Incontro con Cristian Specogna. Che parla della sua azienda e (poco) dello scandalo recente

di Elena Di Luigi

Cristian e Michele Specogna rappresentano la terza generazione di produttori di vino della Cantina Specogna fondata dal nonno Leonardo nel 1963. Al sesto Concours Mondial du Sauvignon tenutosi in Friuli Venezia Giulia il 22 e il 23 maggio di quest’anno (con 816 vini provenienti da 20 nazioni), una giuria di 61 degustatori ha designato il Sauvignon Blanc Specogna migliore fra gli italiani. Poi durante l’estate è esploso il caso della frode aromatica per il Sauvignon friulano, un terremoto giudiziario che ha coinvolto anche i fratelli Specogna. Ma Cristian ha deciso di non commentare e di aspettare: “quando il tutto sarà chiuso e dimostreremo la nostra estraneità a questa vicenda”.

Cosa si prova ad aver prodotto il Sauvignon che ha vinto il concorso mondiale?
Sicuramente una grande soddisfazione a livello professionale. Poi, per la nostra famiglia, la cosa più gratificante è la gioia di poter condividere tutto ciò con le persone che hanno sempre creduto in noi e nel nostro lavoro ancor prima che arrivassero questi riconoscimenti. Al contempo è anche uno stimolo a voler proseguire e migliorare sempre più il percorso che stiamo cercando di attuare, e cioè quello della qualità e della valorizzazione del nostro territorio.

Quale singolo elemento determina la grandezza di un Sauvignon?
Il Sauvignon stesso! In questo vitigno, più che in altri, sono molteplici i fattori che vanno a influenzare il risultato finale. Il clone, le caratteristiche pedoclimatiche, le esposizioni dei vigneti, la gestione del suolo, il rapporto foglie-grappoli, la scelta del momento della raccolta e le prime fasi di vinificazione: sono tutte componenti fondamentali per rendere grande un Sauvignon Blanc.

Che cosa hai riportato a casa in termini di esperienza dai tuoi viaggi di lavoro in Loira e Nuova Zelanda?
Moltissimo. Sia mio fratello che io decidemmo di varcare la porta di casa per aprire gli occhi su cosa si stesse facendo fuori dalla nostra realtà. Reputavamo fondamentale poter ascoltare, osservare e imparare confrontandoci con altre realtà così prestigiose nel panorama internazionale. Tutto ciò per crescere sia come persone che come vignaioli. Da queste esperienze facemmo nostre molte nozioni che oggi cerchiamo di utilizzare nel nostro lavoro, reinterpretandole in base alle nostre peculiarità pedoclimatiche e aziendali.

Pensi che l’Italia vinicola sia alla pari, avanti o indietro rispetto agli altri paesi?  
Sono convinto che l’Italia vitivinicola abbia dei grandissimi valori aggiunti. Dalla bellezza dei suoi paesaggi, alla ricchezza di vitigni autoctoni, al binomio che si potrebbe creare con altre eccellenze della nostra nazione, cucina in primis. Ciò l’avvantaggia e la posiziona prima rispetto ad alcune nazioni. Ma dagli altri dovremmo imparare a valorizzare ciò che abbiamo la fortuna di avere e soprattutto dovremmo imparare a comunicare chi siamo e cosa vogliamo fare.

I vitigni autoctoni che coltivate sono per lo più sconosciuti all’estero. Troveranno mai un mercato internazionale? Cosa è necessario fare?
E’ una tematica di cui si discute molto negli ultimi anni. Sicuramente l’Italia è il paese leader nel mondo per il numero e l’eterogeneità dei vitigni autoctoni e questo può essere un punto a nostro favore. Ma per valorizzare questa peculiarità è fondamentale procedere con pragmatismo avviando importanti studi e ricerche su quelle varietà che davvero possono dare risultati qualitativi d’eccellenza. Al contempo è necessario investire nella comunicazione e nella promozione di questi vini che possono raccontare molto di noi e delle nostre tradizioni, oltre che essere spesso i prodotti più ideali per accompagnare le cucine tipiche delle nostre regioni. Per cui, per sviluppare queste varietà, è importante che vi sia un progetto condiviso non solo dai produttori di vino, ma anche dal mondo della ricerca, della stampa e della gastronomia. Poi il mercato darà il responso finale.

Detto questo, sicuramente i nostri vitigni (la Ribolla Gialla, il Refosco, il Pignolo) rappresentano delle varietà di grande potenziale qualitativo e il motivo principale per cui non sono conosciuti all’estero è dovuto sicuramente all’esigua quantità prodotta che non permette di penetrare i mercati internazionali. Per questo, nel mio piccolo, negli ultimi anni ho deciso di investire molto su queste varietà impiantando numerosi ettari di vigneto proprio con questi vitigni. Perché, come hanno dimostrato tanti altri produttori, ne possono nascere dei vini di grande successo.

Dei vitigni che coltivate qual è il più difficile e perché?
Direi proprio il Sauvignon Blanc in quanto in questo vitigno nulla può essere lasciato al caso. Si tratta, permettimi il gioco di parole, di ‘chirurgia’ viticola. Però, per noi, è proprio questa sua difficoltà che lo rende affascinante. E’ una sfida continua! Lasciami citare anche un altro vitigno: il Pignolo. Questa varietà rossa autoctona rende il lavoro, per noi vignaioli, molto difficile per la sua sensibilità ad alcune avversità crittogamiche, alla bassa produzione che in alcune annate è quasi inesistente, e poi soprattutto perché riuscire a ottenere una perfetta maturazione dei tannini è cosa assai ardua anche nelle migliori annate.

La realtà vinicola di  Corno di Rosazzo è cambiata dai tempi di tuo nonno, fondatore della cantina Specogna?
E’ completamente cambiata. Quando mio nonno arrivò a Corno di Rosazzo, la viticoltura era un annesso a tutte le altre attività agricole, come per esempio quella cerealicola e degli allevamenti di bestiame. In poche parole erano tutte aziende agricole che come scopo principale avevano la sussistenza della famiglia. Oggi, invece, il nostro territorio, grazie alle sue peculiarità pedoclimatiche e alla bravura dei vignaioli che vi operano, è divenuto uno dei centri viticoli più importanti della nostra regione e vanta decine e decine di bravi produttori. In più, durante tutto l’anno, si svolgono numerosi eventi dedicati a l’enogastronomia e Corno di Rosazzo è  recentemente divenuto anche la sede del consorzio dei Colli Orientali del Friuli.

Come produttori vi affidate di più alla tradizione o alla tecnologia?
Ritengo che l’una non escluda l’altra. Secondo me è fondamentale interpretare al meglio la propria realtà trovando il giusto equilibrio tra gli insegnamenti del passato e le tecniche che gli studi più recenti possono offrire. L’esperienza raccolta sul campo nei decenni precedenti non va dimenticata, ma al contempo essa va compresa e adattata alla situazione odierna, in quanto le caratteristiche climatiche, i sesti d’ impianto, le produzioni per ceppo e l’obbiettivo enologico finale è cambiato rispetto a 50 anni fa. Tornando alla domanda, voglio fare un esempio nel quale, secondo me, si capisce bene come la tradizione e la tecnologia possano ben convivere: l’imbottigliamento. Grazie ai moderni impianti di imbottigliamento (che hanno avuto importanti sviluppi tecnologici negli ultimi anni) oggi è possibile migliorare di molto la capacità di affinamento in bottiglia grazie al fatto che durante il riempimento l’ingresso di ossigeno è limitato al massimo e questo, cosa non da poco, aiuta anche a diminuire i contenuti in solfiti. Però quando ci approcciamo a scegliere la data degli imbottigliamenti poniamo molta attenzione alle fasi lunari come la tradizione ci insegna.

Una cantina parzialmente scavata nella roccia fa la differenza per i vini che producete?
È un importante valore aggiunto per perseguire l’obiettivo qualitativo che abbiamo in mente. Questa peculiarità ci permette di mantenere delle temperature e delle umidità ottimali durante tutte le fasi di produzione e affinamento dei nostri vini.

Cosa ami di più del tuo lavoro? 
Poter condividere la nostra passione con coloro che vengono a trovarci nella nostra casa-cantina, raccontandogli della nostra terra e della mia famiglia, mostrando loro le nostre colline e le cantine in cui vinifichiamo e affiniamo i nostri vini, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino.

Il traguardo raggiunto di cui andate più orgogliosi?
Essere ancora qui a portare avanti il lavoro che iniziò nostro nonno 52 annate fa.

(Foto di Erik Canciani)

7 Commenti

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Almeno si abbia il buon gusto di riportare le notizie esatte e non cavalcare l'onda, almeno fino al pronunciamento dei giudici preposti. Specogna ha vinto il premio come miglior sauvignon italiano, non come migliore sauvignon del mondo. Cosa c'entrino i giudici preposti e il buon gusto con una inesattezza (prontamente corretta, grazie) non si sa.

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endamb

circa 4 anni fa - Link

Dài Valeriani, è iniziata la campagna di comunicazione degli Specogna per cercare di rimediare al danno di immagine procurato da un imbarazzante scandalo che tra l'altro fa male anche all'imagine del vino friulano e Intravino ha colto l'occasione e si è prestato volentieri: stacci (faccina con occhiolino)

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Non ci siamo capiti, anch'io voglio difendere il Friuli, ed è proprio per questo che dico di aspettare i risultati delle indagini prima di pompare il caso Sauvignon. La vostra inesattezza non è stata prontamente corretta, comunque meglio tardi che mai. L'inesattezza era soprattutto verso il Concorso Mondiale del Sauvignon, e si voleva calcare la mano sul Concorso, che troppe volte è stato tirato in ballo non avendo nessuna responsabilità, ed addirittura Intravino si vantava per non aver apprezzato uno dei vini oggetto delle indagini, dimenticando peraltro di averne apprezzati altri anch'essi oggetto di indagine. Comunque l'importante è che andiamo nella stessa direzione. E poi avete corretto. Quindi stateci (faccina con il sorrisino.....)

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Non è iniziata nessuna campagna né stiamo qui a prestare il fianco ad alcunché: e ci mancherebbe solo che gli Specogna adesso non possano più parlare, anzi gli abbiamo rivolto l'invito a dire di più sulla questione che li ha visti tirati in ballo. A torto o ragione io non lo so, perché non sono un medium. Ah, io e gli altri qui non vogliamo difendere il Friuli o l'Inter, semmai ci interessa raccontare le cose come stanno, quelle di chi fa bene e quelle di chi fa male. Maurizio, tra "La vostra inesattezza non è stata prontamente corretta" e "E poi avete corretto" mi sono perso, ma prendo per buona la seconda :-). ps: per come la vedo io, il post di Emanuele era e rimane molto interessante, a prescindere dalle contingenze.

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Sergio

circa 4 anni fa - Link

beh, ma l'Inter davvero non la difendi? ne ha bisogno ben più del Friuli...

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Qual è il post di Emanuele sull'argomento? io non lo ricordo.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Eppoi nessuno ha detto che gli Specogna non possano parlare, ci mancherebbe, anzi è ammirevole che Intravino dia spazio ai produttori friulani che vogliano parlare. È l'attacco di intravino al Concorso Mondiale del Sauvignon, che mi convince meno.

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