Pennesi a Pedaso. La trattoria di pesce che vorresti fuori da ogni casello autostradale

Pennesi a Pedaso. La trattoria di pesce che vorresti fuori da ogni casello autostradale

di Alessandro Morichetti

“Buongiorno, siete i primi clienti del 2015” è un saluto benaugurante: per il ristoratore anzitutto, perché fossero tutti come me i clienti. Consumo come un indemoniato, pago e mi aspetto il giusto corrispettivo. Non ho fisime, non sono allergico né intollerante (tranni agli stronzi, ma lo annuncio regolarmente a inizio pasto): il cliente perfetto.

Siamo a mezzo chilometro dal casello autostradale di Pedaso e l’allestimento è quanto di più classico per una trattoria di pesce che non ha nulla da dimostrare. Quadretti storti a sfondo marinaro, stereo degli anni che furono e tovaglia bianca della domenica in famiglia.

Accoglienza senza fronzoli e col sorriso di Massimo, figlio della signora Albina in cucina. Si mangia quel che c’è e il 3 gennaio non è giorno tra i più felici ma la sete nell’attesa è tanta e – tra i pochi vini presenti – pesco inconsapevolmente un jolly con il Franciacorta Riserva Pas Dosé 2005 Bagnadore di Barone Pizzini (12,5%): oro tenue, ha un naso di bella complessità tra nocciola tostata, miele e arancio candito. Vino soffice in cui la carbonica è integrata bene, non piccante, dal finale mieloso di castagno di media lunghezza. Un vino centrato e godurioso che merita 16,5/17 punti di puro piacere. Sorpresa del giorno.

Bruciato il piatto degli antipasti freddi, prima tornata dei caldi. Trancio della storica parmigiana di melanzane con sugo di pesce – piaciuto parecchio a me, meno all’ospite: disquisizioni sull’equilibrio dei sapori – tre super alici a scottadito saporite da leccarsi i baffi quasi a compensare i cannolicchi dalla panatura un filo “ingombrante”.

Trippa di rana pescatrice e zuppetta di cozze sono sistematicamente più buone da mangiare che belle da fotografare e sono volate anche un paio di scarpette al sugo che fanno tanto bene allo spirito. E intanto che il Franciacorta lasciava onorevolmente le penne sul campo, ecco entrare in scena Collestefano 2013 (13%) col tappo Stelvin, Verdicchio di Matelica d’insuperabile convenienza.

Paglierino scarico forte, al naso l’ho trovato come da aspettative: abbastanza lievitino, citrico e misuratamente comunicativo nel suo rigore esecutivo. È in bocca che Collestefano fila via bene perché il mix di corpo mai sovrappeso, acidità ficcante e saporosità lascia il becco pulito e soddisfatto. Non un vinone di complessità ma anche qui 16,5/17 di sicurezza e classicismo senza cedimenti. Vino che al ristorante ordino sempre con costanza e soddisfazione. Bottiglia da consumare o da bere serenamente tra 10 anni. Costo ridicolo.

Peccato quel pizzico di sale di troppo sulle tagliatelline di Campofilone alla marinara, buoni i maccheroncini allo scoglio. Porzioni abbondanti e saporite, schiette da trattoria verace, di pancia e sostanza.

Intanto arrivano altri tre o quattro tavoli: la nostra saletta – la più piccola delle due (cui d’estate si aggiunge la veranda) – si riempie di avventori che arrivano dopo, mangiano ed escono mentre noi stiamo ancora beatamente sbrigando la pratica.

Quando già i sorrisi si rilassano e allargano come la cintura dei calzoni, la radio passa Ci vuole un fisico bestiale e il cerchio si chiude, torno il bimbo dei primi pranzi fuori con babbo. Il Verdicchio fa miracoli ma voi provate un attimo, secondo me funziona… Correva l’anno 1992.

Che poi la cosa non è mica finita qui. Tempo dieci minuti, arriva il delizioso fritto di paranza e cosa ti spara la radio? Hit per eccellenza del 1993, e quante volte l’ho sentita: Cose della vita, Eros Ramazzotti.

Ma insomma, bando ai romanticismi: chiusura in bellezza, frittura di paranza asciutta e croccante, roba che pone interrogativi di non poco conto sul vegetarianesimo. Il tempo di spazzolare tutto e convengo con l’ospite che è il caso di saltare il dolce. Proposito che vale fino alla domanda: “Un pezzo della cheesecake di mia mamma? L’ha fatta stamattina”.

Non c’è una vera carta dei vini e il più dei commensali va al bicchiere di passerina locale. 108 euro in due muniti di tutti i comfort laddove una coppia normale può mangiare e bere tranquillamente anche con 60 euro. Buon anno, Pennesi, e a presto.

Pennesi
Via Battisti, 50 – Pedaso
Chiuso: domenica sera e lunedì 
Tel. 0734 931382 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

6 Commenti

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simone Giorgini

circa 5 anni fa - Link

Se non sbaglio e' stato recensito da il venerdi di repubblica e li il proprietario si impegnava a mettere una carta dei vini....manco fosse la Salerno Reggio Calabria

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Non ho letto ma potrebbe essere una promessa da marinaio :D. 30 vini in croce su un A4 piegato non sarebbero male ma si fa prima ad ordinare il frigo facendo scegliere direttamente dalla vetrina, come alla fine ho fatto io.

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Montosoli

circa 5 anni fa - Link

All uscita di Pedaso....200m direzione Sud...c'e l'Hotel.....dove 20 anni fa facevo I salti mortali per poter fermarmi sia a cena (e dormire) che pranzo Allora erano Lire 25.000 tutto a base di pesce...antipasto, risotto e frittura de luxe. Evviva Pedaso....Evviva Le Marche !!

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emanuela

circa 5 anni fa - Link

vado a Pescara a breve e mi ci fermerò...grazie Alessandro Morichetti del suggerimento

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Roberta

circa 5 anni fa - Link

Mi riservo di leggere con pazienza e completezza il suo commento che non solo mi ha divertito da pazzi ma mi ha dato la stura a entrare in trattoria e mangiare molto bene pur non conoscendo il posto. Una breve vacanza e un'ottima cena. Un po' anche per merito suo. RR

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Nico

circa 4 anni fa - Link

sì, ma dov'è Pedaso?

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