Nel capitolo sorprese e delusioni tra gli assaggi delle feste ci sono nomi molto noti

di Alessandro Morichetti

Tra Natale e Capodanno si è bevuto tanto e bene con varie sorprese e qualche delusione. Ne ricordo alcune in ordine sparso con note di assaggio personali che non tengono conto di storia e blasone di ciascuna etichetta ma solo del vino nel bicchiere. Premessa scontata ma nemmeno troppo.

Montepulciano d’Abruzzo 2002, Valentini
Ultimo bicchiere di una bottiglia aperta a pranzo da altri. Unghia granata su cuore scuro, ode al montepulciano: china, fondo di caffè, rabarbaro, caramella d’orzo, oliva nera e coca cola. Un tripudio di toni amari, poi tabacco e marasca a bicchiere vuoto. Il corpo è medio-snello e ricorda un’annata difficile ma il vino è sinuoso, con finale di erbe amare, mediterraneo e boschivo. Finalmente un Montepulciano con cui entrare in piena sintonia e peccato per il 1995 dello stesso produttore in cui il tappo non ha retto gli anni lasciando che il vino si ossidasse.

Sassicaia 2010, Tenuta San Guido
Unghia rubino scuro che s’infittisce al centro. Naso di caramella dolce e bacca di vaniglia, confettura di ciliegia e mandorle. L’intensità è molto misurata ma a non convincere è un certo immobilismo nel bicchiere. Mezz’ora di areazione e il bouquet non evolve, non si emancipa da un affinamento giocato di fioretto ma poco propenso ad emozionare. In bocca il vino è perfettamente equilibrato tra dolcezza a centro palato e tessuto, non manca di acidità ma ritorna una certa sensazione di staticità, probabilmente ricercata. 12 ore dopo la stappatura il liquido non guadagna terreno a contatto con l’ossigeno, anzi.
Compro 2 bottiglie di Sassicaia ogni Natale e ricordo un 2009 più interessante. Ho trovato deludente questo 2010. Aprirò la seconda bottiglia tra qualche anno e diffido con sempre maggior convinzione delle impressioni che ci si fanno assaggiando a tavoletta in fiera.

Ribolla 2002, Gravner
Aranciato compatto. Il naso poco intenso profuma di marzapane, pasta di mandorle, uvetta e cera d’api. Servito a temperatura da rosso più che da bianco, con partenza a 14°C. Il vino è buono da annusare ma il sorso fatica a coinvolgere e persuadere. È piatto, lievemente tannico, l’assenza di sussulti e fragranza lascia perplessi e smarriti. Ha uno sviluppo monocorde che rimane tale anche dopo varie ore. Suggerisce agli assaggiatori una serie di interrogativi sulla tenuta nel tempo degli orange wines. Ultimamente fatico ad entrare in sintonia con la produzione di Gravner. E parimenti penso che Josko G. sia una delle anime più grandi e profonde del vino mondiale.

Kurni 2008, Oasi degli Angeli
Kurni è un vino che vince sempre e non esiste in Italia etichetta capace di far discutere più di questa. Vino da curva sud, divide le folle. Se Andy Warhol avesse conosciuto Marco Casolanetti ne avrebbe fatto una icona pop al pari di Marilyn Monroe, Mao Tse-Tung e Che Guevara. Al penultimo “incontro” beccai alla cieca un Kurni, millesimo 2004, irruento, denso e dolce. La versione 2008 presenta profumi facilmente riconducili a scatola da sigari, inchiostro, prugne disidratate. Il colore, manco a dirlo, è viola-blu-nero petrolio. Il naso è fitto, trasmette una idea di compressione esplosiva che però si dispiega con elefantiaca lentezza. In bocca il vino è ricco, avvolgente, meno dolce che in altre versioni, comunque potente. Nel campionato dei montepulciano non ha nulla a che vedere con Valentini, di cui è intepretazione speculare da ogni punto di vista, agronomico ed enologico. Avrà sempre i suoi estimatori sebbene il trasporto sfegatato di certa critica -oggi più incantata dal Kupra- stia perdendo peso rispetto a qualche anno fa. Vino maniacale, esasperato, non nelle mie corde.

Chateau Latour 1986
Servito alla cieca dopo 18 ore dalla stappatura. Granato con posa, ricorda nitidamente tabacco da pipa, carbone, grafite e ribes per poi aprirsi su toni balsamici, di erbe aromatiche. Piacevole da annusare e molto coerente con il sorso, che è continuo, snello, levigato, di impeccabile definizione. Dove il vino non strappa l’applauso è nella lunghezza. Nonostante perfetta integrità e intelaiatura fragrante, il sorso è disteso ma avvertiamo un piccolo debito di vibrazione e coda di sapore. Ipotizziamo sia un vino di Bordeaux con qualche anno sulle spalle. Il sommelier del ristorante conviene con la nostra analisi e svela l’etichetta. Ci chiediamo quanto il giudizio su questi vini mitici, epocali, sia statisticamente influenzato da etichette “pesanti” come poche altre al mondo. Ci chiediamo anche quanto il giudizio di giornata sia stato influenzato dal vino successivo, che gli stava nel bicchiere accanto.

Barbaresco Asili Vecchie Vigne 2007, Roagna
Già ordinato mesi fa con amici e produttori al ristorante, non convinse. Scomposto, molto impreciso al naso e poco godibile. Tavolata da 8 assetati e la bottiglia non finì. Segno inequivocabile. Ritentiamo.
Un vino strepitoso. Ampio, sfaccettato, naso che dispensa fiori, delicatezza, energia e complessità come un vero fuoriclasse. Tra i pari annata, questa bottiglia sta probabilmente nell’Olimpo accanto alle 2 etichette rosse di Giacosa (Rocche del Falletto e Asili). Completo, lungo, voluminoso e slanciato. Luca Roagna che fa un figurone accanto a Latour 1986 mi mancava ma il giudizio del tavolo è unanime. L’azienda Roagna di Barbaresco va seguita con attenzione, a cavallo tra successo planetario, rusticità, posizionamento importante sul mercato.

Questi sono alcuni dei miei ultimi assaggi, tra i più stimolanti. Ditemi i vostri, la solitudine è una brutta bestia.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

29 Commenti

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Marco Delugas

circa 6 anni fa - Link

e della Malvasia di Columbu non ci dite niente??

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Unico difetto averla aperta nel momento sbagliato della seria, in preda a quel raptus che ti fa stappare qualsiasi cosa. Annata 2004, un grande vino in perfetto stile ossidativo. Secco e deciso, bello bello.

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Vignadelmar

circa 6 anni fa - Link

Alessandro, che il Kurni, unico vino "Patrimonio dell'Umanità", possa non essere nelle tue corde non è una novità. Per i diversamente bevitori come te è un vino davvero troppo. Resta il fatto che in cantina ne ho praticamente tutte le annate, compresa la ormai introvabile 1997, prima annata prodotta. Quando vuoi organizziamo la verticale completa così mi divertirò nel fotografare le facce dei tanti detrattori, solitamente kurnianamente astemi, che saranno rimasti a bocca aperta. Il Kupra è cosa diversa, eccezionale ma non paragonabile. . Ciao

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Francesco

circa 6 anni fa - Link

Ciao Vignadelmar, personalmente sono una amante del Kurni, ho tutte le annate (2 casse per anno!!), anche perchè ho la casa estiva lì nei pressi. Purtroppo però devo dire che non mi trovo daccordo sul tuo giudizio del Kupra. Eccezionale??? personalmente l'ho trovato sopravvalutato, sovrastimato e sovraprezzato! 150 euro?? piuttosto compro 2 bottiglie e 1/2 di Kurni!! Per carità, non sto dicendo che sia un vino da non avere in cantina, ma lo prenderei dopo aver soddisfatto altri sogni enologici! Lo trovo un po senz'anima, senza motivo di distinzione.... inoltre devo dire che ho bevuto altre grenache di produttori confinanti con Oasi degli angeli (vedi le caniette) e l'ho apprezzato di più (anche per il prezzo: 90 euro!!) e anche quello di Poderi S. Lazzaro lo trovo con più struttura e più abbordabile (40 euro).

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Vignadelmar

circa 6 anni fa - Link

Ciao Francesco, già per il fatto che sei amante del Kurni mi stai simpatico, però sul Kupra io rimango della mia idea qualitativa. Sui prezzi si può discutere, vi rientrano troppi fattori ma sul fatto che sia come minimo molto buono io non ho dubbi. Pare che le uve Bordò abbiano trovato in zona una propria zona di elezione ed anche i prodotti che tu citi sono davvero notevoli: recentemente ho provato in Azienda quello di Poderi San Lazzaro, veramente incredibile. . Ciao

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Francesco

circa 6 anni fa - Link

no, intendo dire che per me il Kupra è un buon vino, ma non mi da nessuna "emozione", cosa che invece ho bevendo il Kurni. Nel mio giudizio non intendo dire che il Kupra sia un vino che non mi piace, anzi, ma non lo metteri ai livelli di vini più importanti (anche a parità di prezzo). Non so, nel Bordò (si chiama così quello di Poderi S. Lazzaro) ci trovo corpo e anima del vino stesso, nel Kupra non ancora. Proverò a fare un'altra (esosa!!) degustazione per vedere se rivedrò le mie opinioni, magari mi sbaglio...

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Sir Panzy

circa 6 anni fa - Link

Ale. A forza di bere con te mi ritrovo nelle tue note. Qualche dubbio su Valentini visto la tua soglia tendenzialmente e notoriamente altina per quanto riguarda puzzettine e difettucci... Poi Morichè ricordati che..... Il kurni non è dolce, la "dolcezza" arriva dal frutto. (cit. 2 "critici" sfegatati, probabilmente gli stessi non-citati nel post)

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andrea

circa 6 anni fa - Link

Sir Panzy 'stardo.... :D

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Palmiro Ciccarelli

circa 6 anni fa - Link

Luciano, se un giorno organizzi la verticale del Kurni..., se mi vuoi bene, per favore fai in modo che non sappia mai nulla, oppure................................................Ciao Palmiro.

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Fabioz

circa 6 anni fa - Link

Confermo impressioni Kurni 08, Latour 86, Gravner Ribolla 02 ma anche 98 e 99 completamente ossidate. Roagna 2007 Asili Vecchie Vigne mi è parso scomposto e introverso; al momento mi piace meno del pari annata Montefico Vecchie Vigne. I vini che mi hanno steso in queste vacanze sono due Riesling: Haag 1991 Brauneberger Juffer-Sonnenuhr Riesling Spatlese Goldkapsel e Zilliken 1983 Ockfener Bockstein Auslese Goldkapsel, quest'ultimo addirittura più fresco del precedente

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Adriano Aiello

circa 6 anni fa - Link

Come ti sei infighettito mamma mia! Ma bevite il Verdicchio e il Barbera va :)

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dubbioso

circa 6 anni fa - Link

Ho visitato la vigna vecchia degli Asili di Roagna, come si puòricavare 1200 bottiglie dalle poche viti rimaste? Magie del biodinamismo?

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dubbioso

circa 6 anni fa - Link

Rettifico, visitata di recente probabilmente nel 2007 era più in forma...

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Gasperuccia

circa 6 anni fa - Link

Ecco 3 dei miei ultimi assaggi tra i più significativi - Chateau d' Yquem 2001, un capolavoro di equilibrio tra acidità e dolcezza, assolutamente inarrivabile per espressività, tensione e profondità, pressochè perfetto, voto 98/100. Tenuta di Valgiano 2003, da un'annata torrida un piccolo capolavoro dal centro bocca davvero ricco di sapore con finale lunghissimo e tannini levigati, del tutto esente da eccessi estrattivi, dopo 10 anni dalla vendemmia ancora in forma smagliante, grande finezza d'insieme, voto 94/100. Fazi Battaglia, verdicchio San Sisto 2005, anche qui un'annata sulla carta non climaticamente memorabile ma questo vino, dopo ben 8 anni dalla vendemmia, si muove ancora con incredibile scatto al palato, legno molto misurato e non invadente, lungo finale che invoglia ad un nuovo sorso, eccellente e versatile compagno a tavola, proprio ben riuscito, voto 93/100.

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vocativo

circa 6 anni fa - Link

Nella foto le bottiglie sono ingrassate. Anche loro a Natale hanno mangiato troppo :(

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Federico

circa 6 anni fa - Link

Alcune bevute a caso di queste feste, senza tecnica, senza pratica, così tanto per fare e per abbassare la media di Intravino…se no pare che lo leggano solo grandi bevitori :-) - Burdese 2008, Planeta: acquistato quest’estate durante una visita nello “shop-cantina” sulle rive dl Lago Arancio, deludente. La visita. Il vino è tutto quello che mi potevo aspettare dai fratelli Cabernet in veste siciliana di una grande cantina, poche emozioni se non un buon bicchiere di vino. Acquistato per non essere stato capace di salutare a mani vuote quella gentil signorina che mi ha accolto allo shop che credevo fosse cantina. Bevuto sacrificandolo in una tavolata natalizia, su cui probabilmente il giorno prima era appoggiato un brick qualunque. Voto 6: meglio lui di altri. - Faro 2010, Bonavita: un ricordo da leccarsi i baffi. Mai azione fu più azzeccata di sacrificare il precedente nei bicchieri degli ingenui indigeni, così che di questo ne è rimasto di più da scolarsi, lasciandoci anche il tempo di assaporarne un po' di evoluzione. Un accompagnamento di gran gusto a un lento secondo tempo di un pasto natalizio, da girare e annusare senza destare troppi sguardi degli indigeni di cui sopra. Non saprei elencare con dettaglio frutti, fiori e minerali, già mi è difficile quando sono concentrato. Ma ricordo di sicuro una visita in cantina tra le più belle, con giro in 4x4 attraverso il boschetto di accesso alla vigna con vista, magnifica, ancor di più ascoltando la passione di Giovanni. Ottimo anche per questo, ovvio. Voto 8: gusto e passione. - Ribolla 2002 – Gravner: non ci posso credere. Ho bevuto qualcosa che ha bevuto anche l’Alessandro intravinico. E pure dello stesso anno. Per me era la prima bevuta di Gravner (pivello che sono), lo temevo ne avevo quasi rispetto reverenziale, sono stato sedotto dalla possibilità di assaggiarlo al bicchiere. Cosa ne penso? Non ci potrete credere, Parte II. Esattamente quello che ha detto l’Alessandro, esclusi i personalismi ovviamente. Ve l’avevo detto che non ci avreste creduto, ma è proprio così, io non sarei stato capace di scriverlo, ma leggendolo è stato un po’ come ribere quel bicchiere. Voto 5,5: deja vu - Etna Rosso – Terre Nere 2012: vino “base” acquistato per fare da vino da macello in una delle altre cene delle feste. Bottiglie comprante cercando comunque la piacevolezza, non lo stupore, e ricomprato per portarne a casa, dato lo stupore della sua estrema piacevolezza. L’emblema di quando si dice “da berne a secchiate” …. ops, forse era una delle frasi da non dire più per il 2014? Voto 7,5: base x altezza fa tanta roba. - Brut Riserva Annamaria Clementi 2005 – Ca’ del Bosco: sia lodato mio fratello. Non sempre però, temevo già portasse uno dei suoi noti cavalli di battaglia, il bianco frizzante (ghiacciato) di Ceci a base pignoletto, terribilmente anonimo. Anche peggio, non dico il pignoletto in genere, ma quel. Fortuna vuole che a volte esistono angeli custodi che vestono panni da clienti e regalano bocce serie al fratellone buongustaio. Per davvero, ma un po’ meno per il vino. Comunque sia il qui presente pivello, alle prese con questa Riserva, non può che uscirne disarmato, sconfitto dalla bontà e dall’eleganza. Davvero ho scritto eleganza? Voto 8,5: il gusto dell’eleganza. p.s.: servito nelle coppe con serigrafie a fiori della nonna potrebbe aver influito a parer vostro sull'eleganza? Non si può aver tutto dalla vita. No? Volevo scriverne 6 come l’Alessandro, ma ho già fatto un tema e temo che siano arrivati in pochi a leggere fino qui. Meglio tagliare, tanto più che domani è un altro giorno e altri post di sicuro incombono….

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Montosoli

circa 6 anni fa - Link

Con tutte queste bottiglie ossidate .......la domanda e spontanea.....ma dove le tenevate in questi anni.....sotto il lavandino della cucina ? Gia in Italia il problema non e trovare la bottiglia rara.......ma sapere dove ha invecchiato il prodotto.......

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

alessandro la diffrenza latour roagna è scritta nell'etichetta. finisce 150.000 a 1.200 (e, in media, una grande, una nì).

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Non ho capito, che intendi? Ad ogni modo, io non parlo di Latour in generale (che conosco poco) o Roagna in generale (che conosco poco di più) ma di queste due bottiglie specifiche.

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

la tiratura delle 2 bocce specifiche. lo so, è un argomento molto originale

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Al contrario, lo trovo un argomento molto interessante anche se non ho ben capito dove ci porta visto che il confine tra industria e artigianato, nel vino, credo non verrà mai delineato con buona definizione.

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

Latour "industriale"? E se ogni anno selezionasse le 4 barrique migliori - cosa senz'altro nelle loro possibilità - facendo un vino da 5000 €, darebbero una immagine più artigianal-borgognon-langarola?

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Non parlo di immagine ma di sostanza perché penso sia interessante capire. Artigianato e industria sono questione di numeri, di metodo o di tutte e due? Sassicaia a 250.000 bottiglie è artigianato? Premettere che niente significhi buono/cattivo in sé ma che l'interesse sia rilevare le peculiarità di un metodo credo sia superfluo, ovviamente. L'esempio classico di Dom Perignon svetta su tutti ma questo non ci esime da un'analisi più approfondita.

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Andrea

circa 6 anni fa - Link

Riguardo Gravner io ho bevuto un Breg 1998 e ti posso assicurare che il tuo dubbio "Suggerisce agli assaggiatori una serie di interrogativi sulla tenuta nel tempo degli orange wines." è assolutamente infondato! Certamente il Breg è sempre più "esplosivo" della Ribolla, che invece invece prediligo per eleganza e mineralità e dopo una dovuta areazione anche per complessità. A tutt'oggi per quanto mi riguarda la Ribolla 2003 rimane il più grande vino mai bevuto, in attesa dell'uscita della riserva pari millesimo! Chiudo (esattamente come ho chiuso il 2013) con un Soutard 1979 da incorniciare per piacevolezza e freschezza, in considerazione dell'annata e del prestigio della Maison

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Davide G.

circa 6 anni fa - Link

io sono un poveraccio... ecco i vini che ho bevuto tutti rigorosamente presi da ceste di natale. - lambrusco cavicchioli (base) : aromi di cotechino e salame e ciccioli con solforosa ai massimi . 75/100 - centopassi - nero d'avola base: il vino biologico con piu' solforosa al mondo. 74/100 - BANFI col di sasso: il vino piu' inutile del mondo. voto 76/100 - GANCIA spumante (quello col panettone) : brodo di gallina zuccherato. NC

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Federico

circa 6 anni fa - Link

Su quella produzione di lambrusco condivido l'impressione dell'eccesso di solforosa, ma sugli aromi .... temo tu stessi già svenendo, con ormai la faccia troppo vicina al piatto!? ;-)

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Davide G.

circa 6 anni fa - Link

potrebbe essere... :)

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Bevute ben più proletarie dalle mie parti. In questo contesto mi sono lasciato positivamente sorprendere da un succoso Cirò 2012 di Amigdala, un Verdicchio Riserva Salmariano 2004 di Marotti Campi (soprattutto per i suoi 10 anni) e un balsamico Nebbiolo 2007 di Roddolo che mi ha davvero incantato (la miglior bevuta delle feste).

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Almagesto

circa 6 anni fa - Link

Bevuto sassicaia e kurni anche io, stesse annate. Per me kurni maxi delusione, non vedevo l'ora che finisse per prendere una diversa bottiglia. Deluso anche dall'es. Suol sassicaia son d'accordo con te al 100% Invece son stato davvero felice di 2 eccezionali GRATTAMACO 2001 e 2007

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