#JeSuisCharlie. Vita, amore e vino nelle etichette delle vittime di Charlie Hebdo

di Antonio Tomacelli

Devo a mio padre un’educazione profondamente libertaria ed una genetica indifferenza alle tonache di qualsiasi colore. Me ne sono accorto — Mea Culpa! — solo 26 anni dopo la sua scomparsa e a causa della strage che ha decimato (ma non sconfitto) la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Tra le vittime c’era un disegnatore che chi leggeva Linus conosce molto bene: George Wolinski. A lui devo i brufoli dei miei tredici anni  e una certa miopia che ancora mi accompagna. In casa mia, lo avrete capito, le idee circolavano liberamente sotto forma di fumetti d’autore che mio padre, grafico di professione, acquistava avidamente e che, vivaddio, non ci ha mai nascosto. Non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi lasciato in eredità una professione e una collezione di libri a fumetti che inizia con la P di Paulette (Wolinski) e termina con la V di Valentina (Crepax), passando per il Corto Maltese di Hugo Pratt e praticamente tutti gli Asterix.

Rileggendo e riscoprendo la vita di Wolinski in questi tristi giorni, mi sono imbattuto in una coincidenza che mi ha stupito e ancor di più rattristato: tutti e cinque i vignettisti morti nella redazione di Charlie Hebdo avevano disegnato in passato etichette per il vino.

Apro una parentesi per un particolare inspiegabile che in pochi hanno notato: sul web e la carta stampata circolano solo i nomi di Cabu (Jean Cabut), Charb (Stéphane Charbonnier), Tignous (Bernard Verlhac), George Wolinski ma tutti dimenticano il disegnatore Philippe Honorè, anche lui presente nella tragica riunione di redazione. Le loro foto qui sotto:

Il web, per fortuna, conserva tutto e con due o tre parole chiave di quelle giuste c’è da scoprire un mondo e un modo di intendere il vino opposto al nostro. In Francia il vino è ancora divertimento, goduria, voglia di stare insieme e le centinaia di etichette irriverenti e provocatorie disegnate dai migliori vignettisti sono lì a testimoniarlo. Riguardandole tutte insieme si ha come l’impressione che il vino francese sia molto pop nel senso più genuino del termine e, cioè, “popolare”. Poi, per carità, ci sono i grandi Chateau e i Mouton Rothschild che ogni anno commissionano un’etichetta ad un grande artista ma i due mondi convivono felicemente. Sarà il lascito della Rivoluzione Francese, sarà che il secolo dei Lumi non si è ancora spento ma l’impressione che si ha è proprio questa.

Qui sotto ho raccolto molte delle etichette disegnate dai vignettisti di Charlie Hebdo per ringraziarli della gioia che ci hanno dato e per quelle tre diottrie di troppo che ancora mi porto appresso:

George Wolinski
Le due etichette qui sotto sono della cantina di Gerard Descrambe, mitico viticoltore e biologico da sempre. Fanno parte di un progetto che coinvolse tutti i disegnatori di Charlie Hebdo.

L’etichetta a sinistra fu commissionata a Wolinski da Adrien Maeght, viticoltore ma, soprattutto, collezionista d’arte e proprietario della omonima fondazione per l’arte contemporanea. Quella a destra fu presentata ad un concorso di grafica.

Beaujolais Nouveau del 2014, probabilmente l’ultima etichetta di Wolinski.

Tignous (Bernard Verlhac)
Tignous disegnò ben quattro etichette per Gerard Descrambe, quasi sempre a sfondo erotico.

In quella a sinistra il riferimento è a Jean Marie Le Pen, preso a bottigliate. Ora capite perché il fondatore del Front Nationale non ha voluto partecipare alla sfilata di Parigi.

Charb (Stéphane Charbonnier)
Un poliziotto alticcio e una vignetta: “Il compagno del mio lavoro”. Tra Charb e i poliziotti fu subito amore.

Cabu (Jean Cabut)
Alcune etichette di Cabu realizzate per Claude Delaye, non più in commercio. Si riconoscono Mitterand, Chirac e Le Pen

Anche Cabu come Wolinsky partecipò con una sua vignetta al concorso di grafica. Delizioso il dialogo: “A forza di sentire muffa nobile gli è venuta l’idea”.

Philippe Honoré
Dimenticato dalle cronache, Honoré ha al suo attivo una sola etichetta disegnata per la Confraternita de La Ficelle de Saint Pourcain.

 

Infine un video, uno dei tanti che girano in rete, sulla giornata tipo di uno dei “pericolosi agitatori” di Charlie Hebdo, Cabu. Difficile immaginare una persona più mite e tranquilla, ancor più difficile immaginarlo annientato da una scarica di Kalashnikov.

Sta, forse, in questo paradosso la risposta alle nostre domande.


Cabu, l’enfant chalonnais di France3-Champagne-Ardenne

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

13 Commenti

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Vignadelmar

circa 5 anni fa - Link

Antonio, pezzo bellissimo. Grazie. . Ciao

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Giovanni

circa 5 anni fa - Link

Que dire Tomacelli, se non bravo? Chapeau bas, ça va sans dire. E non aggiungo altro, anche se avrei molte cose da esprimere, mais je ne peux pas... [[img]https://farm8.staticflickr.com/7527/16264032545_6065418769_n.jpg[/img]

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Alessandro Bandini

circa 5 anni fa - Link

In Italia mi sembra di ricordare una serie di etichette disegnate da Forattini per Villa Banfi, all'epoca, in occasione di Italia '90: la serie si chiamava "Forza Italia", quando ancora si poteva dire(ed era lo slogan della DC)

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carolain cats

circa 5 anni fa - Link

da fumettara per sfizio e fumettosa per passione non posso che dire che questi uomini delle matite mi mancheranno un bel pò...Charlie Hebdo è il Cuore francese de noaltri.

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doxor

circa 5 anni fa - Link

Non c'è che dire..bellissime. In italia devo dire che uno spirito fortemente artistico, a tratti comico-irriverente, fumettistico si sta trovando almeno in molti produttori, ma di birra artigianale..grazie ;)

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Luciano Pignataro

circa 5 anni fa - Link

Chapeau

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emanuela

circa 5 anni fa - Link

veramente un post bellissimo...complimenti

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Giovanni

circa 5 anni fa - Link

questo post ha del miracoloso: ha portato a fare chapeau all'autore due persone, due giornalisti, che sicuramente non amano l'autore stesso, con il quale hanno polemizzato e polemizzeranno ancora. Con il quale non faranno ipocritamente "pace" per questo post, ma, proprio perchè siamo uomini e non bestie, perché dopo quanto accaduto nella redazione di Charlie Hebdo non saremo più gli stessi - come dopo l'11 settembre - al quale non si può non riconoscere di aver scritto qualcosa di giusto. Che anche quei due, che qui si sono complimentati, avrebbero voluto scrivere. E in fondo sentono un poco loro... Cabu, Wolinski & Co. hanno fatto un piccolo miracolo. Laico ovviamente :)

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Giancarlo

circa 5 anni fa - Link

Ti rendo il bacio sulla bocca.

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luciano presotto

circa 5 anni fa - Link

Grazie,.Dal lontano 1993 colleziono etichette di vino (soprattutto le francesi umoristiche /.Ho partecipato in francia a vari scambi con collezionisti,trovando sempre ottimo materiale per la mia collezione .Mi dispiace non possederle tutte. je suis Charlie Hebdo ciao [img]inserisci qui il link tra i due tag[/img]

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Francesca Romana Cordella

circa 4 anni fa - Link

Bell'articolo, non lo sapevo. Sempre molto attuale se penso che l'ho letto alcuni mesi dopo, a novembre, dopo che Parigi ha subito nuovamente un attacco di quelli che non ci scorderemo per un po'. Saluti da Vienna. www.vinoservus.com

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