Nebbiolo Prima 2015: Roero 2012, Roero Riserva 2011, Barbaresco Riserva 2010

di Francesco Oddenino

Prima giornata di assaggi e subito si inizia con una cinquantina di Roero 2012 e Roero Riserva 2011, per poi passare ad una ventina di Barbaresco Riserva 2010. Avevo aspettative minori per questa giornata, non facevo da un po’ assaggi seriali di Roero e il livello mi è sembrato decisamente in crescita rispetto al passato.

Ho notato infatti che, a differenza del passato, molti produttori cercano di andare dietro alla vigna e alla tipologia, senza rincorrere con scelte di cantina estreme i vicini di DOCG più blasonati. Spesso infatti ho trovato vini completi, leggeri e profumati, a primo acchito semplici ma in realtà molto profondi, dotati di bevibilità e trasparenza, come dovrebbero essere quelli che nel passato erano chiamati qui in Langa i “nebbiolini del Roero”, gli unici nebbioli bevuti in famiglia, visto che Barolo e Barbaresco venivano riservati alle grandi occasioni (che non capitavano mai).

Qui di seguito alcune segnalazioni interessanti, prediligendo l’annata e i “base” 2012 rispetto alle Riserve 2011, ancora un po’ troppo appesantite da carichi in vinificazione forse non necessari:

1) Roero Bricco Medica 2012, Cascina Val del Prete: scarico al colore, vivo e brillante, ha un bellissimo naso fatto di fiori, incenso, frutta fresca, ricordi pepati. In bocca ha tannino presente e vivo, medio corpo e allunga su scie salate. Contadino d’altri tempi, Mario Roagna sta tirando fuori, insieme al figlio, bellissime bottiglie da questa vigna, lavorata in bio (anche se la certificazione sarà solo dai vini del 2013). Affinamento in legni neutri e cemento per questo nebbiolo di Priocca d’altri tempi che fa della bevibilità e della versatilità a tavola i suoi punti di forza. Corro a comprarlo.

2) Roero Bric del Medic 2012, Stefanino Costa: anche in questo caso un nebbiolo trasparente, più carico di colore con un naso fresco, balsamico nobile, geranio e intensamente minerale. Bocca fresca, acida, tannino perfettamente estratto e una lunga scia floreale. Andrò ad approfondire in cantina (che non conoscevo) per valutare se tutta la linea è a questo alto livello e prenderne qualche bottiglia.

3) Roero 2012, Deltetto: bellissimo naso floreale con geranio, frutta fresca, pieno di energia e leggerezza. In bocca è pervaso da una dolcezza di fondo, supportata da tannini nobili e una punta di carbonica. Grandi capacità tecniche in questa cantina, ma rispetto della tipologia in questo Roero “base” che mette in fila tutte le successive Riserve assaggiate. 

4) Barbaresco Riserva Camp Gros 2010, Marschesi di Gresy: bottiglia che fin dal naso lascia trasparire la grandezza della vigna, una volta associata al vicino Rabajà. Parte subito minerale, per poi aprirsi sulla frutta rossa, sulle ciliegie, per poi virare verso note di affinamento in legno nobili. In bocca spinge, con un ingresso e una presenza sferica, traducendo la mineralità del naso in un allungo da fuoriclasse. 

5) Barbaresco riserva Boito 2010, Rizzi: vino puro, per palati evoluti e amanti delle durezze. Minerale nobilissimo, calcareo, bianco, frutto e vinificazione in secondo piano soverchiati dalla grandezza della materia prima. In bocca entra con medio corpo ma allunga e persiste per minuti grazie ad una scia sapida e ad un tannino in fase di assestamento. Acido, tannico e di medio corpo, in questa fase deve cercare un accompagnamento a tavola per essere apprezzato in pieno; nel caso uno volesse aspettare non credo ci sia fretta, ci seppellirà tutti prima di arrivare a completa maturazione. Già comprato.

Nota a margine: ero seduto di fianco a due giornalisti credo australiani (parlavano in inglese sbiascicato e non capivo una mazza, quindi erano australiani per forza). Ad un certo punto assaggiamo lo stesso vino e sbircio un commento scritto sul computer di uno dei due: “old school, good fruit, abundant tannins, well done, fantastic nose and good length, 94 points.” Ho poi controllato sui miei appunti: naso più che surmaturo, legno, smalto, sembra un amarone mal fatto, carico, tannino assassino, non giudicabile.

[Foto: Albeisa]

7 Commenti

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Andrea Zarattini WineZone

circa 5 anni fa - Link

Finalmente Alessandro Morichetti non mi guarderà più con aria dubbiosa quando dirò che nel Roero ci sono grandi bottiglie, grandi produttori e grandi vigne ancora da scoprire. Complimenti ad Alessandro Costa travolgente e competente proprietario/enologo/cantiniere/commerciale della cantina Costa Stefanino. Il suo Roero ha raccolto consensi in modo trasversale dalla critica.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Io in questi casi per non saper né leggere né scrivere chiedo il listino prezzi :D. Facciamo macchinata con Francesco Oddenino e si va tutti insieme molto volentieri, ollé.

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Alessandro Costa

circa 5 anni fa - Link

GRAZIE davvero.... ogni tanto gli sforzi danno dei frutti e anche se è veramente molto giovane spero si evolva nella maniera giusta...... ci sono tanti giovani talenti roerini che ci stanno mettendo l'anima per far conoscere questa denominazione un pò meno conosciuta ....ti aspetto in cantina quando vuoi .... a presto e ancora veramente lusingato se detto da te

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Marco

circa 5 anni fa - Link

Un nebbiolo di Montà ed uno di Priocca, due Roero completamente diversi.Il primo più elegante, il secondo più potente.Due belle bottiglie.

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ClaudiaCavadore

circa 5 anni fa - Link

Finalmente. Bello leggere di Roero e di bravi produttori roerini (Mario Roagna in cima a tutti piace particolarmente anche a me). Peccato il sempre e comunque presente confronto con i nebbioli di langa.. Vabbé, ci arriveremo.

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Francesco Oddenino

circa 5 anni fa - Link

Molto volentieri! Pero' Alessandro tu fai sempre guidare gli altri, non vale...

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Andrea Zarattini WineZone

circa 5 anni fa - Link

Io ci metto la macchina, ormai nel Roero ci va da sola...

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