Lanzarote: cenere, vento e Malvasia

di Davide Tenconi

Le Canarie sono decisamente più vicine all’Africa che all’Europa. Terre conosciute da Fenici e Cartaginesi in epoche antiche, per alcuni rappresentano ciò che rimane della mitica Atlantide, per altri (meno profani) uno lido eccezionale per andare a godersi il mare in pieno inverno con una temperatura media di 23 gradi.

Le isole dell’Atlantico appartenenti alla Spagna di Re Felipe VI non sono solo patria di surfisti, pensionati, o inglesi desiderosi di bere pinte pagandole noccioline. Ma anche di vini. Dieci denominazioni di origine di cui la metà a Tenerife. Il totale di ettari coltivati supera di poco le 7.000 unità, con una marcata predominanza per i vini bianchi dolci, sebbene la voglia di coltivare rosso stia prendendo lentamente piede.

Tra le sette sorelle una spicca per la sua atipicità: Lanzarote. Condivide con le altre il mancato arrivo della fillossera, la coltivazione dell’uva su suoli vulcanici, l’esigua produzione e la difficoltà di finire sulle tavole spagnole, figuriamoci su quelle europee o americane. Ma, a differenza delle sue vicine, riesce a mettere sul mercato una malvasia molto particolare.

La vite, di origine francese, arrivò sull’isola nel 1404 grazie ai mercenari al servizio di Enrico II di Castiglia, avventurieri lautamente pagati dall’imprenditore Jean de Bethencourt, desideroso di conquistare il monopolio dell’orchilla, un colorante naturale di origine vegetale utilizzato per la tintura dei tessuti.

Molti anni dopo, nel 1993, il riconoscimento da Madrid della DO dell’isola. Lanzarote, estesa per 806 km quadrati, è per un terzo Parco Naturale e Riserva di Biosfera, e solo il 5% è coltivabile. Bene, la metà di quel 5% è vite. Duemila ettari, suddivisi in 7.500 parcelle per 14 bodegas locali.

Ogni bottiglia di vino è una piccola impresa. Il territorio, di origine vulcanica, è sì ricco di minerali e nutrienti ma difficile da coltivare. La cenere, chiamata picón, trattiene l’umidità della rugiada notturna e permette alle piante di sopravvivere a un clima semidesertico, con precipitazioni annuali bassissime e con vento costante. Ogni vite viene fatta crescere e maturare all’interno di un “pozzo sommerso” (circa tre metri di profondità e cinque di larghezza, ma si può arrivare anche a dieci), poi protetto da semicerchi di roccia chiamati zoco. I vigneti vengono piantati direttamente nel terreno e coperti dalla pietra lavica che dona essa stessa, insieme al terriccio, un profumo e un sapore unico ai vini. Un detto locale vuole che i viticoltori, più che essere chiamati così, vengano definiti jardineros (giardinieri).

Dire Lanzarote vuole dire Malvasia Vulcanica, vitigno autoctono per eccellenza piantato nel 1775, prodotta sia nella versione secca che in quella dolce. Lanzarote produce più Malvasia di chiunque altro in Europa e lo fa prima di tutti. La vendemmia, data la latitudine e le condizioni climatiche, termina già a luglio.

La cantina El Grifo di San Bartolomé di Lanzarote è la più famosa dell’isola. La sua Malvasia fermentata in barrique ha fatto incetta di premi negli ultimi anni. Color giallo paglierino, grado alcolico elevato (13%) ma che può essere accompagnato bene anche con un piatto di pasta. Mineralità bicchiere dopo bicchiere. Piace (e molto) al mercato tedesco.
L’altro riferimento è la Bodega La Geria, ai piedi del Parco Nazionale di Timanfaya, una delle cantine più visitate di Spagna. Paesaggio lunare e coltivazione ingegnosa, da cui nasce anche il Manto, Malvasia Vulcanica 100% dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Curioso il Mozaga 1975 dell’omonima cantina Mozaga. Questa volta è il Moscatel a farla da padrone in una bottiglia che, nella forma, ricorda più un profumo di una griffe di alta moda piuttosto che un vino. Vent’anni di affinamento in barrique americana da 500 litri con ricolmature del 20% di uva nuova ogni anno. Colore ambrato molto brillante ma forse con una presenza troppo marcata di uva matura in bocca.

Difficile che questi prodotti possano arrivare sulle tavole italiane. Una bottiglia nella vita, però, va provata. Magari dal ritorno dal mare dopo una giornata di surf. A Lanzarote, naturalmente.

3 Commenti

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benux

circa 3 anni fa - Link

ci sono stato in vacanza alcuni anni fa ed è stato veramente un giro istruttivo e divertente, e la malvasia del grifo mi è piaciuta parecchio, al contrario i vini rossi non mi sono sembrati niente di che. Comunque le cantine sono veramente ben organizzate.

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Josè Pellegrini

circa 3 anni fa - Link

Un soggiorno a Lanzarote è un'esperienza che ho vissuto. Indimenticabile. Da consigliare a chi ama il contrasto tra alberghi stile Miami e natura ai primordi della creazione. Il vigneto è un esempio di che cosa sia capace l'ingegno dell'uomo.

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Tommaso

circa 3 anni fa - Link

Bello! Però per surfare, anzi per serfare, meglio Fuerteventura. Anche se pure a Lanzarote ci sono dei bei spot. Al netto dei locali. Ma sto divagando. Bel pezzo!

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