Non bastava una verticale 1993-2006 di Champagne Cristal. Ora c’è anche la rotta biodinamica

di Andrea Gori

Sul finire del 1800 la possibilità di essere avvelenati a tavola bevendo il vostro Champagne preferito non era così remota come oggi, soprattutto se vi chiamavate “Zar di tutte le Russie” e non c’era il KGB a proteggervi. Di certo però quando Alessandro II chiese alla maison di famiglia uno Champagne con la bottiglia trasparente e il fondo piatto non poteva immaginare di aver inventato uno dei più famosi e citati beni Veblen della storia, ovvero un bene il cui prezzo giustifica da solo la grande richiesta. Soprattutto perchè fino al 1945 questo Champagne de prestige rimase appannaggio esclusivo della corte di Russia, lasciando al resto del mondo la possibilità di assaggio solo se invitati a una cena a Mosca.

Oggi le circa 4-500 mila bottiglie di Cristal prodotte ogni anno si vendono sempre meglio ma l’allargamento della clientela non ha portato ad un altrettanto grande aumento della conoscenza di questo vino e di come lo si possa gustare al meglio. Oggi più di ieri, infatti, il vero lusso non è potersi comprare una bottiglia da 180€ ma riuscire a lasciarla in cantina per il giusto tempo di affinamento, mai inferiore di regola ai 10 anni dalla vendemmia ma spesso al suo optimum attorno ai 20, tempi che farebbero impallidire anche certi “Dom”.

Jean Baptiste Lecaillon, un uomo solo al comando di Cristal

Per capire perchè occorra aspettare tanto tempo, bisogna tornare indietro nel tempo e rileggersi la storia dei rapporti tra lo Zar e Roederer. La maison, per venire incontro alle richieste reali, cercò fin dall’inizio terreni con gesso più puro e meno argilla possibile, impresa facile a farsi nella Côte des Blancs con lo Chardonnay, ma più difficile altrove e con altre uve. Jean Baptiste Lécaillon, chef de cave di Roederer, ama dire che “coltivare pinot nero su gesso è come guidare una Ferrari di Formula 1“. L’altro mantra ripetuto ogni tre frasi è che Cristal nasceva allora come oggi in vigna con rese bassissime e tanto lavoro. La retorica champenoise vuole infatti che in una grande cuvée l’ eleganza e la raffinatezza arrivino dalla craie (gesso) ma che per avere profondità e sostanza servano rendimenti minimi e una vinificazione che esalti il corpo e l’estratto delle uve. Insomma, il classico “maturità più acidità” che solo in certe annate è di norma in Champagne. Cristal esce però ogni anno e quindi per ottenerlo servono accorgimenti particolari a cominciare dalla provenienza delle uve, esclusivamente da vigneti aziendali (240 gli ettari totali di cui 10 in biodinamica Demeter e 55 in conversione) e solo da pinot nero e chardonnay. In cantina mai la malolattica e soprattutto si lavora sempre per fare un vino prima ancora che uno Champagne: le bolle aiutano la freschezza e la piacevolezza ma non fanno la qualità di un vino, ripete con insistenza Jean Baptiste Lécaillon.

Proprio la ricerca spasmodica della maturità e della qualità del frutto ha portato alla scelta biodinamica da quando ci si è accorti che questo tipo di viticoltura porta più complessità, una maturità più elevata, un equilibrio migliore tra componenti. Oltre a questo, tanto lavoro (by Simonit & Stirch) su una potatura più naturale e rispettosa della vigna che dovrebbe portare maturità più omogenea e allungare la vita delle vigne.
Assaggiamo allora questi Cristal per comprenderne la dimensione temporale e capire se tanto blasone e tante cure sono percepibili anche nei bicchieri:

Cristal 1993 (deg. 2004). Annata eccellente fino alla vendemmia complicata dalla pioggia. Grandi chardonnay ma pinot noir solo a costo di grandi sacrifici. L’annata con più chardonnay 62% di sempre è carnoso e ricco di note particolari di ferro e iodio, menta e confetto, agrumi canditi, talco e fiori, con una freschezza assoluta e quasi piallante in bocca. Manca forse di corpo rispetto ad altre annate, ma la magia Cristal si sente tutta e senza mai annoiare, come tante piccole carezze inframmezzate da un pizzicotto ben assestato. 90

Cristal 2006. Annata molto calda dai forti contrasti idrici, con un agosto fresco e piovoso e un settembre caldo e secco. Iridescente e aranciato al naso, di frutta confit e pompelmo rosa scintillante, poi maracuja, sanguinella e glicine. Bocca soffice e piacevolissima, vinosa, con l’acidità ancora imberbe ma una forza e una struttura che ruggiscono sotto ogni sorso. 95+

Cristal 2005. Annata più umida nella quale lo chardonnay prende più campo con il 45% del totale, degorgiato dopo 6 anni. Naso fumè, maturo ma dolce e sensuale di caffè e tabacco biondo, poi tiglio, camomilla e mirabelle. Bocca fresca e durissima in cui lo chardonnay domina e si esalta con un supporto di ribes rosso e lampone, nervoso e scattante ma ancora molto indietro come evoluzione. Roccioso, sapido e tagliente con finale citrino e floreale. 93+

Cristal 2002. Millesimo nel quale il pinot nero si esalta con potenzialità di invecchiamento enormi. Vino dal naso speziato e pepato, con tracce di peperone, zenzero, tiglio e noce moscata. Bocca di enorme freschezza e corposità, volume ed estratti pazzeschi, un vino che pesa e risulta molto borgognone e gastronomico. 92

 

Cristal Rosè 2002. quasi 100% biodinamico con 45% di Chardonnay di Avize su una base 55% di Pinot Nero. E’ un vino fruttato e rotondo ma sempre molto Cristal. il colore è rosato scuro, al naso si sentono brioche all’albicocca e cardamomo, poi lavanda, melograno, iodio e ferro. In bocca è piccante e armonico, molto saporito e gastronomico, un unicum della tipologia difficile da eguagliare. 97

Abbiamo avuto modo di assaggiare due annate provenienti dalla riserva privata della famiglia, esemplari di Cristal che hanno passato 10 anni sui lieviti (invece dei canonici 5-6, e con  1 grammo di zucchero in meno rispetto al solito)

Cristal 1999. Annata più calda di sempre prima del 2003, che vede il pinot noir protagonista. Profumi di ribes rosso e lamponi, poi cedro candito e gesso che lo rendono elegantissimo e fresco. Palato piacevolmente amarognolo con nocciole frutta rossa molto opulenta ben sorrette da un’acidità sorprendentemente stabile. Finale incredibile e succulento, goloso come un cornetto alla crema. 95

Cristal 1995. Vendemmia ritardata ed ecco che si coglie in questo assaggio la finestra di maturità ideale per questo Champagne. Naso dalle note di vaniglia e ribes, caramello, tostature e miele. In bocca possiede una texture ammandorlata, di frutta tropicale con un tocco di cedro e scatola di sigaro, poi pepe, rafano e fiori quasi secchi. Classe ampiezza e armonia, un vino quasi perfetto che mette addosso una sete inaudita e una gran voglia di vivere. 98

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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damiano

circa 4 anni fa - Link

Quindi viene ammessa la superiorità qualitativa delle uve da conduzione biodinamica.

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Fabrizio Pagliardi

circa 4 anni fa - Link

Credo che se dopo il 1917 fossi stato invitato a cena a Mosca sarebbe stato nella sede di un soviet ... C'è un refuso

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

volevo dire che è stato "aperto" al pubblico dal 1945 e che prima di quella data lo potevi assaggiare solo lì. Mi sa che a occhio la quota di bottiglie destinati allo zar siano proprio finite al Soviet dal 1917 al 1945...

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

vedo che continui a soffrire, 'ttacci tua

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