Il Picciolo di Rame a Caldarola è una specie di Quintilia Mercuri al tempo di TripAdvisor

di Alessandro Morichetti

Il Picciolo di Rame a Caldarola è forse la Quintilia Mercuri degli anni ’10. Dove “Da Quintilia” a Montefalcone Appennino significava cucina di casa servita proprio IN casa della signora Quintilia. Storica Chiocciola Slow, poi gli anni passano per tutti e rimane il ricordo genuino come l’affetto di certe carezze.

Al Castello di Vestignano si arriva col navigatore: d’estate c’è stato un boom imprevisto di canadesi, l’inverno è rigido e infrasettimanalmente non girano manco i lupi. Siamo a 3 km da un centro città già di suo lontano dalle arterie più battute. Aperto solo la sera con almeno 6 coperti, il Picciolo ha una fruibilità dignitosa ma vincolata, sufficiente a rimettere in discussione la scheda persa in Osterie d’Italia (cari Antonio Attorre, Marco Bolasco, Eugenio Signoroni, Ugo Pazzi, driiiiiin).

Luogo del pensiero e di storia della cultura materiale, è difficile trovare chi sia stato al Picciolo senza conservarne un ricordo men che entusiastico: il plebiscito su TripAdvisor, in fondo, non ha dell’incredibile. Si mangia a sazietà, discretamente bene (con qualche picco), si spende poco, c’è molto calore.

Ma dietro al successo “di pubblico” una base solida c’è. Il Picciolo è un viaggio nella storia di 500 anni di cucina maceratese a 30 euro tutto compreso, in un frantoio ristrutturato e altamente suggestivo. Il pane non viene servito a tavola, e ci sta: il lievitato comunissimo (che arriverà alla fine con una fetta di ciavuscolo, insaccato tipico marchigiano) è dimenticabile ma, soprattutto, il percorso di 5 antipasti, 3 primi, 3 secondi più il dolce (tutti assaggini con qualche bis) è già abbondantemente articolato. Non c’è menù scritto, o meglio c’è ma viene omaggiato con personalizzazione su richiesta solo a fine pasto. Il nome dei piatti sarà affiancato da una breve nota storica a margine e la carineria merita la menzione.

Il vino è solo sfuso, servito in brocca. I bicchieri hanno quel sapore di taverna che si intona con tutto e finisce per andare bene pure per Champagne e Barolo. Ci siamo portati le bottiglie da casa quindi nel caso non vergognatevi a chiedere il permesso. Perché il grande istrione del Picciolo, Silvano Scalzini, ammette candidamente di non capire una mazza di vino. Silvano è un omone che parla dialetto come i piatti, appassionato di fotografia e oste viscerale. Mamma dietro le quinte e 3-4 aiutanti distribuiti tra cucina e sala (circa 30 i posti a sedere) ma l’anima del Picciolo è lui.

Questi i miei 4 piatti preferiti, sugli altri lasciamo la sorpresa.

Stracciatella. Ricetta con origini medievali e tipica nei matrimoni fino agli anni ’70, qualcuno la prepara ancora oggi. È la mamma che ti porta la minestrina al letto quando sei malato. Buonissima.

Broccoli alla crema. Ricetta del 1800 nelle nobili famiglie. La salsa dei broccoli con burro, farina, aceto e pepe aggiunge quel tocco di brio al vegetale che rallegra parecchio.

Zuppa di lenticchie alle 15 erbe. Ricetta del 1800 nelle nobili famiglie. Semplice, profumatissima e con lenticchie belle croccanti.

Capretto all’arancio con cicoria. Ricetta del 1500 dedicata al cardinale Pallotta, proprietario del Castello di Caldarola e importante personaggio del 1500. Dopo uno spezzatino di maiale alla paurosa, con i gobbi (croccanti e gustosi i gobbi, un filino più stopposo lo spezzatino), capretto tenace e arancio rinfrescante si saldano in un matrimonio felice, solido, d’altri tempi.

Nota a margine sui vini che ci siamo portati: Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2004 very good, classico stile Dom Perignon, bevibilissimo e non imbottito di SO2 (interessante la scheda tecnica del millesimo, qui) mentre Billecart Salmon Rosé Brut, profumino, dolcino, delicatino, fregnino, è risultato più noiosetto. Sui rossi (Langhe Nebbiolo 2011 e Barolo Brunate Le Coste 2009 Rinaldi) non ce n’era per nessuno nell’arco di 50 km l’altra sera. L’Alea Viva 2012 (aleatico) di Andrea Occhipinti è capitato nel momento sbagliato tra colleghi di peso: ottimo il profumo speziato e fragrante, pagava un finale amaricantello (Fiorenzo Sartore parlò dell’Alea Viva 2010 qui).

In coppia o in comitiva, il Picciolo vale la strada i 30 euro. E non perché lo dice TripAdvisor.

Picciolo di Rame
Castello di Vestignano, Caldarola (MC)
Recapiti: 348 3316588, scalzinisil@gmail.com
Chiamare SEMPRE.

[Foto interni: Filigustieri]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

9 Commenti

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ilmoralizzatore

circa 5 anni fa - Link

Caro Morichetti, il tuo ritorno nelle natie Marche non ti ha di certo portato consiglio e novità. Dopo la scontatissima recensione di Pennesi (locale ipersegnalato anche dalla guida dei boyscaut)...ti ritrovo a Vestignano di Caldarola, in altro locale scontatissimo e non certo in debito di notorietà! Ottimo però il cicchetto a slot food, che certamente non avranno pranzato o cenato con quel popo' di vini che voi vi siete tracannato! Consiglio: scrivi se puoi, di altri locali, magari meno conosciuti ma molto più "accoglienti". Tanto dovevo(da marchigiano, come te).

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Tipo quali?

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Morrisoff

circa 5 anni fa - Link

Ma veramente vi portate i vini al ristorante?

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Io praticamente mai e non mi piace farlo, ma in un posto che per scelta tiene solo vino sfuso, dopo aver chiesto non mi faccio alcun problema e ne offro all'oste come abbiamo fatto. Esiste poi il diritto di tappo, poco applicato, per cui se me lo porto ti pago un tot per bicchieri e servizio. E spesso sarebbe un ottimo affare per entrambe le parti.

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Alessandro C.

circa 5 anni fa - Link

Immagino, dai piatti semplici e dall'ambiente, un gran bel posto di quelli che sempre meno si troveranno. Ma da ristoratore, una domandona: c'era bisogno di ricorrere a Tripadvisor per rafforzare l'articolo? Un giornalista di enogastronomia ha bisogno di dare visibilità a tal soggetto? Mahhh...

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Non uso TA e lo leggo sporadicamente più per curiosità che per avere un feedback convincente. Troppi gli esempi di palese inattendibilità ma ne ho parlato perché l'argomento è uscito in discorso proprio al Picciolo, che essendo uno dei ristoranti meglio quotati ha un flusso non indifferente di persone che arrivano a cena proprio seguendo TA: nel bene o nel male, un elemento di cui tenere conto.

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doxor

circa 5 anni fa - Link

Ma nel senso che poi chi arriva tramite TA, essendo, tendenzialmente, inattendibile, rilascia feedback positivi a caso o non troppo curati? In tal caso non si dovrebbe in effetti portarli come "sostegno" alla recensione.. Altra cosa, ma il diritto di tappo è un mio...diritto o è facoltà del ristoratore accettare? saluti ( noto la simmetria del suo commento alle 11.11 dell'11.01)

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Ma infatti la considerazione è incidentale. Personalmente preferisco altre fonti, tutto qua. Ma leggere le rece non costa nulla e ci si fanno due risate. Il diritto di tappo è un diritto che non esiste in realtà, eheh. Specie in Italia non è uso comune né prassi generalmente ben accetta. E' un'opportunità che si potrebbe sfruttare, nient'altro.

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Adriano Vinasco

circa 5 anni fa - Link

Come se l’avessi bevuto. Ottima recensione. Ed è con questi vini che abbiamo bisogno di far conoscenza … grazie!

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