La Ribolla nel Collio e Visnjevik, centro di diffusione del vitigno. 23 assaggi a casa di Valter Sirk

di Emanuele Giannone

A salirvi da Zegla, capisci che Medana è Collio alto. Da un picco a un altro, che pure Visnjevik sia in alto lo capisci a naso, ovvero perché alla ventesima visita hai imparato a cogliere lupescamente e collocare la diversa pieghevolezza et mollezza et sottigliezza dell’aria di qui. Avevo incrociato i vini di Valter Sirk e Giuseppe Aldè in più occasioni e mai consone, facendomene un quadro da Cavaliere Azzurro o Salon d’Automne, colori forti e linee spezzate. Essendo tuttavia votato al razionalismo, avevo bisogno di un bravo e dotto empirista che mi accompagnasse nel ravvedimento operoso e nei discorsi sul metodo: l’ho trovato in Michelangelo Tagliente. Da parte loro, Valter e Giuseppe, più che i discorsi, hanno fornito generosamente il metodo, attingendo a più riprese dalla cantina e dalla dispensa; e hanno aggiunto un riferimento bibliografico prezioso: un documento, oggi custodito a Udine, tra i primi ad attestare la presenza della ribolla nel Collio e la primazia della collina di Visnjevik quale centro di diffusione del vitigno. A thing of beauty is a joy forever. Questo il resoconto della maratona.

Pinot Grigio 2012 (vasca). Annata estrema, poco prodotto e grande concentrazione. Naso chiaramente fermentativo, terroso, bocca solida e di buono slancio sapido. Stessa impronta per una prima vasca di Malvasia 2012, salvo per la dote aromatica e una più incisiva salinità, mentre una seconda, da più lunga macerazione, a dispetto della sua immaturità denota grande coesione, buona infusione di aromi e tannini, corpo e slancio, scomponendosi solo nella vampa alcolica a chiudere. Altre prove di rango: due basi per la selezione di Pinot Bianco, con la 2009 che fonde a freschezza e florealità un corpo rotondo e profumi di burro, pasticceria e frutta da guscio. La 2010 è semplice e suadente al naso, al limite svenevole, magra e piuttosto evanescente nello sviluppo gustativo: verrà infatti corroborata, spiega Valter, con un saldo di 2009. Il primo Pinot Bianco fatto è Conte A 2008, uve surmature e vinificazione in legno senza controllo della temperatura, batonnage e travasi quantum satis. Il naso alterna frutta gialla matura e agrume fresco, fiori gialli e bianchi di intensa dolcezza, pasta sfoglia ed erbe aromatiche. Composito, dinamico e convergente a unità. La bocca è coerente: all’ingresso aggraziata, timida, lenta, poi si scioglie per calore e su quello gestisce la propria grazia con bella disinvoltura. Buono e promettente, con un finale da rivalutare per il legno che ancora enfatizza tratti burrosi e di frutta da guscio non del tutto pertinenti. I 2011 si aprono con una buona Ribolla dal profumo invitante e non eccentrico, che ispira terra, cardo, fava e mollusco. Si presenta carnosa, quasi grassa al palato, poi sale e acidità la torniscono e acuminano come si deve. Il Tocai è duplice: già buono, ficcante e diretto quello che entrerà nell’uvaggio Dama Bianca (con Chardonnay, Pinot Bianco e Malvasia), partecipe, dinamico ed equilibrato nel rapporto tra saliente acido-salino e sponda morbida. Più complessa la versione pronta per l’imbottigliamento in purezza, allevata per l’80% in acciaio e per il resto in botti di acacia: la contrassegnano l’impronta tattile del sale, la speziatura dolce, note di resina, anice e lukum non invadenti, soprattutto la gamma del frutto: pesca matura, cedro e zenzero canditi, papaya, kumquat, giuggiola. Fresca in bocca fin dall’attacco, poi nella nitida e vivace progressione contesta d’erbe, pesca, anacardo e semi (soia, girasole). Chiusura su fiori amari. La Malvasia è un caloroso abbraccio e uno slancio a seguire, colpisce per la connotazione fresca e aerea della cospicua parte aromatica, con erbe, fiori, coriandolo, uva spina, ginger ale, camomilla e albicocca. L’assaggio si svolge dinamicamente e compone accogliente morbidezza e fendente salinità, fino alla chiosa di mandorla, ribes bianco e mandarino. Il Sauvignon profuma di fiori, frutta bianca, salvia, erba tagliata e fumo in fondo, è meno slanciato, più contratto dei coetanei al palato, mordente in persistenza; ultimo il Pinot Grigio, largo e caldo, immediato, agrume maturo, creta e regina claudia. Disteso e piano nello svolgimento al palato (sale, pesca gialla, alga).

La fase più suggestiva dell’opera si apre con l’allegro del Sauvignon 2010. Naso-Grenouille: rosa, peonia, glicine, aloe e malva, in allungo una virata più scura verso ortensia, ciclamino e muschio. Sullo sfondo ostrica, buccia di pesca, asparago, pompelmo rosa. Bouquet tanto ampio quanto intenso cui fa da contraltare un sorso che apre risolutamente droit affidandosi al fendente citrico-salino (magnesia, lime, seltz), mantiene in progressione tutto il nerbo, resta aggrappato a una sana e magra vena terrosa. Si svolge in essenzialità, quasi magrezza, affidando alle sensazioni finali segnali agrumati, metallici e floreali. Il Sauvignon 2003 ha profumi di frutta matura e spezia candita in evidenza, più discreti quelli di idrocarburi e canfora. In bocca morde e ingombra un poco, apre caldo e largo, abbisogna di un lento allungo per recuperare e solo in parte slancio e definizione aromatica (arancia, zenzero, ostrica, mirabella). La selezione di Chardonnay Conte A 2007 rispecchia la scelta dei contenitori, piccoli e di media tostatura, offrendosi caldo, polposo e lento, caratterizzato già nel quadro olfattivo (miele, fieno greco, pain d’epices, composte, vaniglia). Lo Chardonnay 2000 ha un naso mimetico: felce, mandarino, crosta di formaggio e albicocca. Al sorso è invece immediato, giovanile nello sviluppo, fresco e coinvolgente, con sensazioni finali di dosata dolcezza. Ultimo bianco è l’austera Ribolla Atimo 2011, 6 mesi di contatto con le bucce e un piglio severo, molti e nitidi ricordi di mare ed erbe (timo, ortica, maggiorana, rucola) all’olfatto, bocca assolutamente serrata, nervosa, compressa.

Se dopo questa carrellata ti disponi ad andartene perché sei pieno di bianco e il Collio non è per i Rossi, hai capito male: ti giunge inatteso un Malbec, vino che non vedrai mai più perché sarà immolato alla legge del taglione. Mirtillo, ginepro, salvia, pepe e noce moscata, al palato la berry fruit acidity e l’underbrush che tanti anglofoni adorerebbero, poca torba, molta tensione, spezie che ammiccano a Bordeaux. Andate ad assaggiarlo prima che confluisca nel taglio. A seguire due claustrali, serratissime basi di Merlot 2009 che dire mute o acerbe è poco: parenti incredibili del Merlot Conte A 2007 che al contrario è un vino-Arcimboldo, pieno e bello, opulento e coloratissimo. Altre tre basi, questa volta di Cabernet Franc, che dovreste assaggiare prima che vengano confuse: la 2009, unico Cabernet Franc in purezza e fuori-Loira a farmi recentemente felice insieme a Marco Sara e a un insospettabile Villàny (H). Beva per smodati, sublimato di spezia, succo e distillato di bacche rosse. Più ruvida, rustica e connotata da ricordi vegetali la 2011; profonda, balsamica (edera, solanacee), nera di mora e liquirizia, rossa di ruggine e rosa canina la 2012. Per finire il Merlot 2006, denso e fruttato, naso di mora, prugna, inchiostro e arrosto, bocca corale per slancio e di apprezzabile definizione, di tendenza morbida ma tutt’altro che cedevole; e soprattutto Tereza 2008 (Merlot 60%, Cabernet Franc 30%, Malbec 10%), denso, saturo di frutti neri (mora, mirtillo, aronia), spezie (chiodo di garofano, ginepro), inchiostro di seppia, sottobosco; beva agevole e appagante nonostante corpo e calore, disinvolta nello sviluppo, succulenta e molto sapida.

[Foto: Fonda]

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

3 Commenti

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Giacomo

circa 6 anni fa - Link

Valter è quasi un amico ed i suoi vini son sempre più convincenti. Ha l'unico difetto di non lasciarti andare a casa finchè non hai assaggiato tutto, ma proprio tutto! :)

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Già. Un crescendo, letteralmente. Dopo le prime prove dalle vasche, ci siamo diretti verso sei bottiglie schierate a presidio di tre taglieri colmi di salumi e formaggi. Credevo finisse là (e non sarebbe stato poco). Credevo male.

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

NOTA: a causa di un malinteso ci sono volute due foto sbagliate prima di arrivare a pubblicare quella giusta. Me ne scuso con Valter Sirk e Giuseppe Aldè.

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