In Bianco a Torino. Una decina di vini sottolineati sul taccuino

di Jacopo Cossater

Insomma, alcuni di voi si saranno certamente accorti che la settimana scorsa nel maestoso Palazzo Carignano a Torino c’è stata una bella manifestazione dedicata al meglio della produzione non solo italiana: In Bianco. Visto e considerato il parterre dei produttori presenti, cui si aggiunge il debole del sottoscritto per la città di Torino, era francamente inimmaginabile pensare di declinare l’invito e non salire sul primo Frecciarossa diretto a nord.

Della manifestazione c’è poco da dire se non: splendida cornice, nella sua accezione più sincera. Uno degli edifici barocchi più belli della città, il luogo dove nacquero Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, nelle cui stanze fu proclamata la nascita del Regno d’Italia e che fu la prima sede del Parlamento italiano (le Residenze sabaude sono patrimonio dell’umanità dell’Unesco, per gli amanti di questo genere di cose). A questo si aggiunge una logistica puntuale, ampi spazi nonostante la grande folla, bicchieri in abbondanza e vini sempre a temperatura. Davvero non saprei cos’altro chiedere per passare una bella mattinata ad assaggiare. Per informazioni citofonare Camillo Favaro, complimenti.

Visto che della verticale di Meursault-Perrières di Comtes Lafon ne ha già scritto Alessandro, io non potevo che concentrarmi, per quanto possibile, sui tanti assaggi fatti in sala. Ecco quindi una veloce carrellata tra gli italiani che, a rileggere gli appunti, mi sono sembrati più significativi. Sia chiaro: non è e non vuole essere una panoramica esauriente, i produttori presenti erano poco meno di 80 ed ognuno portava 2 annate, quella oggi sul mercato ed una con qualche anno in più sulle spalle. Impossibile avvicinarsi anche lontanamente ad una certa idea di completezza. Questo è più, come dire, un assaggio (appunto).

Langhe Bianco “Herzu” 2013, Ettore Germano. Al netto di ogni possibile paragone con le grandi regioni del Riesling avevo trovato nell’Herzu, almeno nelle ultime annate assaggiate, una certa asciuttezza. Un’espressività luminosa ma al tempo stesso acerba, un po’ rigida, sensazione che si è invece trasformata in un’inaspettata completezza. Una tridimensionalità minerale di grande fascino, sensazione impreziosita da una traccia fruttata particolarmente golosa e da un finale che richiama il leggerissimo residuo zuccherino. E crescerà ancora. 17/20

Langhe Bianco “Pétracine” 2013, G.D. Vajra. Evviva. Era forse la prima volta che riuscivo ad assaggiare i due Riesling piemontesi più noti a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro. Delicato ed elegante, fresco nell’esprimere sentori agrumati e floreali, è stata una piacevolissima conferma, sopratutto per quel finale così sapido che invitava a tornare in continuazione nel bicchiere. Da bere. 17/20

Soave Classico “Vigna Turbian” 2011, Nardello. Devo ringraziare Maria Grazia Melegari, Slow Wine, per la segnalazione (avevo sentito parlare dei vini di Daniele Nardello ma non avevo mai avuto l’occasione di trovarmici di fronte). Bum, un Soave che affianca alla garganega una piccola percentuale di trebbiano e che si definisce tra tracce vulcaniche, pietra focaia, e note lontanamente floreali. Verticale ed elegante, disteso ed essenziale. Urge visita in cantina. 17/20

Derthona Timorasso “Sterpi” 2007, Vigneti Massa. Forse, ma chissà se Walter Massa è d’accordo, si potrebbe azzardare che il “Costa del Vento” è il più raffinato dei vini prodotti nella cantina di Monleale mentre lo “Sterpi”, nell’annata giusta, è il più completo. Differenze che hanno più a che fare con le diverse esposizioni dei vigneti che con una differente mano in vinificazione. Quello che è certo è che questo 2007 era al tempo stesso materico ed articolato, tutto giocato su continue e diverse sfumature di frutta a polpa gialla, leggermente balsamico, deciso e lunghissimo. Ad averne. 18/20

Colli Tortonesi Timorasso “Grue” 2008, Pomodolce. Piccola cantina nata nel 2005 a Montemarzino, una quindicina di chilometri a sud-est rispetto a Tortona, che lavora in biologico le varietà tipiche della zona. Un Timorasso che proviene dalla parte più alta del vigneto e che, beh, spicca per integrità e lucentezza. Lungo, ben calibrato, ancora agrumato e lievemente minerale. Una vera sorpresa per una denominazione che esprime vini sempre più buoni. 17,5/20

Vigneti delle Dolomiti Bianco “Besler Blank” 2010, Pojer e Sandri. È bello ascoltare Mario Pojer mentre racconta di come le botti in cui matura il Besler siano soggette ad una sorta di “remuage”, una rotazione periodica utile a rimetterne in circolo i depositi e dare maggiore ricchezza al vino. Riesling, kerner e incrocio manzoni per un bianco particolarmente rinfrescante, da cui emergono belle note di nocciola e di agrumi. La Val di Cembra è luogo da tenere d’occhio. 17/20

COF Bianco “Sacrisassi” 2012, Le Due Terre. Grande classico della denominazione, assemblaggio di friulano e di ribolla gialla che mi sono ritrovato a bere con gusto, quel finale così delineato nella sua sapidità sembrava quasi disegnato con il compasso. Fine e sfaccettato. 17/20

Fiano di Avellino 2010, Pietracupa. Di Sabino Loffredo, di questo vino e di questa meravigliosa annata è già stato scritto di tutto e di più. Il mio unico rammarico è quello di averne solo una o due bottiglie, in cantina. 18,5/20

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva “Campo delle Oche” 2010, Fattoria San Lorenzo. Come sopra, c’è davvero poco da aggiungere allo straordinario contributo che Natalino Crognaletti ha dato al Verdicchio in questi tanti anni. Il 2010 è già un classico, racchiude infatti tutta l’ampiezza e la delicata aromaticità del “Campo delle Oche” in un contesto deciso e definito, più verticale del solito. 17,5/20

Alto Adige Sauvignon “Voglar” 2012, Peter Dipoli. “Se chiudi gli occhi sei ai Caraibi”, basterebbe questa breve descrizione di Sandra Salerno, aka Un Tocco di Zenzero, per sintetizzare la generosa eleganza di quello che è storicamente uno di più buoni Sauvignon non solo altoatesini. Gustoso e al tempo stesso affilato, tutto giocato su note di frutta tropicale (appunto) e tracce vegetali (sentori quali la foglia di pomodoro qui assumono contorni abbastanza completi). Un passo avanti. 18/20

Una piccola selezione, dicevo. E poi tra Pierre Morey, Jean Marc Roulot e Bruno Colin, solo per citare alcuni produttori della Borgogna, il parterre dei presenti era particolarmente prezioso. Qui è dove se volete potete aggiungere alcuni dei vostri, di appunti.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

8 Commenti

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Jonata

circa 4 anni fa - Link

Il fiano Kratos di luigi Maffini era davvero notevole (sopratutto per qualità/prezzo) ed in Borgogna Bonneau du Martray si giocava il primo posto con Roulot...

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

E le pigliava :)

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camillo favaro

circa 4 anni fa - Link

Vino della due giorni torinese il Meursault 1er Cru Charmes 2010 di Jean Marc Roulot. Non c'è partita.

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Marco Marone

circa 4 anni fa - Link

non stento a crederci.

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Davide

circa 4 anni fa - Link

Menzionerei anche i riesling di Kerpen,in particolare il 1996...:-)

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Jacopo Cossater

circa 4 anni fa - Link

Forse il mio assaggio della giornata. Wow.

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camillo favaro

circa 4 anni fa - Link

Il 24 novembre ero piuttosto indaffarato. Palleggiavo tra un saluto, tre strette di mano e un assaggio voltante dei vini appena stappati nella sala delle verticali. Tempo ne restava pochino per degustare i 160 vini portati dai 78 vignaioli presenti in sala. Comunque spezzo un'arancia (sottratta a quelle che verranno portate ai simpaticissimi politicanti romani che ieri sono finiti in galera!) in favore del Condrieu Deponcins 2008 di Francois Villard. Un vino splendido che sa avvicinare definizione e piacevolezza. Ricco e goloso, Fresco e dotato di allungo. In due parole davvero buono 17,5/20

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FP

circa 4 anni fa - Link

Nataliano è il numero uno almeno della denominazione alcune annate vecchie sono da applausi. Poi c è chi dà dei degustatori poco capaci alle gente e scrive che la bevuta del 2006 ha un finale troppo zuccherino e beve il Kurni.... Svegliaaaaaaaaa

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