Per lo Stato le sigarette possono essere naturali e il vino no. Cercasi buon motivo per non sbroccare

di Antonio Tomacelli

Guardo questa pubblicità e ripenso al povero sig. Bulzoni, enotecario in Roma. Ripenso a quel suo cartello esposto nel chiuso della bottega e a quelle due parole che gli sono costate qualche migliaio di euro: vini naturali.

Guardo questa pubblicità che sicuramente sarà stata approvata da qualche anonimo funzionario del Monopolio di Stato e mi chiedo perchè lo Stato, il mio Stato, debba usare due pesi e due misure quando c’è da amministrare la giustizia.

Leggo su questo cartello da sali e tabacchi quelle stesse parole scritte da Bulzoni — naturale, senza additivi — e mi convinco sempre di più che in giro per Roma c’è qualcuno che ha subito un’ingiustizia cattiva e subdola, che ricade su tutti i produttori di vino naturale.

Guardo questo (apparentemente) innocente cartello e mi chiedo: perchè tu, Stato Italiano, ci impedisci l’uso di quelle due semplici parole che tu stai tollerando per far vendere delle stupide sigarette?

Perché, mi chiedo, in Italia tutto può essere considerato naturale tranne il vino?

Rileggo la pubblicità esposta sul bancone di un sali e tabacchi di periferia e ripenso alle parole di Gino Veronelli:

“Se i fatti denunciati sono veri – e non vedo alcuno che possa smentirmi – è necessaria e urgente – nessuna possibilità di rinvio – l’eversione e la sovversione. Cercano d’imporci – la suadenza, la musica, i comici, il cinema, quant’altro – le scelte quantitative. Tu, giovane, fai opera di eversione e di sovversione, esigendo per te e per i tuoi compagni, la qualità.” (Ex Vinis, n. 43, ottobre/novembre 1998)

Già, la ribellione passeggia tra le vigne. È venuto il momento di mettersi in cammino.

 

 

 

 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

6 Commenti

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Maule Francesco

circa 7 anni fa - Link

Si puo` bestemmiare su Intravino? Io ricorderei i poveri Stefano Bellotti che si e` preso una multa e maxi sequestro di bottiglie melefiche che avevano l'aggettivo naturale e il gigante buono Franco Terpin, anche lui sanzionato ma meno pesantemente. E` stato uno degli ultimi colpi di coda di un sistema-vino marcio e malato; ma ha influito fino a far togliere pure a noi quell'immondo, inappropriato e blasfemo aggettivo dalla retroetichetta (ma solo per noi caproni italiani, giornalisti e blogger in primis!), anche se naturali erano, per noi, i metodi di coltivazione...

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armin kobler

circa 7 anni fa - Link

come non condividere l'articolo? certo che anche per le sigarette sarebbe da proibire l'utilizzo di questo termine nebuloso ed illusorio.

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vincenz

circa 7 anni fa - Link

Da "semplice consumatore" ho tre idee abbastanza chiare ,una sui 1) Vini Convenzionali (con possibilità di utilizzare oltre 100 sostanze chimiche in cantina) 2)una sui Vini Biologici ( recentemente regolamentati 2012 con 40-60 sostanze). Diciamo che in fondo a questo continuum c'è il 3) Vino fatt in casa(vfc) senza alcuna sostanza,senza solfiti, che rischia di andare all'aceto (di spuntare) (machissenefrega per due o tre o dieci damigiane)e che potremmo chiamare,per non confonderci naturale.vfc)(cioè quello naturale veramente). Fra i Biologici e i Naturali.vfc esistono questi nuovi vini che vogliono ridurre fortemente l'uso di sostanze chimiche :Naturali, Biodinamici, ecc. . .Non sono ancora stati regolamentati dall'UE. E qui nascono i "dubbi" del consumatore : 1) Perchè utilizzare denominazioni non ancora regolamentate ? Per scopi commerciali? 2) Il fatto che vi siano tre gruppi di produttori con tre manifestazioni diverse significa che ancora non è chiaro cosa s'intende per naturali. 3) Ma la vera questione è questa : Chi Controlla i Vini Naturali ? Da quello che ho capito (e perciò sono dubbi) si autocontrollano. Conclusioni : Fino a quando non verrà regolamentato il settore non si dovrebbe usare la parola naturale,ma soprattutto perchè non esiste ancora un sistema di controlllo .Aggiungo che è proprio questo,dal mio punto di vista di consumatore,a rendere debole la proposta di vini naturali.E che invece auspico ,con tutte le garanzie per chi vuole bere un vino meno addittivato.Proprio su questi tipi di vino i controlli dovrebbero essere più severi.Al momento le cose non stanno così.Ripeto sono dubbi e può darsi che non ho capito o mi sfugge qualche dato.Saluti

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emilio

circa 7 anni fa - Link

Io sono un vignaiolo naturale, ed anch'io credo che non sia corretto riportare il termine naturale in etichetta. Questo termine dovrebbe indicare solamente il Movimento o il vignaiolo. Tra le maglie della legislazione è possibile già oggi studiare una etichetta che identifichi il vino naturale: L’art. 14 del D.M. 13 agosto 2012 stabilisce che ALTRE INDICAZIONI VERITIERE E DOCUMENTABILI possono figurare nell’etichettatura del vino, a condizione che non siano tali da creare un rischio di confusione nello spirito delle persone a cui sono destinate tali informazioni. Inoltre anche il Regolamento n 203/2012 (biologico) consente di riportare in etichetta “senza solfiti aggiunti” oppure la quantità di So2 totale se verificabile (analisi). Questa possibilità ci è stata più volte ribadita nei vari incontri svolti, dal dirigente del Mipaaf, Stefano Vaccari. A dire il vero in una interpretazione più restrittiva sembrerebbe che la dicitura “senza solfiti aggiunti”possa essere utilizzato solamente in presenza contemporanea della certificazione bio: il reg. 314/2012 ha eliminato l’obbligo di registrare le aggiunte di So2 ( scelta sostenuta in Italia dalla FIVI) in cantina, quindi non è più documentabile “in negativo”. Senza quest’obbligo non è possibile documentare la scelta di non aggiungere solfiti, poiché analiticamente è impossibile distinguere i solfiti aggiunti da quelli prodotti spontaneamente nella fermentazione. Ma secondo il principio del DM 13 agosto 2012 e del reg 607/2009 che prevedono che si possa inserire in etichetta altre indicazioni “veritiere e documentabili”, riportando sui registri di vinificazione, le aggiunte di So2, ciò dovrebbe essere consentito. Secondo la stessa logica tutte le informazioni riportate anche sulla documentazione dell’ hccp, o sui quaderni di campagna, tutti documenti ufficiali verificati da organismi di controllo autorizzati, potrebbero essere riportate in etichetta! Il DM inquadra l’abito in cui inserire queste indicazioni ulteriori e tra queste quelle riportate nel contesto tecnico colturali e/o di elaborazione e/o delle caratteristiche del prodotto, se sono nettamente separate dalle indicazioni obbligatorie. Inoltre se si è certificati bio, con la stessa logica potremo scrivere che non utilizziamo diserbanti, concimi chimici, fitofarmaci, ecc Il vino “gode” di una deroga comunitaria in scadenza nel 2014, sull’obbligo degli ingredienti in etichetta (anche questa deroga sostenuta in Italia, dalla FIVI).Ma anche qui possiamo in etichetta riportare un elenco di ingredienti di tutto quello che si usa e di cui i registri recano testimonianza. In conclusione per quanto riguarda gli additivi utilizzabili, l’interpretazione delle norme, sembrerebbe permettere l’indicazione positiva e non quella negativa: ossia possiamo riportare quelli utilizzati (e riportati nei registri) e non e possibile scrivere quelli non utilizzati in etichetta. QUINDI L’ETICHETTA TRASPARENTE E’ GIA’ UTILIZZABILE: Possiamo scrivere: - mg/l anidride solforosa totale (analisi) o senza solfiti aggiunti (se certificati bio); ma anche altri valori certi e verificabili (ad es. rame) - ingredienti ad es: uva e solfiti (registri) - pratiche agronomiche nel vigneto (se certificati bio) Possiamo riportare queste indicazioni a patto che siano nettamente separate dalle indicazioni obbligatorie, e che non abbiamo una dimensione dei caratteri maggiore delle indicazioni obbligatorie. Per una ulteriore tutela, si può studiare una etichetta tipo, e sottoporla per l’approvazione direttamente all’ufficio competente del Mipaaf. La mia impressione è che molti vorrebbero scrivere in etichetta, NATURALE; ARTIGIANALE; BIODINAMICO, ecc ma quasi nessuno è disposto a scrivere gli ingredienti. Emilio

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vincenz

circa 7 anni fa - Link

Emilio,grazie per la risposta che da un bel contributo alla chiarezza. Auspico, anche da altri, un commento sul tema dei controlli.Saluti

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Lizzy

circa 7 anni fa - Link

Attenzione, che la pubblicità (bleah) potrebbe esser interpretata anche diversamente... il "naturale" è riferito all'aggettivo che segue. "Naturale italiana". Sì, lo so, è un ragionamento contorto e sicuramente traballante per l'analisi logica (e anche grammaticale), ma chi ha dato il nulla osta è un burocrate, non un linguista. Probabilmente astemio (ma fumatore).

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