La Grande Dame Veuve Clicquot 1976-2016: dalle stelle il futuro del pinot nero

La Grande Dame Veuve Clicquot 1976-2016: dalle stelle il futuro del pinot nero

di Andrea Gori

Gli uomini insistono a lanciare sonde nello spazio per esplorare nuovi mondi, come dimostra il lancio di ExoMars lunedì 14 marzo. Ci sono invece donne per le quali stelle e comete avevano pochi segreti. Barbe Nichole Ponsardin nel 1811, già vedova Clicquot da qualche anno, si trovava ad affrontare un momento davvero critico della storia della sua azienda.

Guerre e blocchi navali impedivano le normali vie commerciali, e servì tutta l’audacia che l’aveva sempre contraddistinta per riuscire a far arrivare un carico di Champagne Veuve Clicquot nella Russia di quei tempi. Ma forse proprio perché quel carico conteneva Champagne del fortunato millesimo 1811, l’anno della cometa, l’impresa riuscì e diede alla giovane maison la possibilità di farsi notare, e diventare nel corso degli anni la grandissima casa che oggi tutti conosciamo.

Per celebrare degnamente il bicentenario della fondazione della maison, esce nel 1972 la prima annata della cuvée de prestige Veuve Clicquot, che porta appunto il nome de “La Grande Dame”. In realtà è una cuvée piuttosto atipica, in quanto innanzitutto insiste su pinot nero, corpo e struttura, esaltando in questo senso lo stile aziendale, e perché risulta molto più sbilanciata sul lato gastronomico: è difficile presentare una bottiglia di questa cuvée senza qualche proposta di abbinamento. Mentre invece tutte le altre cuvée de prestige hanno un’immediatezza e una piacevolezza al palato che salvo qualche millesimo particolare (tipo la 2003 per Dom Perignon per capirsi), le rendono godibili anche senza alcunché nel piatto.

Da queste caratteristiche nasce anche l’esigenza di attendere il vino a lungo in bottiglia e nel bicchiere, perché le note complete si manifestino ai nostri sensi; se a ciò aggiungete che viene prodotta non più di 3-4 volte ogni decennio capite bene che un’occasione come una verticale doppia intrecciata tra Rosé e Brut di 8 annate rappresenti una rarità da non perdere.

Per curiosità e completezza, dal 1962 (primo millesimo bianco prodotto, uscito sul mercato nel 1972) sono state prodotti i millesimi 1964, 1966, 1969, 1973, 1975, 1976, 1979, 1983, 1985, 1988, 1989, 1990, 1993, 1995, 1996, 1998, 2004, 2006 e (in uscita tra due anni) l’attesissima 2008.

Come si vede nella lista sono presenti millesimi importanti. Inoltre, allo scopo di celebrare degnamente Barbe Nichole Ponsardin, per realizzare questa cuvée si usano solo uve grand cru dai vigneti di proprietà acquistati all’epoca dalla Grand Dame stessa ad Ambonnay, Aÿ, Bouzy, Verzy e Verzenay per il pinot noir, e ad Avize, Le Mesnil e Oger per lo chardonnay.

Il pinot nero è sempre preponderante nell’assemblaggio, e solo nel 2004 e nel 2006 si ha un quasi equilibrio tra le due componenti. Per il futuro, nelle intenzioni di Dominique Demarville, chef de cave, lo sbilanciamento verso il pinot nero sarà ancora più forte, a sottolineare il legame imprescindibile di questa maison con questo vitigno.

Demarville torna in Italia dopo ben 8 anni, ed è un’occasione speciale, anche perché in presentazione c’è proprio la prima Grand Dame dove ha potuto contribuire all’assemblaggio durante l’avvicendamento in cantina con Jaques Peters, lo storico chef de cave di Clicquot per trent’anni restato in carica fino al 2009.

Volendo dare una traccia alla verticale, la scelta è caduta su millesimi simili al 2006, ed ecco quindi che si risale a vendemmie calde e generose del recente passato come la 1998, 1989, 1976 (più la 2004 per il Rosé), annate dove la texture risulta sempre ricca ma cambia la complessità aromatica rispetto a millesimi più classici.

La Grande Dame 2006 – Dégorgement gennaio 2014 – 53%pn 47%ch
Agrumi di un’intensità rara, incalza e accarezza per farsi poi piccante tra pepe africano e zenzero, confetti e mandorle. Annata poco acida e difficile da gestire a questi livelli, e infatti è l’annata di GD con più chardonnay di sempre, necessario per equilibrio e freschezza: il risultato è straordinario con bevibilità incredibile, anche per via del dosaggio basso (8gr/lt). Bocca materica, salata, fine e potente, nocciole e burro, rafano, snella e accattivante ma con residua energia per il futuro. 95+

La Grande Dame 1998 – 64%pn 36%ch
Più muscolare e acido, tanto il pinot nero presente: fico e dattero, lieve caseico, vegetale regale, pepe verde e ginepro, sono sensibili i pinot nero di lato sud (Bouzy, Ay e Ambonnay) quindi forti e marcanti. Ricco, intenso e gastronomico, da piccioni e volatili, ha lunghezza, sale menta e resina, toni amaricanti e tannici quasi da rosso. 88
Non certi della qualità della bottiglia ne proviamo un’altra, e in effetti non pare quasi lo stesso vino! Freschezza e candore misti a note balsamiche guidano un naso molto più fresco e integro che precede un sorso dalla grande struttura e tensione, un ritmo rimarchevole con una giovinezza straordinaria. 94

La Grande Dame 1989 – Dégorgement 1999 – 60%pn 40%ch
Anno molto caldo e vendemmia anticipata, oggi è un vino generoso e intenso, floreale di campo, ginestra e tanto candito, caffè e pepe rosso, balsamico, dolce al naso, fascinoso da tiramisù, rum e alkermes, goloso di pasticceria, gamme di spezie africane. Bocca fenomenale, potente, ricca ma sontuosa, accattivante eppure freschissima, vino straordinario che lo stesso Peters inseriva in una trilogia 1988/88-99 che ha dato meraviglie aromatiche quasi mai più replicate. 99

La Grande Dame 1976 – Dégorgement 1996 – 68%pn 32%ch
Tartufi neri, propoli, fungo e nipitella, incenso, panpepato: meno armoniosa e calorosa ma è un’altra dimensione, e ne avrà ancora per tanto tempo. Bocca ossidativa e naso davvero contratto, sullo stile del naso ma che aggiunge dimensione di freschezza e sapidità inconfondibili, un vino da apprezzare con calma, che racconta di un’altra epoca e un altro stile, ma anche della capacità del pinot nero di sorprenderci sempre alla distanza. 90

La Grande Dame Rosé nasce invece nel 1988 e parte dallo stesso assemblaggio della Grande Dame bianca, cui viene aggiunto del vino rosso molto speciale prodotto nel Clos Colin, un vigneto vocatissimo di proprietà Clicquot a Bouzy, tra i prediletti di Barbe Nichole. Un vino al quale la maison ha dedicato un impianto apposito per la sua vinificazione proprio a Bouzy, non lontano dalla casa di campagna tanto amata da La Grande Dame in persona.

La Grande Dame Rosé 2006 – 60%pn 40%ch, di cui 16% vino rosso
Naso ampio, opulento e ricchissimo, melograni, sandalo, fragole e ribes freschi in bocca contribuiscono a struttura e freschezza; colore rosato ancora molto luminoso, bocca gastronomica e che ricorda in effetti più un rosso che uno Champagne, mantenendo fede alla sua definizione di Borgogna con le bollicine grazie ai tannini eleganti e puri tipo Chambolle Musigny. Si mostra in ovvio debito di bottiglia ma è già un gran puledro di razza, con un finale salato sapido e lunghissimo tra cardamomo menta e bergamotto. 95+

La Grande dame Rosé 2004 – Dégorgement 2011 – 61%pn 39%ch di cui 15% vino rosso
Annata dal raccolto abbondante, dove si rese necessaria tanta vendemmia verde: vino ricco ma con freschezza molto preservata, davvero una Grande Dame fascinosa e seducente con frutti rossi, canditi, acqua di colonia, sandalo e bergamotto, tannino piccante che incute grande rispetto e timore di fronte a tanta abbondanza di corpo, struttura che è quasi miracolosa per come riesca a stare in piedi, elegante, tra lamponi e resine, fragole in confettura, arancio rosso. Bocca lunga e penetrante, in uno stato di forma assoluta. 97

La Grande Dame Rosé 1998- Dégorgement 2008 – 64%pn 36%ch di cui 15% vino rosso
Profilo molto da rosso, con note di mirtilli, bacon e lime, forse anche troppo marcata per l’idea di Demarville, sensazioni di torta di ciliegie, tostature, sali da bagno da SPA, zenzero e fragole, ribes rosso. Bocca lunghissima e sapida, con tannino lieve, elegante snella e originale con confetti, mandorle, e una dolcezza ben dosata che contribuisce alla vinosità complessiva. 94

La Grande dame Rosé 1989 – Dégorgement 1999 – 60%pn 40%ch di cui 15% vino rosso
Freschezza e tensione impressionanti già dal naso, vivo e pungente tra mirtillo, bacon, pepe nero e confettura di arancio rosso, ma anche ampio a racchiudere note particolari e tropicali come di alchechengi. Corpo volume e sostanza percorrono il sorso e sfociano in una beva voluttuosa, ricca di frutto e spezie, con un tocco di mollezza mai esagerato. Una beva ancora molto gastronomica dalla lunghezza notevole che rinfresca e stimola il palato in continuazione. 90

Nel corso della serata dopo la degustazione verticale, a sottolineare la vocazione gastronomica della cuvée, è stato lanciato il progetto Atelier des Grande Dames che vedrà all’opera chef donne chiamate a realizzare piatti dedicati alla cuvée de prestige di Veuve. Per questa prima serata alle chef è stato chiesto di cucinare con uno sguardo rivolto alle stelle e ai fenomeni dello spazio, un modo per ricordare ancora una volta la forza di Barbe Nichole e la sua fiducia nel millesimo della cometa.

Con i bicchieri pieni di Grande Dame 2006 e 2006 Rosé abbiamo quindi potuto apprezzare la forza e la complessità di piatti sorprendenti come il Dolce e salato su Saturno di Aurora Mazzucchelli (Ristorante Sasso Marconi) con guancette di maialino tartufo, carbone dolce e spugnole, il Sol Levante di Marianna Vitale (Sud Ristorante) con tagliolini ai tre pomodori, pesce azzurro marinato polvere di olive e capperi japan-style, il Black Star omaggio a David Bowie di Fabrizia Meroi (Ristorante Laite a Sappada, BL) con cervo marinato affumicato, saurnschotte caviale carbone e spuma di pane nero e infine il Baccalà e Polvere di Stelle di Isa Mazzocchi (Ristorante La Palta, PC) ovvero Baccalà con le sue trippe su vellutata di mais e curcuma con caviale Calvisius e Nespole.

Tutti piatti in cerca di un degno abbinamento e La Grande Dame non si è certo tirata indietro con la versione rosé perfetta sul cervo e la pasta molto umami della Vitale, mentre la “bianca” è risultata eccezionale sul Baccalà e curcuma e tra i residui di rocce spaziali della Mazzucchelli.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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amedeo

circa 2 anni fa - Link

Le degustazioni di Gori sono sempre uno spunto per arricchire il mio misero vocabolario vinoso. Quindi grazie per le belle parole: bocca ricca ma sontuosa, accattivante eppure freschissima (con "ma" ed "eppure" usate non si sa come...), pepe africano, propoli, acqua di colonia, bacon (piace molto) e per chiudere un magistrale e sorprendente esercizio di stile, udite udite, sali da bagno da SPA. Tutti in piedi.

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Rondinella

circa 2 anni fa - Link

Mamma mia che invidia che ho!!!.....sana ma sempre invidia è! :-)

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