Perché non amo MasterChef (ma lo trovo utilissimo. Mentre amo Cucine da incubo)

Perché non amo MasterChef (ma lo trovo utilissimo. Mentre amo Cucine da incubo)

di Alessandro Morichetti

Mi è risultato chiaro a cena con un amico del settore, lo stesso che tanti anni fa mi disse: “In Italia è normale – socialmente accettato – spendere 100 euro o più per assistere ad una partita di calcio ma farlo per cenare in un ristorante d’alta cucina è quasi sacrilego”.

MasterChef, la nota trasmissione televisiva in cui prima tre, ora quattro chef/restaurant man (a Carlo Cracco, Bruno Barbieri e Joe Bastianich si è ora aggiunto Antonino Cannavacciuolo) giudicano i piatti di aspiranti chef in maniera colorita, più o meno fintamente ispirata e scenograficamente accattivante, è stata una tappa fondamentale per lo sdoganamento degli chef di alto livello presso il grande pubblico. Rendendoli star e in qualche modo icone della figaggine applicata alla cucina hanno equamente diviso le folle tra chi li ama e chi li odia (e Daniele Cernilli su Doctor Wine tratteggia alcune delle ragioni dei secondi nel post “Perché non amo MasterChef“).

Il punto però potrebbe essere un altro e va ricondotto alla teoria dell’Agenda-setting tanto cara a chi studia i mass media: “Il postulato principale dell’Agenda-setting è il salience transfer, cioè il rendere la notizia saliente rispetto alle altre, quindi indica l’abilità dei mass media a trasferire un argomento da una agenda privata a quella pubblica d’interesse generale più elevato.”

Nello specifico significa traferire l’allure del grande chef di talento dalla nicchia di chi lo frequenta – dotata di capitale culturale e in parte anche economico – al grande pubblico, che non ne conosceva l’esistenza e che non nutriva interesse per l’argomento alta cucina-alta ristorazione.

Non è tutto. Quando un argomento di nicchia si avvicina al mainstream si propone con buona frequenza l’eterna divisione tra apocalittici e integrati, per dirla con l’inossidabile Umberto Eco dei tempi d’oro (1964): da una parte chi critica la cucina in tv (è solo spettacolo, non c’è la fatica vera) e dall’altra chi ne magnifica la presenza sottostimando la funzione degenerativa sulla mente di giovani chef che pensano più all’onda della pettinatura che a quella del risotto.

MasterChef è stato fondamentale nello sdoganamento dell’alta cucina e dei suoi attori ma altrettanto fondamentale è la funzione di critica e controllo esercitata dagli addetti ai lavori che rilevano in eccessiva ambizione e individualismo concorsistico qualcosa di pericoloso. Diseducativo, in ultima analisi.

Col vino è successa la stessa cosa, negli anni. È stato sdoganato da coreografici sommelier televisivi, che hanno incuriosito all’ora di pranzo milioni di persone da TG5 Gusto a La prova del cuoco. Questo sdoganamento è stato un successo esclusivo di Franco Ricci e dell’ex Ais Roma. In tempi recenti, poi, anche la Gazzetta dello Sport ha aperto le pagine del più letto quotidiano nazionale all’enogastronomia con Gazza Golosa.

Alle pubblicazioni di settore e non mainstream il compito di pungolo attento e giudizioso verso gli uni e gli altri, per orientare la barra divulgativa su un orizzonte più autentico e meno prestato alla banalizzazione di massa. Spaccato che invece non è irragionevole individuare in Cucine da incubo, sia nella versione Uk/Usa con Gordon Ramsay che in quella italiana con Antonino Cannavacciuolo. Nella trasmissione, spaccati reali di vita ristorativa vengono scomposti e vivisezionati davanti alle telecamere e l’esperto di turno presta consulenze dal valore realistico ed evidente. Di grandissima utilità per chi volesse assorbire un approccio vincente da Restaurant Man, ragionando su questioni nodali quali team building, leadership, costruzione del menù, marketing, psicologia di gruppo e training motivazionali. Se qui la televisivizzazione è al servizio del fare cucina e fare ristorazione, in MasterChef è il contrario, con la voglia di cucinare al servizio dello spettacolo.

E poi scusate ma Gabriele Bonci e Vincenzo Mancino di DOL in replica su Rai Uno il giorno della Befana sono il trionfo della meglio Italia che nasce nicchia e diventa popolare.

[Foto. Credits: Doctor Wine. Ma in realtà in questo post non c’è niente che non abbia già scritto Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano]

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

23 Commenti

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Durthu

circa 5 anni fa - Link

Che il vino sia stato "sdoganato da coreografici sommellier" e' un'affermazione che non mi sento tanto di condividere. Mi pare che l'uomo della strada, pur guardando masterchef, abbia ancora largamente un approccio diffidente/divertito verso il mondo del vino.

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vinogodi

circa 5 anni fa - Link

...solo un giudizio estetico: - gli occhiali di Barbieri sono orribili - I Jeans di Cracco sono orribili - La faccia di Bastianich più adatta a Zelig in una parodia tipo " Minchiachef" (incredibile la somiglianza con Checco Zalone)

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arnaldo

circa 5 anni fa - Link

Diciamo che l'ingresso di Cannavacciuolo ha dato piu' credibilita' ai giudizi, prima solo nelle mani di Barbieri. Bastianich è ai limiti del ridicolo,andava bene agli inizi,ora è ripetitivo, e Cracco è tanta scena quando ti guarda come Kurt Russell ma è poco "dentro" nei giudizi Reali.......

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dc87

circa 5 anni fa - Link

quoto.

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elle

circa 5 anni fa - Link

un certo tipo di critiche alla trasmissione, tipo quelle di Cernilli richiamate, non le capisco. secondo me ci si aspetta da uno spettacolo televisivo finalizzato all'entertainement quello che non è compito suo, e cioè educare, insegnare etc. spiegare la fatica del lavoro in cucina, ad esempio, spetta alle scuole alberghiere non a Sky. è come dire che parry mason o suits dovrebbero formare gli avvocati o comunque non rendono quello che eeffettivamente è la gavetta, il tran tran e le fatiche della professione: ma chi guarderebbe mai un qualsivoglia spettacolo scandito da ricerche giurisprudenziali, redazione di bozze di atti semplici, giri nelle cancellerie e riunioni?

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cernilli

circa 5 anni fa - Link

Credo di aver mosso critiche in modo circostanziato e mi piacerebbe essere eventualmente criticato nel merito. Ho scritto che non mi piace Masterchef ma apprezzo Canavacciuolo in Cucine da Incubo, come apprezzavo Apriti Sabato e le trasmissioni di Veronelli anni fa, come non mi dispiace La Prova del Cuoco, nazionalpopolare ma consolatoria e simpatica. Ho anche scritto qualche settimana fa di apprezzare Deliti Doc, forse la cosa migliore che ho visto realizzata avente come argomento di supporto il vino. Mi piace anche Perry Mason, ma Raymond Burr era un grande attore. Mi piace anche l'Ispettore Barnaby e persino il grande Leroy Jethro Gibbs, meno Don Matteo, che pure ha più successo. Molto meno il Grande Fratello, X Factor e La Gabbia. Sono pareri, questi ultimi meno circostanziati di quello su Masterchef. Ne ho facoltà?

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cernilli

circa 5 anni fa - Link

E le trasmissioni di Piero e Alberto Angela non riescono ad essere interesssanti informando, peraltro? Quello che non mi piace di Masterchef è un uso strumentale della cucina al solo fine di creare audience, non masterchefs, e questo sta creando confusione e facili illusioni in un sacco di giovani. Sembra cosa poco importante? Forse non importerà a Sky, a me invece sì. Colpa mia, eh...

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elle

circa 5 anni fa - Link

certo che ne hai facoltà, come io ho facoltà di esprimere una diversa opinione. a me sembra ovvio che un programma come masterchef non è un documentario sulla vita in cucina, non insegna a cucinare e non insegna a fare lo chef. è televisione, intesa nel senso commerciale, entertainement, evasione, spettacolo; mi sembra anche televisione fatta bene, oltretutto. così come perrry mason non è fare l'avvocato, 007 non riproduce la vita di un agente segreto e i coltelli di chef tony non tagliano il cemento armato. diciamo che uno show così può far venire voglia di fare televisione, se proprio vogliamo trovare un elemento formativo, perchè si coglie una buona professionalità nella scrittura, nelle inquadrature e nei tempi (detto da un profano).

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cernilli

circa 5 anni fa - Link

Cercavo sommessamente di invitarla a non sottovalutare la mia intelligenza. Certo che è come dice lei, ma nonostante questo credo che ci possano essere modi diversi per spettacolarizzare la cucina e ne ho fatto degli esempi. Mi sarebbe piaciuto discutere su questo, cioè di capire se qualcuno fosse d'accordo oppure no. E se sia vero o meno che molti ragazzi si stanno avviando alla professione di cuoco sulla base di ciò che vedono in tv, cosa che trovo abbastanza fuorviante anche per il solo semplice fatto che l'alta cucina è per pochi, sia tecnicamente sia come proposta economica. Vivendo in questo mondo e frequentando anche persone che non appartengono al settore degli appassionati gourmet, rilevo che ben pochi sono disposti a spendere più di 50 euro per una cena, con tutto ciò che ne deriva. Se a questo aggiungiamo un modo urlato di spettacolarizzare, un'esasperata competitività, elementi a mio parere negativi per lo "sdoganamento" dell'alta cucina, il pasticcio è fatto. Poi lei la può pensare diversamente, per carità, però entriamo nel merito delle cose.

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elle

circa 5 anni fa - Link

io non sottovaluto l'intelligenza di nessuno. e nel merito ci siamo già da un pezzo, almeno per quanto interessa a me. non mi stupisce che un ragazzo sia affascinato da un mondo presentato come desiderabile da un medium come la televisione, l'importante è che ci sia qualcuno a fianco di quel ragazzo che lo aiuti a leggere la realtà, a distinguere tra uno spettacolo godibile e la vita reale. questo è il ruolo della famiglia, degli amici, dei professori a scuola - magari all'alberghiero, come dicevo sopra, se l'attrattiva iniziale si concretizza in una scelta più concreta. restando nel campo della comprensione dei media, che conosci benissimo, vedo che hai uscito il "lei" (e anche il "sommessamente" - ci mancava "ricordo a me stesso" e facevamo l'en plein) e quindi direi che la conversazione finisce qui.

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Vignadelmar

circa 5 anni fa - Link

Morichetti e Intravino sono forti!!! Contro Doctor Wine sono passati dal boicottaggio totale al boicottaggio selettivo, forse pensando di dimostrare così un'intelligenza più acuta. Riassunto delle puntate precedenti: Doctor Wine, con il suo direttore e creatore, Daniele Cernilli e noi suoi collaboratori, ha recentemente pubblicato per un piccolo editore minore, Mondadori, la seconda edizione di una guida sui vini italiani. Fornendo punteggi, classifiche, valutazioni e premi. Fra i collaboratori della guida ci sono anche due di Intravino: Gori e Sartore. Ebbene Intravino, che di vino si occupa, su questa pubblicazione non ha scritto un rigo. Doctor Wine ha anche un sito dove ogni giorno vengono pubblicati due articoli a tema enoico. Neanche su questi Intravino pubblica mai un solo rigo, nemmeno denigratorio. Il boicottaggio è totale. Oggi il miracolo! Riprendono un articolo di Cernilli che non parla di vino ma di una trasmissione televisiva che tratta di cucina. Oh, sia chiaro, Daniele è molto esperto anche di cucina ma è un po' come se in un blog di fisica non scrivessero mai niente su Rubbia ma un giorno Rubbia parla di sport e loro ne rilasciassero i contenuti. Bravo Morichetti, è un grande passo in avanti !!!! Ciao

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cernilli

circa 5 anni fa - Link

Vigna, io invece apprezzo che ci sia un riferimento, anche fotografico, a un nostro articolo. E apprezzo anche il tono di Morichetti, analitico, in gran parte condivisibile negli argomenti. Lascia perdere la guida, quella se la deve cavare da sola e se la sta cavando.

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wine princess

circa 5 anni fa - Link

La Rai dovrebbe organizzare un bel programma con un pool di veri esperti come Gabriele Bonci alla pizza, Vincenzo Mancino ai formaggi e salumi, Cesare Giaccone e Fulvio Pierangelini all'alta ristorazione e Andrea Lucchesi e Maurizio Cavalli al vino. Semplicemente i migliori, a mio parere.

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Cristiana Lauro

circa 5 anni fa - Link

Pensa che palle! Secondo me hanno rotto 'ste menate in TV e più le appesantisci, peggio è. Il pool che vagheggi è soporifero se ci pensi bene. Se fossero una band si potrebbero chiamare i Benzodiazepina. Tipo che ai loro concerti ti fanno varcare l'ingresso solo dietro presentazione di ricetta medica. Rimpiango Ave Ninchi con la cucchiarella in mano e quella sua aria rassicurante da zia buona.

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Paolo A.

circa 5 anni fa - Link

Oddio, Pierangelini potrà avere i suoi limiti, ma con quell'aria scarmigliata e quello sguardo vagamente "fou", benzodiazepina non è proprio il principio attivo che mi viene in mente, al massimo aloperidolo...

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cernilli

circa 5 anni fa - Link

Quoto. E aggiungo che la Clerici è l'Ave Ninchi dei giorni nostri.

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bruno

circa 5 anni fa - Link

W Aldo Fabrizi e la Sora Lella!!!

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cernilli

circa 5 anni fa - Link

Se il signor Elle non vuole "uscito" il "lei" fa presto a firmarsi. Se ci conosciamo potremmo darci del "tu", ma do sempre del "lei" ad un nickname. Per quanto riguarda Aldo Fabrizi, che era un grande attore e autore di un paio di libri di cucina, non mi risulta abbia fatto trasmissioni televisive di carattere gastronomico e neanche sua sorella Lella Fabrizi, la Sora Lella. Ne ha fatte Umberto Orsini, invece, un raffinato gourmet oltre che uno splendido attore. Proprio con Veronelli, prima che gli affiancassero Ave Ninchi. E ne ha fatte Mario Soldati. E anche Carla Urban negli anni Ottanta, insieme a Raspelli, bravissimo, e ad Anna Bartolini.

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Vignadelmar

circa 5 anni fa - Link

Ma infatti l'ho anche scritto, l'acuto Morichetti sta migliorando! Fra trent'anni parlerà di noi anche a proposito del vino.... Ciao

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Tom

circa 5 anni fa - Link

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Andrea Zarattini WineZone

circa 5 anni fa - Link

Francamente ho grosse difficoltà individuare in MasterChef una qualche valenza positiva. MasterChef è una fantastica sceneggiatura basata sull'archetipo del "viaggio dell'eroe", verso illuminazione e l'autorealizzazione. Nei concorrenti si rappresenta un campione dei telespettatori:c'è la bulimica salvata dalla cucina, il libero professionista affermato ma insoddisfatto, la ragazza madre abbandonata, l'uomo sottomesso che cerca autostima, il nerd, il/la belloccio/a...... e avanti così. Tutti dentro al Colosseo coi quattro imperatori ad alzare e ad abbassare il pollice (Cannavacciulo sembra restare l'unico con un pizzico di senso della realtà). L'audience è dato per metà dal voyerismo sadico e per l'altra metà dalla proiezione di sè in uno dei concorrenti. La cucina è solo un fondale utile. Il problema è che questo tipo di divulgazione, come quella di Gusto in passato, crea solo fideismo e utenti per i corsi, la cucina è vista come oggetto di venerazione e sacrificio e non come una enorme risorsa culturale dentro la quale sguazzare, divertirsi ed imparare a nutrirsi bene godendo. L'Agenda-setting lo hanno fatto altri precedentemente, il Gambero Rosso, la Prova del cuoco... in MasterChef il fulcro e la spettacolarizzazione. PS Non definirei mai "spaccati di vita reale" la trasmissione Cucine da Incubo. Pace e bene a tutti, olè.

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amedeo

circa 5 anni fa - Link

Il piccolo capolavoro di Morichetti è nelle righe finali. Cito: "Ma in realtà in questo post non c'è niente che non abbia già scritto Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano". Wow! Che maitre a penser di alto lignaggio! Capito Cernilli? Quello che dici tu l'ha "già scritto" nientepopodimeno che Selvaggia Lucarelli. Beh, in realtà mi riferisco a quello che ho scritto io perché sono io ad aver copiato la sommma Selvaggia, ma questo magari lo capirai da grande ;-) [a]

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sergio

circa 5 anni fa - Link

Masterchef, i media e la sua parabola discendente. . C'è una certa stanchezza anche in chi, negli anni passati, era tra quelli che ha sostenuto mediaticamente masterchef: basti pensare che non ci sono, quest'anno, "tutte" le demenziali twitter cronache che accompagnavano le trasmissioni.E ci sono critiche, anche se con ritardo, di personaggi autorevoli come Cernilli e di altri. . Il dibatto va innanzitutto sgombrato "definitivamente" da un equivoco: masterchef ha contribuito ad elevare il livello della cultura gastronomica, ha dei risvolti positivi, è servita a qualcosa? Ecc... Sono pochi,ormai, quelli che riconoscono a masterchef dei meriti o dei grandi meriti.Anche per chi apprezza la trasmissione ad esempio Elle(ma sono tanti a ragionare così, tra gli estimatori) masterchef è "soltanto" un programma d'intrattenimento. Insomma nessuno più crede che masterchef insegni a cucinare, a capire la cucina creativa, ecc... E' intrattenimento, divertimento, un modo per passare piacevolmente una serata. Guardate che non è tanto scontato questo traguardo perché in questi anni di masterchef c'è stata la sua glorificazione sui media ed, in particolare, sui food blogger. . Sgomberato questo macigno, masterchef va analizza e criticata come trasmissione d'intrattenimento. Io sono per la libertà di espressione del proprio gusto a tavola, a letto, a cinema, ecc...e anche davanti alla TV. Ho amici che la guardano e continuiamo ad essere amici. Ma questo non mi impedisce di dire la mia sulla trasmissione. La trovo mediocre e mediocri sono i conduttori.In due parole non mi piace. Per farmi capire meglio preferisco Anthony Bourdain. Mi intrattiene piacevolmente ma mi da qualcosa in più del puro intrattenimento. Merito di Bourdain, della sua professionalità, della sua personalità(che non è il carattere) e, badate, della sua umanità. Che distanzia di molto i conduttori di masterchef. . Se il supporto mediatico che ha sostenuto masterchef cala, la trasmissione si sgonfierà velocemente. Un po' quello che potrebbe succedere ad un altro mediocre che governa gli italiani.

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