po' la fotografia del momento che sta attraversando il vino di qualità in Italia, tanti ne parlano, a vario titolo, ma solo un sempre più esiguo manipolo di appassionati è disposto a spenderci. Mi auguro di sbagliarmi ma la crisi sta picchiando ancora parecchio duro, quantunque vogliano farci credere ben altro. Ognuno può trarre le proprie conclusioni, io non sono per niente ottimista, purtroppo.

Rispondi
avatar

Federico

circa 5 anni fa - Link

Se vuoi conoscere il prezzo (circa) bastano un paio di click su google, non serve chiedere su un blog. Non credo possa essere questo un indicatore di nessun tipo in riferimento alla situazione economica. A me invece la curiosità di capire meglio e di farmi una più specifica idea personale, mi ha fatto venir voglia di assaggiarlo. Anche consapevole che sarà difficile poterlo bere a briglia sciolta, senza pregiudizi. Ho subito il famoso effetto del tipo 'l'importante è parlarne'.

Rispondi
avatar

francesco

circa 5 anni fa - Link

Emanuele non volermene, ma sei troppo complicato nello scrivere di vino ! Ci sta che un vino sia stato premiato in ambito internazionale ed a te non sia piaciuto, ma ancora non ho capito il perchè ! Molto probabilmente quando ci aspettiamo molto, in ogni ambito, poi la delusione sta dietro l'angolo ! de gustibus

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Non te ne voglio. Ma forse sei stato indotto dai presunti bizantinismi a non legger tutto, o a leggere tutto in apnea, perché le ragioni del mio mancato gradimento sono espresse diffusamente. Il tuo commento contiene uno spunto di grande interesse, tra l'altro racchiuso in una sola parola: "complicato". L'attribuzione di complicatezza (astrusità, oscurità) in sé, cioè non qualificata da chi la rileva, non ha molto senso. Rifletti: se PER TE (e magari non per altri) sono troppo complicato nello scrivere di vino, tu hai pieno titolo a rilevarlo, io pieno titolo a non considerare drammaticamente il rilievo - diciamo anche a lasciarlo correre. Perché? Perché è superficiale. In che senso? Te lo spiego volentieri, cercando di essere il più succinto possibile. Per "dumbing down" si intende la riduzione o banalizzazione del contenuto informativo di un messaggio nei suoi termini cosiddetti essenziali, al fine di renderne più facile e immediata la ricezione (nota: volutamente non parlo di comprensione). E' un fenomeno assai diffuso e altamente assuefativo. Lo evito come la peste: la filtrazione spinta dei contenuti, o la loro "equalizzazione" a un livello di accessibilità ritenuto conforme alla capacità del "ricettore medio", riduce ad accessori una parte considerevole di quelli essenziali: informazioni sul contesto in cui il messaggio è prodotto, indicazioni sul retroterra culturale dell'emittente, evocazioni metaforiche etc., sono tutte chiavi di lettura necessarie alla comprensione, e viceversa superflue se quel che importa è la mera ricezione. Vengo al punto: ribadita la tua piena libertà di giudicare - anche a voti, lazzi o strali retorici - qualsiasi articolo o commento, voglio attestare anche la mia di ricusare educatamente un giudizio di dubbia forza argomentativa, ovvero di poco contenuto, ovvero - absit iniuria verbis - "dumbed down". Più brevemente: l'hai trovato oscuro, involuto, illeggibile? Ci sta, è nell'ordine delle cose. Magari prova, una volta sola, a rileggerlo. Credo che tu abbia letto con un poco di precipitazione: dico questo perché, ad esempio, io dal vino in questione, come per principio da qualsiasi altro o quasi, non mi aspettavo nulla. Non avevo aspettative, quindi non ho scritto "mi ha deluso". Dico questo anche perché la chiosa "de gustibus", inferendo il suo noto prosieguo, rimanda a un concetto unimodale del gusto che non condivido. Ma di questo parliamo magari un'altra volta...

Rispondi
avatar

francesco

circa 5 anni fa - Link

Caro Emanuele tu sei una persona molto dotta, perchè scrivi in maniera per me quasi incomprensibile ! Si sta scrivendo e discutendo di vino perdio, non di un trattato di filosofia copernicana o altro. Piuttosto sarebbe istruttivo conoscere da te quali altri sauvignon italiani ti piacciono di piu' di questo. Non voglio dire che questo sia il migliore del mondo come è stato scritto, ma è pur sempre risultato il migliore su gli oltre 700 in concorso, qualcosa di sua avrà anche lui. Ciao, aspetto alcuni nomi da provare :)

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Io non sono una persona molto dotta. Tutt'al più quasi incomprensibile. Ti interessa sapere di turbo-Sauvignon, di orto-Sauvignon o di meta-Sauvignon? Preferisci, intendo, le artiglierie pesanti di caratteri varietali, le tre grazie profumate di agrumi e terpeni e stilbeni o piuttosto vini che integrano la varietà senza farne coda di pavone e magari la nascondono al primo sguardo? Ti interessano solo ed esclusivamente italiani? Quello di Snidarcig l'hai già provato? Parti da lì.

Rispondi
avatar

Ennio

circa 4 anni fa - Link

Bellissimo leggere i commenti alla luce della notizia odierna

Rispondi
avatar

tourism in italy

circa 4 anni fa - Link

Con il senno di poi, direi geniale.

Rispondi
avatar

Franca Cantoresi

circa 4 anni fa - Link

...non leggevo cosi' da tanto.Complimenti.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 4 anni fa - Link

La ringrazio molto.

Rispondi
avatar

papillo

circa 4 anni fa - Link

lei è sprecato a discernere di futile nettare vinoso. Mi ricorda tanto quegli aristocratici d'antan che si dilettavano a trattare di Polo, equitazione, cricket, tennis, numistatica e qualunque altro passatempo per erudite personalità abbienti come fosse la chiave di lettura del globo terracqueo tuttuno. Però complimenti per lo stile, piuttosto elegante sebbene marcatamente barocco.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 4 anni fa - Link

... e pensi che d'aristocratico ho tutt'al più il naso, nulla più che quello...

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.