Miracolo a Gragnano (Lucca). Dal turbomoderno al biodinamico per un grande Syrah

di Andrea Gori

Siamo a Gragnano ma la pasta non c’entra. Questa è la Lucchesia, il paese è solo omonimo di quello campano, ed è qui che si trova Tenuta Lenzini, 24 ettari in un anfiteatro naturale che dona al luogo un microclima unico. Assieme alle sabbie molto peculiari della zona lo rende un piccolo Rodano de noantri. Oggi sono 13 gli ettari di vigneto (e 4 di uliveto) ma la storia è antica, addirittura la proprietà originaria nel XVI secolo era degli Arnolfini, i famosi coniugi ritratti da Van Eyck alla National Gallery di Londra. Da sempre territorio di passaggio perché sulla via Francigena, ha ospitato uve e vini diversi con un legame forte con la Francia e non solo perché di qui passarono Napoleone Bonaparte e le sue armate.

Nel corso dei secoli il corpo centrale della tenuta ha provveduto a vinificare e commercializzare le uve di tanti poderi e fattorie delle zone limitrofe, ma ha visto una rinascita qualitativa solo di recente, grazie al nonno di Benedetta, Franco Lenzini, che ne vide il grande potenziale cinquant’anni fa.

Oggi si trovano nella tenuta in prevalenza merlot e cabernet sauvignon e in minor parte syrah, alicante bouchet, vermentino e sauvignon anche se Michele e Benedetta (la nipote di Franco), da quando hanno preso in mano la tenuta nel 2007, hanno puntato decisamente sul syrah, con gestione biodinamica sotto la guida di Filippo Ferrari e Cristian Giorni, due vecchie conoscenze di Intravino. Una boccata d’ossigeno dopo che per qualche anno la tenuta era stata improntata da un preclaro enologo in maniera turbomodernista con filari di merlot in ogni dove, e costosissime barrique a tappeto in cantina.

Oggi il merlot resta comunque centrale per la produzione di un vino “base” della Tenuta: piacevolissimo, azzeccato, e dal rapporto qualità prezzo notevole; mentre la parte del leone e il vino del cuore è il syrah che ha trovato nelle argille dell’anfiteatro un habitat favorevolissimo. Un grande valore hanno anche gli altri vini tra i quali il più costoso rimane sempre sotto i 20 euro a scaffale, nonostante siamo quasi all’eccellenza qualitativa.

Merlot 2011. Un tocco particolare sapido del terreno dona anima al vitigno e lo asciuga rendendolo fruttato e nitido con un finale pulsante. 84

Syrah 2010. Distinto e fruttato, delicato di ribes rossi e lamponi, con una levità da petit année che ne svela un lato beverino e schietto, spesso nascosto in annate dove il clima fa sentire il lato più caldo del vitigno. 89

Syrah 2011. L’annata calda dona un’esuberanza pepata che si sposa benissimo alla ricchezza di frutto e roccia. Ancora in affinamento e lungi dall’essere al suo picco, ma il manico e il terroir lucchese si sentono sempre più, e le esagerazioni sono lontane. 88+

Vermignon 2012. Un tocco di sauvignon e tanto vermentino con acidità tagliente e grande sapidità, note mediterranee di basilico menta e pesca, bocca di grande saporosità ma agile. 86

Insieme Alicante 2011. Fruttato intenso e mallo di noce, alloro e liquirizia, da terreni sabbiosi, corpo notevole ma con la sua personalità. 82

Poggio De’ Paoli 2011. Il cabernet prende il comando da questa annata, e viene giocato sulla via dell’impegno evitando scorciatoie melense: tanto mediterraneo, felci e senape, bocca scura ma dal fascino particolare. 87

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Maria Teresa Richelmy

circa 2 anni fa - Link

Ottimo olio Bio ..... scoperto per caso...

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