Krug Clos du Mesnil 2003 e la pizza più emozionante della mia vita

di Andrea Gori

Lo sforzo più grande di Krug negli ultimi anni, oltre a quello (vano) di convincere i suoi fan che i loro Champagne non sono cambiati, è quello di diventare un prodotto meno elitario e snob, per arrivare sulle tavole di più persone possibili. Tutto ovviamente senza rinunciare alla proverbiale qualità (e relativo prezzo). Ecco spiegato come mai il lancio di uno dei suoi millesimati più preziosi (circa 1000 euro a scaffale, più in alto solo il Clos d’Ambonnay a più del doppio) avviene in una pizzeria anche se non proprio una normale, bensì quella gourmet del Dry in via Solferino a Milano.

Scelta coraggiosa quindi, ma nemmeno troppo, se la confrontiamo con l’idea di uscire con un altro millesimato 2003, l’annata della canicola più terrificante che la Champagne ricordi. Pochi grappoli in vigna a causa una tremenda gelata primaverile, e un bel mese di arrostimento degli acini superstiti per un’acidità media bassissima per la regione, sotto i 6gr/l. Nonostante questo, quando ci sono i numeri (e il coraggio), millesimare si può. Ed ecco che i top di casa LVMH sono tutti usciti, Dom Perignon 2003 rosé e brut, e appunto Krug 2003.

La curiosità di assaggiare il cru più mitologico della Champagne in questa annata era tanta, e anche la voglia di gridare al tradimento. Mesnil è un fazzoletto di terra di neanche due ettari, racchiuso da quattro mura (appunto un clos), acquistato negli anni ’60 e completamente ripiantato da Krug. Esce con la prima mitica annata nel 1979 e da allora si dimostra capace di produrre alcuni dei più straordinari Champagne che la regione abbia mai generato: basti pensare alla magnificenza del 1995 e la proverbiale e tagliente mineralità del 2000 scolpito nei palati di molti. Come si può pensare nel 2003 di raggiungere simili vette?

In effetti, questa edizione non è (e difficilmente sarà mai, nemmeno in evoluzione) pari ai due suddetti millesimi. Mantiene però forza, vitalità e freschezza decisamente insospettabili. Queste virtù sono più evidenti nel gioco al quale Olivier Krug ci sottopone: assaggiare in sequenza la Grande Cuvée sul mercato (base 2006 più vini di riserva fino al 1990), il Clos 2003 e la Grande Cuvée base 2003 con vini di riserva fino al 1988 – questi dati si ottengono dal codice dietro ogni bottiglia, da un paio d’anni a questa parte. In quest’ultima Grande Cuvée, oltre a note barocche, dolci, e affascinanti speziature e frutta, si avvertono barlumi di freschezza ed energia inaspettati in un assemblaggio, dove il millesimo 2003 è in maggioranza.

È come se una parte della lucentezza del Clos du Mesnil sia finito nella Cuvée per rischiararlo al sorso, per far capire che anche in un’annata come quella è stato possibile mantenere lo stile Krug. Ma ovviamente neanche un chicco del clos è finito nei vini di quell’annata, perché troppo ghiotta era l’occasione di dimostrare che il talento di questa parcella solista nella grande orchestra Krug debba essere ascoltato da solo, come ci rammenta Oliver nella sua introduzione.

Ed ecco cosa ci ha restituito il bicchiere:

Krug Grande Cuvée (base 2006, sboccatura Autunno 2013). Floreale cangiante, molto bianco e primaverile, poi mirabelle e susina rossa con echi di ribes rosso e lamponi in sottofondo, tesa mineralità già al naso e bocca sferzante, ma con coccole di rotondità nascoste, tostature e nocciole, ampio e succulento senza cedere mai alla morbidezza. 92

Krug Clos du Mesnil 2003. Sguardo incredibilmente verde oro, freschissimo, energico, agrumi e pompelmo, pietra focaia, mirabelle e mandarino tardivo; bocca affilata e molto Mesnil ma anche accogliente e festosa, meno tesa e minerale del 2000 ma potenzialmente di una ricchezza molto simile, finale trascinante e coinvolgente per energia imbrigliata e solarità. 95+ (tiratura 8671 bottiglie e 867 magnum)

Krug Grande Cuvée (base 2003, sboccatura Primavera 2011). Solare e biscottato, ampio e completo, dalla pesca alla ginestra più miele zafferano e fieno; bocca armoniosa a e piacevole, ancora vitale e pungente, il concerto complessivo dal quale estraiamo un solista in forma splendida, rigido di fondo ma opulento in bocca, puro Krug anche se ovviamente siamo in fase calante. 88

Di fronte a tale prova di forza si rimane piuttosto impressionati. Il tasting viene condotto davanti ad una brillante pizza Margherita, una sapidissima bianca con pancetta e soprattutto un’incredibile pizza con burrata, tartufo bianco e jus di vitello, una creazione gourmet che pare nascere proprio per esaltare il Clos 2003. Certo, il migliaio di euro che costa resta difficile da giustificare. E non ci sentiamo di consigliare questa annata a chiunque: chi è affezionato al Clos sappia che ne rappresenta una versione leggermente stravagante e curiosa, che potrebbe rivelarsi sorprendente in futuro ma che allo stesso tempo è lontana come stile dai migliori millesimi usciti. Quindi fate bene i vostri calcoli.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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indie

circa 6 anni fa - Link

attendo un post del direttore sulla prossima rivoluzione d'ottobre, le borse di ferragamo e l'abbinamento pizza e frizzantino a mille neuri a boccia :-)

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Antonio Tomacelli

circa 6 anni fa - Link

"Certo, il migliaio di euro che costa resta difficile da giustificare. E non ci sentiamo di consigliare questa annata a chiunque" Claro, no? Hasta siempre :D

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Emanuele Annibali

circa 6 anni fa - Link

Questo si che è un vino con cui "si tira su un certo tipo di pubblico".

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maraf

circa 6 anni fa - Link

bisognerebbe aggiungere un punto di domanda all'incipit "un altro vino è possibile?" e anche forse più di uno...

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Liberanosamalo

circa 6 anni fa - Link

Io la consiglierei a Gori .....che ovviamente non l'ha pagata......

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

ovvio che non l'ho pagata, io non ce li ho 1000 euro per una bottiglia di vino. Teoricamente nessun giornalista di vino può permettersi queste bottiglie facendo solo il giornalista. Assaggiandolo però era talmente buono che sono stato quasi tentato di ordinarne una per la mia cantina. Arrivato a casa mi sono detto che non potevo permettermela ma rimasto della stessa idea sulla sua bontà.

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Semplice ed efficace. Questa è una risposta da incorniciare e sciorinare a scorno e beffa di chi fa ideologia della ricchezza o dell'inopia a seconda delle convenienze.

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Homo

circa 6 anni fa - Link

Quanti invidiosi! :-D E lasciarelo scrivere, è intravino questo, si scrive e si legge dal ColFondo al ColConto ...in banca! Il bello è questo, a ognuno il suo. Invidiosiiiiiiiii

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