“Per i produttori di vino la produzione biologica e biodinamica è una via senza uscita” (Attilio Scienza)

di Alessandro Morichetti

È risaputo che qui in mezzo a voi, branco di pecore, sono l’unico che (quasi) ogni settimana si prende la briga di scaricare “Tre Bicchieri. Il settimanale economico del Gambero Rosso”. Nel numero 30 di ieri (qui il .pdf), mi è cascato l’occhio su una postilla del prof. Attilio Scienza al convegno tenutosi ad Expo sul vino naturale, raccontato per noi con tanto di video da Andrea Gori (“Expo e vino naturale: tutti i video del convegno con Gaja, Farinetti, Scienza, Massa e un ministro Martina molto propositivo“) e poi ripreso anche da Doctor Wine Daniele Cernilli (qui), di cui sposo in pieno un commento: “Non sono abbastanza competente per entrare concretamente nel dibattito”.

Ebbene, ha scritto Scienza nell’articolo “Vino naturale e vino innaturale” (grassetto mio):

Per i produttori di vino la produzione biologica e biodinamica è una via senza uscita: non rappresenta il futuro della viticoltura italiana. Marco Pallanti del Castello di Ama al convegno dell’AIEE ha affermato che se il vino biologico passasse dall’attuale 5% al 50% della produzione nazionale, l’Italia dovrebbe acquistare vino dall’estero per soddisfare il suo fabbisogno. La soluzione è nell’innovazione genetica nella creazione di varietà resistenti ai funghi con programmi di incrocio ed in un futuro con la genome editing, l’alternativa agli OGM.

So di non sapere però so anche che un bel po’ di gente là fuori potrebbe avere parecchio da ridire sull’argomento: del tipo che se l’Italia passasse dal 5% al 50% di bio, diventando così uno dei paesi con maggior % ecofriendly di vigna al mondo, col valore aggiunto creato e redistribuito potremmo effettivamente comprare proprio tante belle Jeroboam di Champagne per soddisfare il fabbisogno.

Produttori bio, VinNatur e altri, probabilmente è il caso che diciate qualcosa al riguardo. A Scienza, a Pallanti o a tutti e due: scegliete voi.

[Foto: Vaol.it

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

37 Commenti

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Flavio

circa 4 anni fa - Link

Per produrre vini da agricoltura biodinamica, biologica o con altri simpatici nomi per definire il settore è normale che venga inficiata la quantità a favore della qualità, quindi se tutti noi produttori ci mettessimo a produrre il 30% del potenziale di una vigna, va da se che il prodotto sul mercato scarseggerebbe, non ha detto quindi una grossa castroneria (nella prima parte). So di non sapere anche io, ma visto che esiste la libertà di pensiero, dico che sarebbe bello che tutte le aziende usassero quella che si dice in piemontese la "cugnisiún" e cominciassero a usare criteri di produzione/difesa meno invasivi e inquinanti (si ok acqua calda), ma non è così scontato, ve lo garantisco, parlo con colleghi che se potessero, userebbero pure il napalm in vigna...i geni lasciamoli stare fino a che possiamo. Peace

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

Scienza non ha torto, ma in questo senso: gran parte della produzione italiana è dedicata a commodities, vigneti di pianura irrigui che producono 300 o più quintali per ettaro di uva. Produzioni di cui solitamene non si parla nei blog ma che in compenso si bevono, in gran parte in Italia, e sono buona parte del vino italiano. E che in effetti con il biologico difficilmente si possono fare. Per le aziende che producono vini cosiddetti "premium e superpremium" (e che per lo più sono esportati) in zone vocate alla viticoltura di qualità l'eventuale passaggio al biologico, se gestito bene, non comporta perdite significative.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Del genome editing che mi dici? Altra domanda: la tua specificazione ci sta ma dal testo non si intuisce. Si parla di un tutt'uno indifferenziato, e la cosa suona parecchio diversa, insomma.

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

beeh

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Sir Panzy

circa 4 anni fa - Link

Direttore, chiedi un po' a Alfio Cavallotto quanto è la perdita facendo biologico a Bricco Boschis e poi ne riparliamo delle perdite che non sarebbero significative. Faccio chiaramente il suo esempio perché è uno dei pochi bio in langa che poi non corre a destra e a manca per comprare uve in nero a fine vendemmia.

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

Il biologico in annate particolarmente sfortunate comporta più perdite e genera costi maggiori. Ma quando uno ha imparato a gestirlo bene (e non è semplice, questo è vero) su un arco di tempo di medio e lungo periodo le perdite non sono significative. L'ho detto e lo confermo e vedo che ci sono anche qui produttori dello stesso avviso.

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

aggiungo che non sono un fan assoluto del biologico, ma questo è quello che dice la mia esperienza

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Andrea Pagliantini

circa 4 anni fa - Link

Perfettamente d'accordo con Maurizio Gily

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stefano Legnani

circa 4 anni fa - Link

"il problema dell' umanità è che gli stupidi sono strasicuri mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi" ( Bertrand Russell ) "Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità. Sull’universo non sono sicuro." (Albert Einstein) "Il dubbio è il padre dell’invenzione." (Galileo Galilei ) " Più so, più so di non sapere" ( Socrate ) Mediti Professor Scienza

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davide

circa 4 anni fa - Link

I veri appassionati di vino non si fanno certo influenzare dalle scemenze dette da Scienza

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A3C

circa 4 anni fa - Link

grande Davide .....

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Paolo A.

circa 4 anni fa - Link

Eh si, invece ora che si spendono milioni di euro pubblici per smaltire le enormi eccedenze delle cantine sociali italiane mediante distillazione, sì che il sistema funziona alla grande. Ma mi faccia il piacere, mi faccia.

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

Paolo A. l'ultima distillazione è di quattro anni fa e qualora si facesse ancora non si può più finanziare con soldi pubblici.

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Paolo A.

circa 4 anni fa - Link

Pardon, non ero aggiornato. Ciò non toglie che il modello delle cantine sociali (tanta quantità e poca qualità), in un paese che non beve più vino, sia ormai ampiamente fallimentare...

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

come ho già avuto modo di dire lo standard cantine sociali non esiste. Esistono cantine buone e cattive, come pure tra le aziende private. E comunque quanto il modello sia fallimentare lo si può vedere da questa classifica: http://www.inumeridelvino.it/2014/11/classifica-fatturato-aziende-vinicole-italiane-2013-fonte-mediobanca.html

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Paolo Cianferoni

circa 4 anni fa - Link

E' la solita competizione tra chi vede nella scienza l'unica via per la salvezza, a mio parere sbagliando, e chi vede nella scienza solo pericoli, a mio parere sbagliando. A nessuno deve sfuggire però che spesso i motivi di schieramento dipendono da numerosi motivi economici non sempre benefici. E questo deve far riflettere.

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Beniamino D'Agostino

circa 4 anni fa - Link

Il discorso è articolato, io penso che, come al solito, personaggi come Scienza ben conoscendo il peso delle parole pronunciate da loro, amino fare dichiarazioni dirompenti per sollevare il problema ed intavolare un dibattito pubblico. Il problema però non è di semplice analisi. Da ex produttore convenzionale convertito al biologico posso dire, a quattro anni dalla acquisizione della certificazione una serie di cose tipo: parlare di biologico magari coltivando le vigne sotto l'ILVA di Taranto non ha nessun senso, il biologico sensato può essere fatto in zone vocate che consentano al viticoltore una gestione sostenibile e che siano inserite in un ambiente che dia il senso a quello che si fa; In Italia, da parte del consumatore, la percezione del biologico è ancora sfumata, pensano subito a prodotti costosi e probabilmente per colpa dei primi produttori di vino BIO che mettevano sul mercato delle ciofeche, pensano pure che il vino sia di scarsa qualità almeno al gusto. Io ho deciso di fare BIO per ragioni altre rispetto al mero business, una cosa banale ma vera, quando è nata mia figlia ho capito che nel mio piccolo dovevo fare qualcosa per inquinare il pianeta il meno possibile. Infine, se fosse vero che se passassimo dal 5% al 50% invece che comprare vino, finalmente invece di superare la Francia solo in volume ed essere secondi in valore, magari opereremmo il sorpasso su entrambi i fronti. Sulle manipolazioni genetiche sono troppo ignorante per potermi esprimere ma, a pelle, la sindrome di Frankenstein ce l'ho pure io.

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Rocco

circa 4 anni fa - Link

In Italia non abbiamo problemi di quantità di uve prodotte. Se produciamo solo su terreni vocali e facciamo vini da vigna, in breve tempo sorpassare mo la Francia come qualità dei vini e come prezzo. Attilio Scienza tira l'acqua al suo mulino, vuole finanziamenti per ricerche oramai diventate assurde. Ancora non conosciamo quasi per niente la vita presente nel suolo. Finanziamo ricerche sulla conoscenza della microbiologia del suolo e potremo fare Agricoltura veramente sostenibile con imputati energetici ridotti al minimo.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Temo che le cose non stiano affatto così. Trovo discutibile quanto scrive il prof. Scienza, e più sotto lo scrivo, ma basta frequentare una qualsiasi delle migliaia di ottime Facoltà di agraria sparse per il pianeta per constatare con i propri occhi che la ricerca in materia è ottima e assolutamente avanti sul l'agricoltura sostenibile. Quanto poi i risultati ottenuti (e facilmente disponibili) vengano utilizzati da noi agricoltori questo è tutto un'altra discorso.

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Roberto Stucchi

circa 4 anni fa - Link

L’esperienza di oltre 20 anni di gestione bio (su 50 ettari in chianti classico, e col sangiovese che è una delle varietà più difficili), mi dice cose diverse. A lungo termine le rese nelle annate siccitose o bagnate possono essere più alte, a costi non superiori. D’altra parte un terreno più sano permmette una migliore nutrizione delle viti, ed una maggiore resistenza alle malattie. Questo anche riducendo l’uso di rame e zolfo (siamo stati anche nel 2014 molto sotto ai livelli permessi nel bio). Non a caso nel territorio di Gaiole siamo al 30% di vigneti bio. Ma la scienza cosa dice? L’unico studio serio e a lungo termine che conosco riassume i risultati di 30 anni di confronto tra bio e convenzionale dando una netta vittoria al bio. Lo studio è consultabile (in inglese) qui: http://rodaleinstitute.org/our-work/farming-systems-trial/farming-systems-trial-30-year-report/ e anche se non parla di viticoltura ma di altre coltivazioni indica una strada che è vincente. Purtroppo a scrivere di bio spesso sono produttori che non lo praticano.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Da un punto di vista scientifico (mi si perdoni il bisticcio) l'intero discorso del prof. Scienza è reso inaccettabile da due fattori che lui ha scelto di ignorare. Primo, la scienza (sic) progredisce, e si stanno sviluppando trattamenti bio come l'acqua oznizzata e altro che presto permetteranno di fare quantità e qualità analoghe in impianti bio o normali. Secondo, modificando geneticamente la vite per renderla resistente alle malattie si può ottenere un risultato, ma si ritorna al punto zero; avremo varietà del tutto nuove di cui andrà testata qualità, attitudini produttive e sapori. Poi, ma solo decenni dopo, si potrà iniziare a parlare di attitudini a determinati territori, fasce climatiche etc. E ancora dopo avremo le selezioni clonali. Tra due o trecent'anni ne riparliamo. L'UVA DA VINO NON È IL RISO, per il quale basta la quantità di calorie e la sanità; quando entriamo nel campo delle sottili differenze di sapore, aromi, colori e chi più ne ha più ne metta la tecnologia rozza oggi usata per gli OGM è lontana secoli da quello che serve alla viticoltura. Temo che il prof. Scienza di questo non abbia tenuto il debito conto. Peccato.

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

Stefano Cinelli Colombini, ma la genome editing sotto questo aspetto è molto peggio degli ogm, perché con il trasferimento lavori su singoli geni non toccando tutti gli altri, mentre con l'incrocio ogni volta fai un casino... Io comincio invece a pensare che dovremo andare, nei disciplinari delle doc, verso il superamento del concetto di vitigno in senso classico (cioè progenie di un singolo seme). Ma il discorso è complesso. Lo faremo su Millevigne.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Ndo cojo, cojo. Che sia genoma editing o OGM, alla fase attuale della ricerca siamo sideralmente lontani dalla finezza necessaria. Il mondo dei sapori e degli aromi è un delicatissimo equilibrio, allo stato dell'arte è ridicolo pensare di poterci mettere le mani ottenendo risultati immediatamente trasferibili nel mondo del commercio. E questo è tutto ciò che conta.

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Thomas Pennazzi

circa 4 anni fa - Link

A me - da incompetente - il discorso lascia perplesso, pur rispettando l'uomo di Scienza. Quello che mi ha raccontato qualche anno fa madame Faller (domaine Weinbach - Kaysersberg) - non proprio l'ultima arrivata - in un tedesco con molta inflessione locale, è che nelle annate grame a loro, in biodinamica dal 1998, va meglio dei vicini a coltura tradizionale; penso che le si debba dare credito. Indubbiamente i costi sul breve aumentano, ma non credo che a regime ci sia tutta questa gran differenza. Alla fine come diceva qualcun altro, se fai qualità, la scelta non è mai penalizzante, non vedo affatto vicoli ciechi :)

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Samuele

circa 4 anni fa - Link

Io faccio bio e non so quanto produrrei in più se fossi convenzionale, ma anche l'anno scorso, nonostante tutto, sono riuscito a limitare le perdite e fare un buon prodotto. In ogni caso preferisco lavorare più " pulito" e produrre un po' meno piuttosto che spargere chimica sulla mia terra. In questo senso mi sembra interessante questo lavoro: http://www.nuoveagricolture.it/content/i-vitigni-resistenti Chiaro che poi le nuove varietà andranno testate in cantina e visto che prodotti ne usciranno.

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vera

circa 4 anni fa - Link

Serve estrema attenzione nei processi d cantina : i momenti di controllo e cernita delle uve sono diversi !!!!!!!!Restituire l'uva al vino....e' parte di abilita' e capacita' uniche.

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pasquale

circa 4 anni fa - Link

La cosa più interessante che dice Attilio Scienza è questa e purtroppo ha ragione. ...Infatti naturale è ciò che si ottiene dalla natura senza l’intervento dell’uomo: naturali sono le more raccolte sul ciglio delle strade di campagna o le fragoline dei boschi. Per quanto riguarda il vino, naturale è quello che viene prodotto dalle viti selvatiche delle lambruscaie maremmane o sarde. Le cultivar delle specie frutticole o orticole (cultivated variety) sono esclusivamente l’espressione della selezione genetica che l’uomo ha condotto dai tempi del Neolitico. Queste piante non possono più vivere senza l’aiuto dell’uomo perché la domesticazione che le ha rese più produttive, ha notevolmente ridotto le loro doti di rusticità. La cultura greca, che in queste settimane è stata più volte evocata, può aiutarci a comprendere il significato delle parole che spesso usiamo con leggerezza.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 4 anni fa - Link

Personalmente ritengo corretto il discorso di Scienza, ma non necessariamente negativo. In primis, una riduzione delle quantità non sarebbe poi così catastrofica visto che ci si lamenta sempre del fatto che ci sono troppe uve e troppi vini per i cui i prezzi delle une e degli altri calano costantemente. In secondo luogo, e parlo per esperienza diretta, il passaggio dal convenzionale al biologico responsabilizza molto di più il produttore: come ben dice Maurizio Gily non è facile fare biologico senza perdere (sia in quantità che in costi), sono necessarie una formazione ed un'attenzione maggiori, che invece coi metodi convenzionali molto spesso viene "delegata" a favore della fiducia nei confronti della molecola utilizata. Inoltre, poichè nn è facile fare bio, magari si farebbe un pò più attenzione a dove si piania e alcuni vigneti in pianura a bordo autostrada, dove verrebere bene ( e da sempre si coltivavano) cereali e riso, scomparirebbereo! Per quanto concerne invece i vitgni resistenti, bhe l'ì rischiamo di aprire il più classico dei vasi di pandora: personalmente ci lavoro, ne ho assaggiati diversi e devo dire che enormi passi avanti sono stati compiuti negli ultimi anni. Come sostiene ancora Maurizio, ci sono buone e cattive cantine! In zone difficili come la mia ( credetemi che trattare due volte sole è una figata!), o giovani dal punto di vista enologico, credo che utilizzzare vitigni internazionali sia un'assurdità quando ad oggi e nel futuro gli internazionali saranno sempre più le piwi.

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pasquale

circa 4 anni fa - Link

Però se il professor Scienza ha ragione (come sembrerebbe) bisogna incominciare a dire con serenità che l'etichetta naturale che il mercato e alcuni vignaioli hanno voluto cavalcare non significa nulla e non vuol dire vino migliore e/o più etico.

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 4 anni fa - Link

Concordo, vino naturale non vuol dire nulla, come yogurt naturale o altro. Sul concetto di più buono o etico, diventa più difficile in quanto si entra nel soggettivo (cosa è per te etico o buono e cosa lo è per me?), ripeto che però chi produce vino in un determinato modo ha meno possibilità di correggere eventuali errori, per cui ha meno possibilità di sbagliare, per cui deve necessariamente essere più attento, preciso e presente. questo, a mio avviso, è ed è stato il vero problema della viticoltura italiana degli ultimi anni, l'improvvisazione a scapito della professionalità!

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Carlo

circa 4 anni fa - Link

Produciamo prosecco bio da 4 anni ed abbiamo sacrificato la quantità per la genuità. Anche a costo di rimetterci quasi l' 80% del prodotto, come l'anno scorso. Bevete meno ma bevete bene( e sano)!

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La Terra Trema

circa 4 anni fa - Link

Bene, finalmente si allarga l'orizzonte del "tema" in modo costruttivo. Partendo dalla consapevolezza che Scienza parte da un convegno tenutosi ad EXPO e che c'è stato (c'è ancora?) un grosso malinteso dietro all"etichetta VINI NATURALI. E' stato un errore (soprattutto dei vignaioli e degli appassionati ) e/o furbata (soprattutto dei distributori e addetti ai lavori vari) affidandarsi messianicamente ai vini naturali. Ultima (ormai penultima o terzultima!) moda di mercato del complesso e ipocrita mondo del vino. Continuiamo a ragionare sull'agricoltura di qualità, quella che in Italia quotidianamente lotta per tutelare suolo e socialità, colture e cultura, enogastronomia non elitaria e un'idea differente di sviluppo senza farci intortare da falsi miti...siano naturali o scientifici e accademici http://www.laterratrema.org/2015/07/la-terra-trema-al-leoncavallo-27-28-29-novembre-2015/

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Cristian

circa 4 anni fa - Link

Ecco un altro "esperto" nominato esperto da non-si-sa-chi ma più probabilmente autodefinitosi tale che profetizza e proclama da un pulpito di stracci cose di cui non sa o finge di non sapere. Se esportavamo 22 milioni di ettolitri incassando 4 milioni di Euro ed oggi esportiamo 17 milioni di ettolitri incassando 5 milioni di Euro (fonte http://www.inumeridelvino.it/tag/esportazioni-italia ) forse se la qualità crescesse supportata da una cultura AAA probabilmente diminuirebbe la quantità e permettere di incassare ancora di più. Ma è troppo difficile fare la pecora nera. Io continuo a parlare con chi mi vende il vino, gli altri facciano come preferiscono

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Alberto Tricolore

circa 4 anni fa - Link

So di non sapere, pure io , eppure, il vino piu' natural ed etico possibile, da terreni vocati e di produttori capaci, mi piace assai, mi affascina e lo propongo volentieri. I vini si dividono in buoni e cattivi, come gli scienziati, I politici o I venditori. Rispetto per il Prof. Scienza, ma il suo e' un punto di vista, che deve accontentare anche e soprattutto I future utilizzatori della sua scienza (I grandi? I grossi).Farinetti ottimo venditore,probabilmente beveva birra e gazzosa fino a poco tempo fa, Martina ,Martina ...

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A3C

circa 4 anni fa - Link

sono orgoglioso di essere Italiano come Attilio Scienza....vai Attilio spiegaglielo tu a quei tamarri di Hubert de Vilaine Nicolas Joly e come si fanno i soldi col vino..... MITO per me....MITO

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luca gargano

circa 4 anni fa - Link

L'asserzione,spero non vera,che il vino biologico e biodinamico è una via senza uscita è veramente da retroguardia,perfettamente in linea con l'andamento del paese. Oggi in Francia i migliori vini delle appellazioni principali sono certificati. Continuando a produrre bevande idro-alcoliche (lo sapete che tra poco questa sarà la definizione di quello che era il vino per la CEE?) sicuramente non dovremo importare vino dall'estero ma distruggere vigneti perchè i consumi stanno crollando. la gente si è stufata di pagare un prodotto che non mantiene le promesse..

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A3C

circa 4 anni fa - Link

mannò Luca cosa dici? La Francia è avanti nel commercio del vino rispetto all'Italia...ha se ti sentisse Scienza...lui sì che è avanti...

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