Look da Vinitaly. Perché non stiamo ad assaggiare proprio sempre, ecco

di Leonardo Romanelli

Inutile pensare che al Vinitaly si vada solamente per degustare vini e per fare affari. Una delle motivazioni fondamentali rimane quella di guardare e farsi guardare, soprattutto al mattino quando l’attività cerebrale è ancora desta e attenta. Chi frequenta le fiere di moda sarà, ovviamente, ancora più attento al look, ma anche quando ci si aggira tra gli stand veronesi dei tanti produttori vinicoli, ci si rende conto che c’è chi non scherza affatto quando si tratta di preparare la valigia per la manifestazione.

Una PR che si rispetti, pensando ad una permanenza media di 4 giorni, arriverà ad 8 cambi completi di cui deve disporre, comprese le scarpe e magari gli accessori: i vestiti sono da alternare da quelli più agili, ma non per forza seriosi da fiera, con quelli più vivaci per la sera. Intervistate al riguardo, alcune delle addette alle PR, ma anche responsabili commerciali hanno auspicato il ritorno alla divisa aziendale, per non porsi il problema del bagaglio troppo ingombrante.

Certo che, guardando all’universo maschile, non sono pochi quelli che peccano spesso di grigiume e monotonia, con dei completi fresco lana che mettono tristezza a guardarli, cravatte senz’anima, con solo i calzini che diventano il capo di abbigliamento dove si può osare di più in termini di fantasia e creatività.

Le calze sono un argomento spinoso per il pubblico femminile, ad aprile la gamba perfettamente abbronzata è difficile da ottenere: il tempo ballerino costringe ad una fornitura di calze in microfibra dai colori diversi, con il solito spauracchio della rottura nei momenti topici, che costringe a viaggiare in borsetta con almeno due “rinforzi”.

Per gli uomini sarebbero da bandire le camicie bianche se veramente impegnati nelle degustazioni di vini rossi, che troverebbero terreno fertile dove colpire, secondo l’abusata legge di Murphy.

La lunghezza della gonna, invece, sembra sia direttamente  proporzionale alla quantità di bollicine presenti nel vino: più ci sono e più si accorcia, con una tendenza all’utilizzo del tacco 12 indubbiamente smodata, che mette a repentaglio la salute delle astanti, in perenne equilibrio da trampoliere.

Ultimo capitolo, infine, riguarda i profumi e i dopobarba: malgrado sia risaputo che non si devono utilizzare quando il vino è protagonista, c’è chi non rinuncia ad entrare in fiera con aromi  che fanno impazzire i novelli sommelier, desiderosi di conoscere i vini in degustazione, che escono dalla fiera con idee confuse, e dubbi marcati sulle certezze che avevano costruito sino ad allora. L’aspetto più gradevole della questione è però notare che, anche con look studiatissimo, all’ora di pranzo, l’assalto all’ultima fetta di salame viene compiuto con estrema noncuranza delle regole classiche del galateo.

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

2 Commenti

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tom

circa 7 anni fa - Link

inversamente proporzionale, non direttamente

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Carlo Padoin

circa 7 anni fa - Link

Data la partenza con il botto ( cioè mi hanno rotto il finestrino dell'auto e rubato le valigie sabato durante l'allestimento), sfoggiavo delle "splendide" scarpe da running il primo giorno....veramente brutto a vedersi!

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