Le cose che ti fanno decidere di comprare un vino

di Fiorenzo Sartore

Sì, va bene, il vino, che poesia, che cosa bella, romantica e identitaria, e tutto il bla bla che ne segue. Ma in definitiva, cos’è che convince all’acquisto? Qual è quel meccanismo che fa scattare la molla e porta la mano al borsellino, o al libretto degli assegni, e ti fa dire “lo compro”? Se penso a cosa funziona per me, ogni volta che mi separo dai miei amati euro, posso elencare una serie di parametri (non proprio razionali) che, nel mio caso, hanno un valore duplice: io il vino lo compro per berlo e per rivenderlo. A monte di tutto, per la verità, c’è la premessa che il vino deve piacermi. Ma quello è un prerequisito scontato, in questa serie di concause. Tutto le altre motivazioni vengono dopo. Ecco le prime tre che mi vengono in mente.

Il produttore simpatico. Questo è probabilmente un punto molto scivoloso, soggettivo com’è, ma non riesco a comprare il vino da una persona che ha atteggiamenti sgradevoli. E siccome siamo tutti umani e la giornata no può capitare, cerco di non agire d’impulso, lascio volentieri la seconda e la terza chance. Ma quando il produttore si rivela ineluttabilmente odioso, non c’è niente da fare per me. Farai anche un gran vino, ma non riesco a comprarlo, né a venderlo.

Il venditore. Succede a tutti di incontrare il rappresentante incompetente, o semplicemente pallonaro. Per fortuna succede anche il contrario. Giorni fa ero ad un banco di assaggio e conosco questo ragazzo che mi racconta “sai, lo distribuisco io”. Distributore? Oggi fare questo mestiere è di per sé eroico. Così comincio a chiacchierare con questo giovane venditore, e accanto a lui c’era la fidanzata che lo accompagnava, con sguardo sognante e/o sorridente. Il venditore diceva poche cose ma tutte azzeccate. E’ fatta, amico mio, voglio essere tuo cliente. (Questo, notate, vale per ogni genere di venditore nella filiera: il bottegaio, il ristoratore, eccetera).

Il prezzo e la sua felicità. Il rapporto prezzo prestazioni (o prezzo felicità, che suona più umano) ha il suo perché. Qui l’elemento soggettivo è la capacità di censo di ciascuno, che andrebbe tenuta presente ogni volta che ci si imbarca in polemiche sui prezzi (so di cosa parlo perché posso cascarci anche io). Ma una volta verificata la mia capacità di spendere, che su un punto è identica alla vostra, cioè non è infinita, si tirano le somme e si dice: va bene. Tuttavia in questo rapporto mi preme far prevalere l’elemento della felicità, che spesso mi ha fatto comprare cose costose solo perché, in definitiva, memorabili.

Ora, se c’è un fatto riprovevole nel bloggume, è finire un post con la domanda sul tipo “e voi cosa ne pensate”. Premesso che io evito questo come la peste e le tasse, stavolta mi piacerebbe sapere cosa vale per voi (sapete, io il vino lo vendo).

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

7 Commenti

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Giampi Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Ciao Fiore! Sai una cosa che non avevo mai considerato e che ultimamente mi rendo conto di guardare è l'etichetta, non ci crederai. Chiaramente quando compro vini che non conosco vengo attratto dall'ettichetta sobria e minimalista piuttosto che da quella chiassosa e spesso mi va bene. Ultimamente Stella di Campalto Rosso di Montalcino etichetta sobria vino ... finito.

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Andrea Colzi

circa 6 anni fa - Link

Grande Fiorenzo post azzeccato, in un momento in cui ci sia più attenzione nello spendere i nostri amati eurini per qualcosa che non è (per molti ma non per me) indispensabile. Hai perfettamente racchiuso nella parola FELICITÀ quello che si prova acquistando e bevendo vino Mi sono ritrovato tantissimo nei passaggi, perché anche io vendo questa felicità (in un altro modo rispetto al tuo, diciamo che io lo vendo a te) ed è sempre più difficile trovare le strade per fare arrivare certi messaggi a chi lo deve acquistare. bella lo sottolineatura del rapporto che si può avere con chi lo produce o lo vende, di quanto sia influente all'acquisto finale, il famoso acquisto emozionale, che può essere dato dal rapporto umano, dal blasone, dall'affare, dall'etichetta (come scrive sopra Giampi Giacobbo) dai ricordi memorabili che si potranno avere, credo che il 3 passaggi siano raccolti tutti Un post di esempio, di chi ha a che fare spesso con il prodotto e tutte le sue miriadi di piaceri, ma anche di problematiche

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Marco N33

circa 6 anni fa - Link

Rapporto Prezzo/Felicità ... Se non c'è copyright la userò nelle mie missioni... Il punto 2) sono io, è vero. Quante vendite perdono i produttori per le persone sbagliate nella filiera distributiva

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Federico

circa 6 anni fa - Link

Da consumatore appassionato riscontro talvolta sintomi che in altri ambiti definirei "al limite". Uno di questi è legato alla scelta, spesso immotivata, di una annata rispetto a un'altra. Non c'entra la zona di produzione in relazione a quella vendemmia, è proprio un fatto numerologico. Quell'annata calamita più di altre (punto). Quando ho preso coraggio e ho parlato di questo con altri "appassionati", mi sono consolato constatando di non essere il solo. C'è chi ha l'anno del figlio/a, chi l'anno in cui si è sposato, chi l'anno dello scudetto, chi addirittura l'anno del divorzio. Adesso mi sono convinto che che ogni "enostrippato" abbia le sue annate preferite, non legate al terroir/vendemmia. Fatto stà che quando vedo un 2006 .....

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Manilo

circa 6 anni fa - Link

Fiorenzo, tu sei oltre che degustatore anche commerciante, sei legato anche da vini che per tante ragioni devi avere se vuoi campare, a meno che tu hai una clientela talmente educata e che ti segue passo passo, ma devi stare attento a non fare scivoloni. Io vendo tutt'altra cosa, anch'io devo avere a che fare con rappresentanti e titolari e ti confermo che da me è il rappresentante che fà la ditta, alcune volte capita che l'azienda con cui lavoro ed ho un buon rapporto dalla signorina che risponde al telefono, al magazziniere, al contabile, poi per ragioni commerciali cambia rappresentante e si presenta un tipo antipatico e finisce anche il rapporto con l'azienda. Ora parliamo dell'enoappassionato che è in me, iniziamo con l'enotecaro dove ultimamente vado raramente a comprare, almeno nel mio paese, ho più chicche io che lui, calcolando che non vende Verdicchio e Fiano, ultimamente son riuscito a convincerlo a mettere un po' di Francia e qualche "naturale", quando vado in enoteche su Roma, il vizio un po' di tutti è la marchetta, fino ad adesso si salva solo Francesco Fabbretti. Sinceramente compro direttamente in cantina, per esempio quest'anno ho svaligiato il Trentino Alto Adige, ho comprato vini anche senza etichetta, non ancora in uscita, un bel pezzo di nastro di carta, ci scrivi tutto, poi vai da Lagheder convinto che assaggerai il top e te ne vai senza aver comprato nulla, bravo e disponibile il responsabile che ci ha accolto, con la bella visita in cantina, ma nella sala di degustazione è mancato il calore che può darti il produttore, uno su tutti Peter Dipoli, poi ha seguire Armin Kobler anche perché siamo arrivati tardi, perciò in fretta e furia, poi Patrick Uccelli e poi come non citare Stefano Milanesi nell'Oltrepò Pavese, voi direte ma che c'entra l'Oltrepò con il Trentino, io per andare in Trentino sono passato per Genova, con tappa a Santa Giuletta, veramente dovevo andare prima dalla Semino, ma era al mare, comunque se il vignaiolo se l'ha tira, puoi chiamarti anche Romanee Contì, non compro. Non ho la mia annata preferita, assaggio tutti maggiormente i meno noti, un vitigno che non mi appassiona è la Falanghina, in questo momento sono curioso dell' Ancellotta. Chiedo venia per essere stato prolisso, Fiorenzo prima o poi verrò anche nella tua Enoteca, questa estate ci è mancato poco.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Comprare e trattare con persone simpatiche è più che naturale ma ci sono casi in cui, semplicemente, perdersi un prodotto perché il produttore è una testa di minchia non è per niente un affare.

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sir panzy

circa 6 anni fa - Link

Bravo Morichè!

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