La schiava non è un vitigno in via di estinzione. Non ancora, almeno

La schiava non è un vitigno in via di estinzione. Non ancora, almeno

di Intravino

Di quando in quando Stefano De Santis ci invia le sue note di degustazione. È bravo ma non si impegna, avrebbe detto la mia prof del liceo.

Nel mese di Ottobre del 2012, grazie ai biglietti omaggio messi in palio dalla redazione di Intravino, mi sono recato a Bolzano per la fiera “Autochtona” ed il “Tasting Lagrein” del quale scrissi anche un resoconto apparso su queste pagine. In quella occasione rimasi un po’ sorpreso per l’assenza, dai banchi d’assaggio, di aziende altoatesine che proponessero i loro vini a base Schiava.

La Schiava è un vitigno autoctono, anzi è IL vitigno autoctono per eccellenza del Sud Tirolo e per anni è stato quello più coltivato, arrivando anche al 70% sul totale delle uve prodotte in Alto Adige. Tutti producevano Schiava per autoconsumo e per i mercati tedesco ed austriaco. Quei vini erano molto leggeri, semplici e di beva immediata. Col tempo la richiesta di altre tipologie, soprattutto i bordolesi, il Lagrein ed il Gewurztraminer, ha relegato la Schiava in una posizione più defilata, riducendone la presenza al 30% circa sul totale dei vigneti della provincia di Bolzano. Per fortuna degli appassionati curiosi e di larghe vedute, alla diminuzione delle quantità si è accompagnata un aumento della qualità di questo vino, anche se la sua immagine non è di molto appeal.

Essendo un estimatore della tipologia e bevendone sempre con piacere qualche bottiglia, ho avuto spesso difficoltà nel trovare a Roma le produzioni più particolari ed interessanti. Per questo ho colto l’occasione di trovarmi a Bolzano per riportare a casa tre delle Schiava più interessanti della produzione altoatesina. Parliamo di tre prodotti di cantine di assoluto livello: la Schiava Gschleier della cantina Girlan, la Schiava Elda dell’azienda Nusserhof di Heinrich Mayr e il Donà Rouge di Hartmann Donà. Purtroppo i vini non erano della stessa annata e quindi non si può parlare di orizzontale in senso stretto.

Ma è venuto il momento di qualche nota su questi vini e cantine:

La cantina Girlan è uno dei colossi del vino sud tirolese, cantina cooperativa che macina milioni di bottiglie con una qualità media dei vini invidiabile ed alcune punte di eccellenza come il Pinot Nero Tratmann. Al comando delle operazioni di cantina da qualche anno c’è un nuovo kellermeister, Gerhard Kofler, che nel 2006 ha preso il posto di Gebhard Eisenstecken con conseguente svecchiamento delle linee dei vini ed un generale innalzamento della qualità.

La schiava Gschleier 2010 proviene da un vigneto di 12 ettari di cui 2 coltivati a Schiava, posta nei pressi di Cornaiano, con viti che vanno dagli 80 ai 110 anni motivo per cui in etichetta si può fregiare della dicitura “Alte Reben” cioè vecchie viti. Il vino si presenta di un bel colore rubino trasparente, inebrianti i profumi di viola e spezie e poi la fragola. Bocca succosa, fresca, tannino leggiadro, con una eleganza non comune ed un lungo ritorno speziato. 87 punti che possono crescere se dimenticato in bottiglia un paio d’anni.

Il Nusserhof è un maso di città. Posto alla periferia di Bolzano circondato dalla ferrovia e dall’autostrada è il regno di Heinrich Mayr e di sua moglie Elda, alla quale il vino è dedicato. Artisti (hanno una formazione musicale) e vignaioli, i Mayr sono alfieri di una viticoltura naturale e del connubio tra arte e vino, oltre che custodi della memoria: lo zio di Heirich, Josef Mayr-Nusser, è stato martire della resistenza antinazista.

La Schiava Elda proviene da un vigneto posto sulla collina di Santa Maddalena, dove si trovano vecchi filari di Schiava intervallati da qualche altra varietà: Lagrein Pinot Nero ed altro. Il tutto viene vinificato insieme e imbottigliato come vino da tavola, quindi niente annata in etichetta ma il lotto riporta la sigla “L07”. Bottiglia meravigliosa: un bel rubino, naso di frutti di bosco, mineralità accentuata, una speziatura fascinosa (pepe nero, ma anche zenzero), addirittura il cuoio. in bocca si ritrovano le stesse sensazioni con acidità e tannino vivaci. Lunghissimo. Per me 88 punti pieni!

Hartmann Donà è stato l’enologo della prestigiosa Cantina di Terlano per 8 anni dal 1994 al 2002, poi consulente per LaVis, Cantine Monfort, Roccafiore e Fattoria San Lorenzo. Da qualche anno si occupa dei suoi vigneti e si è subito messo in luce con una produzione di qualità. Anche nel Donà Rouge 2007 domina la tonalità rubino questa volta più scura, ma non impenetrabile. Al naso fiori macerati, spezie dolci, fragola e marasca, un possibile cioccolato bianco… notevole! in bocca è sempre la freschezza protagonista, ma con un corpo più importante, atipico per una “semplice” Schiava. Tannino levigato, salino, lungo, ritorni di frutta secca. La spunta lui per un soffio: 88+ punti.

Parenti assai distanti dei vini semplici e leggeri di un tempo, queste tre bottiglie mostrano tutte le potenzialità di un vitigno che, se vinificato con attenzione, può esprimersi in modi decisamente interessanti.

Stefano De Santis

9 Commenti

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manilo

circa 7 anni fa - Link

Secondo te, una schiava del 98 di Pojer&Sandri, può ancora riservare sorprese, o non regge l'invecchiamento ?

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Mauro Mattei

circa 7 anni fa - Link

Donà Rouge è atipico perchè ha un saldo di altre varietà, oltre la schiava. Ci sono degli accenti di lagrein e pinot nero. Veramente buonissimo, bevuto ultimamente con Hartmann il 2002. Un vino prodigioso per piacevolezza ed integrità. @manilo ci sono alcune schiava veramente longeve, ho avuto il piacere di bere vini di Girlan, perfettamente in piedi, risalenti agli anni 70. Soprendenti!!

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Massimiliano Nicli

circa 7 anni fa - Link

Condivido l articolo da altoatesino. Sicuramente la schiava é il vitigno del Alto Adige non il lagrein .

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Stefano De Santis

circa 7 anni fa - Link

@Mauro Mattei: anche nella schiava Elda c'è un saldo di Lagrein e Pinot Nero, una cosa tipica dei vini provenienti dalla collina di Santa Maddalena. @Manilo: se il vino è stato conservato in modo adeguato potrebbe riservare qualche sorpresa. @Massimiliano Nicli: mi fa piacere avere un riscontro da un altoatesino :-)

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Andrea G. Calvarano

circa 7 anni fa - Link

Quindi tu ritieni sia maggiormente di pregio, o meglio, abbia maggiori potenzialità la Schiava rispetto al Lagrein? ( lo chiedo da profano)

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Massimiliano Nicli

circa 7 anni fa - Link

Sono quindici anni che conosco Heinrich (Heinz) nel "suo" Elda ci sarà un 5-8 % di altre varietà per lo più del veronese ma non sono sicuro del Pinot Nero .

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manilo

circa 7 anni fa - Link

Vi dirò che il ../../2013 la apro in occasione di una degustazione alla cieca di bip bip bip bip bip (nn sono parolacce)....in poche parole quei vitigni figli di un Dio minore, anche se in questo articolo non sembra. Di più nn posso dire perchè in questo gruppo ci sono due persone che fanno parte del team Intravino.

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Andrea Marchetti

circa 7 anni fa - Link

Confesso che ho un debole per la schiava; oltre a quelle già citate vorrei segnalare: • Fass Nr. 9, anche questa prodotta da Girlan • Galea di Nals Margreid, da vigneti centenari • Baslan di Tenuta Kranzelhof Tutte e tre maturano in botte grande. Basse rese e vigne vecchie possono portare la schiava a livelli davvero alti, unendo un’estrema bevibilità ad una buona eleganza olfattiva con in evidenza le classiche note di fruttini rossi delicati, fragolina, ciliegia, speziatura gentile e l’immancabila mandorla.

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Nicoletta Dicova

circa 7 anni fa - Link

Mi unisco ai fan del vitigno: ha eleganza, freschezza e bevibilita, e poi la cosa più importante: parla sudtirolese. La schiava è il vitigno capace al meglio di leggere e interpretare il suo territorio di origine ( cosa fondamentale per ogni vino, a prescindere dalla qualità). Segnalo inoltre quella di Stefan Vaja,proveniente anche questa di vigne centenarie

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