La Guida ai vini d’Italia biologici è interessante già dalla prefazione

di Intravino

Esce oggi la Guida ai vini d’Italia bio firmata da Pierpaolo Rastelli. Giunta alla XVI edizione, vede quest’anno un prezioso contributo ai testi di Antonio Boco, Giuseppe Carrus, Paolo De Cristofaro, oltre allo stesso Rastelli. Rimandando al volume per criteri di degustazione, scelta e considerazioni su aziende e vini, abbiamo il piacere di pubblicare la prefazione firmata da Armando Castagno (Bibenda). Offre spunti decisamente interessanti al dibattito in corso sui vini naturali.

Un florilegio: “Bimbo bio: manuale per difenderlo”. “Come Bio comanda”. “Speriamo in Bio”. “Io mangio bio”. “Bio a km zero”. “Orto Bio”. “La vera cucina bio”. “Difesa bio”. E almeno altri 60 titoli, tra gastronomia, puericoltura, filosofia, viticoltura, agricoltura, analisi di mercato, sociologia. Oggi, scrivo a dicembre del 2012, uno scaffale qualunque di libreria, che sia un colosso online o un bugigattolo di quartiere, contiene una varietà di titoli sul mondo delle produzioni agroalimentari biologiche; la gente li chiede, li compra volentieri, cerca di informarsi; le case editrici ci investono sopra, c’è domanda, e c’è offerta. Dall’estate del 2012, poi, all’elenco s’è aggiunta nientemeno che la Comunità Europea, che ha varato la ben nota serie di norme, 59 pagine fitte fitte, per regolamentare (apponendo un suo marchio) la produzione non più solo di “vini da agricoltura biologica”, ma di vini biologici essi stessi, prodotti finali certificabili come naturali, “vitali”, per seguire alla lettera il significato del termine. E’ una cosa buona? Lo è in parte? Difficile rispondere senza fare dei distinguo. Di certo, un po’ di chiarezza e dei confini più nitidi ad una categoria un poco volatile e imprecisa sono quanto forse mancava di più: ogni passo in questa direzione è un passo da accogliere e incoraggiare. Altre note positive, in tutta onestà, non ne vediamo. Detta fuori dai denti: almeno qualcuno dei tanti trattamenti “enologici” molto invasivi da sempre tollerati si poteva proibire, almeno per questa categoria di vini, e facendolo ci si sarebbe mossi nella direzione che il pubblico che compra avrebbe certamente desiderato; magari, procedendo persino a un passo il diniego al quale continua a trovarci del tutto esterrefatti: una retroetichetta obbligatoria in cui riportare fedelmente tutto quanto è stato aggiunto al vino, e in quale quantità. Al contrario; non solo non è obbligatorio specificare gli “ingredienti” di un vino – quando manca poco che comprando una fracosta ci si trovi riportata la lunghezza delle orecchie del vitello, e delle uova anche la posizione in cui sono state deposte – ma è vietato farlo. Ciò che dà un poco fastidio, in tutto questo, è che le code nei supermercati bio, che fungheggiano in città come in provincia, il forte interesse della gente per questo segmento merceologico e spesso persino per lo stile e talvolta la filosofia di vita che il consumo dei suoi prodotti sottende, non hanno che una specifica origine: la paura, o almeno la diffidenza; sentimenti sacrosanti. Paura e diffidenza verso le possibili conseguenze dei processi industriali nella preparazione del cibo e delle bevande, anzitutto. Alle aspettative di queste persone, che sono già una marea e il cui numero è in crescita continua, si dovrebbe porre più attenzione in sede comunitaria; del resto, le innovazioni legislative di cui parliamo sono evidentemente in arrivo, c’è solo da vedere in che tempi. Ma le istanze di tracciabilità anche del vino, nonostante come noto le lobby di potere in questo campo siano assai meno agguerrite che in altri, non saranno differibili a oltranza. Intanto, ciò che possiamo fare è scegliere bene quanto c’è di buono e di autentico nel mare magnum delle produzioni “bio”: esercitare la nostra scelta di consumatori consapevoli negli esercizi che questa guida, nata come si dice “in tempi non sospetti” per la sincera sensibilità più che per la lungimiranza del suo autore, elenca nelle apposite righe sotto ciascuna azienda vinicola presentata. E scegliere usando con raziocinio un testo che consiglia, descrive, accompagna con garbo, senza spacciare opinioni per verità rivelate o rilasciare imprimatur; invitando anzi chi legge a cercare la propria strada in mezzo al labirinto di sapori edificato dai migliori vini qui raccontati; quelli prodotti nel segno del rispetto, sia della materia prima, sia di chi poi dovrà goderne. Sapore, buffo a dirsi, è una delle parole meno praticate sulle guide vinicole, potete controllare: chissà se perché la si dà per scontata o perché la si trascura del tutto, considerandola o parola generica, o passata di moda. Si parla di “bocca”, di “gusto”, di “palato”, di “dinamica gustativa” persino, e chi scrive queste righe si chiama serenamente in correità. Di sapore, insomma, nel vino si parla di rado. Eppure, eppure, la differenza sta proprio lì, non altrove. Fac sapias et sanus eris, dice un’antica massima, la quale ha un curioso doppio significato. “Fai in modo di sapere, e sarai sano” è il più celebre. Ma anche: “fai in modo di avere sapore, e sarai sano”. Riferito al cibo e al vino, il secondo significato non è meno vero del primo.

Armando Castagno

4 Commenti

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Francesco

circa 7 anni fa - Link

ma le guide non erano in crisi?

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vincenz

circa 7 anni fa - Link

Un bellissimo articolo ,che devo leggere più attentamente. Cmq,mi sembra che vi state muovendo bene per aiutare noi consumatori a fare un pò di chiarezza.La strada è lunga e vi invito a proseguire.Anche mettendo a confronto pareri contrapposti di esperti (ai quali formulare le stesse domande).

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andrea

circa 7 anni fa - Link

La Guida ai vini d'Italia bio, che quest'anno si arricchisce della prefazione del grande Armando Castagno, è un riferimento della produzione biologica da anni per tutti i consumatori, un ringraziamento a Pierpaolo Rastelli e Antonio Attorre.

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il moralizzatore

circa 7 anni fa - Link

...rastelli, de cristofaro, carrus, boco...sarà mica una succursale del gambero rosso?

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