La mia prima volta. Ovvero: l’etichetta che m’ha fatto diventare quello che sono/9

di Andrea Gori

Il luogo è di quelli che hanno battezzato tanti miei concittadini: il FuoriPorta, tra i primi locali in Italia (parliamo degli anni ’90) a sbicchierare pesi massimi e supertuscan. La mano fu quella di un mio amico universitario dell’epoca, ingegnere geniale e personalità nichilista, appassionato di vino e reduce da un paio di corsi di avvicinamento. “Volete provare qualcosa di diverso stasera?” La domanda più che a me, bevitore di doppiomalto così mi ubriacavo prima, era rivolta agli altri commensali, abituati al vino della casa o ad un classico sangiovese toscano. La risposta fu ovviamente sì ed in tavola arrivò un quartino di Nero del Tondo 1997 Ruffino, all’epoca un rarissimo cru di Pinot Nero a Panzano in Chianti, terra che ha fatto venire la tentazione borgognona a tanti produttori, regalando però ben poche soddisfazione.

Etichetta bella e minimal con un fregio dorato e appunto l’indicazione del village chiantigiano in etichetta. L’assaggio fu spiazzante, fresco delicato eppure potente, totalmente diverso da qualsiasi vino assaggiato fino ad allora. Non necessariamente più buono (qualche Brunello e qualche Champagne erano pure passati per casa o per il locale dei miei) ma di certo un preludio ad un mondo tutto da scoprire.

La scoperta fu però rimandata a molti anni dopo, nel 2003, quando decido di iscrivermi al corso AIS, rassegnato ad intraprendere la carriera di oste dopo essere stato ricercatore universitario, microbiologo, e consulente per lo sviluppo su fondi comunitari. Prime lezioni, primi assaggi, prima guida DuemilaVini letta tutta d’un fiato dall’inizio alla fine per fare miei quei termini e quelle sensazioni. A dicembre c’è Eccellenza di Toscana a Siena, in una stanza enorme e fascinosa davanti al Duomo dentro Santa Maria della Scala, presenti tutti i cinque grappoli. Arrivo tardi, troppo tardi e la lista degli assaggi si accorcia perché il Brunello di Montalcino Riserva 1997 Biondi Santi è finito, così come Sassicaia, Masseto e Ornellaia 2000. Resta solo un nome tra i big di allora e scorgo il Vigorello 2000 di San Felice, il proto Tignanello che ha inventato i supertuscan battendo sul filo di lana gli Antinori. Mi ci fiondo golosamente.

Lo bevo leggendo la guida e in testa si affacciano i sentori di frutta di bosco mai così nitidi come allora, la vaniglia, le note tostate, il cuoio, l’alloro, la macchia mediterranea. Sarà stata sicuramente suggestione, la concitazione di averne trovato un goccio e il momento speciale, ma l’esplosione di quel bicchiere la ricordo ancora: quella sera mi accompagnò a lungo fino a notte fonda con l’indefinito sentore di cose belle, buone e grandi ancora da venire, ma con una strana certezza: che ne avrei bevuti ancora tanti, di quei bicchieri.

[La prima puntata, la secondala terzala quarta, la quintala sestala settima e l’ottava].

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Marco

circa 7 anni fa - Link

La suggestione provata in uno dei luoghi più belli d'Italia ti ha senz'altro aiutato :)

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Armando Castagno

circa 7 anni fa - Link

Felicitazioni a chi ha scelto l'immagine; Domenico di Bartolo sta in effetti al Quattrocento senese - luogo e tempo di pervicaci resistenze al "nuovo" - come i Supertuscans all'evoluzione del vino italiano. Selezione perfetta, significativa. Cappello.

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

mi piacerebbe poter dire di averlo fatto apposta ma in realtà no...ho solo messo la foto del soffitto della sala dove si teneva la rassegna dei 5 grappoli di quell'anno. Che in effetti era stipata di SuperTuscans...devo girare i tuoi complimenti ad Ais Toscana semmai! Grazie dell'integrazione, Armando

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AG

circa 7 anni fa - Link

Non sapevo, da senese, che tu, fiorentino, fossi stato folgorato sulla via del Santa Maria della Scala.....

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Donatella Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Questo post è un gran sollievo per me e attenua il ricordo di una brutta esperienza che ancora mi brucia. Sono infatti direttamente coinvolta nella degustazione al Santa Maria della Scala di cui parla nell'articolo. Ero assessore al Turismo del Comune di Siena e in questa veste, d'accordo con il delegato AIS di Siena, contattai Franco Ricci chiedendogli di organizzare l'assaggio dei vini toscani premiati dalla guida di Bibenda. Nessuno aveva fatto eventi del genere, fino a quel momento. C'era solo una grande degustazione a Roma in occasione della presentazione della guida Duemilavini e stop. Dopo sopralluoghi, un'interminabile trafila burocratica finalmente arrivò il giorno della degustazione e cominciò un autentico calvario. La sala messa a nostra disposizione dalla direzione del Museo non era quella che avevamo scelto, l'accesso ai turisti non era stato sospeso e ci spuntavano visitatori in continuazione. L'AIS di Siena aveva sottostimato gli afflussi: si aspetta 150 persone e ne arrivarono molte più del doppio per cui a un certo punto mancarono i bicchieri e il delegato partì col furgone per andarne a prendere altri ma sul furgone c'erano il pane e l'acqua per cui il servizio ai tavoli si bloccò del tutto. Per non parlare del riscaldamento incautamente acceso; quando il pubblico cominciò a affollarsi trasformò la sala in una sauna. L'ultima goccia furono le misere tovagliette bianche sui tavoli dove i produttori servivano i vini, roba da festa paesana e non certo all'altezza delle iniziative firmate Bibenda. Franco Ricci era talmente furibondo che ci fece una lavata di capo coi fiocchi e in pubblico. Per fortuna nonostante tutto c'è chi ha comunque apprezzato questo evento e i vini che ne furono protagonisti. A volte non tutto il male vien per nuocere

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