di | mar 28 mag 2013 ore 9:26
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relazioni pericolose

L’accordo tra Slow Wine e Vinitaly Wine Club è un macroscopico conflitto di interessi?

E insomma, pochi giorni dopo esserci occupati di alcuni aspetti commerciali della Guida Oro edita dal Seminario Permanente Luigi Veronelli eccoci tornare sul vasto argomento relativo agli editori, e al mercato. La notizia di ieri è che Slow Wine, la guida ai vini italiani edita da Slow Food, ha stretto un accordo di collaborazione con la neonata piattaforma commerciale di Vinitaly dedicata alla vendita di vino online: il suo Wine Club.

Scrive Giancarlo Gariglio, curatore insieme a Fabio Giavedoni della guida:

Il gruppo di lavoro di Vinitaly Wine Club ci ha chiesto di poter creare una sezione del loro sito dove saranno inseriti i migliori vini selezionati dalle nostre da Slow Wine e Guida al Vino Quotidiano. La cosa ci ha naturalmente gratificato, visto che le nostre sarebbero state le uniche pubblicazioni italiane prese come punto di riferimento da Vinitaly Wine Club. Oltre a questa mal celata punta di orgoglio, abbiamo anche pensato che alla fine la funzione delle nostre guide è proprio quella di fungere da consigli per gli acquisti. Attraverso quello che scriviamo ci piace pensare che il consumatore si spogli dagli abiti di “esca” per il mercato e indossi quelli più comodi di co-produttore. Attraverso le sue scelte possono cambiare i destini della viticoltura e del nostro sistema produttivo. L’affermarsi ad esempio di un’agricoltura più sostenibile e attenta all’ambiente.

Uh, cosa non si farebbe per salvare il pianeta. La primissima cosa che ho pensato è che praticamente tutti gli e-commerce del mondo segnalano quali premi sono associati ad ogni etichetta, dai punteggi di The Wine Advocate ai Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Non è un segreto che si tratti di un’informazione utile a promuovere questa o quella bottiglia, ed è altrettanto chiaro che non c’è niente di male nel farlo. Questa sembra quindi essere una partnership più stringente, un’intesa che permetterà al Wine Club di Vinitaly di utilizzare il marchio di Slow Wine al fine incrementare le vendite di un settore, quello del commercio elettronico, che ha enormi margini di crescita, in particolare in Italia.

Tuttavia mi è impossibile non vedere, in un accordo di questo genere, un macroscopico conflitto di interessi. Alla luce del rapporto di momentanea esclusiva citato, di che tipo di “accordo di collaborazione” si tratta? E poi, può una testata indipendente, la cui missione è dichiaratamente quella di fare giornalismo e di informare il consumatore, iniziare tutto ad un tratto a consigliare anche quali vini acquistare all’interno di una selezione fatta da terzi, guadagnandoci per questo? E se sì, quali implicazioni di carattere etico comporta tale scelta?

Scenario ipotetico: alla luce di un accordo di questo tipo il prossimo step sarà quello in cui i premi della guida vengono decisi direttamente a tavolino, in base ai dati di vendita. Funziona di più questo, funziona di più quello. E anche solo il fatto che io, ma chiunque, possa arrivare a fare un pensiero di questo tipo è cosa gravissima per la guida che più si è affermata, partendo da zero, negli ultimi anni. Oppure, per provare ad immaginare quello che succederà realisticamente nelle prossime settimane, come si comporteranno le persone che si occupano degli aspetti commerciali di Vinitaly Wine Club? Prenderanno contatti con le cantine premiate da Slow Wine per proporre loro di entrare nel catalogo? E se sì, dichiareranno che Slow Food è partner di Vinitaly? Nel caso, i produttori non avranno la sensazione di essere ricattati?

Date le premesse, mai come in questo caso vale una regola: o giudichi o vendi, tertium non datur. Aspettiamo chiarimenti.

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Info su Jacopo Cossater

Wine blogger (e giornalista) per passione, operaio della comunicazione per mestiere, sognatore per vocazione.
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46 commenti a L’accordo tra Slow Wine e Vinitaly Wine Club è un macroscopico conflitto di interessi?

  1. avatar Alessandro

    A me sembra più che altro un tentativo per “sfruttare” o “monetizzare” il marchio con la @. Francamente, tale tentativo stride più sotto il profilo dell’opportunita’ vista la reputazione della guida, che in termini di conflitto di interessi. Come rilevi Tu, questo tipo di intreccio tra venditore e valutatore potrebbe incidere sulle dinamiche dell’attività del secondo, che per quanto soggettiva, non dovrebbe risentire di logiche commerciali e di marketing!

  2. Gentile Jacopo,

    ti ringrazio per darmi la possibilità con questo post di chiarire alcuni aspetti, che sul pezzo su Slowine.it non sono stati trattati.
    1) tu scrivi che si tratta di un rapporto di esclusiva. NON è VERO. Non è scritto da nessuna parte. Loro potranno prendere altre guide italiane come riferimento, noi potremmo benissimo accettare richieste da Vinix, Doyouwine, Goodmakers, tanto per citare alcuni siti che mi vengono in mente…
    2) Noi abbiamo offerto una selezione presente in una guida (Vino Quotidiano) prima che uscisse il sito e prima che si facesse un accordo con Vinitaly, quindi ma di che accordo a tavolino si sta parlando?
    3) Poi mi pare surreale il fatto che le aziende si sentano ricattati, ma da chi? noi non vendiamo niente a nessuno. Non ci occupiamo di nessun aspetto commerciale. Ti aggiungo che rieri prima di postare la notizia sul sito mi sono premurato di scrivere una lettere a alle 2000 cantine in guida, ti copio e incollo questo passaggio:
    “Nel caso foste contattati, siete a conoscenza di questo accordo. Forse non vale la pensa ricordarlo, ma visto che affermiamo di essere indipendenti, sentitevi liberissimi se verrete contattati di aderire oppure no. Non vogliamo assolutamente che vi sentiate in qualche modo legati dal punto di vista commerciale. Noi siamo felici di poter offrire ai produttori un nuovo mezzo per poter far conoscere il proprio vino, poi sta a voi decidere se utilizzare o meno i canali che noi apriamo”.
    4) questo è quanto. NOI NON VENDIAMO VINO. Abbiamo messo a disposizione di Vinitaly una selezione pubblica (presente in una guida acquistabile) e pregressa alla nascita del sito.
    Spero di aver chiarito alcuni aspetti e rimango a disposizione di eventuali dubbi e domande. Grazie

    • Ciao Giancarlo e grazie mille per l’intervento. In effetti non ho scritto di esclusiva ma di “momentanea esclusiva”. Ovvero, ad oggi, mi sembra che la piattaforma di Vinitaly sia l’unica che può vantare pubblicamente una partnership con Slow Food, o mi sbaglio?
      Ripeto quanto già scritto. Chiunque abbia un e-commerce potrebbe, dall’oggi al domani, creare una sezione del sito con tutti quelli che sono stati giudicati da Slow Wine come “vini quotidiani”. Non serve nessun accordo per farlo, sono informazioni pubbliche. Altro discorso è invece presentarsi pubblicamente come partner.

      La stessa email che tu hai mandato alle cantine evidenzia un fatto: Slow Wine ha aperto un canale preferenziale per far vendere, a terzi, le bottiglie che premia. Ora, a meno che non si tratti di collaborazione gratuita a me sembra ci siano le basi per parlare di un potenziale conflitto di interessi. Ma magari sono io, eh.

  3. avatar Paolo

    Si sta parlando di un problema che non esiste. Come citato all’inizio dell’articolo ”tutti gli e-commerce del mondo segnalano quali premi sono associati ad ogni etichetta”. Ogni commerciante è libero di citare il punteggio e la guida che preferisce. Il fatto è che Slow Food -- così come qualsiasi altra guida italiana -- non sposta più una bottiglia, soprattutto a livello internazionale dove non ha mai avuto alcuna influenza, al contrario dei vari WA, WS, WE e JS. Quindi questa operazione è del tutto inutile.

  4. Non mi sono chiari alcuni punti:
    - Slow Wine prende dei soldi da Vinitaly Wine Club?
    - Se io apro una guida “PincoPalla Wine”, posso evidenziare con i vari bollini di Slow Wine i prodotti che ho in vendita e che hanno avuto qualche riconoscimento? Posso farlo senza pagare dei soldi o senza chiedere un accordo a SW?

  5. avatar Sir Panzy

    Questa non è una marchetta ma una semplice collaborazione.
    Uno da i premi e l’altro li vende. é il bisness baby ;) Tutto il resto sono congetture.

    Ovvio, pensando male, si fa in fretta a sentire puzza di un palese conflitto di interessi. Ma io non lo vedo tanto come conflitto di interessi tra la guida e vinitaly, più che tutto interno alla guida. Fanno quelli puri, puliti e giusti e poi scendono a patti con il diavolo mettendo il loro marchio su un sito che non vende solo vini chiocciolati ma anche una serie di prodotti che stridono moltissimo con l’idea slow. Insomma, il conflitto di interessi non è oggi e non è con vinitaly. Ma è la guida stessa ad essere in palese conflitto di interessi con le loro idee da nostalgici compagni. Non si gira l’italia con un cavallo per vendere vini naturali..e non si fanno guide per “un’agricoltura più sostenibile e attenta all’ambiente”. Detto ciò meglio un salto nel vuoto con Slow che un suicidio assistito con altri ;)

  6. avatar Daniele

    callmewine.it lo fa già da tempo l’inserimento delle guide sul sito

  7. Quando ho appreso della notizia ieri dagli amici di VinDesign su twitter ho retwittato subito il link del post con enfasi “Ta-daaa: [link[” perchè in effetti la notizia c’era. Non sono tra coloro che la bollano immediatamente come buona o cattiva ma è indubbio che quando due marchi così noti e importanti stringono una collaborazione (che suppongo sia retribuita) un po’ di polverone lo alzano.
    Come ogni cosa, dipenderà davvero come la si porterà avanti e quale sarà il grado di trasparenza che i due brand sapranno mettere in ogni scelta.

    Credo che il sopracciglio alzato sia in parte giustificato dal fatto che è normale che se per decenni lo slogan è “buono, pulito e giusto” e poi vedi moltiplicare le collaborazioni sul fronte del mondo commerciale (del prodotto), da parte di una delle guide che penso di poter dire senza timore di essere smentito, rappresenta una delle più “reputable” in ambito nazionale, un minimo di attenzione scatta.

    D’altra parte, tutta questa reputazione di cui indubbiamente Slowine gode e di cui Vinitaly Wine Club andrà sicuramente ad avvantaggiarsi merita anche quel credito che si da alle persone per bene quando fanno le cose con giudizio. Va bene, la lettera preventiva inviata alle aziende -- così come ci racconta Giancarlo Gariglio -- probabilmente suona quasi più come una excusatio non petita ma questa può essere un’ingenuità commessa per eccesso di zelo. Certo è che un domani che una certa azienda sarà contattata da Vinitaly Wine Club per entrare nel loro mercato avrà almeno 1 buon motivo in più su cui riflettere e questo indipendentemente dal fatto che Slowine si comporti bene (come non ho motivo di dubitare) o male (Gariglio non lo conosco di persona ma se avete conosciuto Giavedoni è difficile pensare che possa fare qualcosa di male…).

    Quel che è certo è che è necessario far screscere il mercato e-commerce del vino in Italia che ad oggi ha ancora numeri assolutamente ridicoli. Questa operazione al contrario di ciò che si può pensare, farà bene all’e-commerce se non altro e non solo a quello di Vinitaly.

    My two cents.

    Fil.

  8. Scusate mi son perso un pezzo:

    “Certo è che un domani che una certa azienda sarà contattata da Vinitaly Wine Club per entrare nel loro mercato avrà almeno 1 buon motivo in più su cui riflettere e questo indipendentemente dal fatto che Slowine si comporti bene (come non ho motivo di dubitare) o male (Gariglio non lo conosco di persona ma se avete conosciuto Giavedoni è difficile pensare che possa fare qualcosa di male…) è qualcosa che merita di essere valutato con la dovuta attenzione.

  9. Il business funziona così. Si fanno accordi. Questo è uno di questi. Niente di più.
    Però qualcosa stride.
    Il problema, come dice giustamente Jacopo, non è legare un prodotto e.commerce ad una guida. Ma di palesare un accordo in termini di marketing. E’ sicuramente diverso.
    La filosofia di slow food/wine a me piace e continuerà a piacermi. Indipendentemente da questo accordo
    Certo una guida dovrebbe preservare la sua indipendenza come qualcosa di sacro e inviolabile, cercando di perseguire comportamenti che non ne mettano, neanche lontanamente, in discussione l’interesse di comunicare la sua filosofia.
    Mi viene in mente il nostro ex presidente del consiglio. Al di là delle minorenni uno può fare tutte le feste che vuole, però essendo presidente del consiglio dovrebbe tenere una condotta assolutamente impeccabile.
    La mail spedita mi pare effettivamente la conferma di una parte delle nostre titubanze perché è ovvio che dimostra un po’ di timore relativo all’esposizione eccessiva e di perdita di indipendenza.
    Chiaramente una partnership di questo tipo è una partnership chiaramente commerciale. Serve a vendere. Tanto a Vinitaly, quanto a Slow Wine, difficile pensare il contrario.
    Detto questo credo anche io che questa operazione farà bene all’e.commerce in generale che, come dice giustamente Filippo, è ancora una goccia nel mare, almeno in Italia. Abbiamo tutti bisogno che le persone si fidino di acquistare in rete. Forse Slow Wine porterà un briciolo di fiducia in più e questo è senz’altro molto positivo. Per tutti.

  10. Tertium datur?

  11. avatar Gian Piero Staffa

    Qualsiasi sito di e-commerce puo’ valorizzare in comunicazione i premi ricevuti dai vini disponili anche senza nessuna collaborazione diretta con chi i premi li ha dati. Qualsiasi Guida puo’ cercare di ‘pilotare’ il mercato elargendo premi per convenienze personali al di la’ del vero valore del prodotto ( ammesso che di vero valore si possa parlare nel settore del vino). Qualsiasi nuovo sito di e-commerce che si affaccia alla ribalta e’ benvenuto perche’ potra’ incrementare il numero di acquirenti online che oggi sono pochi soprattutto per mancanza di offerta qualificata. Quindi, secondo me, il problema non esiste. Slow Food e’ una Guida seria (personalmente l’unica che seguo), Vinitaly ha la propria strategia. Welcome to the Club! La vera sfida dell’e-commerce sta da un’altra parte ed e’ fatta di visibilita’, interattivita’ social, Dem non invasiva, gamma, capacita’ di comunicazione con estrema attenzione all’uso della psicolinguistica e della psicografica per fidelizzare un Consumatore che, mi sembra, e’sempre meno interessato ai giudizi delle Guide di Settore.

    • Il problema esiste eccome.

      Senza voler arrivare all’ideale, che per me sarebbe una guida che COMPERA i prodotti che recensisce, il fatto che detta guida faccia profitto con qualcosa che non siano le sue vendite, la squalifica immediatamente.

      Oltretutto non capisco: se qualunque sito di e-commerce “puo’ valorizzare in comunicazione i premi ricevuti dai vini disponili anche senza nessuna collaborazione diretta con chi i premi li ha dati”, in cosa consiste precisamente l’accordo di cui stiamo parlando?

      • avatar francesco

        Infatti la cosa andrebbe chiarita meglio nella parte ” commerciale “, ovvero qual’è l’interesse economico della guida in questo e-commerce ? Perchè a mio avviso ” o giudichi ” i vini ” o li vendi “, dei due l’una, ma tutte e due prefigurano un conflitto di interessi piu’ grande di quello che possiamo immaginare ! O no ?? :)

  12. avatar WineRider

    A me sembra che stiamo dando per scontato che SlowFood prenda una percentuale sulla vendita dei vini, io non credo conoscendo l’associazione. Mi sembra piuttosto un accordo di co-marketing per dare visibilità ai due marchi, Vinitaly ci guadagna potendo esporre i marchi Slow Food (è vero, gli altri e-commerce possono comunque citare i premi ricevuti ma non possono usare i marchi delle guide) ed avendo così una credibilità (siamo sicuri?) sulla qualità dei prodotti, Slow Food ci guadagna in visibilità del marchio visto che probabilmente il sito avrà migliaia di visite al giorno. Mi sembra un’operazione abbastanza normale ed intelligente, però forse la comunicazione è stata un po’ carente ed ha dato adito a qualche sospetto, o magari invece avete ragione voi e sono io troppo ingenuo..

    • Io credo che Vinitaly Wine Club paghi (mi auguro profumatamente) Slow Food per poter utilizzare il marchio della guida. In tutti i casi il primo punto interrogativo del post riguarda esattamente questo aspetto, a cui ad ora non è stata data risposta: “alla luce del rapporto di momentanea esclusiva citato, di che tipo di “accordo di collaborazione” si tratta?”

      • avatar Mike Tommasi

        Sì la risposta chiara sulla natura dell’accordo tarda a venire. SF non ha mai regalato l’uso del marchi, anzi, lo fa pagare piuttosto bene. In questo non c’è male, anzi. Ma associarsi con una nuova impresa di ecommerce è differente, vuol dire aiutarla a fare concorrenza a enoteche, ecommerce e altre iniziative innovative come VGM, vuol dire avere il potere di dare uno sbocco commerciale avvantaggiato e diretto a certe aziende vinicole scelte da SF e non ad altre. Cioè va oltre la raccomandazione normale da guida.

        • avatar WineRider

          D’accordo, su una cosa però permettimi di dissentire, secondo me Vinitaly Wine Club non fa grande concorrenza alle enoteche (il target in gran parte è diverso) ne tantomeno agli altri e-commerce o a VGM, anzi questi sono i più avvantaggiati dall’arrivo sul mercato di VWC, se guardi negli altri paesi o l’e-commerce funziona e ci sono diversi (almeno 5) grandi player o l’e-commerce non funziona (in questo momento l’Italia è in questo stadio), se l’iniziativa di Vinitaly avrà successo farà da traino a tutti gli altri.

        • avatar francesco

          Concorso pienamente con Mike….qualcuno latita….because ?? :)

  13. avatar Gabriele Rosso

    Allo stato attuale il presunto conflitto di interessi mi pare non sussistere. Slow Wine non vende, non obbliga i produttori a fare alcunché, non fa pubblicità. Semmai è Vinitaly che si serve di una guida i cuoi contenuti sono pubblici per supportare il suo e-commerce. Niente che già non venisse fatto più o meno direttamente dalla maggior parte dei siti. Il vero conflitto di interesse si trova laddove sulle guide (o sulle pubblicazioni collaterali) compaiono pagine sponsorizzate dalle aziende recensite. In quel caso sì.

  14. avatar jovica todorovic (teo)

    Jacopo articolo interessante sopratutto per il punto di vista, che non condivido, ma comprendo.
    Non condivido perchè solitamente in un accordo è il brand debole che paga quello forte nel caso di operazioni di ritorno d’immagine. Mi sento di poter dire che il brand Vinitaly sia più forte di quello di Slow Wine.
    Si tratta di un’operazione di coomarketing spiccia e anche un poco impolverata, nulla di nuovo nulla di creativo.
    Provo molto più fastidio a pensare che l’Ente Fiera Verona o quacuno per lei si metta a vendere vino. Questo mi sembra un conflitto d’interesse bello e buono e di natura di gran lunga peggiore.
    Personale punto di vista.
    In ogni caso non mi sembra una mossa, dal punto di vista della coerenza, che per un ritorno d’immagine, rimane oggi uno dei pochi valori, totalmente dissenata da parte di Slow Wine.

    • avatar jovica todorovic (teo)

      rettifico
      la mossa mi sembra totalmente dissenata

  15. mentre leggo, qui accanto a sinistra lampeggia la pubblicita’ del sito di vendita online “vinitaly”.
    Cosa significhi non lo so di preciso, e so che sono due cose diverse rispetto alla discussione in atto, pero’ fa un certo effetto, e ci dice di come ormai certi confini tendano comunque ad essere “blurred”. In fin dei conti, faccio l’avvocato del diavolo, anche in “intravino” non e’ in qualche modo una guida del vino, in senso largo?

    • Insomma, mi sarei aspettato da tutti un commento così ma non da te.
      Intravino è un blog che raccoglie pubblicità. Che campeggi quella di Vinitaly mi sembra un buon indicatore di separazione tra contenuti e raccolta, non trovi?

      • Ma dai, io non penso male, quasi mai, ma e’ per dire che se uno vuole farlo (pensar male), si possono trovare sempre mille ragioni.
        Abbiamo anche discusso in privato della cosa di cui qui si parla, e sai come la penso. Secondo me e’ un boomerang di immagine, ma francamente mi sembra veramente ridicolo il pensiero che SF si possa far corrompere per un piatto di lenticchie, perche’ e’ di questo che stiamo parlando. Chi sarebbero i corrotturi, le aziende che poi vengono vendute da Vinitaly Online? Io ho gia’ venduto loro la bellezza di qualche decina di bottiglie in un anno, e forse ne vendero qualche decina in piu’, appena arrivo a cento mando una bustarella con dieci euro a SF per farmi dare una recensione migliore.

        • Anzi, visto che ci sono la dico tutta come la penso io. Io penso che le guide online dovrebbero avere un link dove si possa comprare direttamente il vino menzionato da uno o piu’ negozi online, come esiste su Snooth.

          • Sono d’accordo con te Gianpaolo. Solo che i canali di vendita andrebbero indicati dalle cantine (nel compilare l’annuale scheda della cantina potresti per esempio indicare dove i tuoi vini sono reperibili online, che la guida avrà la premura di linkare), e non il contrario.

      • avatar WineRider

        Anche secondo me non c’è alcun conflitto di interesse tra intravino e vinitaly, mi sembrano invece molto più grandi i conflitti di interesse che ci sono tra tutti i blog e i produtturi, ormai i blog orientano i consumi più delle guide e quando devono parlare di prodotti di aziende che fanno pubblicità sul loro sito cosa fanno? Scrivono in piena libertà? Secondo me dipende molto dalla lungimiranza del blog (vale di più lo sponsor o la coerenza e quindi la reputazione del blog?), ad esempio intravino mi da l’idea di un blog che giustamente se ne freghi, altri blog meno, ma sono solo mie impressioni. Per quanto riguarda il caso Vinitaly-SlowFood io tutto questo conflitto di interessi non lo vedo, mi sembra che slowfood negli anni si sia costruita una certa credibilità e questa polemica la trovo un po’ ingenerosa, va bene che a pensar male a volte ci si prende però questa volta mi sembra che si sia un po’ esagerato visto che molto probabilmente SlowFood non prende un compenso dalle vendite ma prenderà solo qualche soldo per l’uso del marchio (forse..perché siamo sicuri che sia Vinitaly ad avvantaggiarsi della collaborazione con SlowFood e non il contrario?)

        • avatar vincenz

          Condivido il discorso sui blog.Non condivido quello su Slow Food.
          Che dietro ad una facciata superficiale di valori originari sbandierati,ma dai quali si è allontanata,segue sempre di più logiche mercantili.
          “E’ il mercato bellazza” : spunta sempre qualcuno dal buio a ricordarcelo.Appunto,l’importante è saperlo.

      • avatar Riccardo

        Roccogliere pubblicità sul vino è già di per se un conflitto di interessi per chi parla di vino

  16. avatar Paolo

    Stavo ragionando sulal questione del marketing, di chi paga chi, in questo contratto, chi si avvantaggia di cosa. Insomma, quelle questioni finanziarie e industriali che fanno parte del mio mestiere, e mi erano venute pure due riflessioni.
    Pero’ non mi ero ancora reso conto di una cosa (grazie ai richiami fatti nei commenti, ero troppo distratto nella lettura dell’articolo): Vinitaly wine club e’ la costola “distributiva” se vogliamo dire cosi’, di Vinitaly? [OOOPS! ho detto costola distributiva? perdonate, volevo dire "piattaforma commerciale"!]
    Ho letto bene? Cioe’ un organizzatore fieristico, anzi, quell’organizzatore fieristico che “only reputable bloggers”? Ambe’, ricaccio dentro i pensierini e le considerazioni,: che stiamo qui a perdere tempo?

  17. avatar Alessandro Bocchetti

    Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi. (John Maynard Keynes)

  18. avatar francesco

    Mi accodo ai commenti già pervenuti.
    Forse un po’ per deviazione professionale, fiscale, mi viene da chiedere: ma avete mai affrontato veri episodi di conflitto d’interessi ? Sapete che bisogna che un soggetto dominante abbia doppia influenza o incida negli interessi o affari di due società? Mi spiego meglio: che per caso SF Editore è socio di Vinitaly Club ? Oppure prende provvigioni da quel che Vinitaly Club vende ? Oppure ancora è SF Editore che vende ? Mi pare che tutto ciò non è stato detto da Gariglio pertanto se SF Editore ha permesso a Vinitaly Club di usare il marchio SWine per creare una pagina di vendite, la questione finisce qui e si chiama “contratto per l’uso di un marchio “. Se l’ente Vinitaly Club, è autonomo e propone alle aziende premiate da SWine la possibilità di vendere in e.commerce e queste accettano, il contratto riguarda lo due e basta. Pertanto, come detto da Giampaolo, se i conflitti di interessi si vogliono proprio trovare, è facile basta inventarli, ma bisogna leggere bene tra le righe degli accordi, anzi conoscerli nei dettagli, piuttosto che fare chiacchiere e pettegolezzi da piazzetta !!.
    Buona giornata a tutti

    • Ciao Francesco e grazie per l’intervento. Sempre per completezza di informazione andrebbe però chiarito il tuo rapporto con Slow Food, riferimento necessario per contestualizzare il tuo commento, sbaglio?

  19. avatar francesco

    Buongiorno Jacopo,
    non ho problemi a dichiarare che faccio parte della squadra SWine. Cmq sia, se con la tua richiesta si vuol in qualche modo dimostrare che il mio intervento è di parte, ritengo poter dire che non è così. Non condivido il fatto che esplicitare il mio ruolo in SF “serva a contestualizzare l’intervento” perchè ho toccato la questione da un punto di vista personale-professionale ( mi occupo di questioni amministrative e fiscali tutti i gg ) dicendo che per evocare il conflitto di interessi c’è bisogno di conoscere elementi specifici e dettagli che invece ai più che hanno scritto, come a me, non sono noti. Pertanto chiunque , interpretando la notizia senza voler trovare per forza un inciucio, avrebbe potuto scrivere il mio commento o immagino potrebbe condividere il mio pensiero.
    saluto

    • Francesco, immagino che nessuno abbia parlato di “conflitto di interessi” in senso tecnico / legislativo, ma più semplicemente in senso etico, in questo caso particolarmente rilevante, visto che la guida (che per me è l’unica interessante tra quelle che leggo) fa capo ad un gruppo che di una certa eticità ha fatto bandiera.

    • Ciao Franc, io ho trovato l’operazione alquanto inopportuna, senza scomodare conflitti o altro.
      E non condivido il commento di Carlo Macchi nel post di stamani su Winesurf, quando dice “uno dei pochi modi che i giornalisti enogastroguidaioli possono avere per guadagnare due lire. Se il mio lavoro vale e tu, rivenditore, ti fidi dei miei giudizi e li utilizzi, mi sembra giusto che paghi anche in parte il mio lavoro”.

      E’ questo il lavoro del giornalista? Farsi pagare dai commercianti e non dal lettore o dall’investitore pubblicitario? Perché di fatto, con questo accordo con tanto di bollino Slow Wine, più che di servizio giornalistico si dovrebbe parlare di consulenza certificata. Ripeto: da quando il giornalista si fa pagare come consulente da chi vende? Vinitaly poteva serenamente comprare TUTTI i vini da voi segnalati senza tirare fuori un euro, e lo sai bene. Perché non lo ha fatto, se credono tanto a voi? Forse perché ad interessare non sono tanto i singoli vini, disponibili per tutti in ogni momento, bensì il marchio buono pulito e giusto SW. Questo dicono i fatti.

      Io penso che il giornalista, della guida o meno, scriva per il lettore e solo per il lettore. Se poi qualcuno reputa il prodotto editoriale offerto all’altezza, con opportuni meccanismi di sicurezza, l’investitore pubblicitario cerca di essere presente su quegli spazi per essere ben rappresentato. Se un prodotto editoriale non sta in piedi economicamente, non si fa. O si fa volontariamente.

      Lo stesso identico discorso funziona per i blog, non cambia niente quanto a principi.

      PS: l’opportunità commerciale configurata qui è per Slow Wine, innanzitutto. E’ Slow Wine che ha fatto un contratto percependo una remunerazione, o sbaglio? Non mi piace che un accordo remunerativo per voi venga raccontato come una opportunità per le aziende, proprio per niente. Non è corretto, secondo me. Ciauz!

      • Ovviamente d’accordo con tutto. Vorrei però fare una precisazione Ale: la forza travolgente di un accordo di questo tipo è che Vinitaly Wine Club potrà presentarsi come partner di Slow Wine a tutte quelle cantine che altrimenti mai e poi mai avrebbero preso in considerazione l’idea di utilizzare quella specifica piattaforma come canale di vendita. Non è del tutto vero infatti che loro potevano, come dici, “comprare tutti i vini segnalati” per il semplice motivo che quelle stesse cantine non glieli avrebbero necessariamente venduti. Ma, come detto nel post, nominare Slow Wine aprirà molte porte. Moltissime.

      • avatar francesco

        Ale,
        le nostre sono tutte opinioni personali ed idee che ognuno si è fatto di questa storia, leggendo il comunicato e quanto ognuno di noi ha scritto o detto. Però alla fine mi sa che parliamo di aria fritta poichè nessuno di noi conosce le cose in dettaglio. A me premeva chiarire la parola ” conflitto d’interesse” che veniva a mio avviso tirata fuori un po’ in modo anomalo. Dopodichè tutte le questioni commerciali che tu indichi o vengono tirate dentro da più parti, restano opinioni personali, rispettabili ma pur sempre personali !!
        ciao bischero

      • avatar simone

        ;-)

  20. avatar francesco

    Ciao mc100,
    al di là della guida in sè, che ti ringrazio se condividi e apprezzi, io di poco etico
    non vedo niente . Perchè l’accordo è poco etico ? Non la vedi come una opportunità commerciale per tutte le aziende in guida ? Forse mi sfugge qlcs ?

    • Ciao Francesco,
      quello che penso della faccenda credo di averlo detto nei miei commenti precedenti:
      - vorrei ulteriori chiarimenti sull’accordo
      (http://www.intravino.com/grande-notizia/laccordo-tra-slow-wine-e-vinitaly-wine-club-e-un-macroscopico-conflitto-di-interessi/#comment-258154)

      - credo che una guida dovrebbe sostentarsi con l’esclusivo contributo dei lettori
      (http://www.intravino.com/grande-notizia/laccordo-tra-slow-wine-e-vinitaly-wine-club-e-un-macroscopico-conflitto-di-interessi/#comment-258277)

    • avatar vincenz

      Caro Franceso,purtroppo ti sfugge qualcosa perchè respiri un’aria che non è più
      quella dei primi anni di SF.Andava tappata quell’aria in bottiglie di vino.Ed ogni tanto stapparne qualcuna,per non smarrire l’originaria ispirazione.

    • Francesco, ovviamente quoto quanto già scritto da mc100. In discussione non è una questione di carattere economico, ci mancherebbe pure, ma un aspetto molto più rilevante, quello etico. Un aspetto che ha a che vedere con la missione stessa di chi decide di fare un qualunque tipo di lavoro con un approccio giornalistico, qualunque esso sia (apro una parentesi, trovo molto buffo che tutte le persone che nelle ultime ventiquattro ore si sono dette anche privatamente in profondo disaccordo con quanto ho scritto nel post siano tutte (!) legate in qualche modo alla guida, vabbè).

      In tutti i casi rileggendo attentamente quanto hai scritto trovo la risposta a tutte le nostre domande. Scopo della guida non è, e non dovrebbe essere mai, offrire opportunità commerciali alle aziende in guida ma solo visibilità, ovviamente, attraverso un giudizio imparziale. Perchè se fatta bene, se credibile, quella stessa visibilità è già di per sé una grandissima opportunità commerciale.

      In tutti i casi questo è uno spazio democratico. Tu hai esposto un punto di vista ben argomentato, che i lettori potranno giudicare per farsi un’idea più precisa. Se hai convinto anche me? No, ma questo è tutto un altro discorso.

  21. avatar jovica todorovic (teo)

    Ierio ho scritto, oggi, dopo aver visitato il sito, confermo l’inutilità dell operazione perchè la selezione mi è parsa modesta e, permettetemi la battuta un po ferma ai fine ’90.
    Insomma la fruibilità e anche la facilità d’accesso alle informazioni dovrebbe essere un pochino migliorata. Bella la gratuità del trasporto. L’idea mi sembra un po quella fine ’80 di una catene di Librerie che fa parte a un grande gruppo editoriale che fa capo ad una grande famiglia assai perseguitata. Sottoscrivevi e dovevi comprare un libro al mese, se non succedeva il libro ti veniva inviato in modo forzoso.
    Non è che ora gli spazi espositivi, vista la crisi, possano essere pagati in natura e l’ente fiera a creato una valvina di sfogo. Anche quella mi assomiglia tanto a un brend della GDO che nonn c’è più ma che tra gli ’80 e ’90 ha spopolato facente capo allo stesso gruppo di cui sopra. Vabbe insomma tecniche di marketing e fantasie enoiche di un ragazzo annoiato…

  22. avatar jovica todorovic (teo)

    lino banfi si è impossessato di me per un attimo volevo dire brand

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