La Gattabuia di Andrea Giuseppucci. Le Marche talentuose nella recensione di un blogger che paga

La Gattabuia di Andrea Giuseppucci. Le Marche talentuose nella recensione di un blogger che paga

di Alessandro Morichetti

Fine serata, cena ormai terminata. Il giovane chef (23 anni e spicci, gulp!) bello e imbronciato passa tra i tavoli, una decina in tutto i presenti in un sabato sera d’inizio anno (pre-chiusura per lavori) in cui la serata si è accesa inaspettatamente con noi tre unici prenotati: per il resto, single grandicurve, coppia da limone duro e una famiglia. Presa una minima confidenza con gli ospiti, lo chef riflette a voce alta all’incirca così: “Certo, se stasera fosse venuto qualcuno che fa recensioni non avremmo fatto una bella figura”.*

Passo indietro. A Tolentino – provincia di Macerata, Marche sporche dell’interno – per il menzionatissimo panettone di Pasticceria Mimosa (7° italiano su Dissapore per Carlotta Girola, 50 euro di turismo gastronomico per me), uno dei tre in macchina, lo chef del gruppo, la butta lì: “ho sentito di un cuoco ambizioso qui in città, andiamo?”. Rispondo: “Ne ho letto anche io su Reporter Gourmet e la troppa pubblicità puzza, andiamo. Bello esplorare quando nessuno ti conosce”. Chiede il terzo: “Perché è più bello quando nessuno ti conosce?”. “Perché così vedi come lavora davvero un ristorante quando non sanno chi c’è seduto”. E noi solitamente siamo quelli camuffati da camionisti della via Emilia.

Fine della premessa metodologica.

La Gattabuia di Andrea Giuseppucci a Tolentino è un ristorante di alta cucina che ha tutte le carte in regola per un futuro radioso e a lasciarlo presagire è un presente di personalità lampante. Piatti pensati, originali, centrati, evidentemente provati e riprovati per raggiungere una quadratura significativa. Prevalentemente di pesce ma con più d’un occhio rivolto ai Monti Sibillini. Gli interni di bianco, grigio, design minimale e arte guardano all’Osteria Francescana, si chiama Gattabuia perché è un ex carcere restaurato e la suggestione prigione-convento non è male.

4 i menù proposti e senza possibilità di scegliere alla carta: più esigenza produttiva (cucina micro) che orientata al cliente. La presentazione della lista è tanto originale quanto scomoda. Più scomoda che originale, quando l’idea non è al servizio della comprensione. Immaginate un libro con pagine basse e dall’apertura alare che schiaffeggia il commensale.

La pagina che occupa mezzo tavolo è un no ma tranquilli, cambierà a breve con la chiusura per lavori: voci di corridoio parlano di una prossima release in cui la lista diventa un tomo da 60 pagine di cui solo 3 scritte. Originale (bis) e stuzzicante, purché si capisca tutto meglio.

Dettagli ma non troppo. Anche a me piacerebbero gli occhi azzurri sulla carta d’identità.

A guidare la sala c’è Ilaria Savi, volto pulito e modi cortesi che devono compensare l’organico ridotto della serata: assai giovane, borsa di studio Bonaventura Maschio 2014 per il Centro Italia e un naturale savoir faire tutto da coltivare perché vale: LeiDiSala. Il rompipalle di turno segnalerebbe robetta tipo un cestello mancante sul vino bianco ma è un dettaglio vista la velocità con cui i miei commensali hanno scolato un ottimo Greco di Tufo (io per una sera guidavo e non sarò arrivato a due bicchieri complessivi su tre bottiglie totali: esperienza estrema, quasi misticismo).

Pane comune di un solo tipo, molto buono come l’ottimo olio servito in apertura. Il nome dell’EVO dovrebbe viaggiare di default col prodotto: zero spesa, massima resa. Piccoli dettagli.

Il jazz in sottofondo è coerente con l’atmosfera e bastano i primi 3 piatti per mettere a fuoco uno scatto consistente dell’esistente. Lasciando ad altri una ginecologia analitica che non mi compete, a nome del tavolo abbiamo incoronato Scompongo una pentola di cozze quale piatto della serata. C’è un ottima impronta del Giuseppucci-pensiero che finalizza senza fronzoli: rilettura di un classico costiero in cui il finto zabaione smorza l’amaro della vita e della clorofilla di prezzemolo come quando il tutto esalta le singole parti: si chiama talento. Il consiglio di mescolare tutto prima di mangiare è la scommessa dello chef che ti guarda negli occhi pensando “ti stupirò”. E vince lui. Indivia e cozza aperta al coltello, leggermente scaldata e vestita da un “ristretto” della pentolaccia di cozze (pomodoro, prezzemolo, aglio ecc.) fanno il resto. Crostino di riso con crema all’aglio per pulire la bocca e avanti col prossimo giro.

Sul secondo gradino del podio un piatto meno cerebrale ma sicuro, cui va praticamente la palma di unico piatto caldo dell’intero menù: Fusilllo, finocchio, ragusa. Perfetta la cottura del fusillo Verrigni e ottimamente amalgamato il sapore selvatico-marino della ragusa.

Mano e testa viaggiano veloci qui, tra impennate e qualche fallo di gioventù. Avevamo chiesto l’aggiunta di un piatto a scelta dal menù dei Sibillini e arriva Cervo, orzo. Una tartare di cervo in chiusura vince invece il premio di “Porca miseria ci vuole ciccia calda alla fine!”. Nella sequenza, un solo piatto caldo è inappellabilmente motivo di squilibrio in una partitura di pregio cui è facile intuire che gioveranno allenamento e gestione della crescita.

Carta dei vini. Senza infamia e senza lode, si può pescare bene ma al momento molte delle referenze indicate non erano disponibili: probabilmente le ho pescate tutte io ma non possaimo lamentarci di una chiusura che dall’assente Chianti Classico di Castell’in villa è virata sul Chianti Classico 2012 de I Fabbri. Alla sesta richiesta mancante sono stato molto zen e me ne compiaccio.

Menù attuali tra 40 e 60 euro pienamente meritati: si guarda alla stella Michelin. Noi cinghiali con vino e vizi vari siamo arrivati a 110 euro, che potrebbero tranquillamente bastare per una coppia di persone normali. Esperienza positiva eccome, la filigrana non mente: Giuseppucci ha idee chiare già così giovane, sana ambizione e un percorso di crescita interessante che sembra prevedere l’ingresso di un socio: nuova linfa, visione ampia e rivisitazione di alcuni spazi. Solo un anno e mezza di vita ma la crescita è impetuosa, incuriosisce.

Tornerò.

* Ragazzo, dài retta a zio. Prima pensa ai clienti che pagano il conto ;-).

 

Ristorante La Gattabuia
Piazza Martiri di Montalto
62029 Tolentino (MC)
Tel.:0733 471632
Mail: info@lagattabuiaristorante.it

[Foto cover. Interni e pane: Lido Vannucchi per Reporter Gourmet. Foto brutte: Alessandro Morichetti]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

7 Commenti

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Mauro

circa 5 anni fa - Link

Ci sono stato fine Ottobre , lo trovo 'estremo ' come presentazione e gusto, ambiente ' ecclesiale' nei toni & music.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Guarda, io ero con due maschi e bevevo acqua quindi nel caso non infierire ma secondo me se ci vai con una bella pupa non ha nulla di ecclesiale :D

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cicciopasticcio

circa 5 anni fa - Link

Rispetto a un paio di mesi fa il menù più caro è aumentato del 33% (da 45 a 60), evidentemente le cose vanno a gonfie vele. Comunque esclusi un paio di piatti (immangiabili per me) mi è sembrato avere ottime potenzialità.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Con lo chef a fine cena, tra le altre cose, si è anche discusso di livello dei prezzi e devo dire che la sua idea di posizionamento mi è sembrata a fuoco.

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Sandro

circa 5 anni fa - Link

Vorrei precisare, dato che ho mangiato tre volte in questo ristorante, che ci sono due menù provocazione uno da 45 euro con circa 6 portate e un menù da 60 euro con 9 proposte, quindi secondo il mio avviso non c'è stato nessun aumento di prezzo. Questo lo dico tanto per precisare. Saluti Sandro.

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cicciopasticcio

circa 5 anni fa - Link

Sono stato alla gattabuia il 24/10 (ho ricercato la data tra le operazioni della carta di credito) e sono assolutamente certo che non ci fosse nessun menu da 60€ ma tre proposte da 38, 40 e 45 euro. Questa è stata la mia esperienza, sempre per amor di precisione.

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Sandro

circa 5 anni fa - Link

Scusami, ma mi sembra di essermi espresso precisamente. Ho mangiato alla gattabuia 8 .12.2015 e il menù aveva un menù di 60 con nove portate e un menù da 45 con sei proposte. Quindi la mia precisazione era quella che non c'era stato nessun aumento di prezzo, ma bensì un aumento di proposte sul nuovo menù da 60 euro. Tutto qua.

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