Il vino, istruzioni per l’uso. Il manuale più aggiornato che c’è, con un taglio che vi sorprenderà

di Andrea Gori

Di libri sul vino ne escono davvero tanti, soprattutto se consideriamo l’esiguo numero di lettori che hanno. Non bastassero le decine di guide sul tema, sempre in caduta libera nelle vendite, ogni anno escono enciclopedie, saggi, manuali (mea culpa, ne ho scritto uno pure io) spesso con gli intenti più disparati, ma che in genere si rivolgono ad un pubblico il più largo possibile. Non cade in questo errore “Il vino – istruzioni per l’uso” che già dagli autori coinvolti e dal formato si presenta come uno strumento professionale e un compendio a mio parere prezioso per chi vende vino.

Mettiamo da parte corsi, lezioni e aggiornamenti di associazioni di sommelier e simili. E’ possibile trovare un testo che guidi alla nozione di terroir fino al marketing e al visual merchandising? Che parli apertamente di scaffale, di magazzino, di comunicazione, di rapporti con il cliente e trend attuali di vendita? Oppure che affronti il tema dei lieviti autoctoni, della scelta delle barbatelle e che sappia anche infarinarvi con consigli non banali sugli abbinamenti? Questo testo riesce nell’intento ambizioso. Poi si mette di buzzo buono anche a dipanare il marasma attuale e futuro della comunicazione online.

Azzeccata a dir poco la scelta degli autori, pescati a piene mani dal web e dalla stampa di settore, e chi non ha preso parte alla stesura di questo testo è stato comunque citato o coinvolto in qualche modo: un lavoro di selezione che contribuisce non poco a conferire all’opera un equilibrio notevole.

Molto belli gli excursus storici e la trattazione sulla geografia delle zone vinicole mondiali, più attenta giustamente a spiegare perché sia importante una AOC piuttosto che a descriverla minuziosamente. Proviamo a trovare un difetto? Qua e là la c’è qualche semplificazione di troppo nella parte abbinamento cibo vino (tipo escludere a priori abbinamenti con cioccolato, gelati e carciofo) e forse si rivela troppo schematica la componente relativa alle DOC e DOCG.

Ma sono peccati veniali in un libro che davvero riesce a dare una visione completa, aggiornatissima e puntuale su cosa significhi (e come fare a) vendere vino in Italia oggi. Detto questo, da un lato fa piacere che a promuovere e stampare il testo sia Partesa, uno dei distributori più importanti di vino e non solo in Italia, che si è reso conto della mancanza di proposte editoriali con questo taglio; d’altra parte potrebbe sembrare criticabile che l’artefice sia appunto un ente commerciale, e non una delle associazioni che dedicano alla vendita e presentazione del vino spazi davvero troppo piccoli nelle loro attività formative.

 

IL VINO. ISTRUZIONI PER L’USO
Formato: 15×24 cm
Pagine: 352
Prezzo: 29 euro
Editore: Cinquesensi
Progetto: Itaca Comunicazione

Roberto Racca
Esperto conoscitore del mondo del vino, è consulente strategico di alcune importanti aziende vinicole nazionali e collaboratore di Partesa dagli inizi del Progetto Vino.

Autori: Antonio Boco, Giuseppe Carrus, Beppe Caviola, Federico Curtaz, Paolo De Cristofaro, Gianni Fabrizio, Nicola Frasson, Eleonora Guerini, Donato Lanati, Vittorio Manganelli, Alessandro Masnaghetti, Andrea Rea, Gian Piero Romana.

[Immagine principale: Mixable]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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francesca ciancio

circa 5 anni fa - Link

consentitemi: sono molto onorata di lavorare con una squadra così brava di degustatori presenti al Gambero Rosso

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Intercetto un paio di criticità a margine del testo, che non ho letto. Premetto che non ho ancora una opinione chiara al riguardo. Scrive Alessandro Torcoli su Civiltà del Bere (di cui è direttore):

GAMBERO-CENTRISMO – Questo malcelato Gambero-centrismo esplode ovviamente nei giudizi espressi sui media del vino e specialmente sulle testate di settore nel capitolo “Comunicare il vino”, ove il mensile romano è l’unico ad avere un suo titolo e un paragrafo interamente dedicato e ne esce come il faro indiscusso dell’enologia, capace di rigenerarsi come l’araba fenice nell’interesse indiscusso ed esclusivo del vino, mentre i concorrenti sono ammassati in un paragrafo “Le altre testate” che cominicia così: “Continuando l’analisi sul carteceo in italia, non possiamo esimerci dal registrare come in molti ci abbiano provato ma in pochi ci siano riusciti” e tale indagine si dipana tra una serie di dinosauri (come la nostra Civiltà del bere, ovviamente, che è “la storia”) e riviste marginali. Si tratta di un’evidente caduta di stile, in un testo che non manca di apprezzabili contributi, come le interviste a produttori e ristoratori, brevi ma con diversi spunti di riflessione. Citiamo, ad esempio, Michel Drappier che accenna alle tendenze in atto nella Champagne, a Jean-Louis Chave di Mauves (Rodano), Vincent Dauvisset che parla delle complessità e della vocazione di Chabils e a Bernard Noblet del leggendario Domaine de la Romané-Conti.
Da un'altra prospettiva, invece, ci si chiede se Intravino non soffra di un certo strabismo. Quando Slow Wine (o Slow Food Editore) fa un accordo con Vinitaly Wine Club sarebbe un problema, mentre non lo è quando un'azienda privata di distribuzione (Partesa, proprietà di una multinazionale) commissiona un libro perlopiù interamente ai componenti giudicanti di una guida (Gambero Rosso). Più che lanciare il sasso e ritirare la mano, o chiedersi se Intravino sia amico di questo o quello, credo la cosa più interessante sia focalizzare il merito delle questioni.

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Andrea Gori

circa 5 anni fa - Link

Mah, sempre nel libro di Civiltà del Bere se ne parla diffusamente e in termini molto elogiativi. Continuo a non capire questo psicodramma degli "altri" nei confronti del Gambero Rosso. Pure io sono geloso e vorrei essere stato contattato tra gli autori ma mica si può essere sempre dappertutto, no? e inoltre non mi piace entrare nel merito delle scelte di Partesa che avrà fatto i suoi calcoli e immagino chiesto a varie persone prima di scegliere questo team di redattori.

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alberto_serena

circa 5 anni fa - Link

Pur apprezzando il lavoro svolto e il tentativo di semplificazione non so perchè una guida consideri solo alcune docg definite, "più significative", a scapito di altre. Tipo per il Veneto sono solo 6 e il nostro Montello-Colli Asolani non c'è, come per esempio non c'è Fiori d'Arancio o Malanotte del Piave. Non so su cosa si basi questa esclusione: se sul prestigio del vino o sulla preferenza dell'autore o sul numero di bottiglie vendute (non credo che un recioto di soave venda di più di un Asolo Prosecco Superiore...) O che per esempio citi 12 milioni di bottiglie per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (quando mi risulta la cifra sia moltiplicata diverse volte).

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Andrea Pagliantini

circa 5 anni fa - Link

Gli autori hanno chiesto anche a me di partecipare alla stesura del libro, ma proprio quella mattina avevo da tagliare l'erba al cimitero, bruciare gli ulivastri e innestare un paio di peschi nani e non potevo mollare. Il libro appena posso lo compro e volentieri........ credo che il Gambero Rosso non sia un covo di scarpe a punta come lo dipingono molti invidiosi.

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Giovanni

circa 5 anni fa - Link

Acquistato stasera. Torno a casa e non resisto dal dare subito una rapida occhiata, lo sguardo mi si ferma su un argomento che conosco bene : Franciacorta Docg. Risultato : i dati sono quelli del vecchio disciplinare del 2008. L'avessi notato prima non lo avrei acquistato, comunque a questo punto speriamo bene per il resto.

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