La gloriosa storia di successo del Grand Marnier (da pochissimo in mano alla Campari)

La gloriosa storia di successo del Grand Marnier (da pochissimo in mano alla Campari)

di Thomas Pennazzi

È notizia di pochi giorni fa che la multinazionale italiana Campari ha acquistato il controllo della Société des Produits Marnier Lapostolle, il produttore del celebre Grand Marnier, uno dei liquori francesi più noti al mondo.

Meno nota al pubblico invece è la composizione Grand Marnier: si tratta di un liquore a base di cognac, aromatizzato all’arancia. La sua fama è dovuta al fatto che l’abbinamento del cognac con questo agrume è quanto mai felice. In assoluto tra i primi cocktail inventati, molti drink a base di cognac sposano con grande armonia il succo di arancia o di limone, o contengono un liquore a base di arancia.

La ditta nacque a Neauphle-le-Chateau, vicino a Versailles, con Jean‑Baptiste Lapostolle, distillatore di frutti. Cinquant’anni dopo la nipote del fondatore andava in sposa a Louis-Alexandre Marnier, un intraprendente commerciante di liquori; la ditta prese così il nome di Marnier‑Lapostolle.

Il liquore, si dice nato nel 1827, venne chiamato in origine Curaçao Marnier, una delle tante versioni del Triple Sec, molto in voga nella seconda metà dell’Ottocento; prodotto ancora oggi, è conosciuto come Cordon Jaune. Questo tipo di preparazioni, composte con le varietà di arance portate dagli spagnoli sull’isola antillana, venivano ottenute distillando le profumate scorze disidratate, macerate in alcool insieme ad alcune spezie. Si aveva così il Curaçao Triple Sec, e con l’aggiunta di sciroppo di zucchero, il Curaçao doux.

Il colpo di genio di Marnier fu però di combinare, nel 1880, un giovane cognac con l’essenza d’arance caraibica, e con l’aggiunta di sciroppo. Il risultato, con una breve maturazione in botte che fondeva i componenti, piacque tanto al famoso hotelier César Ritz, il quale coniò per l’amico il nome con cui questo liquore è conosciuto oggi.

Il marketing di allora si avvaleva di celebrities come regnanti e grandi attori e dei premi ottenuti nelle frequenti Expo Universali per propagandare i propri prodotti. Il Grand Marnier (chiamato a volte Cordon Rouge, dal colore del nastro sulla bottiglia) non faceva eccezioni, ed eccolo presente ai vari concorsi, e nei posti frequentati dall’alta società: località termali, di villeggiatura, casinò, transatlantici.

Il sodalizio con Ritz, a cui Marnier aveva prestato ingenti capitali per l’apertura del suo celebre albergo parigino, funzionava come un’ottima pubblicità. Il liquore era offerto ai clienti dopo cena, e sempre molto apprezzato dalle signore. Ma la fama del prodotto era destinata a diventare enorme nel momento in cui Auguste Escoffier, uno dei fondatori della moderna cucina francese, canonizzava la ricetta della Crêpe Suzette usando questo alcolico. Ipse dixit (ma era chef per Ritz), e da allora lo standard diventò il Grand Marnier, ed il più modesto concorrente Cointreau ed altri Triple Sec dovettero cedergli il passo.

Ma non tutti sanno che la maison Marnier-Lapostolle è anche una marca di cognac: fondata nel 1921 a Bourg-Charente, produce dei distillati a proprio nome, avvalendosi di fornitori della regione. La Casa è uno dei maggiori acquirenti di cognac giovani per il suo liquore, e matura in proprio alcune riserve, destinate al commercio vuoi come acquaviti invecchiate, vuoi come cuvée speciali di Grand Marnier. Possiede inoltre qualche ettaro di vigna intorno al proprio chateau, nella Petite Champagne.

La Marnier-Lapostolle è oggi un player di tutto rispetto nel mondo dei liquori, e se il suo prodotto principe è il più conosciuto, il portafoglio è abbastanza ricco per aver fatto gola alla Campari. Una linea intera di cognac, dal semplice VS a vecchi XO, un Pineau des Charentes, un armagnac, alcuni vini della zona di Sancerre, patria dei Marnier, e le cuvée speciali e celebrative del liquore muovono un giro di affari considerevole, soprattutto nel mondo del bere miscelato, che la casa milanese presidia molto bene. Si direbbe un buon affare, soprattutto per la secolare notorietà del marchio francese.

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

2 Commenti

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Caro Thomas,mi sembrava che fossero anche grossi produttori nella zona di Clchagua in Cile, Campari si beve anche quello?

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motown

circa 5 anni fa - Link

Sí, Casa Lapostolle é una delle cantine piú importanti e premiate non solo del Cile, ma di tutto il Sudamerica. Il suo Clos Apalta 2005 (blend bordolese) giá é stato n.1 della TOP100 di Wine Spectator dei migliori vini del mondo.

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