Joseph Drouhin, il pinot nero dei due Mondi

di Andrea Gori

La tipicità è del territorio, la qualità è dell’uomo. L’abbiamo sentito ripetere tantissimo, ma a volte ci scordiamo chi l’ha detto per primo. La famiglia Drouhin inizia la sua storia alla fine del 1800, e risale ai primi anni dello scorso secolo il concetto di origine territoriale di un vino: si fa strada grazie a Maurice Drouhin, che non solo porta avanti la cantina fondata in centro città a Beaune dal padre, ma investe e insiste sulla regolamentazione delle AOC.

In pratica si può dire che le AOC nascano qui nella loro forma moderna, mettendo fine a secoli di tagli e mescoloni inqualificabili (agli occhi moderni), che riducevano il nome in etichetta a puro marchio con una corrispondenza limitata a livello di origine con il luogo dell’imbottigliamento. Poi le guerre, gli impegni sul fronte ma soprattutto nel nascondere ebrei, da eroi della resistenza francese, nelle caves (tuttora visitabili) sotto la città durante l’occupazione nazista. Un nascondiglio ideale per tanti che significò anche per Marcel Drouhin finire in carcere sotto il governo di Vichy. Durante la prigionia ebbe persino la possibilità di acquisire Domaine de la Romanée Conti, ma dovette rinunciare vista la gravità del momento e delle prospettive future sugli esiti della guerra.

Lo spirito della famiglia Drouhin è sempre stato quello delle grandi famiglie del vino, pronte a celebrarsi ma anche inflessibili nel rispettare il consumatore nelle sue aspettative di qualità. Oggi l’impegno verso le molte AOC nelle quali opera la maison è forte, e la rinuncia ai lieviti selezionati, nonché la conversione a biologico e biodinamico dell’intera superficie vitata a disposizione, sono una grande dimostrazione di serietà e impegno. E in questo panorama appaiono chiari e illuminati i vari investimenti fuori dalla Borgogna, sia che si chiamino Beaujolais (the next big thing in Francia se i prezzi della Borgogna continuano a salire così), sia ovviamente l’Oregon di cui ci impegniamo ad assaggiare sempre di più in futuro.

Ecco la selezione dei nostri assaggi:

Bourgogne Chardonnay 2013: croccante e agrumato, classico e speziato senza apporti di legno o simili, bocca piacevole tra arancio e floreale bianco. 84

Chablis Aoc Reserve de Vaudon 2013: sassoso, affilato, calcareo, vino secco e quasi aggressivo, acidità altissima, bocca come deve essere, con un cenno di canditi. 85

Chablis 1er Cru Mont de Mileu 2013: bel carattere, coriandolo, pepe bianco, zolfo, canditi, sale, fermentazione malolattica in acciaio e poi per poco in legno vecchio, corpo e succo, frutto molto piacevole. 87

Chassagne Montrachet Morgeot 1er Cru 2012: canditi menta salvia, naso con un’idea di zolfino, pepe e arancio giallo, bocca con burro e piacevolezza sempre sostenuta da acidità altissima e sale. 88

Corton Charlemagne Grand Cru 2011: burro, sale, ostrica e balsamico, piccante e salino in bocca dove si agita fresco e pimpante con struttura e lunghezza, sapore e croccantezza, terreno molto pietroso dopo la pioggia, e basta poco per asciugarsi. 91

Domaine Drouhin Oregon Dundee Hills 2012: naso di frutta rossa appena matura, smalto e frutta nera, mirtillo e ribes nero, tabacco e liquirizia, bocca dal tannino presente ma che si addolcisce quasi subito, rimane un po’ caldo, colore importante. 86

Beaune 1er Cru Clos de Beaune 2012: note affumicate, bocca molto ben presente, saporita e secca, tanta acidità, pulita ma che resta e soddisfa tra fragola e ribes, finale media lunghezza e profondità. 85

Gevrey Chambertin 2012: ferroso iodato e sanguigno, bocca con tanto tannino e croccantezza, piacevolissimo e agrumato, forse solo un poco fine, ma bello per lunghezza ed equilibrio. 87

Chambolle Musigny 1er Cru 2010: da 5 parcelle diverse poi assemblate, naso floreale ampio e screziato, rosa tabacco, bocca con cuoio e bergamotto, bel finale con toni rossi floreali e fruttati che si alternano in bocca e nel palato, forte e rabbioso a tratti ma dal bel carattere. 90

Clos de Vogeuot Grand Cru 2012: nel grandissimo grand cru siamo con i vigneti vicini a quelli mitici di Chateau de la Tour, e l’effetto è un vino sanguigno, forte e iodato, tanta spezia, lavanda ginepro, tocchi orientali, incenso e menta piperita, bocca con forza e tannino, finale promettente, pulito e con piacevolezza fruttata da venire ma il carattere c’è già tutto. 91

Joseph Drouhin Clos de Mouche 1996: annata strana per questo particolare Clos di 14 ettari, a mezzo pendio a Beaune ma sul confine con Pommmard, un’annata che non regalò una maturità completa ma un’acidità enorme, che oggi lo rende ancora freschissimo e intenso con note di floreale, umami, lavanda ed eucalipto, fragole e lamponi in confettura, rosmarino e castagna, sottobosco e cuoio; bocca che disseta e frusta il sorso regalando piacevolezza, con tannino e acidità ancora per poco tenuti insieme dal frutto, un vino al suo picco di forma e complessità. 90

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

6 Commenti

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Sergio

circa 2 anni fa - Link

non capisco questo vostro occuparvi di vini così marginali nel giorno in cui si scopre che nessuna Tintilia ha preso i tre bicchieri.... Scherzi a parte, quando scrivi così di cose francesi mi piace moltissimo; devo però dire, visto che parli alla fine di prezzi, che ricordo un Gevrey-Chambertin di Drouhin che non aveva un grande rapporto q/p. Se posso dare un suggerimento, ti è impossibile indicare più o meno i prezzi delle bottiglie?

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

ciao sergio, i prezzi non li ricordo convenientissimi...o almeno non particolarmente economici. Di certo purtroppo nella media Borgogna che è molto alta. Loro stessi dicono che per comprare a prezzi inferiori bisogna accontentarsi dei Beaujolais...

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Filippo Apostoli

circa 2 anni fa - Link

La Castagna e il rosmarino in un Borgogna ROSSO ?

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

si! perchè secondo te sono più facili da trovare in un bianco?

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Filippo Apostoli

circa 2 anni fa - Link

Sono entrambi sentori piu' da bianco e se da rosso di un vino molto piu' a sud...

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maruska

circa 2 anni fa - Link

davanti allo stesso bicchiere si può pure discutere se la castagna è cruda o cotta e sulla varietà di rosmarino, ma così sulla carta che senso ha? a parte il fatto che in un pinot nero di quasi 10 anni non mi sorprendono affatto sentori del genere...

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