Niente divide adorabilmente come il vino naturale. Guardate i punteggi di questi vini, ad esempio

Niente divide adorabilmente come il vino naturale. Guardate i punteggi di questi vini, ad esempio

di Alessandro Morichetti

C’è solo una cosa più divertente delle discussioni sulla birra del venerdì, dove ci si schiaffeggia verbalmente finché non arriva domenica, e sono le degustazioni di vino naturale, dove ci schiaffeggia verbalmente all’infinito, ovunque e senza esclusione di colpi. Io industriale tu biodinamico, io artigianale tu convenzionalotto, io peace love & greenpeace tu Napalm e money money money. Brutalizzazioni full optional, of course.

Così a prima vista, l’ultimo numero di The World of Fine Wine (WFW) ha una quantità vergognosa di articoli interessanti. Aperta parentesti: di cartaceo in inglese sul vino leggo pochino, uso per lavoro qualche punteggio di Parker e Galloni e mi disinteresso dei vari Decanter, Wine Enthusiast, eccetera. Del Wine Spectator sbircio le copertine e qualche centesimo ma non è la mia cup of tea. Troppo amerregana.

Ma torniamo a WFW e ad un titolo che già ne dice due ai pipponi che “il vino naturale non esiste”: Natural wine: apple of your eye or forbidden fruit? (Vino naturale: oggetto del desiderio o frutto proibito?). “Andrew Jefford introduce una degustazione-discussione sui vini naturali, dove le visioni divergenti dei tre esperti entusiasti e dei tre degustatori “non allineati” suggerisce che il piacere di questi vini può spesso essere morale oltreché gustativo”.

Mi ha divertito molto ritrovare nel testo praticamente tutte le argomentazioni e contro-argomentazioni che vengono solitamente utilizzate parlando di vino naturale. Jefford è un curioso intelligente e un po’ scettico, uno che scrive: “Nonostante i miei bassi punteggi, penso che il movimento del vino naturale sia uno sviluppo positivo per il mondo del vino nel suo complesso, nella misura in cui allarga gli orizzonti estetici. Anfora e fermentazione in qvevri (contenitore tipico georgiano, ndr), specialmente sui vini bianchi, riscoprono genere di vino (i bianchi tannici; profondamente colorati e alimentati dai lieviti) che tanta parte del mondo del vino aveva perso di vista; l’ossidazione controllata è un’altra tecnica che può conferire intrigante complessità al vino, mentre tecniche strettamente riduttive la eliminano. Nessuno vuole più zolfo del necessario nei propri vini”.

Il dibattito a 6 parte dal presupposto che niente nella storia del vino ha scaldato gli animi come l’estetica del vino naturale: non la diatriba su Old vs New World, non il Proibizionismo, non le discussioni esistenziali sul terroir o sul senso del vino industriale.
Questo il tavolo:
– David Harvey, DH
– Andrew Jefford, AJ
– Isabelle Legeron MW, IL
– Francis Percival, FP
– David Williams, DWi
– Doug Wregg, DW

Cosa possiamo osservare da un punto di vista strettamente numerico? Ventagli di punteggio molto ampi, in cui Jefford è solitamente quello più tirato mentre Isabelle Legeron, Master of Wine col pallino dei naturali, è quella coi punteggi più alti.

Prendiamo ad esempio il Matassa Rouge Cotes Catalanes IGP 2011. Media voto 16.5 ma distribuzione che va dal 12.5 al 19 passando per 14.5, 18, 17.5 e 16.5.

Interessante, no?

Che poi a leggere ci si diverte proprio.

Per DH il vino è scuro, carnoso e brettato e si prende un bel 18 mentre per FP la descrizione mi avrebbe fatto immaginare qualcosa di più dello striminzito 12.5: “Frutta scura ma con un saporito aspetto affumicato. Questo cresce considerevolmente nel bicchiere. Al naso ci sono anche ghiaia e ardesia ma il corpo è morbido e accessibile. Buona speziatura me lunghezza non enorme.”

Già qui emerge un aspetto molto positivo di certe note di degustazione e cioè l’autorevolezza di chi pubblica senza filtro giudizi molto diversi tra loro, spesso opposti e con intonazioni critiche.

Ammetto di non aver ancora trovato un autore con cui ho feeling ma ecco, tra gli estremi AJ e IL, onestamente non so con chi mi troverei più in sintonia.

Ma il bello deve ancora venire, ovviamente.

Sul Radikon Oslavje Bianco Collio 2006 IGT (chardonnay, pinot grigio, sauvignon blanc) arriviamo all’apice della discrepanza, alla sintesi della battaglia culturale che solo il vino naturale può provocare.

Siete pronti? Sempre occhi puntati su AJ vs IL.

8 vs 20! Media voto: 16.5. Voti: DH 19, AJ 8, IL 20, FP 17, DWi 17.5, DW 18. Ora, non so voi ma io ci vedo una grandezza epistemologica immensa nel leggere che l’articolista, esperto degustatore, non si preoccupi che il suo voto si scosti così tanto dalla media. Nessun insulto agli altri, nessuna ripicca, nessun “Lei non sa chi sono io”, nessun “Ma io assaggio da 30 anni, da quando lei Legeron non era nemmeno maggiorenne”.

Poi uno si interroga su soggettività e oggettività nel vino e la discussione continua per qualche altro secolo, tra un bicchiere e l’altro. Ora però mi sa che mando una mail a Sasa Radikon perché ‘sto vino mi ha un attimo incuriosito.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

15 Commenti

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

Se assaggia da 30 anni gli diamo un oscar alla carriera e lo rispediamo a casa. Ok, la prossima volta ritenta con qualcosa di intelligente. Commentare è un diritto, non un dovere ;-). [a]

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Alessio Guidi

circa 5 anni fa - Link

Andrew Jefford, a mio avviso, sta cercando di ritagliarsi negli ultimi anni, una posizione di relais ideale tra la vecchia scuola draconiana degli slurpatori di Clarets e poco altro, vedi i vari Broadbent etc..., ed i nuovi free thinkers del vino o comunque quelli che hanno incominciato ad esplirare anche fuori il Bituric Park. Pero ogni volta che lo leggo, riesce sempre a convincermi che è esattamente il tipo di 'wine perbenista" del quale se ne farebbe volentieri a meno. La tensione del " vorrei ma non posso" è veramente palese appunto nella discrepanza tra note e voti, ma soprattutto nel volere lui essere una voce fuori dal coro quando ancora ,mentalmente, il conformismo è latente

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armin kobler

circa 5 anni fa - Link

interessante post soprattutto per le descrizioni. non voglio togliere significato al racconto, ma differenze tra i punteggi di questo genere si hanno anche in degustazione di vini non naturali. ricordo soltanto i risultati del famoso "judgement of paris" che all'occasione ho riportato quì: http://www.kobler-margreid.com/blog/2013/01/31/the-judgement-of-paris-2/ non voglio fare pubblicità per un blog convenzionalotto, credetimi, mai i dati famosi del 1975 meritano attenzione.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Riporto due stralci: "L’atteggiamento dei degus­ta­tori oggi è carat­te­riz­zato da una forte indi­vi­dua­lismo. L’alto livello tec­nico dei vini odierni risalta il ruolo della tipi­cità e dello stile dei vini. E la valuta­zione di questi para­metri, soprat­tutto dell’ultimo è molto sog­get­tivo. Nel primo gra­fico è raf­fi­gu­rato il com­por­t­a­mento dei degus­ta­tori in una finale di un con­corso eno­lo­gico incen­trato su un vitigno. Come si può vedere facil­mente, il vino vin­ci­tore (numero 1) non è il pre­fe­rito dell’intero panel. Al con­trario, dei 14 giudici con­side­rati , solo uno lo mette al primo posto della sua clas­si­fica. Un risultato buono, non neces­sa­ri­a­mente eccel­lente presso tutti i giudici e (quasi) nes­suna bas­to­nata da qual­cuno di loro sono i pre­sup­posti per vin­cere." "Anche i risul­tati di Parigi evi­den­ziano gli stessi fatti. Lo Stag’s Leap Wine Cel­lars 1973 è stato valutato solo da un degus­ta­tore come chi­ara­mente il migliore della sua serie. Ci ricor­diamo che i giudici fran­cesi si sono sen­titi offesi dopo la dis­fatta organo­let­tica che sem­brava aver infranto una legge della natura. Questa per­ples­sità è stata raf­forzata sicur­a­mente dai fatti descritti prima: ha vinto un vino ame­ri­cano, nono­st­ante che sette degus­ta­tori su nove gli hanno pre­fe­rito un fran­cese o gli hanno dato al mas­simo un pun­teggio uguale a quello tran­sal­pino. Ma la mate­ma­tica non è un’opinione ed i suoi risul­tati si scon­trano sovente con le sen­sa­zioni. Nel caso delle degus­ta­zioni ciò si evi­denzia fortemente."

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Francesco Garzon

circa 5 anni fa - Link

...mmh mi volate sopra la testa, conosco a mala pena i vini citati e meno ancora i degustatori. Comunque sia ritengo (come mi sembra di vedere già espresso) che in ogni valutazione sia sempre presente la forma mentis del degustatore, data dalla "scuola" frequentata e dal percorso di crescita professionale (quasi ovvio). Che però a volte bisogna scrollarseli di dosso. In modo particolare in certe situazioni, ad esempio in quella postata. Forse anche questo potrebbe spiegare la lontananza di certi punteggi data dai degustatori. Stento a credere che sia solo un'atteggiamento nei confronti di certi vini.

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Francesco Garzon

circa 5 anni fa - Link

...molto interessante, nello scrivere, non avevo ancora letto la risposta di Morichetti.

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Alessandro

circa 5 anni fa - Link

Domanda: Ma tutti questi Signori utilizzano lo stesso metodo per la valutazione del vino???

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Sasa Radikon

circa 5 anni fa - Link

Ciao Alessandro, Ti ringrazio per il tag, altrimenti forse non avrei notato le valutazioni di AJ e IL. Forse però non mi stupiscono più di tanto, secondo me stavano degustando due vini completamente diversi. AJ stava degustando un vino Bianco, mentre gli altri stavano degustando un vino "Macerato" o meglio un "Orange Wine". Potrebbero sembrare simili, ma sono due mondi completamente opposti. Non è possibile valutare un vino rosso utilizzando i criteri di valutazione dei vini bianchi, nello stesso modo non è possibile valutare un vino macerato con i criteri dei bianchi. Assaggiando vini orange è necessario considerare le proprietà dell'uva nella sua totalità, quindi anche della parte tannica della buccia. Bisogna avere l'apertura mentale per rimettere in discussione i propri parametri e reimparare il metodo di degustazione di questa nuova categoria di vini. La descrizione di AJ mi fa poi pensare che la temperatura alla quale ha assaggiato il vino è quella dei i vini bianchi, troppo fredda per i vini orange. Noi scriviamo in etichetta che i vini vanno serviti ad una temperatura di 15°C. Grazie ancora.

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Durthu

circa 5 anni fa - Link

Andrebbe premesso che la Legeron non e' proprio super partes quando parla di vini naturali, visto che organizza vari eventi legati ad essi in giro per l'Europa (per esempio RAW a Londra). Detto questo, degustazioni come questa sono la ragione per la quale leggo volentieri Decanter (che ha la stessa impostazione): non c'e' timore reverenziale nelle degustazioni, i Premier Cru bordolesi spesso escono dai panel tasting con voti di seconda o addirittura terza fascia. Riguardo il commento di Sasa Radikon, del quale ammiro il lavoro: essendo un panel tasting, tutti i degustatori hanno ricevuto il vino alla stessa temperatura, quindi dubito sia quello. Jefford parla direttamente di piacevolezza di beva, non solo di note tecniche ("Non vorrei sorseggiare questo vino"). La mia ipotesi e' che semplicemente questo vino sia talmente lontano dal gusto di Jefford da non consentirgli una valutazione oggettiva.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

La premessa nel testo è presente, laddove si dice che alcuni dei commentatori lavorano in qualche maniera coi vini analizzati. Lo stile della rivista è questo, chiaro ed esplicito, e già questo da solo varrebbe l'acquisto. Ho sfogliato qualche volta Decanter e mi ispira meno, onestamente. C'è qualcosa di interessante ma non lo utilizzerei per comprare, almeno stando alle zone che conosco meglio. Quanto a Jefford, lui stesso mi ha confermato di aver apprezzato certi orange ben di più in altre degustazioni, non ne farei quindi un problema di "valutazione oggettiva": perché di fatto non esiste, in assoluto.

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durthu

circa 5 anni fa - Link

Non parlavo dell'articolo originale, ma di questo su Intravino, dove si dice solo: "Isabelle Legeron, Master of Wine col pallino dei naturali". La valutazione oggettiva non esiste, concordo. E' ovviamente una parola da contestualizzare nell'ambito dell'assaggio del vino, in cui posso assegnare una valutazione alta ad un vino che personalmente non comprerei (e veramente ci vogliamo infilare in questa discussione? ^_^).

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Alessio Guidi

circa 5 anni fa - Link

La domanda è: li ha apprezzati quanto?

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Eretico Enoico

circa 5 anni fa - Link

Complimenti un bel post che regala, nei commenti seguiti ,grande giornalismo di settore.Valutare, degustando, in modo "oggettivo assoluto"non e' possibile e su questo credo che tutti qui concordino. Valutare usando un criterio-parametro-comunicazione condiviso tra "for those about wine" dovrebbe essere una condizione non aggirabile ed in questo ha ragione Radikon,valutare un orange e' diverso dal valutare un bianco. La tipicità e' uno dei parametri fondamentali che un degustatore attendibile dovrebbe far sua per poter esprimere un giudizio soggettivo basato su oggettiva autorevolezza. La tipologia dei vini bianchi vinificati in rosso o/e macerati o/e ossidati non può essere valutata da chi ,libero da preconcetti,non abbia un minimo di esperienza degustativa in tal senso.Proporre un Radikon o simili all'amico di turno , bevitore incostante e innocentemente puro di palato,susciterebbe perplessità e smarrimento...tutto questo pippone per dire che fermo restando la non oggettività della degustazione forse non conoscere la tipicità della tipologia di vino castra e rende impossibile oggettivare il critico.

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Vasco

circa 5 anni fa - Link

Scusa Ale, forse me lo sono perso, ma , questa degustazione era in blind? Assolutamente si, e senza punteggi ritoccati ex post. [a]

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gp

circa 5 anni fa - Link

Però l'autore dell'articolo, che sembra anche essere l'organizzatore dell'assaggio, Andrew Jefford (AJ) di Decanter, doveva conoscere in modo approfondito in vini in lizza. Altrimenti come potrebbe scrivere a proposito del Rouge Cotes Catalanes 2011 Matassa che è "relativamente semplice e acido rispetto ai migliori rossi delle Cotes Catalanes, e pure come Carignano in purezza è decisamente semplice", come si legge nel primo "ritaglio"? Quindi probabilmente una cieca per tutti, ma con l'organizzatore che sapeva cosa c'era in ballo, ed era quindi in grado di fare valutazioni comparative come quella riportata, almeno quando riconosceva correttamente il vino in questione.

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