Il Post e l’agricoltura biodinamica. Cronaca di una storia che non abbiamo scritto, salvo ripensamenti

Il Post e l’agricoltura biodinamica. Cronaca di una storia che non abbiamo scritto, salvo ripensamenti

di Fiorenzo Sartore

La settimana scorsa Il Post ha chiuso, a modo suo, il dibattito sui vini biodinamici. Nel pezzo titolato “L’agricoltura biodinamica è una cosa seria?” (e già il titolo da solo era una discreta calamita), il passaggio che ci rileva è, esattamente, questo qui:

«Molti produttori di vino biodinamico sostengono che il sapore dei loro prodotti è cambiato da quando hanno iniziato ad utilizzare i metodi di Steiner, ma per definizione ogni annata di vino – biodinamico o meno – è differente dall’altra. Che sia più o meno buona è, in genere, una questione di gusti personali».

E basta. Fine del dibattito. Beh, è stato facile, no? In fondo questa liquidazione un po’ sommaria del mega dibattitone nel quale ci arrotoliamo da anni ha svariati punti di fascinazione: per esempio ci svela (per la millesima volta) che fuori dal nostro fazzoletto di orto quasi nessuno ama dilungarsi in distinguo estenuanti sul vino biodinamico.

Poi succede un altro fatto. Nel gruppuscolo intravinico discutiamo un po’, appunto, della sommarietà di quella frase, che però tanto mi affascina, essendo io così attratto dall’abisso di chi la pensa in modo diverso. Va be’, al netto di questi personalismi (ma che diamine, questo è un blog, io personalizzo) arriva Jacopo Cossater ad illuminare quelli dentro al quartierino intravinico, che partecipavano alla riunione di redazione/cazzeggio, con un’osservazione che ci mette tutti d’accordo. Scrive infatti Jacopo:

«L’argomento mi sta abbastanza a cuore ma trovo che il suo dibattito fatichi a trovare una qualunque via d’uscita, e il problema ha a che fare da una parte con i suoi detrattori più feroci e dall’altra con i suoi sostenitori più ciechi (magari produttori di vini di dubbia qualità). La questione che sfugge ai primi, credo, è la fortissima componente spirituale che la biodinamica porta con sé, una sorta di “voglio credere” che – in estrema sintesi – ha più a che fare con un percorso di ricerca interiore che con l’agricoltura in sé. Poi possiamo girarci intorno quanto vogliamo ma biodinamica è quantomeno sinonimo di biologico (se non di più, di biologicissimo), basta fare una passeggiata in qualunque vigneto steineriano per avere la sensazione di trovarsi in un luogo “sano”, qualunque cosa questo termine voglia dire. Tutto questo naturalmente non è necessariamente sinonimo di vino buono, è però altrettanto vero che in genere – generalizzando molto – chi dimostra questo tipo di sensibilità in campagna ne riporta buona parte in cantina traducendo il tutto in un certo non-interventismo spesso virtuoso, capace di portare a vini certamente non banali. Che ci siano produttori biodinamici di eccezionale valore non credo sia cosa da sottolineare, vero però è anche l’opposto, con il risultato di trovarsi di fronte a vini davvero dimenticabili che spesso nascondono più o meno accentuate spigolature dietro alla bandiera del “naturale” a tutti i costi (atteggiamento che personalmente sopporto a fatica)».

Avendo tutti quanti letto il pensiero su riportato, ci guardiamo tra di noi e ci facciamo i complimenti: caspita Jac è bellissimo, qui hai praticamente un post già scritto, pubblichiamolo. E cose così. Tuttavia ci chiediamo anche, tutti, se ha senso. Ha senso davvero riparlarne? Quello che ci blocca, ci stucca e ci annoia, è esattamente l’idea di andare a risvegliare “da una parte i detrattori più feroci e dall’altra i sostenitori più ciechi”.

E mentre siamo lì che ci rimiriamo l’ombelico, proprio il giorno dopo Michele Serra dedica la sua amaca a quell’articolo:

Letto il quale balza agli occhi che, hey, Serra ha detto all’incirca quel che diceva Jacopo. Nuovamente ci rallegriamo tra noi e ci facciamo i complimenti, anche perché è bello vedere che qualcuno, là fuori, s’è incaricato di fare il lavoro sporco.

Difatti mezz’ora dopo comincio a leggere sui social i primi feroci distinguo su quanto affermato da Serra, il più lieve dei quali potrebbe essere “Serra è il solito radical chic”.

Quindi, manco a dirlo, Il Post ci ritorna su, in modalità rispondiamo a Serra. Tale risposta si articola (tra l’altro) in questo passaggio:

«Serra mette biologico e biodinamico sullo stesso piano e dice: visto che entrambe le tecniche procurano dei vantaggi in termini di minore impatto ambientale, allora meritano il nostro plauso. Serra ha in parte ragione, perché effettivamente l’agricoltura biodinamica poggia su due pilastri, quello biologico e quello “spirituale”, costruito intorno alle teorie di un filosofo e mistico tedesco morto nel 1925. La parte “biologica” è quella che piace a Serra, ma non possiamo fare finta che la parte esoterica non esista».

Questo passaggio è importante, in quanto segna il distinguo maggiore, più profondo e meno sanabile tra i contendenti: il metodo scientifico da una parte, l’esoterismo dall’altra. Non so voi, ma io non vedo grosse vie di uscita in questo dibattito (e nuovamente devo appellarmi a quanto scritto da Jacopo).

Però la mia impressione è che stavolta coglie il punto Pietre Colorate, quando nella sua pagina Facebook rilancia così il pezzo numero due: il dibattito “sembra riaprirsi, ma a tutto vantaggio, temiamo, della confusione e della superficialità”. Peraltro vi segnalo il commento maggiormente votato al secondo post de Il Post (quanto odio sto bisticcio, ma non potevate chiamarvi a un altro modo?) che dice, sempre tra l’altro:

«Quello che non capisce Michele Serra, così come la maggior parte delle persone, è che un’agricoltura intensiva permette di preservare gli ambienti naturali: se per esempio un paese come la Cina si convertisse all’improvviso ai dettami dell’agricoltura biologica, con le sue rese ridicole ed il suo sfruttamento altamente inefficiente delle risorse, per sfamare il miliardo e passa di cinesi si andrebbe incontro ad una vera e propria apocalisse ecologica di proporzioni inimmaginabili. Per nostra fortuna i cinesi la pensano diversamente da Michele Serra».

Arrivati a questo punto, siamo certi solo dell’incertezza. Per quanto mi riguarda, parlando di vino la mia opinione l’ho espressa molte volte, sempre in termini favorevoli ai bioqualchecosa. Voglio però dirvi anche un altro fatto: è capitato anche a me, qualche volta, di avere bisogno di un medico. In quei casi mi sono affidato con grande serenità a big pharma, mi sono fatto iniettare cose kimike, è andato tutto molto bene ed eccomi qui: ancora vivo.

Ve l’avevo già detto che è un mondo difficile? Ecco.

[Immagine principale: La Raia]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

42 Commenti

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Francesco Annibali

circa 9 mesi fa - Link

@jacopo quindi è una etica delle buone intenzioni? forse. però smettiamola di fare i violinisti sul titanic e apriamo gli occhi. di certo è un caso di storytelling (non vi piace il termine? bene sostituitelo con 'racconto') di straordinario successo (che è la tesi di Pollan, che evidentemente lo hanno letto mooolte meno persone di quanto dicano). E non c'è nulla di male.

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enrico togni

circa 9 mesi fa - Link

Io nn applico in toto la biodinamica nel sneso che nn uso i preparati, ma aver gatto il corso ha cambiato di molto il mio modo di lavorare xè ha cambiato il mio modo di vedere le cose. Nn sono un talebano, anzi lo ero molto di più prima, peró cerco di applicare quanto imparato in tutti gli ambiti della mia vita, nn solo in vigna. Personalmente credo di essere una persona migliore di quanto lo fossi prima e soprattutto ho imparato a parlare x me e di me, di quello che faccio io e nn più di quello che fanno gli altri, nn x autoincesarmi, ma con spirito di condivisione per creare e generare socialitá e relazioni. Ps: però quella della preservazione degli ambienti naturali...

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Ciao Enrico, la base essenziale per la biodinamica sono i preparati. Mi spiace pertanto comunicarti che tu non applichi affatto la biodinamica. Sicuramente hai una grandissima cura dell'ambiente e delle tue vigne, sei sostenibile, ma non rientri nella biodinamica.

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Ganascia

circa 9 mesi fa - Link

…e non rientri nemmeno nella grammatica italiana. Questo commento è illeggibile

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Franci

circa 9 mesi fa - Link

Si legge benissimo, che palle sto professoroni, leggetevi il sito della crusca oppure fate a meno di leggere, non ce ne frega niente se non li leggete, dormiamo lo stesso

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Ganasci!

circa 9 mesi fa - Link

Coda di paglia? Comunque xè al posto del banale perché è senza dubbio creativo

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Denis

circa 9 mesi fa - Link

Biodinamica = Biologica + Steiner ovvero Biodinamica = Biologica + 0 fine (imho)

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Denis, no, proprio no. Anche se i biodinamici dicono che i biologici sono cugini tra loro sanno bene che il biologico è un metodo industriale che cerca di non inquinare, tutto qui. Steiner ispira l'agricoltura biodinamica negli anni '20 del secolo scorso. L'agricoltura biologica nasce come idea e movimento negli anni '70 sempre del secolo scorso.

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Denis

circa 9 mesi fa - Link

Ok, ma se alla biodinamica togli i preparati, quel che rimane quanto è distante dall'agricoltura biologica? Per dirla forse meglio, gli eventuali vantaggi o svantaggi dell'agricoltura biodinamica sono tutti e soli quelli legati al fattore "biologico" di quella pratica, non di certo ai topi bruciati e sparsi nei campi... o se proprio vogliamo essere precisi, scientificamente non è mai stato dimostrato alcun impatto (positivo o negativo) dei preparati in nessun aspetto dell'agricoltura biodinamica. Mi ricorda tanto il Perù: nel mercato di Lima vendono dei feti di alpaca essicati, da sotterrare nei campi per ingraziarsi pachamama e garantirsi un raccolto migliore... e loro sono venuti ben prima della biodinamica!

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Non sono un fervido sostenitore della biodinamica, ma per chiarezza ci tengo a dire che non è il solo utilizzo dei preparati che rende un produttore biodinamico. Banalmente per esempio loro osservano rigorosamente un calendario dove in base alle fasi astrali si determina se è un giorno più pro-radice, pro-fiore o pro-frutto per esempio. Ripeto, prima di criticare credo che il ben informarsi sia sacrosanto. Schierati, si, ma dopo, con cognizione di causa e non assimilandolo al feto degli alpaca. Grazie.

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Matteo

circa 9 mesi fa - Link

Se la biodinamica fosse considerata "una religione" si chiuderebbe il cerchio: avremmo contadini che seguono dei comandamenti applicati all'agricoltura. Fortunatamente le regole della biodinamica (che è innanzitutto rispetto della terra e del territorio) sono tutte cose ben lontane dall'esoterismo di una religione (credenze basate sul nulla). Quindi per me il punto focale resta il fatto che è dimostrato che la biodinamica fa' bene alla terra, fa' bene all'uomo (non è una cura ma è un ottimo modo per non ammalarsi) e farebbe bene anche ai cinesi e non solo se redistribuissero ricchezza, terreni e affrontassero il mondo come qualcosa preso in prestito dai figli e non ereditato dai padri. I biodinamici dal canto loro possono orgogliosamente dire di aver trovato un'agricoltura che non fa' male a nessuno, gli altri che si accapigliano e gli ridono dietro, possono dire lo stesso?

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valentino

circa 9 mesi fa - Link

a parte che non è dimostrato che la biodanamica faccia bene alla terra, né che faccia bene all'uomo, né che faccia bene ai cinesi, è il classico esempio di dottrina esoterica. Infatti tu stai parlando come un adepto. I biodinamici fanno un sacco di male. Applicano il pensiero magico e il pensiero magico porta alla perdita di comprendere il mondo. E' forse il danno più grave che si possa fare.

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durthu

circa 9 mesi fa - Link

Mi spiace contraddirti, ma molte delle regole dell'agricoltura biodinamica sono, in effetti, basate su affermazioni mai provate con studi, confronti ed esperimenti (ossia su quel metodo scientifico che ci ha portato a misurare le onde gravitazionali e a far atterrare una sonda su una cometa, per citare due successi recenti). Quindi la biodinamica e' molto piu' vicina ad una credenza religiosa che a qualsiasi altra cosa, almeno per il momento Questo non vuol dire che tutti i metodi della biodinamica siano solo riti sciamanici (alcuni studi hanno dimostrato che certi preparati possono effettivamente avere effetto sulle colture), ma c'e' ancora molto lavoro da fare per capire cosa sia effettivamente utile e cosa sia il vaneggiamento di un folle visionario. D'altronde Isaac Newton era un convinto alchimista: non per questo la teoria della gravitazione universale e' meno importante.

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enrico togni

circa 9 mesi fa - Link

Luca concordo infatti nn definisco mai tale la mia agricoltura

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Caro Enrico non voglio infierire ma tu hai scrivvo che "io non applico in toto la biodinamica" lasciando capire benissimo che tu comunque pratichi la biodinamica. Questa è una falsità che non si addice ad un bravo e giovane vignaiolo come te. Capisco che forse non volevi dire questo, perché più volte lo dici che tu non fai biodinamica...però ho precisato per te.

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Francesco Garzon

circa 9 mesi fa - Link

L'esoterismo della biodinamica .... e quindi? ...ma la stessa biodinamica ? Trovo che sia un problema inesistente. Se poi qualcuno, tecnico o scienziato, dimostrerà che è la vigna, il clima o le pratiche di coltura o tutto quanto insieme a fare la bontà o la magia di certi prodotti (quando effettivamente sono tali) e non tanto la biodinamica in se e per se, va beh... Ma intanto c'è stato qualcuno che ha fatto e che farà questi piccoli gioielli. Più critica ed insidiosa è la questione di una eventuale non sostenibilità, su scale particolarmente ampie, della agricoltura bio. Probabilmente su grande scala, anche nella viticoltura, avrà più ragioni da spendere chi promuove e sostiene un'agricoltura figlia della selezione genetica?

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valentino

circa 9 mesi fa - Link

il problema è che non esiste bontà o magia di certi prodotti. E' tutta suggestione. Prima di affermare una cosa questa va dimostrata.

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amedeo

circa 9 mesi fa - Link

Tanto l'articolo è ricco e polposo, tanto i commenti sono rachitici e spelacchiati. Vedi Fiorenzo, i tuoi timori sono ben fondati, da questa querelle è davvero difficile venirne fuori con qualcosa di sensato. Si parla un po' a vanvera, o si usa un linguaggio vagamente "esoterico", tanto per rimanere in tema (vedi Francesco Annibali...cosa avrà voluto dire?).

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Sergio

circa 9 mesi fa - Link

Io aspetto solo di sapere se la biodinamica è di destra o di sinistra; manca solo questa polarizzazione al dibattito in Italia. All'estero come funziona? sono altrttanto partigiani?

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Thomas Pennazzi

circa 9 mesi fa - Link

Vorrei spostare l'attenzione su di un punto trascurato: la "agricoltura biodinamica" non è una pratica agricola tout court. Piuttosto, è parte della visione steineriana di "compenetrare spiritualmente le singole professioni e di condurre ad un approfondimento spirituale della vita pratica"; Si dirà che è esoterismo, ma " l'esoterismo, che nella sua accezione tradizionale è prevalentemente rivolto alla cultura e allo sviluppo delle facoltà animico-spirituali personali, sperimenta un rinnovamento, nel senso di un voluto e ricercato collegamento tra pratica spirituale e vita quotidiana, professionale". [ cit. da www.rudolfsteiner.it]. Per quanto strampalate possano sembrare queste pratiche e le idee da cui sorgono, gli antroposofi hanno una visione cosmologica alla quale attingono, cercando di dare un senso più ampio all'attività dell'uomo ed una correlazione tra questa e, se non l'Universo, almeno qualcosa più della terra su cui poggiano i piedi. Chi opera in questo contesto non è quindi un semplice praticante di un'arte, ma necessariamente aderisce ad una visione spirituale che non può andare disgiunta dal lavoro quotidiano. Che poi il vino sia più o meno buono, è tutta un'altra storia. Ridurre la biodinamica all'equazione del commento di Denis è dimostrare profonda ignoranza e mancanza di rispetto di una visione - che può non essere condivisa - ma che va rispettata, perché manifesta amore per l'uomo ed il cosmo.

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enrico togni

circa 9 mesi fa - Link

Infatti Luca, nessuna polemica mi sono accorto di aver usato parole nn corrette.

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Vi prego di non citare "studi scientifici" per affermare massacrare la biodinamica. Va voi questi studi siete andati a leggerli? Oppure avete solo leto di Abstrac? Si tratta di due soli studi, di cui uno fatto su un'azienda biologica e quindi non biodinamica. Lo studio (poco) scientifico sull'azienda biodinamica non ha verificato l'attendibilità del metodo biodinamico utilizzato. Mi spiego: considera "buoni" i preparati ed il metodo per dinamizzarli e spruzzarli sul terreno e le piante, solo perché questa azienda aveva la certificazione Demeter. Chi pratica l'agricoltura biodinamica sa benissimo che il problema di tanti che praticano l'agricoltura biodinamica, siano la pessima qualità dei preparati utilizzati che sono poco più che acqua sporca/polvere. Alexandre Podolinsky sta portando avanti anche in Europa con l'Associazione Agricolatura Vivente la lotta ai falsi preparati ed al metodo sbagliato di applicare la dinamizzazione e la distribuzione degli stessi. Fornisce anche corsi formativi per gli ispettori Demeter che sono dei semplici controllori di scartoffie. Per favore non citate più questi studi che sono veri quanto le promesse dei politici.

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andrea

circa 9 mesi fa - Link

Seguendo questa logica un cosiddetto "medicinale omeopatico" di scarsa qualità dovrebbe essere meno efficace di un vero " medicinale omeopatico". Il vino ormai non e' più un alimento ma un genere voluttuario; e meno il terreno è fertile e più le viti crescono con difficoltà più siamo felici perché così la qualità teorica delle uve ne beneficerà. Ma applicare la biodinamica ad una agricoltura che serva a nutrire e non a compiacere e stimolare significherebbe ridurre drasticamente la popolazione di questo pianeta. Che poi questo sia un bene o un male bisognerebbe chiederlo a Steiner.

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

L’omeopatia non c’entra [edit] con la preparazione e l’utilizzo dei preparati biodinamici. Ma vedete quanta confusione viene fatta!!???!!! La storiella della fame del mondo......ma fatemi il piacere, questa è [edit] Con tutta la KIMIKA che esiste ancora non è stato risolto il problema perché non vuole essere risolto allo stesso modo non vogliono essere spesi dei soldi per vacinare tutti i bimbi africani che muoiono di fame (ma scherzi, altrimenti finirebbe il business delle Associazioni Umanitarie). La fame del mondo si risolve semplicemente inviando gli sprechi alimentari del mondo occidentale (parlo delle tonellate di derrate alimentari che marciscono oppure vengono distrutte ancora sane e buone). Per favore, possiamo esprimere gli stessi concetti senza intemperanze? Grazie. [F.]

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zzzzz

circa 9 mesi fa - Link

Carissimo, gli "sprechi alimentari del mondo occidentale" esistono solo perchè si pratica, per fortuna, tanta agricoltura "industriale", che permette di avere rese più che sufficienti a sfamare la popolazione intera. Buon millenarismo prossimo venturo!

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Io non difendo l'agricoltura biodinamica, mi danno solo fastidio chi di scienza non ne capisce niente e la usa a convenienza. Quindi ribandendo il concetto: la fame del mondo di eliminerebbe giò destinando ai paesi poveri il nostro cibo prodotto in eccesso. Grazie che condividi il concetto.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 mesi fa - Link

Interessante il commento di Tomas Pennazzi, che scrive che chi fa agricoltura biodinamica "aderisce ad una visione spirituale che non può andare disgiunta dal lavoro quotidiano" e “manifesta amore per l’uomo ed il cosmo“ per cui va rispettato. Direi che questo ragionamento si applichi perfettamente anche a chi è cattolico, o buddista. Ma qui non stavamo parlando di vino?

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Thomas Pennazzi

circa 9 mesi fa - Link

Pe una volta il vino resta sullo sfondo. Interessante il fatto che SCC colga analogie con altre correnti spirituali. In realtà il pensiero steineriano non le esclude, ma inserisce l'uomo in una visione più ampia, dove le energie cosmiche e spirituali giocano un ruolo che il "comune mortale" tende a trascurare. Le religioni orientali queste cose le sanno da millenni, ma in Occidente ce le siamo dimenticate. Steiner prova a farci guardare il mondo con un occhio che spazia più lontano dell'abituale orizzonte. Quello che appare stranezza, il corno di vacca, la silice, ed altre apparenti amenità, nel sistema antroposofico hanno un significato che si svela solo approfondendo il discorso. Il loro ruolo non è arricchire il terreno di sostanze "materiali" ma di veicolarvi energie cosmiche secondo i cicli stagionali e dello zodiaco. Poi ci si può credere o meno, ma un senso ce l'hanno. Per cui fare agricoltura biodinamica richiede uno sforzo spirituale del coltivatore, una sorta di presa di coscienza di un nuovo orizzonte, non il semplice folclore che sembra, visto dall'esterno. Non significa che Steiner avesse la verità in tasca, ma che osservava un traguardo lontano: oggi il risveglio di interesse per queste teorie significa solo una cosa: che la coscienza collettiva è matura per accogliere idee al tempo paradossali. Se queste saranno utili, lo diranno le generazioni future.

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Maurizio Gily

circa 9 mesi fa - Link

il problema sta esattamente nel verbo credere. Con il massimo rispetto per chi crede (come scrive Serra, senza far male a nessuno), io come consulente di viticoltura non posso basarmi sulla fede, devo basarmi su dati misurabili e verificabili per sapere se una cosa funziona o non funziona, pur sapendo che il concetto di "funzionare" mi espone all'accusa di meccanicista e riduzionista, ma non ci posso fare nulla. Partendo da una gestione biologica attenta di un vigneto, l'uso del calendario lunare e dei preparati, che sono i due elementi pratici di distinzione tra biologico e biodinamico (di quelli filosofici già si è detto), fanno la differenza oppure no? Chi dice di sì, chi dice di no. Dati robusti a favore dei primi non ce ne sono, mentre ce ne sono alcuni per i secondi. Sappiamo che a Geinsenheim è in corso un progetto pluriennale di confronto con tutti i crismi (il che dimostra che in Germania, non in Fandonia, la ricerca a finanziamento pubblico non disdegna di occuparsi di biodinamica). Ne attendiamo i risultati con grande interesse. Per ora possiamo solo dire che ci sono vigneti gestiti in biodinamica molto belli ed equilibrati (non tutti), e vini molto buoni (non tutti). Ma se questo sia dovuto soltanto ad un atteggiamento di osservazione e cura attenta e di buone pratiche agronomiche (le cose che scrive Podolinski sono al 10% antoposofia e al 90% concetti di agronomia classica, sia pure parzialmente accantonati nell'ultimo secolo) o alle magiche proprietà del corno (magiche nel senso etimologico del termine, non per il contenuto del corno, che è sicuramente interessante, ma per i dosaggi bassissimi associati alla dinamizzazione) al momento, almeno sulla base della mia conoscenza ed esperienza, non è dato sapere.

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Nic Marsél

circa 9 mesi fa - Link

In effetti i biodinamici ci devono credere per forza e questo (nella mia parzialissima esperienza) si traduce in un atteggiamento di rispetto del tutto particolare per la terra, l'uomo e la vita con ripercussioni positive sul prodotto finale. Da appassionato e bevitore oggi mi interessa poco capire se funziona davvero: sono contento di avere conosciuto persone che non si focalizzano esclusivamente sul profitto e lo sfruttamento delle risorse ma che hanno maturato una sensibilità che va oltre. Lasciamo perdere per un attimo i vini. Le vigne sono mediamente parecchio più belle. Merito della Biodinamica? Merito sicuramente dei biodinamici.

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Nic Marsél

circa 9 mesi fa - Link

P.S. Detto questo, è necessario che si facciano studi scientifici sull'efficacia della biodinamica? Assolutamente sì.

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fg

circa 9 mesi fa - Link

L'agricoltura biodinamica è già stata affrontata in modo tecnico e scientifico (anche sui blog ad esempio su quello di Bressanini) magari non in modo definitivo per la difficoltà ad avere sufficienti elementi incontrovertibili, ma già in modo sufficientemente chiaro. E' sempre bello parlarne è sempre pericoloso parlarne. E' chiaro argomentare della scelta di queste pratiche porta a discussioni senza fine. Il rispetto delle persone e della passione che le mouve è fuori discussione. P.S. I farmaci ci guariscono ma non fanno bene :) Francesco Garzon

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Il blog di Bressanini è un blog non è una rivista scientifica. Bressanini è un preparatissimo chimico che potrebbe far parte di un Team di studio sulla biodinamica, ma da solo non ha le capacità di decretere alcunché, poiché la materia agronomica abbisogna di multiconoscenze. Un chimico non ti dice se un farmaco funziona oppure no. Per essere chiari. Bressanini cita i due studi di cui ho scritto prima. Il problema è che non c'è un caxxo di di studio che affermi in positivo o in negativo sulla biodinamica.

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fg

circa 9 mesi fa - Link

Ma se la biodinamica funzioni oppure no è un probelma ? Perlomeno ai fini dei prodotti che dà.? Ammettiamo che non funzioni, allora lavorano tanto ma potrebbero tranquillamente far a meno di tante cose. Qualcuno è convinto che possa rovinare la natura? Credo sia una tesi poco sostenibile. P.S. Bressanini non è solo un chimico è anche un divulgatore sientifico e come tale sa perfettamente cosa può e cosa non può affermare.

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Luca

circa 9 mesi fa - Link

Non rispondo alle tue domande anche perché sinceramente non mi interessa se funzioni o meno. Trovo veramente ridicolo tirare ogni volta in ballo la povera scienza affermando “gli studi scientifici dicono...”. A parte che sappiamo quanto tantissimi studi scientifici siano farlocchi (vedasi articoli in lingua italiana su Internazionale e altri) o anche se “scientifici” siano falsati alla fonte poiché finanziati e commissionati da aziende private, e quindi "toccano" solo quello che "conviene" a chi gli sta pagando gli studi. Ritornando a Bressanini, che ripeto essere un grande e preparatissimo chimico oltre che un Professore universitario molto preparato ed amato dagli studenti, per evitare che anch’egli venga tirato per la giacchetta vorrei ribadire che il DIVULGATORE SCIENTIFICO non è un super scienziato è semplicemente una persona che vive di scienza (quindi laureata in una materia scientifica che fa il ricercatore oppure il professore) che scrive articoli che parlano di scienza rivolti al GRANDE PUBBLICO. Infatti Bressanini fa il divulgatore scientifico per la rivista (non scientifica) “Le Scienze” (edita dal gruppo l’Espresso) che è una rivista bene fatta, ma non è scientifica…per capirci tipo “Focus”. Se vuoi una diagnosi oncologica vai da Veronesi non da Bressanini..per capirci. Stessa cosa in campo agronomico, se vuoi un parare vai da un agronomo.

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Sabatino

circa 9 mesi fa - Link

Era il 2004 , e da Roma siamo partiti per isola della scala credo fosse o la prima o la seconda edizione dei vini biodinamici ,sembrava che di lì a poco potessero cambiare il mondo del vino. Non entro nel merito del pro e del contro , ma mi sembra che dopo dodici anni si sia persa molta della spinta propulsiva iniziale. Mi sembra che nella vita comune del commercio vinicolo, abbia inciso veramente poco .

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Jacopo Cossater

circa 9 mesi fa - Link

C'ero anche io e a me sembra proprio il contrario, da allora è cambiato tutto. L'ondata dei vini biologici, dei vini senza solfiti, dei vini "liberi" e più in generale la rincorsa al buono, pulito e giusto (nel bicchiere) credo debba tantissimo a quel pugno di pionieri.

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erique

circa 9 mesi fa - Link

cmq steiner era astemio. #lhodetto

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thomas pennazzi

circa 9 mesi fa - Link

Se è per quello, era anche vegetariano e digiunatore, e allora?

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zzzzz

circa 9 mesi fa - Link

...e allora di vita vera non ne capiva una cippa! :-D

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carolaincats

circa 9 mesi fa - Link

ciao gente, sono in giro per il peru' e che ci crediate o meno, ho scoperto che qua fanno una cosa tipo biodinamica senza sapere chi fosse steiner... e pare funzioni benissimo.... faro' ricerche perche' mi interessa parecchio.

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paolo m.

circa 9 mesi fa - Link

bere un calice di vino senza sapere quale sole lo ha maturato, come si è affinato e soprattutto chi l'ha prodotto, vale tanto come bere una coca qualunque, servita da un barista qualunque, in un posto qualunque...la storia del bicchiere che beviamo, forse vale più del suo sapore stesso e per questo il sapere che un contadino ci ha messo tutto il suo impegno per non farmi bere porcate varie che mi ritroverò un giorno in giro per il corpo, penso basti a farmi apprezzare un vino anche non perfetto secondo i canoni odierni. E oggi non c'è agricoltura più rispettosa dei prodotti e della terra che li produce, di quella biodinamica, con tutti i suoi limiti riguardo la quantità prodotta e impegno fisico dell'uomo richiesto.

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